Storia dei servizi segreti

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Ritorna nelle migliori librerie a partire dal 29 luglio 2022, con una ristampa integrale, l’ampio e dettagliato volume di oltre 800 pagine che il giornalista e saggista Mirko Molteni ha dedicato alla storia mondiale dell’intelligence e dello spionaggio, dalla più remota antichità per arrivare fino ai tempi odierni.

La prima edizione di “Storia dei servizi segreti”, edito dalla casa Newton Compton, era uscita nel dicembre 2018 ed era andata rapidamente esaurita, tanto che il testo era poi rimasto disponibile per un paio d’anni solo nel formato elettronico e-book. Ora il libro (818 pagine, euro 14,90) esce di nuovo in formato cartaceo, in una pratica edizione a copertina flessibile che mantiene intatto l’impianto originale.

L’autore, collaboratore di Analisi Difesa, del quotidiano Libero e di altre testate, come il bimestrale di storia militare Guerre e Guerrieri, ha delineato tre millenni di sviluppo dell’intelligence, fin dalle civiltà di Egitto, Grecia, Cina e India, per arrivare fino agli ultimi anni, ben addentro il XXI secolo, conciliando ricchezza di dettagli e un’esposizione avvincente e scorrevole.

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Già lo stratega cinese Sun Zi (o Sun Tzu), nel VI secolo avanti Cristo, sentenziava che “la conoscenza della situazione nemica viene invariabilmente ottenuta attraverso gli uomini”.

Qualche secolo più tardi, la potenza di Roma potè espandersi grazie anche allo sviluppo di una intelligence specializzata che affiancava le legioni e si avvaleva di figure come gli speculatores, senza contare che fra i più accaniti sostenitori dell’importanza delle informazioni ci fu Giulio Cesare, che escogitò un suo personale codice di crittografia per mascherare il significato dei suoi dispacci.

Il ruolo delle spie crebbe sempre più anche nei successivi confronti fra gli stati europei medievali e moderni, e in particolare assurse a paradigma in alcuni casi specifici.

Come il lungo confronto tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano per il dominio del Mediterraneo, che presupponeva tutto un sottobosco di informatori e sabotatori sparsi nei porti e che portò nel 1539 la Serenissima a istituire la figura degli “inquisitori di Stato” a capo dello spionaggio e controspionaggio per sventare complotti fomentati dai turchi e spesso anche dai francesi.

O come la sfida fra l’Inghilterra della regina Elisabetta e la Spagna di Filippo II, che vide in prima fila il capo dei servizi d’informazione inglesi, Sir Francis Walsingham, nel raccogliere e classificare tutte le informazioni provenienti dal continente sulla preparazione dell’Invencible Armada, infine sconfitta nel 1588 dai galeoni della Royal Navy. Nel dipanarsi delle guerre e rivoluzioni dei secoli XVIII e XIX i servizi segreti delle maggiori potenze avevano già completato la loro evoluzione in termini di “doppia vocazione” per la sicurezza interna e lo spionaggio militare rivolto all’estero.

La Russia degli Zar, con la sua polizia segreta detta Terza Sezione, dal 1826, poi nota come Ochrana, perseguitava anarchici e dissidenti in patria e anche nel resto d’Europa, nell’ambiente degli esuli, esattamente cone nel secolo successivo avrebbe fatto il KGB con i dissidenti antisovietici. Nel frattempo, lo spionaggio estero assumeva perfino venature di esplorazione geografica, nell’avventurarsi di agenti militari inglesi e russi in concorrenza per la penetrazione in Asia Centrale, nel proverbiale “Grande Gioco” della grande regione tra Afghanistan e Turkestan.

Così come nella febbrile attività di agenti italiani nel Corno d’Africa, all’ombra dell’imperatore etiopico Menelik e della disfatta di Adua del 1896. A partire dalla Prima Guerra Mondiale, nuovi settori della tecnica militare, dalla radio all’aviazione ai sottomarini, offrirono nuove opportunità anche nel campo della guerra delle informazioni, sia per la ricognizione, sia per l’intercettazione e decrittazione delle trasmissioni nemiche.

Ma il progresso non ha mai messo in ombra il fattore umano, il più imprevedibile, il più decisivo. In Italia lo sviluppo dell’intelligence militare fra il 1890 e il 1918 dovette molto all’iniziativa personale di personaggi intrepidi come il bersagliere Eugenio De Rossi o gli alpini Tullio e Odoardo Marchetti, alfieri dell’attività svolta sul fronte alpino dagli ITO, le stazioni locali dette Informazioni Truppe Operative, in cui fu strutturato nel 1916 il nostro spionaggio militare, senza dimenticare Luisa Zeni, la giovane “Mata Hari” italiana che s’infiltrò in Tirolo.

Sullo sfondo dell’evoluzione tecnologica, mille altre storie si intrecciarono. Alcune drammatiche, come quella di Richard Sorge, la spia sovietica del GRU, il servizio segreto militare tuttora esistente, incistata presso l’ambasciata tedesca a Tokyo, che nel giugno 1941 avvisò Stalin dell’imminenza dell’invasione tedesca dell’URSS, salvo non essere creduto.

Si rifece pochi mesi dopo, quando nell’ottobre 1941 garantì che il Giappone non avrebbe mai attaccato l’Unione Sovietica su un secondo fronte in Asia, consentendo a Stalin di spostare in Europa dalla Siberia e dalla Mongolia le divisioni di rinforzo che salvarono Mosca.

Altre dal lieto fine, come le vicende intrecciate della spia sovietica Rudolf Abel e del pilota dell’aereo spia U-2 Francis Gary Powers, il primo arrestato dall’FBI nel 1957, il secondo abbattuto nel 1960 sopra l’URSS e imprigionato per spionaggio, infine ritornati alle rispettive patrie col celebre scambio di prigionieri del “ponte delle spie” nel 1962, evocato dall’omonimo film di Steven Spielberg. Tra le ardite operazioni del Mossad, il gioco degli infiltrati di Cambridge capitanati da Kim Philby e le paranoie del KGB per un possibile attacco nucleare occidentale ritenuto imminente nel 1983, la Guerra Fredda giunse a esaurimento facendo terminare anche in Italia la stagione delle opposte eversioni.

Emersero i nuovi scenari del terrorismo islamico, culminati con i disastrosi attentati di Al Qaeda dell’11 settembre 2001.

Una catastrofe, quella delle “Due Torri”, che Washington subì anche per la litigiosità e rivalità fra le sue diverse agenzie d’intelligence, specie FBI, CIA ed NSA, e che portò nel 2005 alla creazione della figura del DNI, Director of National Intelligence, proprio per coordinare l’azione dei vari “servizi” americani e la condivisione di informazioni. Se già l’uccisione di Bin Laden, il “principe del male”, nel maggio 2011, costituì un segnale di svolta positiva, sul lato del confronto internazionale l’emergere di Russia e Cina come sfidanti del blocco occidentale a guida americana ha negli ultimi anni rinfocolato anche nello spionaggio le atmosfere da Guerra Fredda.

Gli avvelenamenti degli ex-agenti russi Alexander Litvinenko nel 2006 e di Sergej Skripal nel 2018, l’arresto nel 2010 di una vasta rete di agenti russi dormienti in America, fra cui Anna Chapman, e la fuga dagli USA del funzionario della NSA Edward Snowden nel 2013 parevano già i primi sintomi di un confronto fattosi più serrato e che negli ultimi mesi abbiamo visto esplodere in Ucraina.

Ed è proprio alla luce degli sviluppi attuali della geopolitica mondiale che il libro di Molteni può porsi come punto di riferimento e utile manuale per organizzare una visione d’insieme dell’evoluzione dell’intelligence, e dei suoi influssi sui principali avvenimenti militari e politici, dalle origini fino al primo ventennio di questo XXI secolo.

 

Segnalazione ristampa

“Storia dei servizi segreti”

di Mirko Molteni

(edizioni Newton Compton)

in libreria dal 29 luglio 2022

 

 

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