Oto-Wass: per la UILM la soluzione italiana è quella più adatta

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di Graziano Leonardi, Segr. Gen. UILM La Spezia

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La difesa oggi più che mai va velocemente integrata a livello europeo così come la politica estera. A prescindere dai tempi necessari per questa integrazione è comunque necessario, per il nostro Paese, potenziare l’industria della difesa e le nostre forze armate, per far sì che il nostro ruolo internazionale sia di primo piano sia in Europa che a livello internazionale.

Per noi della Uilm mai come oggi la sinergia tra industria e Forze Armate è l’unica via da perseguire. Trent’anni fa la Uilm lanciò l’idea del polo della difesa; a distanza di anni tutti gli attori protagonisti del nostro territorio, politici, istituzioni e anche i nostri cugini del sindacato hanno finalmente fatto proprio questo concetto.

All’ultimo Congresso di quattro anni fa come Uilm abbiamo esposto una evoluzione dell’idea originale che avevamo chiamato “polo dell’industria armiera”.

Nel porre a fattor comune le competenze le strutture della Marina Militare e l’industria con la divisione militare di Fincantieri, per quello che riguarda lo scafo e la logistica, e la Leonardo con i suoi sistemi di difesa (Leonardo/Oto Melara – Wass –  Mbda) si realizzerebbe un polo unico nel nostro paese.

Un Polo integrato, facilitato dalle infrastrutture formative (Università, enti di formazione) e militari (Arsenale militare, balipedio Cottrau, centro pirico Aulla, laboratori Mariperman) presenti sul territorio spezzino.

Oggi lo scenario è cambiato e c’è la possibilità concreta di realizzare questo progetto. Ci riferiamo al fatto che Leonardo ha deciso di vendere la business unit Sistemi di Difesa (Oto Melara – Wass).

Una Business Unit che rappresenta un’eccellenza nel nostro Paese e che produce sistemi di difesa all’avanguardia nel mondo, che produce utili e con prospettive di crescita importante. Tre aziende hanno manifestato interesse all’acquisto, con modalità e progetti differenti: il consorzio franco-tedesco (con sede legale in Olanda) KNDS,  Fincantieri e la tedesca Rheinmetall.

Noi della Uilm, da subito, abbiamo ritenuto la soluzione italiana di Fincantieri quella più adatta. Come Uilm siamo contrari all’ipotesi KNDS perché la vendita porterebbe, in assenza di garanzie ed in prospettiva di medio termine, rischi per l’occupazione nei nostri stabilimenti oltre che ritenere questa cessione un danno per il nostro Paese.

KNDS, che è interessata all’acquisto, avrebbe dei vantaggi evidenti: in un colpo solo avrebbe eliminato un concorrente, ne acquisirebbe i clienti, avrebbe campo libero sulle commesse da oltre due miliardi di euro per la sostituzione dei cingolati per l’Esercito Italiano (con la promessa di produrli negli stabilimenti italiani per rendere la pillola più digeribile) e diventerebbe proprietario delle tecnologie navali, munizionamento intelligente e Underwater dove Oto Melara e Wass sono leader mondiali indiscusse.

Tra qualche mese l’Italia rischierebbe di acquistare i sistemi di difesa, che da sempre sono l’orgoglio dell’industria italiana, da KNDS. Il processo di integrazione europea nell’industria della difesa vedrebbe scomparire uno dei suoi più autorevoli player e l’Italia sarebbe relegata ad una posizione marginale. Questo significherebbe un clamoroso errore strategico da parte del Paese.

Tanto più dopo le dichiarazioni dell’A.D. di KNDS Frank Haun in merito al carro europeo MGCS che sostiene che il progetto del mezzo deve essere gestito esclusivamente da loro: “La responsabilità del sistema” deve, infatti, spettare a “un’unica azienda”. “Una volta completati gli studi sull’architettura del sistema, potremmo aggiungere più partner”, ha dichiarato l’A.D., e ripartire i costi di sviluppo, stimati in 1,8 miliardi di dollari fino al 2028.

In pratica si rischia di cedere la business unit Sistemi di Difesa ad un’azienda che dichiara chiaramente che sul progetto e sulla gestione del carro europeo l’Italia non avrebbe voce in capitolo, ma anzi dovrebbe pure pagarne i costi di sviluppo!

Vogliamo ricordare che Nella “Direttiva per la politica Industriale della Difesa” emessa dal Ministro della Difesa Guerini a luglio 2021, si parla di tutela del patrimonio tecnologico ed industriale nazionale e presidio della sovranità tecnologica italiana per evitare il rischio di perdita di know-how e di cluster tecnologici pregiati con l’indebolimento dell’intero sistema industriale nazionale.

Come Uilm condividiamo questi concetti, che sono da preservare ricorrendo, se serve, allo strumento della Golden Power. Come Uilm riteniamo la soluzione italiana la più favorevole, quella della vendita al gruppo Fincantieri. Questo permetterebbe innanzitutto di mantenere il controllo nazionale su un asset strategico per il Paese. Con un assetto simile è possibile ragionare sullo scenario europeo complessivo.

Sul navale Fincantieri ha creato la JV Naviris con i francesi di Naval Group a gennaio 2020, mentre recentemente, a novembre 2021, ha siglato un accordo di collaborazione con gli spagnoli di Navantia. Per concludere il consolidamento europeo in ambito navale mancherebbero i tedeschi, dove da tempo Fincantieri sta cercando, assieme a Rheinmetall, un accordo di collaborazione con i cantieri Thyssenkrupp.

Proprio in questo ambito di ridefinizione della difesa europea si potrebbe inserire, da una posizione garantita dalla proprietà italiana, la discussione sull’ingresso dell’Italia nel consorzio per il carro europeo sul terrestre.

Rheinmetall si è fatta avanti in audizione presso la commissione Difesa della Camera prospettando un consorzio con Oto Melara – Wass, che rimarrebbero italiane.

Rheinmetall ha fatto un ulteriore passo avanti proponendo l’acquisto di una quota di minoranza di Oto Melara, il 49%, lasciando il 51% italiano, con un piano industriale ben dettagliato che prevede lo sviluppo congiunto di un modello proprietario di carro europeo, in alternativa a quello sviluppato da KNDS, la fornitura di questo prodotto non solo per il mercato italiano, ma per tutti i clienti del consorzio Rheinmetall-Oto Melara e la garanzia del mantenimento della progettazione, sviluppo, produzione negli stabilimenti italiani.

Rheinmetall, che è il primo produttore europeo di sistemi terrestri, non può rimanere fuori dal progetto del carro europeo e quello di presentarsi come alternativa a KNDS con un progetto realizzato in cooperazione rappresenta, anche per Oto Melara, un’occasione per presentarsi in Europa da una posizione di primissimo piano.

Quindi una Oto Melara-Wass nella forma di una newco, con socio di maggioranza la Holding Fincantieri, rappresenterebbe un efficace punto di partenza della costituzione di un Polo della Difesa italiano, leader sul mercato nei settori navale, subacqueo e munizionamento e pronto ad entrare nel consorzio del carro europeo nel settore terrestre.

Queste alleanze industriali permetterebbero a tutti gli attori di condividere un mercato europeo e mondiale mettendo a fattor comune le rispettive competenze, facendo massa critica e avendo la necessaria forza commerciale non solo in Europa ma anche a livello globale. Tutti avrebbero vantaggi in termini di razionalizzazione dei costi da una parte e dal condividere i propri mercati dall’altra.

In questi giorni però, un nuovo elemento è apparso in questa vicenda: il cambio ai vertici di Fincantieri con la nomina ad A.D. di Pierroberto Folgiero al posto di Giuseppe Bono. Bisogna quindi attendere l’insediamento del nuovo A.D. per vedere se intenderà agire in continuità su questo progetto di integrazione o se attuerà una politica di discontinuità con il precedente management.

 

 

 

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