Il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa 2021-2023

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Appare ormai evidente che il termine del 30 aprile fissato dalla Legge 244/2021 per la presentazione al Parlamento del Documento Programmatico Pluriennale della Difesa (DPP) non ha più alcun valore…

Anche quest’anno, infatti, il DPP per il triennio 2021-2023 è stato reso disponibile con grave ritardo e se la pandemia da COVID-19 continua a far sentire i propri effetti sotto tanti punti di vista (e lo si è visto anche con le Deliberazioni sulle missioni all’estero per il 2021), rimane l’amarezza di dover osservare come il più importante documento della Difesa del nostro Paese non possa continuare a essere presentato con così grave ritardo.

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A parziale consolazione, il fatto che quello di quest’anno è un DPP particolarmente ricco di novità, non solo e non tanto da un punto di vista delle risorse disponibili quanto, piuttosto, per la svolta impressa a quella che potremmo definire la postura del nostro Strumento Militare, decisamente più “intraprendente/pro-attiva”.

A dimostrazione che l’impronta data dall’attuale Ministro della Difesa è sicuramente positiva pur non nascondendo alcuni limiti attuali e alcuni rischi futuri.

Nell’Introduzione del Documento 2021-2023, il ministro Guerini sottolinea la necessità di continuare a investire nei settori della Sicurezza e della Difesa e in quest’ottica si inquadrano i 2 principali indirizzi di Politica Militare promossi all’interno del mandato:

  • il (ri)posizionamento attivo sullo scenario internazionale con i punti di riferimento NATO e UE);
  • il rilancio complessivo dell’industria della Difesa, attraverso l’ammodernamento dello Strumento Militare.

Quest’ultimo aspetto simboleggiato da 2 elementi principali; il (consistente) rifinanziamento del “Fondo relativo all’attuazione dei programmi di investimento pluriennale per le esigenze di Difesa nazionale” attuato con l’ultima Legge di Bilancio (LdB)e, in tempi più recenti, il varo di una “Direttiva per la Politica Industriale della Difesa”.

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Nessuno può disconoscere l’importanza di assicurare un flusso consistente di risorse nel corso del tempo per soddisfare le esigenze di ammodernamento e rinnovamento delle Forze Armate, così come nessuno può negare l’importanza dell’industria nazionale del settore con il suo ritorno in termini di occupati, fatturato e innovazione tecnologica.

Dunque ben vengano strumenti e/o meccanismi che vadano incontro al soddisfacimento delle esigenze di finanziamento per lo Strumento Militare, da collegare con le prospettive di sviluppo armonico dell’industria.

La sensazione però è che il dibattito in corso abbia valicato una sorta di confine, come se il tutto tendesse a concentrarsi eccessivamente su un tema che (per quanto fondamentale) non può certo rappresentare da solo la complessità dei temi “Forze Armate” e “Sicurezza/Difesa”.

Il paradosso di vedere le Forze Armate strutturate in funzione delle esigenze dell’industria potrà sembrare eccessivo, frutto di un’errata lettura della situazione o, comunque, fuori luogo alla luce del momento particolarmente favorevole in quanto a risorse disponibili proprio per alcuni capitoli di spesa.

Tuttavia, proprio in nome di quella diffusione di una “cultura della Difesa” nel Paese ribadita ancora una volta dal Ministro, la sensazione che il dibattito sui grandi temi che riguardano il comparto abbia bisogno di aprire ulteriormente i propri orizzonti, soprattutto rispetto a certi problemi cronici e sulle scelte profonde che portano poi a decisioni di un tipo piuttosto che a un altro, alla fine rimane forte.

 

Il Quadro Strategico

Lo scenario di riferimento del DPP è caratterizzato da profondi mutamenti che hanno riflessi sull’area di maggior interesse nazionale e cioè il “Mediterraneo Allargato” che hanno l’effetto di accrescerne l’instabilità.

La realtà nella quale siamo immersi è quella di un mondo sempre più complesso, in cui spiccano sì le grandi potenze ma anche molti atri attori (di varia forza e natura), pronti a ritagliarsi degli spazi con tutti mezzi a loro disposizione. E il DPP è stato reso noto prima dei fatti di Kabul, e del tracollo delle forze afghane, della vittoria talebana.

Simbolo più efficace di questa condizione è la rinnovata competizione militare tra Stati a sua volta testimoniata dal generalizzato aumento delle spese militari, che non si è interrotto nemmeno di fronte alla crisi economica innescata dalla già citata pandemia da COVID-19.

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Ma gli elementi di “disturbo” non si esauriscono certo qui. Perché accanto ai rischi rappresentati dalle minacce più tradizionali, sempre più spesso si aggiungono quelle di natura ibrida.

Queste ultime possono rappresentare una sfida alla sicurezza di molti Paesi; soprattutto per effetto della loro “ambiguità”, capace di rendere difficile non solo l’individuazione della sua provenienza ma anche la dimensione dell’eventuale risposta.

Lo stesso tema del terrorismo jihadista islamico rimane una minaccia importante, soprattutto in quei contesti nei quali esso è diffuso/forte, al punto da determinare una destabilizzazione tale da produrre effetti indiretti ma non meno gravi (si pensi all’influenza sul fenomeno dei flussi migratori). Non meno importante il tema delle tecnologie innovative, o “disrupting”.

Anzi, detto senza mezzi termini, accanto al tema della rinnovata competizione militare tra Stati (originata da crescenti tensioni geostrategiche/geopolitiche) proprio l’impatto di queste stesse nuove tecnologie deve essere considerato il “driver” di maggiore importanza ai fini della programmazione per le Forze Armate del futuro.

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Senza troppi giri di parole, valga il concetto espresso recentemente dal Joint Chief of Staff delle Forze Armate Americane, il Generale Milley: «The rapid development of a vast array of new technologies is changing the fundamental character of war».

Occorre quindi aver ben presente che la velocità con le quali tali tecnologie si sviluppano e maturano richiedono un adeguamento della velocità del processo decisionale. Lentezze, lungaggini ed esitazioni possono fare la differenza tra la capacità di restare al passo dei tempi (e dei progressi) e quella invece di restare (anche irrimediabilmente) indietro.

In questo quadro si inserisce l’attenzione verso il cyber-spazio per la pericolosità degli attacchi e per la capacità di colpire obiettivi non militari ma comunque in grado di mettere a rischio la sicurezza di una nazione.

Su questo l’Italia si sta attrezzando e nell’insieme delle strutture/meccanismi previsti, la Difesa giocherà un ruolo (giustamente) importante.

Infine, lo stesso tema dei cambiamenti climatici sta ricevendo un’attenzione sempre maggiore nella valutazione dei rischi legati agli scenari securitari internazionali: del resto, la “climate crisis” ha già dimostrato la (triste) capacità di produrre effetti più o meno importanti/ diretti su una lunga serie di questioni legate alla sicurezza e con l’esasperazione di tali fenomeni, la situazione non potrà che peggiorare.

 

Il quadro Politico-Militare

Il DPP offre una puntuale individuazione delle principali aree dalle quali promanano le sfide immediate più significative per la nostra sicurezza. Si tratta dell’arco orientale che, partendo dai Balcani, attraversa l’Europa dell’Est fino a giungere al confine “caldo” tra Ucraina e Russia.

Di fatto, corrispondente al “Fianco Est” della NATO e all’interno del quale il nostro Paese esprime un importante impegno di presenza e deterrenza.

Ma l’altro arco di crisi che presenta minacce (ancor più) significative per l’Italia è quello Meridionale, il “Fianco Sud” della NATO (ancora privo della necessaria attenzione) e dell’Unione Europea.

La comprensione della complessità/gravita della situazione che promana dall’Africa del Nord e dalle aree limitrofe (in particolare il Sahel) è più o meno chiara a tutti anche se ad essa non corrisponde un’adeguata volontà/capacità di intervenire in maniera risolutiva anche se qualcosa si sta muovendo rispetto al Sahel proprio in ambito Ue.

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La considerazione in base alla quale l’Italia finisce con il trovarsi al centro di un’area di elevato interesse strategico, il “sistema del Mediterraneo Allargato”, che include aree già menzionate insieme ad altre anch‘esse puntualmente definite.

Dunque, Balcani e Nord Africa di cui si è già parlato ma anche Vicino e Medio Oriente; per tornare infine in Africa e a quella specie di arco che comprende il Golfo di Guinea, il Sahel e arriva al Corno d’Africa. Aree caratterizzate da complessità tra loro diverse, da crisi spesso gravi ed esse stesse talvolta crocevia di interessi strategici in contrasto tra loro, secondo gli attori internazionali che vi si approcciano.

Questo aspetto, unito alle considerazioni già svolte circa la diffusione di tecnologie di ogni tipo spiegano l’intenso impegno delle Forze Armate Italiane nell’assicurare la Difesa Nazionale ed Euro-Atlantica, soprattutto nell’ambito delle missioni all’estero svolte avendo quale principale riferimento le 3 grandi organizzazioni Internazionali NATO, UE e ONU, pur non disdegnando una certa indipendenza.

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Accanto a questo, il sempre intenso sforzo sul territorio nazionale; peraltro decisamente aumentato a seguito della pandemia in atto. Un impegno che peraltro, sia per effetto di un auspicabile venire meno di tale emergenza, sia per effetto della già avviata riduzione del Personale impiegato nella Operazione “Strade Sicure”, sembra positivamente avviato verso livelli più “normali”.

Alla luce del contesto delineato, la Difesa intende dunque perseguire l’efficientamento della propria organizzazione e l’efficacia dello strumento militare.

Ricorrendo poi al paradigma “Joint by design” ogni attività sarà concepita secondo logiche di interconnessione digitale dei diversi domini e abilitando la cosiddetta “Defence Cloud”, per la condivisione multi-dominio delle informazioni e la sincronizzazione delle azioni.

 

La Cooperazione per la Sicurezza Internazionale e l’evoluzione degli impegni operativi

Si è accennato al tema dell’impegno delle nostre Forze Armate, sia sul fronte esterno che su quello interno.  C’è un dato sopra a tutti che testimonia il grande sforzo profuso: sono infatti 16.400 i militari impiegati ogni giorno in patria e all’estero (suddivisi in maniera pressoché uguale), per un totale di 43 missioni. Un numero notevole, che ci pone tra i primi contributori delle missioni NATO e UE, nonché il primo contributore tra i Paesi Occidentali per quelle ONU.

Ma il tema della cooperazione internazionale non si esaurisce certo qui. Si pensi all’Alleanza Atlantica e al suo processo di trasformazione sancito da “NATO 2030”; una vera e propria agenda destinata di segnare il futuro di quella che è e rimane ancora oggi l’architrave della nostra sicurezza.

Allo stesso tempo, per l’Unione Europea il momento si presenta ancora più intenso; con una serie di strumenti di recente introduzione che puntano a sviluppare (su più piani) una più ampia collaborazione e, se possibile, convergenza in materia di Difesa.

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Si tratta di sforzi anche di un certo peso (si pensi all’European Defence Fund o EDF; ma non solo), che presto potranno essere accompagnati da altri di portata perfino più rilevante (e qui il riferimento è allo “Strategic Compass”), perché potenzialmente in grado di dare una maggiore spinta in termini di quadro generale condiviso. Il tutto a premessa di una Politica di Sicurezza e Difesa Comuni (PSDC) auspicabilmente più incisiva.

Questa sintetica rassegna della “Parte Prima” del DPP, e indicata come “L’impegno Nazionale nel contesto di Riferimento”, si conclude dunque con un’analisi degli impegni operativi; ricordando prima di tutto come le missioni internazionali rappresentino un elemento centrale della politica di difesa e di sicurezza nazionale; assumendo una rilevanza strategica quale strumento di politica estera per la tutela degli interessi strategici nazionali (anche come contributo alle Organizzazioni Internazionali delle quali il Paese fa parte).

Tale sforzo militare deve perciò risultare il frutto di un approccio integrato a livello governativo, da applicare prioritariamente alla regione Euro-Mediterraneo e zone contigue; e se necessario proiettarsi anche oltre nell’ambito della più volte citata area di riferimento rappresentata dal “Mediterraneo Allargato”.

La Difesa rappresenta perciò un elemento decisivo e abilitante del Sistema Paese, poiché può aprire e poi presidiare spazi di manovra al cui interno altre componenti possono operare coerentemente, nel pieno degli interessi nazionali, concretizzando il concetto di “Whole-of-Government approach”.

L’impiego dello strumento militare dovrà quindi essere strutturato in modo da garantire l’efficacia e la coerenza delle operazioni; nel loro complesso.

A seguire, il DPP offre una rassegna  degli impegni delle nostre Forze Armate; sia in Patria (“Strade Sicure”, “Mare Sicuro”, Vigilanza Pesca (VIPE), Difesa dello spazio Aereo Nazionale e, ovviamente, concorso nell’emergenza COVID-19), sia all’Estero (sulla cui rassegna, si rimanda alla precedente analisi).

 

 

Lo sviluppo dello Strumento Militare, gli “Indirizzi Strategici”

Questa seconda parte del DPP rappresenta il “cuore” del Documento stesso; in essa troviamo infatti elencati gli “Indirizzi Strategici”, le “Esigenze Operative”, le “Linee di Sviluppo Capacitivo”, l’elenco dei programmi di previsto avvio, operanti e da finanziarie, quanto attiene alla “Ricerca Scientifica e Tecnologica” più il tema della “Programmazione Infrastrutturale”.

Oltre alla sezione collegata alla “Funzione Sicurezza del Territorio” (quindi, i compiti di polizia dell’Arma dei Carabinieri), che però esula dallo scopo del presente articolo.

Tuttavia, dato che tutto ciò va a coinvolgere il tema del Bilancio stesso della Difesa, come da “tradizione” si preferisce trattarlo dopo aver per l’appunto inserito i riferimenti finanziari principali.

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Per quanto riguarda il primo paragrafo, il DPP ricorda come sia obiettivo della Difesa dotarsi di uno strumento militare integrato e bilanciato (in termini quantitativi, qualitativi e capacitivi), in grado dunque di generare effetti in relazione alla salvaguardia della sovranità nazionale, alla tutela degli interessi vitali/strategici e al rispetto degli impegni assunti in ambito internazionale. Che poi significa, di fatto, saper rispondere alle 4 missioni assegnate alle Forze Armate.

Per far ciò sono state individuate 2 principali direttrici: il mantenimento/ammodernamento delle capacità operative delle piattaforme e sistemi già in uso e il rinnovamento/potenziamento/conseguimento di capacità imprescindibili.

Un percorso orientato a garantire una coerenza capacitiva tra tutti i domini; sia quelli tradizionali (terrestre, marittimo, aereo) sia quelli di più recente introduzione (spaziale e cibernetico). Con questi ultimi dotati di capacità abilitanti e trasversali, in grado dunque di garantire ampi margini di crescita in termini di superiorità informativa e decisionale.

Accanto però a questo sviluppo in termini di capacità, una priorità rimane comunque sostenere l’efficienza delle linee operative già in dotazione, sia delle piattaforme/sistemi “combat” che degli assetti di supporto; altresì, l’efficacia dello strumento militare non può prescindere da un’adeguata dotazione di armamento e munizionamento.

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Tutto ciò (e in particolare lo sviluppo capacitivo) è orientato a ottenere due obiettivi di medio periodo. In primo luogo, garantire alle Forze Armate la possibilità di operare con elevata prontezza, in piena autonomia (obiettivo piuttosto ambizioso) e con la massima efficacia nell’area di prioritario interesse nazionale, il “Mediterraneo Allargato”. Nel contempo, essere in grado di soddisfare gli impegni assunti in ambito NATO e, in parte, UE.

Questo significa che la Difesa stessa si muoverà secondo assi di intervento che poggiano sulla necessità di conferire certezza realizzativa nonché compatibilità finanziaria alle priorità di sviluppo capacitivo e sulla scelta di privilegiare una visione integrata interforze.

Dunque, emerge una forte spinta all’innovazione, testimoniata dal fatto che sempre la Difesa ha individuato la necessità di dare il via a investimenti urgenti su:

– le tecnologie di alta valenza strategica capaci di facilitare e velocizzare i processi decisionali e gli effetti operativi, abilitando concretamente l’adozione di decisioni veloci, armonizzate e multi-dominio anche a livello strategico-politico e governativo;

– i nuovi domini cyber e spazio

– l’innovazione, ammodernamento tecnologico e digitalizzazione di tutte le rimanenti componenti pregiate dei singoli domin;

– tecnologie emergenti e “disruptive (EDT) quali: intelligenza artificiale, “mixed reality”, robotica, “big data”, “quantum computing”, sistemi a energia diretta.

 

“Le esigenze operative” e le “Linee di Sviluppo Capacitivo”

Le risultanze del processo sopra descritto restituiscono dunque il quadro all’interno del quale la Difesa intende muoversi nei prossimi anni.

Nello specifico, si punta ad avere prima di tutto una efficace Componente Interforze in tutti i domini, in grado di garantire capacità di Comando e Controllo integrato, capacità “joint” in ambito Intelligence, Surveillance and Reconnassaince (ISR) con annesso supporto informativo per le fasi decisionali, pianificazione e impiego del “Joint Fire Support”, capacità di difesa aerea e antimissile integrata, condotta di operazioni delle Forze Speciali, proiezione e rischieramento di forze terrestri, navali e aeree, capacità di esplorare/impiegare le nuove tecnologie, operare efficacemente nei domini cibernetico e in quello spaziale.

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Per un approfondimento ancora più puntuale di questi passaggi e per approfondire i riferimenti rispetto alle singole componenti (Interforze, Terrestre, Marittima e Aerospaziale), si consiglia il lettore di scorrere le sezioni in oggetto che occupano le pagine 38÷51 del DPP.

Non senza però aver ricordato come la Difesa medesima provveda a ribadire (in continuità con la pianificazione di tutti gli ultimi anni) ancora una volta l’importanza delle “Capacità Operative Fondamentali” (COF), rappresentate da:

– Comando, Controllo e Consultazione (C3)

– Capacità Informativa

– Protezione delle Forze e Capacità di Ingaggio

– Preparazione delle Forze

– Proiezione delle Forze

– Sostegno delle Forze

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Quella che emerge è dunque una sorta di “radiografia” che mira esattamente a illustrare attraverso quale percorso lo strumento militare mira a rispondere agli “Indirizzi Strategici” stabiliti; in particolare, rispetto agli obiettivi di medio periodo.

Una Pianificazione Generale Interforze che (forte anche dell’accresciuto livello di risorse disponibili) conferisce la massima centralità all’assolvimento della Prima (Difesa dello Stato e degli interessi nazionali) e della Seconda Missione (Difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei) assegnate alle Forze Armate

E una concentrazione degli sforzi per ottenere, indicativamente nel 2026, una forza di intervento nazionale con capacità multi-dominio, modulare, scalabile e proiettabile, opportunamente dimensionata per le operazioni nei cinque domini, logisticamente autonoma e sempre integrabile in dispositivi multinazionali.

Una forza capace di condurre una “operazione interforze pienamente autonoma, su scala regionale (nel quadrante geopolitico di prioritario interesse nazionale) e di durata limitata” (Limited – Small Joint Operation – Nazionale, L-SJO-N). Aggiungendo che tale forza dovrà assicurare prontezza all’impiego in scenari anche ad alta intensità, sia pure per un periodo limitato, nonché soddisfare, entro il 2028, gli impegni assunti in ambito NATO di esprimere capacità “high end”, funzionali al contributo nazionale all’Alleanza Atlantica.

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Obiettivi che offrono un quadro molto diverso rispetto a quello cui ci si era abituati. Con una sorta di superamento di concetti quali “missioni di pace” (con annessi risvolti umanitari-sanitari…) o orizzonti di missioni militari all’insegna del “Capacity building” quale massima espressione dello “sforzo militare” del Paese.

Un salto di qualità all’insegna di un’assunzione di maggiori responsabilità, in chiave anche autonoma; decisamente significativo, anche se tutto da verificare nei fatti.

Certo, se si pensa che giusto un paio di anni fa si parlava di “duplice uso sistemico”, solo a livello di narrazione il cambio di passo non è certo da poco.

 

Il Bilancio della Difesa 2021

Circa il Bilancio della Difesa di quest’anno non emergono particolari novità rispetto a quanto già illustrato nel marzo scorso ma il DPP rimane un documento comunque importante da un punto di vista “contabile”. In primo luogo, perché consente di definire con precisione il volume degli stanziamenti iscritti nello Stato di Previsione del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e in seconda battuta perché riesce a fornire alcune indicazioni anche sulla tendenza per gli stanziamenti nei 2 anni successivi.

Inoltre, sfruttando il ritardo con il quale viene ormai presentato, riesce a fornire un quadro ancora più puntuale del cosiddetto “Bilancio Integrato della Funzione Difesa”. Infine, perché ovviamente fornisce l’esatta ripartizione delle risorse destinati ai singoli programmi di Investimento.

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La Funzione Difesa passa dai 15.323,4 milioni di euro del 2020 ai 16.809 milioni del 2021. Un incremento di ben 1.485,6 milioni (+ 9,7%) dopo i 1.341 milioni in più tra il 2019 e il 2020.

In appena due anni la Funzione Difesa ha quindi visto crescere le risorse disponibili di ben 2.826,6 milioni mentre a oggi, per il 2022, è previsto un ulteriore aumento fino a 17.258 milioni, cui però farebbe seguito un brusco calo fino a 15.515 milioni nel 2023.

Quest’ultimo dato non appare comunque eccessivamente preoccupante perché è normale che alcuni capitoli di spesa siano poi puntualmente rifinanziati attraverso le successive Leggi di Bilancio.

Peraltro, come ampiamente noto, al fine di fornire un quadro più completo del totale delle risorse di competenza delle Forze Armate non si può prescindere dall’inclusione di altre due consistenti voci.

La prima è rappresentata dai già ricordati stanziamenti del MISE mentre la seconda è costituita dallo speciale fondo iscritto nel bilancio del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), destinato al finanziamento delle missioni all’estero.

Nel primo caso si parla dunque di 2.719,5 milioni anche se, come vedremo in seguito, le cifre finali per il 2021 sono leggermente diverse sia per questa somma che per quella iscritta nel capitolo Investimento del Ministero della Difesa.

Nel secondo invece il calcolo è più complesso; se lo stanziamento previsto dalle Deliberazioni del Consiglio dei Ministri in merito alla partecipazione Italiana alle Missioni all’estero per la Difesa nel 2021 è chiaramente fissato in 1.254,6 milioni di euro, come ricorda lo stesso DPP i fondi che saranno spesi nel 2021 in realtà saranno inferiori.

Nel dettaglio, di quella somma solo 984,6 milioni rappresentano obbligazioni esigibili proprio per il corrente anno (335,9 per il Personale e 648,7 milioni per funzionamento, addestramento, approntamento/impiego, ricondizionamento). I restanti 270 milioni fanno invece riferimento al 2022.

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Tuttavia, per non “complicare” troppo l’argomento e al fine di produrre dei perimetri di riferimento costanti nel tempo, per praticità si prenderà in esame la cifra intera.

Premesso che come il solito, la cifra legata ai “Carabinieri Funzione Difesa” è quella fornita dal DPP stesso, anche da questo grafico risulta evidente l’accelerazione degli ultimi 2 anni che consente di raggiungere i massimi dell’ultimo decennio.

Un altro parametro di costante interesse al fine di misurare l’esatto sforzo di un Paese in termini di spese per la Difesa è, come noto, rappresentato dal rapporto tra queste ultime e il PIL, anche se, come evidenzia lo stesso DPP, in questo momento caratterizzato dai pesanti effetti del COVID-19 sull’economia esso può finire con il risultare fuorviante.

Giusto per fornire un riferimento su quanto fatto lo scorso anno, si evidenzia che esso cresce comunque dall’1,08% del 2020 all’1,22% del 2021.

Visto che si è in tema di “grandi numeri”, non può neanche mancare il riferimento alle spese per la Difesa calcolate secondo i criteri della NATO, passaggio fondamentale per poter effettuare confronti omogenei a livello internazionale.

I criteri di classificazione stabiliti dall’Alleanza Atlantica differiscono da quanto fin qui esposto per effetto dell’inclusione dell’importo relativo alle “Pensioni provvisorie del Personale in Ausiliaria (meno i Carabinieri), più l’importo della spesa pensionistica del personale militare e civile sostenuta dall’INPS al punto da far lievitare la cifra finale fino a 24.427 milioni di euro.

Tuttavia, una volta ripartita tale somma fra i vari capitoli di spesa, emerge che il Personale assorbe il 60,5% delle risorse finanziarie, secondo peggior dato di tutta la NATO.

 

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Infatti nel 2021 le spese per il Personale sono tornate ad aumentare passando dai 10.365,9 milioni del 2020 ai 10.488,4 di quest’anno. L’aumento è quindi di 122,5 milioni (+1,2%) ma il punto è che quell’aumento non ci doveva proprio essere; secondo le indicazioni fornite dal DPP 2020-2022, la spesa complessiva per il Personale sarebbe infatti dovuta diminuire proprio nel 2021 fino a 10.168,5 milioni.

A spiegare le ragioni di questo movimento al rialzo provvede lo stesso DPP: a pesare sono infatti la rideterminazione delle spese per il Personale Militare e Civile della Difesa sulla base dei volumi di forza individuati per il triennio 2021-2023 e le dinamiche stipendiali.

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Inoltre, nonostante si stia procedendo nei termini previsti quanto a riduzione del personale militare impegnato nell’Operazione “Strade Sicure” (da 7.050 a 6.000 unità a partire dal 1° luglio), l’impegno finanziario complessivo è comunque rimasto elevato anche per effetto del dispiegamento di 753 unità aggiuntive fino al 31 luglio 2021.

Teoricamente poi, anche il DPP di quest’anno traccerebbe un percorso di nuova riduzione delle spese per il Personale, previste in discesa fino a 10.092 milioni nel 2023.

Le molte variabili in gioco (a partire dal rinnovo del contratto per il comparto Sicurezza-Difesa), consigliano prudenza.

Il processo di transizione verso il Modello a 150.000 militari previsto dalla Legge 244/2012 stenta a prendere corpo, non per specifici errori “concettuali” di quella Legge quanto, piuttosto, per l’inerzia nell’affrontare problemi cronici quali l’enorme squilibrio tra i ruoli del Personale (avere più “comandanti” che “comandati”) e la crescita continua dell’età media del personale in servizio.

Qualsiasi “scorciatoia”, come quella di rinviare la scadenza dei termini di completamento della stessa 244/2012 (così come da proposta di Legge in discussione presso la Commissione Difesa della Camera dei Deputati) o, peggio ancora, un vero e proprio abbandono del modello a 150.000 militari, se non accompagnata da riforme profonde sulle politiche del Personale (e sul Modello Professionale) avranno il solo effetto di produrre forse qualche beneficio temporaneo; che però sarà ben presto superato dagli ulteriori problemi che si verranno a creare.

 

2021 Modello

150.000 militari

Differenza Delta
Ufficiali 21.598 18.300 +3.298 +18%
Marescialli 43.344 18.500 +24.844 +134%
Sergenti 17.844 22.170 -4.326 -20%
Volontari di Truppa 81.980 91.030 -9.050 -10%
Totale 164.766 150.000 / /

 

Dal calcolo sono esclusi gli Allievi delle Accademie e Scuole Marescialli (nel 2021 pari 1.641 unità) e le Scuole Militari (691 unità).

Rispetto al 2020 gli ufficiali calano di appena 22 unità e i marescialli di poco meno di 2.000 unità a fronte di una crescita significativa dei sergenti (circa 1.400 unità in più) e più modesta dei Volontari di Truppa (+ 344 unità).

Urgono dunque provvedimenti capaci di accelerare la fuoruscita di marescialli e ufficiali, in particolare dei primi perché non solo in eccesso ma, anche, perché in possesso di un profilo professionale che non appare assolutamente adeguato al contesto attuale.

 

Esercizio

Nonostante l’Esercizio passi dai 2.146,8 milioni nel 2020 ai 2.284,4 milioni del 2021, con un aumento di altri 137,2 milioni di euro (pari a + 6,4%), la situazione in questo settore rimane critica anche va ricordato che nel triennio 2015/2017 lo stesso Esercizio era precipitato fino a circa 1.300 milioni.

Buona parte delle risorse aggiuntive affluite nel corso degli ultimi anni (2021 compreso) sono andati ad alimentare quella parte di spese di funzionamento, soprattutto quelle aventi carattere obbligatorio e inderogabile.

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Il fatto poi che negli ultimi anni proprio rispetto a questo specifico tipo di spese si fosse venuta a creare una posizione debitoria pesante, ha costretto a indirizzare buona parte di questo flusso di risorse aggiuntive verso la sua riduzione, fenomeno che peraltro, corre il rischio di aggravarsi a causa dell’elevato numero di cartelle esattoriali per tributi ICI/IMU.

E così, a soffrire è il capitolo dell’operatività; dunque Formazione, Addestramento, Manutenzione, Supporto Logistico e scorte materiali/munizionamento.

Nonostante le continue riorganizzazioni/riconfigurazioni (da ultimo, quella del Centro Alti Studi Difesa, CASD) e il ricorso a uffici di committenza centralizzati, il deficit di risorse rimane importante.

Anche se, come noto, proprio il capitolo Esercizio stesso dispone di una serie di fonti di finanziamento supplementari senza le quali le Forze Armate sarebbero già collassate.

In primo luogo, i fondi per le missioni internazionali che garantiscono, almeno per i contingenti destinati a operare all’estero, addestramento e preparazione specifici nonché l’approntamento e il ricondizionamento dei mezzi impiegati.

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Poi ci sono i fondi per il SOstegno FUnzionale alla TRAnsizione (SO.FU.TRA.) e il Sostegno e Munizionamenti (S/M); in particolare, il  SO.FU.TRA. è stato introdotto nel 2013 ed è poi evoluto nel corso del tempo con l’altro programma S/M; andando ad abbracciare diversi capitoli quali il mantenimento in efficienza operativa di piattaforme/sistemi in inventario, gli ammodernamenti evolutivi o di “mezza vita”, l’approvvigionamento di munizionamento, acquisizione di mezzi commerciali per la Difesa, le esigenze di supporto e sostegno del personale (vestiario, casermaggio, mobili e arredi, etc.), la manutenzione straordinaria delle infrastrutture, le scorte strategiche di carburante.

Quasi tutte voci di spesa che riguarderebbero l’Esercizio stesso e che, invece, finiscono col drenare risorse alla voce Investimento: quest’anno il 2021, SO.FU.TRA. e S./M. assorbono in totale 485,2 milioni di euro.

A tutto ciò, infine, si aggiungono le cosiddette riassegnazioni, i corrispettivi di Difesa Servizi e le permute: il DPP non fornisce cifre esatte in merito ma non si tratta di cifre in grado di “fare la differenza”.

Resta dunque il dato finale, quello cioè di un Esercizio che continua a sopravvivere con appena il 15% circa del “Bilancio Integrato Funzione Difesa”, non può certo essere considerato un dato “virtuoso”.

E’ un elemento sul quale sarebbe opportuno riflettere quando si propone l’abbandono del modello a 150.000, teorizzandone altri con consistenze organiche maggiori.

Soprattutto quando lo stesso DPP prevede in futuro una vistosa riduzione delle risorse disponibili fino a poco meno 1.750 milioni nel 2023. Per quanto sia sicuramente prematuro considerare queste cifre come acquisite, esprimere fin da ora qualche preoccupazione appare legittimo.

 

L’Investimento, un inquadramento generale

Come più volte ricordato, una delle informazioni più importanti che solo il DPP può fornire è l’esatto ammontare delle risorse provenienti dal MISE e destinate al capitolo dell’Investimento, nel 2021 pari 2.719,5 milioni di euro: somma che si va ad aggiungere ai 4.036,6 milioni stanziati all’interno dello Stato di Previsione del Ministero della Difesa.

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Il DPP informa che l’approvazione del riparto delle risorse provenienti dal cosiddetto “fondone” finanziato dalla Legge di Bilancio 2020-2022 assegna ulteriori 43,7 milioni per il Ministero della Difesa e 16,9 milioni per il MISE.

Ne risulta che per l’Investimento siamo disponibili complessivamente 4.080,3 milioni per quanto di competenza della Difesa e 2.736,4 milioni provenienti dal MISE per un totale di 6.816,7 milioni.

Una cifra veramente “impressionante”, dato che l’anno scorso ci si era fermati a 5.452,2 milioni e nel 2019 ad appena 4.316,1 milioni. Insomma, nel giro di un paio d’anni si registra una “iniezione” di fondi pari a 2,5 Miliardi, corrispondenti a un +58%!

Una corsa destinata a non arrestarsi neanche nel 2022 quando è previsto che si raggiungano i 7.651,4 milioni. Piuttosto drastica invece la caduta a soli 4.567,3 milioni nel 2023, da addebitare soprattutto al vistosissimo calo delle risorse messe a disposizione dal MISE (passaggio che il DPP spiega quale effetto di una riprogrammazione operata dal MEF). Dunque, ancora una volta, l’evoluzione (o l’involuzione) degli stanziamenti per prossimi anni sarà un tema centrale.

Nel frattempo, occorre anche correttamente ricordare come questa stessa crescita non sia certo una sorpresa. A intervenire sono infatti 2 elementi.

12 - UH-90 in fase di atterraggio a per permettere lo sbarco della fanteria aeromobile (002)

Il primo è rappresentato dal crescente apporto finanziario fornito dai. “fondoni”, approvati con le Leggi di Bilancio del 2017, 2018, 2019 e 2020. Il totale dei fondi resi disponibili è pari a 35.465 milioni circa (23,4 Miliardi sul bilancio del Ministero della Difesa e i restanti 12 sul MISE) tra il 2017 e il 2034.

Nel 2021, per esempio, l’apporto complessivo è pari a 1.339,6 milioni; destinato crescere nei prossimi anni. Già il prossimo anno saranno superati i 2 miliardi annui, dopo il 2025 si supereranno i 2,5 e all’inizio del prossimo la somma a disposizione sarà intorno ai 3 miliardi.

Il secondo elemento è invece rappresentato da uno specifico provvedimento adottato con la LdB 2021-2023,il già citato rifinanziamento del “Fondo relativo all’attuazione dei Programmi di Investimento Pluriennale per le esigenze di Difesa Nazionale”, la cui dotazione è pari a 12.350 milioni di euro nell’arco temporale 2021-2035 (+ 420 milioni per la “Funzione Sicurezza del Territorio”).

L’obiettivo è fornire una capacità di spesa duratura, in grado di indurre investimenti non solo sul fronte delle esigenze delle Forze Armate ma anche sul fronte industriale e occupazionale.

Il tratto caratteristico di questa iniziativa diventa poi quella di far fronte all’incalzante sviluppo tecnologico, catalizzato dalla transizione digitale in corso e dagli scenari sempre più impegnativi; sia sul piano operativo sia sul fronte della competitività internazionale delle industrie.

Non è infatti un caso che del totale disponibile, oltre 10,7 miliardi siano destinati a “Programmi di previsto avvio” mentre solo i restanti 1,6 Miliardi siano destinati a “Programmi operanti”. A questo proposito è importante evidenziare che nei prossimi anni, il peso dei primi è destinato a crescere significativamente rispetto ai secondi; a dimostrazione del fatto che, superata la fase di difficoltà finanziaria che ha “ingessato” il capitolo dell’Investimento, adesso si registra una forte spinta verso il ricambio.

L’effetto combinato dei “fondoni” e del rifinanziamento deciso dalla LdB 2021 segna già oggi, per rafforzarsi poi nel futuro, il definitivo superamento di una vistosa anomalia. Quella cioè che vedeva il MISE stanziare più risorse per l’Investimento stesso rispetto al Bilancio Ordinario della Difesa.

Qui sotto il Riepilogo della destinazione fondi “per le esigenze di Difesa Nazionale”.

“Fondo relativo all’attuazione dei Programmi di Investimento Pluriennale per le esigenze di Difesa Nazionale”

In arancione i programmi di nuovo avvio.

In blu, quelli già operanti.

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Prima di procedere con la rassegna dei programmi di investimento, un altro paio di questioni anch’esse molto importanti.

La prima è quella dedicata alla “Ricerca Scientifica e Tecnologica”; un settore che comprende un’iniziativa nazionale (Piano Nazionale della Ricerca Militare o PNRM, suddiviso in 7 diversi “cluster” il cui elenco è disponibile a pagina 137 del DPP) e i programmi internazionali sviluppati in ambito NATO, UE, bilaterale.

Il dato che emerge con inequivocabile chiarezza è che su questo settore si deve fare di più a livello di impegno finanziario. I 50,1 milioni assegnati (in ulteriore prevista diminuzione nei prossimi anni) non appaiono certo adeguati a quello che il DPP stesso definisce come loro funzione e cioè: “consentire allo Strumento militare di colmare i gap capacitivi e di calibrare le future capacita d’intervento.

In tale ottica, è evidente che i propositi di innovazione su questo fronte (con un maggiore coinvolgimento dell’area Tecnico-Operativa, realtà accademiche e mondo delle PMI/Start-Up), oltre che di idee e approcci nuovi avrà bisogno per l’appunto di più fondi (anche se questi finiscono con l’essere sempre più destinati direttamente al capitolo dell’Investimento, compensando eventuali mancanze).

8.VTLM2 NEC DEL 82 RGT TORINO PRESSO IL CAT DI 2 LIVELLO DI LECCE (002)

La seconda è quella delle infrastrutture, settore troppo a lungo trascurato principalmente a causa delle poche risorse disponibili. Anche qui però la situazione sta cambiando. Grazie infatti all’integrazione del bilancio ordinario con la parte di risorse inserite nei “fondoni” (circa 5,5 Miliardi tra il 2017 e il 2033) e dedicata a questo specifico tema, adesso è possibile guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

Intanto, il DPP annuncia che proprio nel 2021 si completerà il lavoro volto a ottenere una “picture” completa del patrimonio infrastrutturale della Difesa, per un’eventuale ulteriore riduzione degli immobili (fatta salva la necessità di conservare una certa ridondanza per far fronte a possibili emergenze di varia natura). Un’operazione dunque che si salda con la continua opera di razionalizzazione, a livello Interforze ma spesso effettuata in accordo con altre Amministrazioni dello Stato (centrali e locali) o con altri soggetti ancora.

Contestualmente si continuerà il lavoro sui grandi progetti elaborati dalle singole Forze Armate e mirati alla riqualificazione delle strutture esistenti e/o alla realizzazione di nuove. Lo scopo è tanto evidente quanto semplice: migliorare la qualità di vita del Personale, abbassare i costi, aumentare l’efficienza dello Strumento Militare ma anche adeguarsi alle nuove esigenze/tecnologie.

Dunque, riqualificazione energetica a tutto campo (sempre per diminuire i costi e, in questo caso, la dipendenza dall’esterno) e adeguamento all’ambiente digitale in cui tutti viviamo.

Temi questi che peraltro dovrebbero aver trovato posto con finanziamenti specifici anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

 

I programmi interforze

Insieme all’annuncio sulla formazione di una “forza di intervento nazionale” entro il 2026, tutto il capitolo dei nuovi programmi di investimento rappresenta la maggiore novità di questo DPP. E’ infatti qui che si osserva, in maniera chiara e inequivocabile la spinta all’innovazione e il superamento di tabù ormai assolutamente fuori dal tempo.

Prima di avviare la rassegna, si precisa che saranno fornite le informazioni essenziali, perché la ricostruzione puntuale dei finanziamenti richiederebbe una trattazione di dimensioni “enciclopediche” (rimandiamo i lettori alla lettura del DPP), ciò anche in funzione degli strumenti del finanziamento stesso (per l’utilizzo dei “fondoni” che spesso concorre a stanziamenti sui bilanci ordinari). Salvo diverse indicazioni, tutti i programmi si intendono finanziati attraverso il Bilancio Ordinario (BO) della Difesa. Per chi volesse però approfondire, sono disponibili le schede per ogni singola voce dalla pagina 61 alla 102.

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Sia la sezione dedicata per l’appunto a questi programmi e a quelli già operanti si sviluppa secondo la sequenza: Interforze, Esercito, Marina e Aeronautica.

I primi programmi su cui porre l’accento sono il caccia Tempest e i 2 cacciatorpediniere lanciamissili DDX. Per il primo si parte con 20 milioni quale primo passo di uno stanziamento di 2 miliardi spalmati tra il 2021 e il 2035, destinati alle fasi di Ricerca e Sviluppo. Il fabbisogno complessivo per queste stesse fasi è però stimato in 6 miliardi, rendendo dunque necessarie ulteriori integrazioni future. Ovviamente, la successiva fase di acquisizione e supporto è tutta ancora da definire.

Circa i futuri 2 cacciatorpediniere (DDX) della Marina Militare si parte con 2 milioni nel 2021 per i primi studi e altri 2.347,1 milioni fino al 2035 ma il programma presenta un fabbisogno complessivo di 2.700 milioni.

Seguendo l’elencazione dei programmi cominciamo la carrellata da quelli Interforze con “l’Acquisizione di capacità per la condivisione dati basata sul concetto di Defence Cloud” con 4,7 milioni per il 2021 e altri 86 fino al 2035 con un fabbisogno complessivo è stimato in 600 milioni.

Poi è la volta del “Veicolo Blindato Anfibio (VBA)” destinato alla Forza da sbarco che fa riferimento alla “Capacità Nazionale di Proiezione dal Mare (CNPM)”, quindi Marina ed Esercito. Per ora è finanziata solo la parte per la componente marittima con appena 1 milione per il 2021, per un totale fino al 2034 di 306 milioni ma il fabbisogno complessivo stimato per soddisfare le esigenze di entrambe le FFAA è di 1.330 milioni.

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Molto importante il capitolo dedicato a “Ammodernamento, rinnovamento e potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica”; un programma piuttosto articolato perché prevede una serie di interventi di aggiornamento/adeguamento, acquisto di missili e, soprattutto, completamento della 6ª batteria SAMP/T per l’Esercito nonché acquisizione di 5 batterie per l’Aeronautica.

Per il 2021 sono disponibili 58 milioni, nell’ambito di un programma a oggi finanziato con 2.378,4 milioni fino al 2035 a fronte però di un fabbisogno complessivo di 3.050 milioni. Con diversi punti di contatto con quanto appena descritto, il programma per l’acquisizione di radar per sorveglianza/ingaggio destinati alle batterie SAMP/T dell’Esercito e alle unità navali della Marina Militare. Per il 2021 ci sono i primi 34,3 milioni, a fronte di fondi disponibili fino al 2035 pari a 702,1 milioni (ma il fabbisogno è di 840 milioni). Complesso infine il meccanismo di finanziamento previsto, con il coinvolgimento della Difesa e del MISE.

Un’ulteriore deviazione è rappresentata dal programma per l’Esercito, relativo a un nuovo “Armored Infantry Fighting Vehicle” (destinato a sostituire il Dardo). Anche qui, si parte “al rallentatore”, con appena 1 milione nel 2022 e altri 2.140,6 fino al 2035 su un fabbisogno finale ancora in fase di definizione.

Un programma dedicato allo sviluppo della “Artificial Intelligence”; 3 milioni nel 2021, su un totale di 190 fino al 2035. Dalle caratteristiche simili anche il programma “Emerging Disruptive Tech R&S”, con 1 milione nel 2021 e altri 59 fino al 2031.

Altro capitolo Interforze è dedicato alle funzioni di Comando e Controllo (C2); in particolare, il programma di “Ammodernamento delle capacità Multi Data Link (MDL) Difesa” con 14 milioni stanziati nel 2021, su un totale di 532 nel periodo 2021-2035. Per rimanere in tema, il programma “C2 multi-dominio” che riceve 3,8 milioni nel 2021 a fronte di un fabbisogno complessivo previsionale di 1.278 milioni contro i 367 resi disponibili fino al 2034.

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I programmi “Air Command & Control System (ACCS), che riceve appena 1,5 milioni per quest’anno sui 163 milioni previsti fino al 2034 (ma il fabbisogno complessivo è di 214 milioni), e il “Data Collection” con 3 milioni nel 2021 (qui il fabbisogno è di 458 milioni ma per ora sono disponibili 55 milioni fino al 2035).

Due i programmi che riguardano il comparto “Forze Speciali”. Il primo è dedicato all’acquisizione di “veicoli tattici multiruolo” con 3 milioni stanziati per quest’anno ai quali se ne aggiungono altri 21,8 fino al 2028 per un fabbisogno complessivo è stimato in 174 milioni. Il secondo riguarda la specifica versione MC-27J Pretorian dello stesso C-27, cioè la versione ”cannoniera volante”, prevista per una flotta di 3 velivoli. Nel 2021 arrivano i primi 16 milioni, ai quali ne seguiranno altri 64 fino al 2026 (ancora una volta però, il fabbisogno complessivo è superiore, in quanto pari a 99 milioni).

Rimanendo ancora in ambito Interforze, il “Pod trattato Open Skies” per i C-130: 1 milione nel 2021 e altri 14 fino a 2026. Poi è la volta del “Cavo sottomarino per collegamenti isole maggiori/Rete Interforze in Fibra Ottica Nazionale (RIFON)” con 2,6 milioni quest’anno e 16 in totale fino al 2033. Segue “Ammodernamento/gestione oleodotti Difesa”, con 3 milioni nel 2021 su un totale di 25 fino al 2026.

Fase della OPREH Level II_6 (002)

Il successivo programma Interforze è in realtà strettamente collegato a uno inserito in ambito Aeronautica: si sta parlando della “Piattaforma aerea multi missione/multi sensore” basata su velivolo G-550.

Nel 2021 arrivano i primi 75 milioni, con gli stanziamenti che proseguiranno fino a 2032 (coprendo il fabbisogno di 1.223,1 milioni). Tutto ciò si lega alla “Conversione operativa full mission capabilty piattaforme G-550”; si sta cioè parlando della conversione di ulteriori velivoli G-550 in piattaforme AEW (Airborne Early Warning). Per quest’anno lo stanziamento è di 5 milioni, mentre il programma si concluderà nel 2030 con un fabbisogno finale di 925 milioni.

La rassegna di programmi sempre Interforze destinati a essere avviati a breve prosegue con il satellite per le comunicazioni SICRAL 3. Nel 2021 arriva uno stanziamento di 25 milioni, estendendosi poi fino al 2027 per un totale di 199 milioni, finanziati sia dalla Difesa che dal MISE (ma ne mancano all’appello 391 per il completo finanziamento).

un momento dell'addestamento al CAGSM (002)

Segue l’“Aggiornamento del sottosistema Multi Data Link Processor (MLDP)” con 5 milioni nel 2021 e completamento nel 2030 (per un totale di 26,3 milioni). Poi è la volta del programma “ESSOR PESCO”; per ora è finanziata una prima fase che arriva fino al 2023, di cui 2,7 nel 2021; mentre la seconda deve essere ancora definita.

Decisamente importanti anche una serie di altri programmi. A partire da quello sul “Future Fast Rotorcraft”; di fatto, l’elicottero del futuro. Per ora dedicata alla fase di definizione del requisito/progetto, nel 2022 arriverà il primo milione, al quale ne seguiranno altri 128 fino al 2032. È però evidente, che le potenziali dimensioni del programma sono ben più importanti.

Poi è la volta dei “materiali ed equipaggiamenti per la difesa CBRN”, con 14 milioni totali tra il 2021 e il 2026. Infine, l’ingresso (!) dell’Italia nel settore “Loitering Munition”, con l’acquisto dei primi sistemi per un totale di 3,9 milioni fino al 2026.

 

I programmi terrestri

I programmi per l’Esercito Italiano includono la “Capacità C2 e connettività multi-dominio unità di manovra terrestri”: il 2021 vede l’arrivo dei primi 12 milioni, mentre il fabbisogno complessivo del programma è stimato in 1.100 milioni anche se a oggi risulta finanziato per 501 milioni fino a 2031.

Segue il “Potenziamento della capacità aviolancistica”, un programma che presenta un impegno complessivo di 35 milioni e che sarà completato tra il 2021 e il 2026.

Segue l’acquisizione del “Veicolo Tattico Medio Multiruolo (VTMM)”, soprattutto in versione “Posto Comando”. Per quest’anno è disponibile appena 1 milione; al quale se ne aggiungono altri 347 fino al 2034. Sennonché, il fabbisogno complessivo è stimato in 2.179 milioni.

carro ariete in esercitazione NASR - QATAR (7) (002)

Altro programma importante è l’“Ammodernamento lanciatori e munizionamento G-MLRS”: 3 milioni per il 2021 e sarà completato nell’arco di 12 anni, per un importo complessivo di 418,2 milioni. Ugualmente interessante il programma di acquisizione di “Aeromobili a pilotaggio Remoto (APR) mini e micro” con 1 milione per il 2021 e altri 89 milioni fino a 2032 (il completamento del programma richiede però 140 milioni totali).

Sempre in tema di supporto di fuoco poi, il programma di acquisto di “Munizionamento Vulcano” per l’artiglieria ancora con 1 milione per il 2021 e altri 72 fino al 2029 a fronte di un fabbisogno di 235 milioni.

Il “Potenziamento Brigata Folgore” avrà inizio nel 2022 con 2 milioni e fino al 2035 ci saranno ulteriori 149 milioni, anche se ne mancano 113 per la sua completa copertura.

Ancora una volta poi è protagonista il supporto di fuoco con l’“Ammodernamento mezza vita obici FH-70”: 1 milione nel 2021 per un programma dal fabbisogno complessivo di 14 milioni nel triennio 2021-2023.

2. FRECCIA MORTAIO TIRI (002)

Davvero imponente poi il capitolo “Mezzi logistici”: è prevista l’acquisizione di ben 6.300 veicoli per un fabbisogno complessivo di 3,8 miliardi. Per ora sono disponibili però solo 130 milioni tra il 2021 e il 2030.

Segue la “Acquisizione della capacità Reception, Staging, Onward Movement & Integration (RSOM&I)” con 1 milione nel 2021 e altri 31 fino al 2026. Anche in questo caso tuttavia si prevedono necessari fondi per 130 milioni.

Significativo anche il programma per l’acquisto di munizionamento di vario calibro con 10,7 milioni nel 2021 a cui ne seguiranno altri 310 circa fino al 2033 su un fabbisogno complessivo stimato in 600 milioni.

Il programma di acquisto del “Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTML) Lince 2” prevede ben 1.600 i veicoli di prevista acquisizione con un fabbisogno complessivo di 3.500 milioni. Nel 2021 sono disponibili in tutto 15,4 milioni, per una disponibilità finanziaria totale da qui fino al 2030 di 683,1 milioni.

Per l’“Ammodernamento dei carri Leopard nelle versioni di supporto” il programma prenderà il via nel 2022 con 4 milioni e proseguirà fino a 2030 con ulteriori 188 su un fabbisogno complessivo di 396 milioni.

Di dimensioni modeste la “Capacità di risposta in caso di rischio tecnologico industriale/ambientale” previsto tra il 2022 e il 2032, per un importo totale di 6,3 milioni.

Di notevole rilevanza anche il programma dedicato al “Potenziamento Multinational Division South”, perché a fronte di questo intervento il comando in questione assicurerà la capacità di “Land Component Command” in ambito L-SJO-N. Per il 2022 sono previsti 4 milioni e poi altri 86 fino al 2031.

Sempre il prossimo anno è previsto l’avvio del programma di acquisizione di radar controfuoco con 2 milioni e ulteriori 40 fino al 2026, a fronte però di un fabbisogno complessivo di 156 milioni. Interessante pure il programma di acquisizione di “Ultra Light Howitzer (ULH)” da 105 mm con 1 milione il prossimo anno e 185 totali fino al 2030 mentre ce ne vorranno altri 155 per soddisfare il fabbisogno complessivo.

1. Carro Ariete in una fase dell'addestramento (002)

Nell’ambito del supporto alla manovra è poi previsto l’acquisto di strutture da ponte con 2 milioni previsti nel 2023 e altri 16 nel triennio successivo su un totale di 47,7 milioni.

Gli ultimi 3 programmi per l’Esercito riguardano altrettanti sistemi d’arma. Il “Sistema controcarro a corta gittata” prenderà il via nel 2023 con 1 milione più altri 51 fino al 2028 coprendo il fabbisogno complessivo di 52 milioni.

Si prosegue con il “Rinnovamento SHORAD Grifo su CAMM-ER” in avvio nel 2023 con 2 milioni, più altri 50 fino al 2030 su un fabbisogno complessivo di 427,3 milioni.

Infine, il completamento del processo di acquisizione del “Sistema controcarro Spike” prevede 1 milione a partire dal 2023 nell’ambito di un attuale finanziamento pari a 51 milioni fino al 2028. Anche in questo caso però, mancano all’appello 92 milioni.

 

La componente Marittima

Dopo il già ricordato programma per i futuri DDX, si passa a quello relativo all’acquisto di ulteriori 2 “Logistic Support Ship (LSS)” con i primi 2,5 milioni nel 2021 nell’ambito di un finanziamento complessivo disponibile a oggi di 411,5 milioni che coprono un arco di tempo fino al 2035 a fronte di un fabbisogno complessivo indicato in 823 milioni.

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Sempre quest’anno hanno inizio gli studi per lo sviluppo di nuove unità anfibie che dovrebbero entrare in servizio nel 2035 con appena 3 milioni per il triennio coperto dal DPP.

Il programma relativo ai “Connettori di manovra”, piccole imbarcazioni per le operazioni da sbarco/raid, è in realtà un programma Interforze, visto che riguarda la “CPNM”. Infatti, il fabbisogno complessivo è indicato in 46 milioni, equamente diviso tra Marina ed Esercito: per il 2021 sono stanziati 2 milioni, con il programma destinato a esaurirsi già nel 2028.

L’“Unità per Bonifiche e appoggio alle Operazioni Subacquee (UBOS)” vede quest’anno un modesto stanziamento ma il programma entrerà nel vivo con il prossimo anno con una previsione di spesa di 35,4 milioni tra il 2021 e il 2033.

A livello di semplice studio il programma relativo a un “APR imbarcato” (aeromobile a pilotaggio remoto) con 3 milioni nel triennio.

Nel DPP trova spazio il tema della “Logistica portuale” che quest’anno riceve circa 1,2 milioni, cui ne seguiranno altri 46,4 fino al 2026 su un fabbisogno di 167,5 milioni.

Anche per la Marina si pone il problema di disporre di adeguate quantità di munizionamento di vario calibro (e armamento), esigenza che trova risposta in un programma che riceve 10 milioni nel 2021 e altri 129,3 fino al 2029 anche se va evidenziato che il fabbisogno individuato dalla Forza Armate è di ben 1.070 milioni.

Importante anche l’“Ammodernamento di Mezza Vita” dei cacciatorpediniere classe Orizzonte, destinato a prendere il via nel 2022 con appena 1 milione ma che si svilupperà negli anni a venire per un totale di 170 per ora disponibili fino a 2027 su un fabbisogno di 300 milioni.

 

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Sempre nel 2022 partirà l’approvvigionamento di munizionamento da 76 mm DART e razzi 130 mm Bullfighter-D. In totale, 45,7 milioni fino al 2026 anche se ne mancano 14,3 per il completo finanziamento.

Un anno più tardi è invece prevista la partenza di un altro programma di particolare importanza, rivolto all’acquisto di 8 nuove unità pudicamente definite “Offshore Patrol Vessel (OPV)” ma che, di fatto, andrà a intrecciarsi con quanto sviluppato in ambito Europeo e noto come “European Patrol Corvette (EPC)”.

Poco meno di 3 milioni nel 2023 e oltre 1.500 milioni aggiuntivi fino al 2035 a fronte di un fabbisogno complessivo di ben 3.500 milioni.

Il programma di acquisizione dei “Cacciamine di Nuova Generazione (CNG)” prevede nel 2023 appena mezzo milione di euro ma negli anni successivi fino al 2031 è prevista  un’accelerazione per effetto anche di una già acquisita disponibilità dei 1.001 milioni necessari al suo completamento.

L’aggiornamento della rete radar costiera richiederà poi un totale di 26 milioni tra il 2023 e il 2033.

Infine, il programma destinato al rinnovamento delle (piccole) unità Ausiliarie con 14 unità finanziate nel 2023 con i primi 3 milioni, cui ne seguiranno ulteriori 207 fino al 2032 a fronte di un fabbisogno complessivo pari a 600 milioni.

 

La componente Aerea

Oltre ai già descritti Tempest e piattaforme aeree su base G-550, ovviamente il DPP introduce diversi altri programmi per l’Aeronautica

Si comincia con un piano di potenziamento delle Forze Speciali che nel 2021 riceve 2 milioni, cui ne seguiranno altri 8 fino al 2026 su un fabbisogno complessivo di ben 120 milioni.

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Una delle “sorprese” più rilevanti di questo DPP è sicuramente rappresentata dal programma di acquisto di ulteriori 2 aerocisterne KC-767 (e annesso aggiornamento dei 4 velivoli in dotazione, più specifici kit “StratEvac”). Nel 2021 arrivano i primi 40 milioni, con il programma che vale in complesso 1.410 milioni fino al 2035.

Segue il programma “C4ISTAR Piano CAGI (Capacità Analisi Gestione Immagini)”, con 2 milioni per quest’anno e altri 26 fino al 2027 su un fabbisogno complessivo di 168 milioni.

Il “Rinnovamento capacità SHORAD (CAMM-ER)” è ovviamente fa parte del programma che, più propriamente, dovrebbe essere definito come Interforze dato che riguarda già l’Esercito e, in prospettiva, potrebbe coinvolgere anche la Marina. Intanto, per il 2021 ci sono 16 milioni ma sono coperti finanziamenti pari a 227,9 milioni totali fino al 2035, 140 in meno del fabbisogno complessivo.

In questo DPP fa inoltre la sua comparsa il (travagliato) programma “European MALE RPAS”: quest’anno ci sono poco meno di 55 milioni, con il fabbisogno complessivo di 1.903 milioni fino al 2035 integralmente finanziato.

Detto del programma relativo al potenziamento dei sistemi antintrusione/videosorveglianza (20 milioni tra il 2021 e 2026), è la volta di quello destinato alla “Digitalizzazione dei radar per la Difesa aerea” destinato a partire nel 2022 con il primo milione, esso proseguirà fino al 2030 con altri 67 milioni, a fronte di un fabbisogno complessivo di 105.

L’ammodernamento/rinnovamento dei mezzi del Genio Aeronautico ha inizio invece già nel 2021, con 2 milioni. Il tutto nell’ambito di un finanziamento che arriva fino al 2027 e assorbe in totale 27 milioni.

Le “Info-Infrastrutture di rete” prende il via anch’esso nel 2021; a disposizione ci sono 2 milioni, più altri 27 fino al 2027. Tali finanziamenti non sono però in grado di coprire il fabbisogno complessivo del programma, pari a 147,7 milioni. Anche per il programma “Air Expeditionary Task Force-Combat Service Support” accade la stessa cosa. Il primo stanziamento di 34,4 milioni arriva quest’anno e a esso ne fanno seguito altri fino al 2033 per un totale di 23,8 su un fabbisogno complessivo di 365 milioni.

Per il potenziamento e ammodernamento del “Joint Forces Air Component Command (JFACC)” nazionale che (aspetto importante) sarà impiegabile come “Air Component Command” per le operazioni in ambito L-SJO-N, arrivano 3 milioni nel 2021; a questi se ne aggiungeranno altri 30 fino al 2033.

Dopo i mezzi del Genio, quelli specialistici, per un programma che parte nel 2021 con 3 milioni ma che ne vale 90,9 di cui al momento attuale ne risultano finanziati 33 fino al 2028.

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Il programma “Interoperabilità con C6ISTAR-EW Nazionale” è destinato a una serie di studi e analisi sul tema con una disponibilità di 71,4 milioni tra il 2021 e il 2033. Nel 2023 partirà invece il programma di “Adeguamento degli aeroporti aperti al traffico civile”, con 103,55 milioni tra il 2023 stesso e il 2032.

Non poteva certo mancare anche per l’Aeronautica il programma di acquisto di armamento/munizionamento (in questo caso, di precisione); inevitabilmente complesso e articolato. Nel 2021 arrivano quindi 30,5 milioni e, a seguire, altri 295,5 fino al 2031. Tuttavia, il fabbisogno complessivo è indicato in 2.290 milioni.

Nuova fase poi per i velivoli “C-27J EW-JEDI”, più “Mission System”. Per quest’anno lo stanziamento è di 1 milione, più altri 26 fino al 2026, quasi integralmente finanziato rispetto ai 29 milioni di fabbisogno.

Altra novità di assoluto rilevo di questo DPP, il programma “Ballistic Missile Defence System” che si propone l’acquisto di 4 radar e 6 batterie per la difesa antimissile. Oltre al fatto che la sua partenza è prevista il prossimo anno, si noti che il fabbisogno complessivo viene stimato in 408 milioni (tra il 2022 e il 2035). Cifra sorprendentemente modesta.

Si è parlato in apertura di questa sezione della caduta di certi tabù: ebbene, il programma “MQ-9 Payolad” ne è (di fatto) il massimo esempio. Gli UAV/APR Predator B saranno dotati di armamento. Nel 2021 arrivano così i primi 2 milioni, a fronte di finanziamenti per ulteriori 57 milioni fino al 2027 a un programma che ne vale però 168 milioni totali. Nessun dettaglio è stato fornito circa la tipologia di armamenti che verranno imbarcati.

La rassegna si conclude con il  “Sistema di generazione/elaborazione dati meteorologici” (in tutto, 22,5 milioni tra il 2023 e 2032 a fronte di un fabbisogno di 51,5 milioni) e il “Volo a vela”con 2 milioni stanziato nel triennio.

 

Considerazioni

Sono dunque 81 i “programmi di prossimo avvio” elencati nel DPP a cui vanno aggiunti i 4 per l’Arma dei Carabinieri; da menzionare per le loro possibili implicazioni anche in ambito Funzione Difesa. Si tratta della “Mobilità tattica terrestre”, delle “Esigenze GIS/Tuscania”, del “SICOTE Difesa-Fase 4” e del “C2 livello tattico”.

Tutti destinati a partire nel 2021 tranne l’ultimo, prevedono uno stanziamento complessivo di 48,75 milioni per quest’anno a fronte di impegni pluriennali anche economicamente impegnativi come nel caso della “Mobilità tattica terrestre” (165,2 milioni) e “SICOTE Difesa-Fase 4” (133 milioni).

Come si sarà capito da questo lungo elenco di programmi ci restituisce dunque la nitida fotografia di uno Strumento Militare che punta a evolvere profondamente, per effetto di una trasformazione prossima ventura davvero significativa.

Alcuni di questi programmi viaggiano con tempi non proprio compatibili con le esigenze operative più pressanti. In questo, il futuro AIFV (ma più in generale il rinnovo della componente corazzata dell’Esercito) e le nuove navi Anfibie per la Marina sono i 2 esempi più eclatanti.

 

I programmi operanti: la componente Interforze

Per quanto riguarda la programmazione operante (in caso di eventuali approfondimenti il lettore può sempre fare riferimento al quadro sinottico da pagina 109 a pagina 134 del DPP) tutti i finanziamenti riportati fanno riferimento al 2021 e, salvo diversa indicazione, iscritti nel Bilancio Ordinario della Difesa.

In ambito Interforze sono previsti programmi infrastrutturali (anche della NATO e riguardanti bonifiche, risanamento ambientale, rischio sismico, alloggi, grandi progetti e il poligono PISQ) per 306,9 milioni di euro.

La “Cyber Defence/Security” ottiene 12 milioni e i “Programmi di cooperazione Europea” 7,3 milioni.

Sul programma F-35 (che rimane il più “pesante” in termini di impegno finanziario per la Difesa), oltre allo stanziamento di 1.253,4 milioni sul 2021, si evidenzia l’anticipo di risorse sul prossimo anno dal 2023: in questo modo, nel 2022 si raggiungeranno i 2.008,8 milioni di stanziamento totale.

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La “Ricerca Sanitaria” riceve 0,9 milioni, la manutenzione della “Rete Integrata della Difesa” 7,7 milioni e il “Mantenimento delle condizioni operative dei sistemi Satellitari” 25,1 milioni.

“SO.FU.TRA. /Sostegno Munizionamento” arriva a 52,1 milioni, con una cifra simile e cioè 51,2 milioni per il “Programma articolato triennale a sostegno delle Forze”.

Programmi quali “Crypto Modernization”, “DII Software” “Digitalizzazione e Reti”, “Algoritmi di cifratura e cifranti”, ricevono in tutto 43,3 milioni (quasi tutti concentrati sulla digitalizzazione) mentre “MIDS-LVT-PMOU”, “SDR-N”, “NGIFF 1a e 2 a fase” e “Link 11 (NILE)” ne ricevono 60,9 (qui a pesare è il NGIFF).

Il “7o Reggimento NBC” gode di finanziamenti pari a 3,4 milioni e il programma della NATO “AGS” di 7,1 milioni.

Ancora in ambito satellitare e dintorni, i “Terminali satellitari”, il programma “MGCP”, il “MUSIS-CIL”, “CSG” e “CSG-SAT 3 e 4” più “SST-SSA” arrivano in totale a 95,8 milioni (con “Cosmo Skymed second Generation o CSG” ad assorbire buona parte delle risorse, che per i satelliti 3 e 4 sono a carico del MISE). Infine, il programma ‘gap filler’ noto come “SPYDR” con 7,1 milioni.

 

I programmi operanti: la componente Terrestre

Per quanto riguarda l’Esercito, i “Sistemi di simulazione live” ricevono appena 0,1 milioni mentre le “Bonifiche dismissione mezzi corazzati” 5,6 milioni.

Ancora nelle fasi embrionali il “Mantenimento della operatività del MBT Ariete”, in attesa della scelta per il futuro main battle tank, assorbe nel 2021 17,1 milioni. Sempre nel settore corazzati /blindati troviamo il VBM Freccia (99 milioni) e la blindo Centauro 2 (53,6 milioni), entrambi programmi sostenuti dal MISE.

Più o meno nello stesso ambito, l’accordo “Gov-to-Gov” con Israele per missili controcarro Spike (23,6 milioni). Segue il “Mantenimento della capacità V-SHORAD” (appena 0,2 milioni) e i “Mezzi/Materiali per le Forze -Speciali” con 1,1 milioni.

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In campo elicotteristico, il nuovo EES sostituto del Mangusta riceve con 122 milioni (dal MISE), il nuovo elicottero leggero LUH con 17,2 milioni e il CH-47F con 3 milioni.

Israele e i mezzi blindati tornano poi protagonisti nell’ambito del programma congiunto sulla “Protezione dei veicoli blindati”, con 1,9 milioni.

Per la difesa aerea/missilistica si segnalano i 43 milioni (dal MISE) per lo sviluppo del FSAF, con missile Aster30 Block1NT. Per la “Difesa attiva delle FOB” ci sono poi 2,9 milioni. Tra l’altro, per il supporto logistico dei sistemi FSAF (in dotazione anche alla Marina) sono stanziati anche altri 39,9 milioni.

In termini di equipaggiamenti individuali si trovano poi il programma sui “Disturbatori portatili” (0,3 milioni) e il “Sistema Individuale di Combattimento (SIC)-Soldato Sicuro” con quasi 80 milioni.

“SO.FU.TRA./Sostegno Munizionamento” per l’Esercito vale ben 161,1 milioni, mentre il “Mantenimento delle Condizioni Operative” di mezzi e sistemi vale altri 60,6 milioni e il “Mantenimento motori elicotteri” ottiene 13,3 milioni.

I programmi relativi a “Mezzi per soccorso pubbliche calamità”, per “Concorso alle Forze di pubblica sicurezza” e “Ripristino viabilità Roma capitale” assorbono in totale 56,3 milioni mentre l’“Ammodernamento infrastrutturale del policlinico militare del Celio” ne ottiene 4,7.

Il programma “Forza NEC” (sostenuto dal MISE) riceve 12 milioni e il “Potenziamento RIFON, ponti radio, satelliti e VOIP” 3,5 a fronte dei 6,5 destinati alla “Cyber defence capability”.

 

Programmi operanti: la componente Marittima

Il settore infrastrutturale, che significa “Fari e segnalamento marittimo” e “Piano Brin” prevede poco più di 8 milioni di spesa mentre la difesa missilistica è al centro del programma “Maritime Theatre Missile Defence Forum” con 0,7 milioni.

Per praticità, elenchiamo subito per intero il capitolo dedicato alla cosiddetta “Legge Navale” con la LHD Trieste (166,5 milioni), UNPAV (0,5 milioni), pattugliatori d’altura (PPA) classe Thaon di Revel (433,6 milioni) e LSS Vulcano (6,4 milioni). L’intero pacchetto di questi programmi è a carico del MISE mentre l’elicottero NH-90 (destinato ovviamente anche all’Esercito) prevede 332,4 milioni cofinanziati da Difesa e MISE.

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Il “Nuovo siluro pesante” e il siluro leggero MU-90 assorbono rispettivamente 9,2 e 6 milioni. Il programma per le fregate FREMM (303,2 milioni) e la nuova classe di sottomarini U-212NFS (103,3 milioni) a carico del MISE che compartecipa anche al programma sul sistema missilistico Teseo Mk2-E con uno stanziamento di 13,7 milioni.

Per restare in tema di munizionamento, si anticipa quello relativo al proiettile Vulcano (2,6 milioni).

Il piano di “Ammodernamento delle Forze Speciali-GOI” riceve 14,7 milioni e proseguono poi sia gli studi sui (già menzionati) “Cacciamine di Nuova Generazione (CNG)” con i relativi 6,9 milioni e l’Ammodernamento di Mezza Vita (AMV) per i cacciamine classe Gaeta sostenuto con 15,7 milioni.

Gli interventi sulle flotte dell’Aviazione di Marina prevedono 11 milioni per gli elicotteri EH-101 e 6,5 per i cacciambombardieri STOVL (11 e AV-8B Harrier II.

Il programma “SO.FU.TRA./Sostegno Munizionamento” per la Marina vale poi 95,3 milioni mentre il “Mantenimento delle Condizioni Operative” di mezzi e sistemi vale ulteriori 46,6 milioni.

Infine, la nuova unità “SDO/SURS” richiede 7,1 milioni, mentre per il rinnovamento della “Flotta Idrografica” arrivano 19,2 milioni.

 

 

I programmi operanti: la componente Aerea

Per l’Aeronautica i programmi destinati all’addestramento prevedono 99,4 milioni per il T-345, 50 milioni per il T-346), 51,8 milioni per la linea MB-339, 47,2 milioni per la “Rotary Wing Mission Training Center (47,2 milioni) e altrettanti per l’Operational Training Infrastructure (OTI) della base di Amendola dedicata all’F-35.

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Per quanto riguarda i velivoli da combattimento l’Eurofighter EF-2000 Typhoon riceve 653,2 milioni (con il concorso della Difesa e del MISE) e l’aggiornamento dei Tornado 101 milioni a carico del MISE. Per i missili “Storm Shadow” vengono stanziati 3,5 milioni mentre l’AARGM assorbe 0,8 milioni e il Meteor 7,2.

Altri programmi di varia natura sono “Capacità aera non convenzionale con 4,8 milioni, “capacità di contrasto Mini-Micro APR” e i suoi 1,2 milioni più l’acquisto di sistemi Micro APR per le Forze Speciali (2,9 milioni).

E’ poi la volta degli elicotteri in dotazione all’Aeronautica: HH-101 CSAR con 89 milioni (a bilancio del MISE) e HH-139 con 120,6 milioni.

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La “Autoprotezione dei velivoli della Difesa” richiede 15 milioni, il programma “SO.FU.TRA./Sostegno Munizionamento” per l’Aeronautica ne vale 176,7 mentre il “Mantenimento delle Condizioni Operative” di mezzi e sistemi comporta stanziamenti per ulteriori 62,1 milioni.

Il programma di “Supporto Logistico Integrato” della flotta CAEW richiede 20 milioni, mentre programmi di varia natura come “Adeguamento dotazione pod RECCE e Lightining” e “Ammodernamento radar del controllo traffico aereo” insieme impegnano 17,9 milioni.

Proseguono poi gli interventi sulla flotta MQ-9 (37,3 milioni) e il programma relativo al “Centro Interforze Supporto Operativo Guerra Elettronica (CISOGE)” con 2 milioni.

Nel frattempo si rinnova la flotta di mezzi antincendio (3,1 milioni) e “Dual role” (5 milioni), mentre con 5 milioni prosegue l’ammodernamento delle “Reti di osservazione meteorologica”.

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Infine, continua a svilupparsi anche il cosiddetto “Piano inter-Dicasteriale P-180”, che riceve 105,4 milioni. Da segnale anche il programma “Light Uitility Helicopter per la Arma dei Carabinieri con i suoi 22 milioni

Separatamente vanno poi considerati i capitoli di spesa legati alle “Spese obbligatorie” (15 milioni) e “Accordi bonari/contenziosi” (7 milioni). Sono dunque 118 i “Programmi operanti” tenendo conto anche del capitolo “Ricerca Scientifica e Tecnologica” già trattato.

Rispetto al 2020 si evidenzia infine come l’avvio di nuovi programmi (spesso solo parzialmente finanziati) ha fatto salire vertiginosamente il conto finale delle “Ulteriori esigenze prioritarie da finanziare”, il cui elenco è disponibile alle pagine 105÷108 del DPP 2021.

Se infatti nel 2020 veniva indicata una cifra complessiva di 41,1 miliardi di euro (da suddividere poi nelle 6 diverse “Capacità Operative Fondamentali” o COF), quest’anno si arriva a quasi 65 miliardi.

 

 

 

 

Giovanni MartinelliVedi tutti gli articoli

Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.

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