Gli USA cambiano linea ogni giorno in MO: un’ambiguità pericolosa – Gaiani a Liberti Media

La politica estera di Donald Trump sembra muoversi lungo un filo sottile, dove minacce militari e aperture diplomatiche si alternano nel giro di poche ore. Una strategia che, secondo l’analisi del direttore di Analisi Difesa Gianandrea Gaiani, rischia di alimentare più incertezza che deterrenza.
Dopo i nuovi raid americani e le dichiarazioni sull’Iran, il presidente statunitense continua infatti a oscillare tra la disponibilità al negoziato e il ricorso alla forza. Un atteggiamento che rende difficile comprendere quale sia la reale linea di Washington: ottenere la pace attraverso la pressione militare o preparare un’escalation. La stessa ambiguità emerge anche sul fronte ucraino.
Dopo aver criticato Volodymyr Zelensky sostenendo che Kiev non avesse le carte per imporre le proprie condizioni, Trump ha successivamente annunciato nuovi aiuti militari e ulteriori sanzioni contro Mosca. Un cambio di rotta che, osserva Gaiani, viene percepito dal Cremlino come un segnale di scarsa affidabilità negoziale. Anche il dossier iraniano riflette questa impostazione.
Da un lato il presidente americano afferma di essere pronto a colpire duramente Teheran; dall’altro lascia intendere che un’intesa sia ancora possibile. Nel frattempo il mercato energetico reagisce a ogni dichiarazione, con il prezzo del petrolio che oscilla in funzione delle prospettive di guerra o di dialogo.
Secondo Gaiani, questa continua alternanza di messaggi è ormai diventata una cifra stabile della politica estera americana. Una tattica che può produrre vantaggi nel brevissimo periodo, ma che rischia di indebolire la credibilità degli Stati Uniti e di rendere ancora più instabili gli scenari internazionali.
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