Parola d’ordine: discontinuità. Nuovi vertici a Fincantieri

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Dopo 20 anni Fincantieri volta pagina, si chiude l’era di Giuseppe Bono e Giampiero Massolo arriva un nuovo tandem alla guida del gruppo, composto da Pierroberto Folgiero, amministratore delegato, e dal generale Claudio Graziano, presidente. E’ questa la decisione, all’insegna di una totale “discontinuità” annunciata ieri dall’azionista Cassa Depositi e Prestiti che chiude una delle partite più attese in questa tornata di nomine ai vertici delle controllate pubbliche.

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Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), azionista di Fincantieri con una partecipazione pari al 71,32% del capitale sociale, ha dato il via libera alla lista per il rinnovo dei consigli di amministrazione di Fincantieri, Autostrade per l’Italia e Ansaldo Energia.

Circa la guida di Fincantieri fino all’ultimo le carte sono rimaste coperte con voci che riferivano di una possibile riconferma di Bono anche se come presidente con deleghe operative.

I nuovi vertici di Fincantieri vedranno da metà maggio le redini affidate a Perroberto Folgiero (nella foto a lato)  amministratore delegato che poco meno di due settimane fa era stato riconfermato ceo di Maire Tecnimont dove era arrivato nel 2010.

Un manager con esperienza internazionale visto che il gruppo specializzato in tecnologia, ingegneria e costruzione nel downstream oil&gas e nella transizione energetica, è presente in 45 paesi, con circa 50 società e più di 40.000 persone, di oltre 70 nazionalità.

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Alla presidenza arriva il generale Graziano (nella foto a lato), con alle spalle una lunga carriera nelle forze armate culminata con gli incarichi di capo di stato maggiore dell’Esercito e poi della Difesa e infine con la guida del Comitato Militare della Ue, anche lui con una solida esperienza internazionale.

Graziano prende il posto di Giampiero Massolo che è stato designato alla presidenza di Atlantia.

Bono (nella foto sotto), top manager calabrese di 78 anni che ha preso Fincantieri quando era in grandi difficoltà per trasformarla nel grande gruppo cantieristico civile e militare oggi attivo anche in diversi altri settori, ha rilasciato ieri un’ampia intervista a L’Espresso.

“Quando sono arrivato l’azienda era un disastro, era in vendita. Il governo non sapeva che farsene. Oggi ha un ottimo bilancio e ordini per 36 miliardi di euro. Io lascio questa dote e i miei migliori auguri” ha detto Bono nell’intervista definendo la sua mancata riconferma “una scelta anagrafica, non di politica industriale. Ho lavorato con dieci governi diversi. Se mi fossi consegnato a uno di loro, se avessi parteggiato per uno di loro, sarei in pensione da un pezzo. Mi sento e sono uno indipendente. Non appartengo a nessuno.

Ho sempre obbedito allo Stato, non ai partiti. E una volta ho salvato entrambi”, in occasione del ponte di Genova. “Siccome lì abbiamo i nostri stabilimenti, mi chiesero un aiuto senza specificare di che tipo. Io risposi: vi facciamo il ponte. Le navi da crociera hanno ponti enormi, li sappiamo fare, dateci fiducia. Credo che il nuovo ponte di Genova sia tra le poche opere ultimate nei tempi previsti”.

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Nell’intervista Bono affronta anche il tema spinoso della vendita di due fregate FREMM all’Egitto.

“Con quella operazione, che ci ha portato più ricavi, Fincantieri ha riaperto un canale diretto con un Paese funzionale alle esigenze geopolitiche dell’Italia. C’era bisogno di uno sbocco dopo che siamo diventati ininfluenti in Libia. Oggi abbiamo urgente bisogno di gas e anche grazie a me possiamo chiederlo agli egiziani”.

E alle reticenze del governo egiziano sull’uccisione di Giulio Regeni, risponde: “La politica ha messo le due vicende sulla stessa bilancia. Un errore gigantesco. Ogni Stato persegue i suoi interessi. Ho chiuso l’accordo con al-Sisi con il pieno sostegno del secondo governo di Giuseppe Conte. La sera i partiti mi autorizzavano a trattare, il giorno dopo facevano proclami su Regeni”,

(con fonte Adnkronos)

 

 

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