Zelensky: le armi occidentali sono insufficienti a sconfiggere la Russia

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(aggiornato alle ore 22.30)

Probabilmente punta a ottenere ancora più aiuti militari mette le mani avanti in vista del tracollo del suo esercito nel Donbass. Di certo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha usato mezzi misure ieri nell’affermare che la sostanziosa assistenza militare che gli Stati Uniti e gli alleati della NATO stanno fornendo all’Ucraina non è sufficiente a sconfiggere la Russia.

“Gli USA stanno aiutando l’Ucraina, aiutando molto, ma non è abbastanza per vincere”, ha detto Zelenskyy alla CNN affermando che l’Ucraina non vuole che altri paesi combattano nel suo territorio, ma ha sottolineato che gli Stati Uniti come economia mondiale possono aiutare l’Ucraina sia con le armi che con le finanze e influenzare le decisioni di altri paesi europei per sostenerla meglio.

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A conferma delle perplessità che cominciano a circolare sempre più fitte a Washington e negli ambienti militari statunitensi circa il sostegno in armi a Kiev, la scorsa settimana il capo di stato maggiore dell’US Army, il generale James McConville, ha affermato che il governo ucraino vorrebbe elicotteri d’attacco e sistemi di difesa antimissilistica, ma più sistemi d’arma gli ucraini ottengono dagli Stati Uniti e dagli alleati, “più ne chiedono.”

Kiev ha già ricevuto armi per 8 miliardi di dollari dagli USA 8inclusi i 400 milioni resi noti oggi che includono altri 4 lanciarazzi HIMARS, 1.000 colpi di artiglieria da 155 millimetri, 3 veicoli tattici, sistemi radar, pezzi di ricambio e altre attrezzature militari) ma è difficile anche gli statunitensi (come hanno ammesso fonti dell’intelligence militare) sapere che fine hanno fatto gli equipaggiamenti consegnati tra voci di traffici illeciti di armi e corruzione negli apparati militari ucraini che dovrebbero gestirli.

Il 6 luglio Zelensky aveva annunciato l’intenzione di dispiegare entro quest’anno in tutto il territorio nazionale equipaggiamenti “basilari” contro gli attacchi missilistici e ha chiesto la “comprensione” degli alleati occidentali perché dotino il Paese del materiale moderno necessario allo scopo. “E’ un compito primario per il nostro Stato – dice – dare la sicurezza di base agli ucraini, una protezione di base contro gli attacchi missilistici già quest’anno. Ma portare a termine questo compito non dipende solo da noi, dipende anche dalla comprensione delle nostre necessità fondamentali da parte dei nostri alleati”, ha detto Zelensky.

Dopo l’annuncio della fornitura di due batterie missilistiche da difesa aerea NASAMS, ora il presidente ucraino sembra chiedere agli alleati e soprattutto agli USA uno “scudo” contro missili balistici e da crociera basato probabilmente su sistemi del tipo Patriot o  THAAD del valore di miliardi di dollari per proteggere tutto il territorio ucraino e in grado di colpire bersagli anche nello spazio aereo russo con le relative implicazioni politico-strategiche.

Il 27 giugno fonti di stampa a Washington avevano anticipato la volontà dell’amministrazione Biden di fornire all’Ucraina sistemi antiaerei avanzati NASAMS e ulteriori complessi d’artiglieria, obici M777 e lanciarazzi campali multipli.

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I guai di Zelensky non riguardano solo le armi ma anche il consenso interno alla guerra, specie sul fronte dell’arruolamento di massa.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto il 6 luglio  di riferire sulla decisione annunciata dal ministero della Difesa di impedire agli uomini fra i 18 e i 60 anni di lasciare la propria residenza senza un permesso speciale del distretto militare di zona nel timore che molti cercano di nascondersi per sfuggire al reclutamento di massa specie dopo che anche i reportage di giornali statunitensi hanno reso noto che reparti composti da coscritti poco e male armati e privi di addestramento sono stati inviati in prima linea nel Donbass.

“Ho incaricato il ministro della Difesa, il capo di Stato maggiore generale e il comandante in capo delle Forze armate di riferirmi tutti i dettagli riguardanti la decisione di approvare la procedura per l’ottenimento di alcuni permessi per coscritti e riservisti”, ha affermato Zelensky. L’annuncio ha provocato molte polemiche in Ucraina e il presidente ha reagito nella serata di ieri chiedendo allo Stato maggiore dell’esercito di non prendere iniziative di questo tipo senza consultarlo in futuro.

 

La reazione di Mosca

Di certo i russi hanno mostrato molte armi occidentali recuperate nelle postazioni ucraine espugnate nel Donbass e altri ingenti quantitativi affermano di averli distrutti o catturati.

Oggi il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov, ha reso noto che nella regione costiera di Odessa, le forze russe hanno distrutto due installazioni del sistema missilistico antinave Harpoon inviate dal Regno Unito mentre  seguito di un “attacco ad alta precisione” delle forze aerospaziali russe nella città di Kramatorsk, nella regione di Donetsk, sono stati distrutti due lanciatori del sistema missilistico balistici a corta raggio Tochka-U (SS21 Scarab) e sono stati eliminati “più di 150 nazionalisti”.

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Il 6 luglio i russi avevano annunciato di aver distrutto due lanciarazzi campali multipli statunitensi HIMARS forniti all’esercito ucraino insieme a un grande deposito di munizioni presso Soledar. “Presso il villaggio di Malotaranovi, nella repubblica popolare di Donetsk, due lanciarazzi Himars e due depositi di munizioni a loro associati sono stati distrutti con missili di precisione lanciati da aerei”, aveva affermato Konashenkov.

Da quanto reso noto gli ucraini avevano in dotazione 8 HIMARS più 4 annunciati oggi che arriveranno nelle prossime settimane. Konashenkov ha rivendicato anche la distruzione di un grande deposito ucraino di munizioni sulla linea del fronte, vicino alla città di Soledar, che avrebbe fatto esplodere 1.500 proiettili d’artiglieria e 100 razzi anti tank di “fabbricazione straniera”. Inoltre la difesa russa afferma che un suo caccia Su-35 ha abbattuto due elicotteri d’attacco Mi-24 e un caccia Su-25 ucraino durante una battaglia aerea nel sud dell’Ucraina.

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“Se il flusso delle armi occidentali all’Ucraina metterà a repentaglio la nostra situazione strategica e la nostra difesa, allora prenderemo serie misure” ha detto l’ambasciatore russo nel Regno Unito, Andrei Kelin, in una intervista all’agenzia Reuters all’indomani delle dimissioni del premier Boris Johnson.

Il 4 luglio il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, ha reso noto che l’Ucraina aveva già ricevuto più di 28 mila tonnellate di armi e munizioni dai Paesi occidentali.

“L’Occidente collettivo, nella speranza di allargare il conflitto in Ucraina, continua le consegne su larga scala di armi al regime di Kiev”, ha affermato Shoigu. “Secondo i dati disponibili, parte delle armi straniere fornite dall’Occidente all’Ucraina si stanno diffondendo in tutta la regione del Medio Oriente e finiscono anche sul mercato nero”, ha sottolineato il ministro.

Il 27 giugno Oleg Morozov, deputato della Duma di Stato di Russia Unita, aveva dichiarato che le forniture di sistemi di difesa antimissile all’Ucraina “ci costringerà a lanciare attacchi preventivi sulle linee di rifornimento e di consegna e sui punti di schieramento della difesa missilistica”.

 

Le prossime forniture

Quanto alle più recenti forniture di armi occidentali, oltre a quelle anticipate oggi dagli Stati Uniti (qui la lista completo degli aiuti militari forniti fino9ra dagli USA all’Ucraina), a Berlino l’Unione cristiano-democratica (Cdu) e Unione cristiano-sociale (Csu), in opposizione al governo, chiedono che la Germania fornisca all’Ucraina 200 blindati da trasporto truppe Fuchs, in servizio nel proprio esercito dal 1979. La richiesta è stata presentata al Bundestag. Come riferisce il quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il capo di Stato maggiore della Difesa tedesco, il generale Eberhard Zorn, ha già escluso che i Fuchs possano essere consegnati all’Ucraina poiché l’esercito tedesco dispone di 825 esemplari di questi blindati in diverse versioni. “Abbiamo bisogno di questi mezzi e, al momento, non vedo alcuna possibilità di cederli” all’Ucraina.

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Fino a oggi l’Olanda ha consegnato all’Ucraina aiuti militari per un valore di oltre 172,7 milioni di euro. Lo ha annunciato ieri il ministro della Difesa olandese, Kajsa Ollongren, in una lettera alla Camera dei rappresentanti, come riferisce il sito Nos. Ollongren ha assicurato che il governo olandese continuerà a compiere sforzi per un ulteriore sostegno all’Ucraina.

La ministra delle Difesa ha aggiunto che dall’Olanda arriveranno altri 3 obici corazzati Pzh-2000 (nella foto sopra esemplari dell’Esercito Italiano) oltre ai 5 già forniti a Kiev. L’Olanda, insieme alla Germania (che ha fornito altri 7 Pzh-2000) garantirà l’addestramento necessario agli artiglieri ucraini.

Ollongren ha anche spiegato che la fornitura di aiuti militari per ora ha ripercussioni “accettabili” sull’esercito olandese, ma ha aggiunto che sta diventando sempre più difficile reintegrare le armi fornite agli ucraini a causa “dell’aumento della domanda globale che si traduce in tempi di consegna più lunghi e prezzi più elevati”.

Un problema che riguarda in realtà ormai quasi tutte le forze armate europee. Il 3 luglio Il nuovo primo ministro australiano, Anthony Albanese, ha promesso oggi di aumentare il supporto militare all’Ucraina, compresa la consegna di nuovi veicoli blindati, durante il primo viaggio a Kiev di un capo di governo australiano. “L’Australia annuncerà oggi ulteriori 100 milioni di dollari in aiuti militari, portando il nostro supporto complessivo a quasi 390 milioni di dollari”, ha detto durante una conferenza stampa con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev.

Albanese ha detto che Canberra fornirà “14 veicoli blindati in più e altri 20 veicoli protetti Bushmaster”, oltre a droni e assistenza alle guardie di frontiera ucraine.

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Il 29 giugno il ministro della Difesa norvegese, Bjorn Arild Gram, aveva annunciato che avrebbe donato 3 lanciarazzi campali multipli M270 grazie a una collaborazione con il Regno Unito che ha rimesso in condizioni operatuve i tre esemplari dei 12 immagazzinati dell’Esercito Norvegese. Oslo ha già fornito a Kiev una ventina di obici semoventi d’artiglieria da 155 mm M109.

La Gran Bretagna si è impegnata il 5 luglio a inviare all’Ucraina 10 nuovi sistemi di artiglieria semovente, precisando che le nuove forniture di armi e munizioni “arriveranno nei prossimi giorni e settimane”. Si tratterebbe di obici da 155 mm AS90 dei quali il British Army impiega circa 90 esemplari in 3 reggimenti e per addestramento e formazione mentre quasi altrettanti sarebbero in riserva e potenzialmente cedibili a Kiev.

 

Le operazioni nel Donbass

Dopo la caduta di Lysychansk alcuni analisti statunitensi e britannici avevano ipotizzato che i russi potessero temporaneamente rallentare offensiva nell’Ucraina orientale per riorganizzare le forze in vista dell’attacco a Slovyansk e Kramatorsk.

Una “pausa operativa” immaginata dall’Institute for the Study of the War (ISW, palesemente “militante” al fianco degli ucraini) che non avrebbe comportato “la completa cessazione delle ostilità con le forze russe impegnate in azioni offensive su scala relativamente piccola mentre cercheranno di stabilire le condizioni per operazioni offensive più significative” e ricostruire la necessaria potenza di combattimento.

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Il ministero della Difesa russo aveva del resto reso noto che “le unità che hanno svolto missioni di combattimento… stanno adottando misure per recuperare le proprie capacità di combattimento. I militari hanno l’opportunità di riposare, ricevere lettere e pacchi da casa”, si legge nella dichiarazione, citata dall’agenzia di stampa statale russa Tass.

Oggi però i report ucraini riferiscono che le truppe russe hanno lanciato attacchi di artiglieria a sud di Barvinkovo, hanno bombardato Nikopol e Novopavlivka, nonchè diversi insediamenti a nord-ovest di Slovyansk. Attacchi che indicherebbero il tentativo di aggirare Barvinkovo da est per avanzare a sud-est verso Slovyansk.

“C’è una possibilità realistica che l’obiettivo tattico immediato della Russia sia Siversk”, nel Donetsk, “mentre le sue forze cercano di avanzare verso il loro più probabile obiettivo operativo dell’area urbana di Sloviansk e Kramatorsk”, si legge nell’aggiornamento odierno del bollettino dell’intelligence britannica.

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In quella zona, secondo fonti delle milizie della Repubblica popolare di Luhansk citate dalla TASS, un convoglio che trasportava “mercenari” georgiani che combattono al fianco delle truppe di Kiev è stato distrutto nei pressi di Seversk. La fonte ha aggiunto che “i mercenari si stavano ritirando a bordo di auto e furgoncini quando sono stati colpiti dall’artiglieria”. Il convoglio è stato incendiato e le vittime sarebbero almeno 30.

Lo stato maggiore delle forze armate ucraine ha riportato che le truppe russe continuano ad avanzare sul fronte di Bakhmut. La pausa dei russi sembra essere durata davvero poco anche per l’arrivo di forze fresche che hanno avvicendato i reparti impegnati a lungo nelle battaglie di Severdonetsk e Lysychansk.

Foto: Ministero Difesa Russo e Ministero Difesa Ucraino, Lockheed Martin ed Esercito Italiano

 

 

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