Deep State: il potere invisibile che governa l’America secondo Mike Lofgren

 

 

Dagli apparati di intelligence al complesso militare-industriale, dalle grandi banche alla Silicon Valley: un’analisi dei meccanismi di potere che condizionano le scelte strategiche degli Stati Uniti.

 

Chi governa realmente gli Stati Uniti? E fino a che punto l’alternanza tra Democratici e Repubblicani è in grado di modificare gli indirizzi fondamentali della politica estera, militare ed economica americana?

Sono queste alcune delle domande attorno alle quali si sviluppa Deep State. Anatomia del potere invisibile americano, il saggio di Mike Lofgren, pubblicato originariamente negli Stati Uniti nel 2016 e ora disponibile in edizione italiana per Edizioni Imprimere.

L’autore non è un osservatore esterno al sistema che descrive. Per ventotto anni Lofgren ha lavorato al Congresso degli Stati Uniti, gli ultimi sedici come analista senior presso le Commissioni bilancio della Camera e del Senato. Un’esperienza che gli ha permesso di osservare dall’interno i processi decisionali di Washington, con particolare attenzione alle spese militari, alla sicurezza nazionale e ai rapporti tra amministrazione federale e interessi privati.

La sua tesi è tanto semplice quanto controversa: accanto alle istituzioni costituzionali americane esiste una struttura di potere relativamente permanente, capace di conservare orientamenti strategici e interessi consolidati indipendentemente dagli esiti elettorali. Lofgren la definisce Deep State, Stato profondo.

 

Un sistema di potere, non una cospirazione

Uno degli aspetti più significativi del libro è la volontà dell’autore di distinguere il concetto di Stato profondo dalle interpretazioni complottistiche che hanno progressivamente conquistato spazio nel dibattito pubblico.

Nella ricostruzione di Lofgren non esiste necessariamente una cabina di regia clandestina, né un’organizzazione segreta che impartisce ordini all’intero apparato statale.

Il Deep State americano sarebbe piuttosto il risultato storico dell’integrazione tra specifiche istituzioni governative e alcuni dei principali centri di potere economico del Paese.

Al suo interno l’autore individua il Pentagono, le agenzie di intelligence, settori dell’amministrazione federale e del sistema giudiziario, in stretta relazione con i grandi contractor della difesa, Wall Street e l’industria tecnologica.

Un sistema alimentato da interessi convergenti, rapporti professionali, circolazione delle élite e continuità burocratica.

 

Il complesso militare-industriale e la sicurezza nazionale

Per i lettori interessati alle questioni militari e strategiche, uno dei nuclei più rilevanti dell’opera riguarda il rapporto tra il Dipartimento della Difesa, l’industria degli armamenti e la politica estera americana.

Lofgren riprende il celebre ammonimento pronunciato da Dwight Eisenhower nel suo discorso di commiato del gennaio 1961, quando il presidente uscente mise in guardia gli americani dall’influenza che il complesso militare-industriale avrebbe potuto esercitare sulle istituzioni democratiche.

Secondo l’autore, quella preoccupazione avrebbe trovato concreta espressione nei decenni successivi.

La progressiva estensione della presenza militare statunitense nel mondo, il peso degli appalti pubblici, la crescente privatizzazione di attività legate alla difesa e all’intelligence e il passaggio di funzionari e dirigenti tra amministrazione e industria avrebbero contribuito a consolidare una struttura difficilmente modificabile attraverso i normali meccanismi della competizione politica.

Particolarmente interessanti sono le pagine dedicate alle guerre successive all’11 settembre 2001 e alle contraddizioni tra i costi sostenuti dagli Stati Uniti e i risultati strategici conseguiti.

Lofgren si interroga inoltre sul ruolo di AFRICOM e sulla crescente importanza dell’Africa nella competizione tra Washington e Pechino. Nella sua interpretazione, la lotta al terrorismo non esaurisce le motivazioni della presenza militare americana nel continente, dove assumono rilievo anche l’accesso alle risorse e il confronto geoeconomico con la Cina.

Ne emerge una domanda centrale: quanto delle decisioni di politica militare risponde a esigenze effettive di sicurezza nazionale e quanto, invece, alla necessità di preservare apparati, investimenti e interessi ormai strutturalmente consolidati?

 

Intelligence, tecnologia e continuità strategica

L’indagine si estende anche alla trasformazione tecnologica del sistema di sicurezza americano.

La Silicon Valley, secondo Lofgren, è progressivamente diventata una componente essenziale del Deep State, grazie alla crescente dipendenza delle agenzie governative da infrastrutture informatiche, strumenti di analisi dei dati e tecnologie di sorveglianza sviluppate dal settore privato.

Le rivelazioni di Edward Snowden e il ruolo della National Security Agency costituiscono alcuni dei riferimenti attraverso i quali l’autore esamina questo intreccio.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la sorveglianza. Coinvolge la capacità delle grandi imprese tecnologiche di influenzare le priorità strategiche dello Stato e il progressivo assottigliamento dei confini tra interessi pubblici e privati.

La forza interpretativa del volume risiede proprio nel tentativo di considerare questi fenomeni come parti di un unico sistema, anziché come anomalie indipendenti.

 

Un libro del 2016 che interroga l’America contemporanea

L’impianto originario dell’opera rispecchia necessariamente il contesto politico e strategico nel quale fu elaborato. Le analisi delle spese militari, delle personalità istituzionali e degli equilibri internazionali devono quindi essere lette anche alla luce delle trasformazioni intervenute nel decennio successivo.

L’edizione italiana offre però due contributi che ne ampliano la prospettiva. Nell’introduzione scritta appositamente per questa pubblicazione, Mike Lofgren torna sulla propria interpretazione dello Stato profondo, interrogandosi sulle trasformazioni del sistema americano durante le presidenze di Donald Trump e sul mutamento dei rapporti tra potere politico, grandi interessi economici e apparati istituzionali.

Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes, firma invece una prefazione che inserisce il fenomeno dello Stato profondo in una riflessione più ampia sulla continuità delle istituzioni, sulla ragion di Stato e sulla struttura del potere nelle democrazie contemporanee.

Ne deriva una prospettiva che non interessa soltanto gli Stati Uniti, ma anche i Paesi europei e, in particolare, l’Italia, storicamente inserita nel sistema di sicurezza e nelle relazioni strategiche americane.

Deep State è un’opera dalla marcata impostazione critica, le cui interpretazioni possono naturalmente essere discusse. Il suo interesse non risiede nella pretesa di offrire una spiegazione definitiva dei processi decisionali statunitensi, ma nella capacità di collegare sicurezza nazionale, industria militare, finanza e tecnologia all’interno di una stessa cornice analitica.

Per chi si occupa di difesa, intelligence e relazioni internazionali, il volume offre dunque un’occasione per interrogarsi su un problema fondamentale: dove termina il potere delle istituzioni formalmente responsabili delle decisioni politiche e dove comincia quello delle strutture permanenti che contribuiscono a determinarle?

 

 Mike Lofgren
Deep State. Anatomia del potere invisibile americano
Edizioni Imprimere, 2026
Collana Oltreoceano
Prefazione di Lucio Caracciolo
Introduzione all’edizione italiana di Mike Lofgren
Traduzione di Giorgia Durigon
ISBN 979-12-985859-9-7

Prezzo: Euro 25

Ordinalo a questo link

 

 

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password