L’Aviazione Italiana 1940-1945

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Per lunghi e sanguinosi anni, aerei ed equipaggi italiani hanno affrontato nemici troppo potenti, sostenendo uno sforzo disumano grazie a un coraggio e a un senso del dovere che paiono oggi incredibili: uniche risorse capaci di sopperire all’arretratezza dell’Italia al confronto con colossi come Impero Britannico, Stati Uniti e Unione Sovietica. Gli aviatori italiani fecero miracoli con vecchi biplani Fiat contro gli Hurricane della RAF, si lanciarono con improvvisati ma efficaci aerosiluranti Siai-Marchetti contro massicce navi da guerra. E a un passo dal crollo finale, seppero affrontare con sparuti caccia Macchi e Reggiane le possenti Fortezze Volanti americane che demolivano le città del Belpaese. Dopo il maldestro armistizio dell’8 settembre 1943, un nuovo dramma: la divisione dell’aviazione sui due versanti della penisola. La Regia al Sud, a fianco degli anglo-americani, e al Nord l’effimera Aeronautica Repubblicana, a seguire le sorti ormai segnate di Mussolini. Commilitoni divisi da una diversa valutazione degli eventi, ma tutti accomunati da un sincero amore per il proprio Paese. Durante la Seconda guerra mondiale l’Italia poté costruire poco più di 10.000 aerei, una piccola flotta rispetto ai 100.000 degli alleati tedeschi, ai 120.000 britannici e ai ben 280.000 americani. Pochi furono quelli di tipo moderno, arrivati al fronte troppo tardi per sperare di mutare le sorti. Dalle desolazioni sabbiose della Libia alle vallate dell’Albania, dalle steppe innevate della Russia ai cieli familiari di casa, l’aviazione italiana si sacrificò oltre i limiti del possibile, stretta in una morsa senza scampo.

Prefazione di Gregory Alegi
La difficoltà di spiegare, senza scadere nella banalità o nel pregiudizio politico, come un’Aeronautica in grado di portare 24 idrovolanti attraverso l’oceano Atlantico fino a New York (19 luglio 1933) non potesse dieci anni dopo opporsi al bombardamento di Roma (19 luglio 1943) è uno degli ostacoli che deve affrontare chi si accinga ad affrontare una storia complessiva della Regia Aeronautica nella Seconda guerra mondiale. La domanda fu sostanzialmente elusa (quando non aggirata scaricando le colpe sui capi politici o militari, con polemiche sin troppo aspre) dai primi autori postbellici, un atteggiamento mutuato talvolta inconsapevolmente dalle opere a essi direttamente o indirettamente ispirate. A partire dagli anni Settanta una nuova generazione (anzi, la prima) di studiosi per così dire “laici”, non coinvolti personalmente o ideologicamente nei fatti, è andata ricostruendo in modo dettagliato e obiettivo molti aspetti di quella guerra, privilegiando le carte d’archivio. I risultati, spesso notevoli, hanno portato a una comprensione molto più profonda degli eventi, dissipando gradualmente (e non sempre in senso positivo) molti luoghi comuni senza però sfociare nella revisione delle storie generali. A questo difficile compito si è accinto Mirko Molteni, lavorando a ritmo serrato nell’arco di pochi mesi a questo volume d’ambiziosa ampiezza. A conferma del suo coraggio l’autore include poche illustrazioni, ribellandosi giustamente alla dittatura dell’immagine imposta dalle considerazioni commerciali che finiscono per rendere possibili solo le opere di taglio modellistico. Rispetto alla precedente generazione di storie generali della Regia Aeronautica nella Seconda guerra mondiale, il suo lavoro si distingue soprattutto per tre aspetti. Il primo è la sintesi, con il lodevole sforzo di ricomprendere in un solo volume l’intero arco cronologico 1940-45, contro i due e quattro che il solo 1940-43 aveva richiesto a Santoro e Arena. Il secondo è la scorrevolezza della scrittura, dovuta all’estrazione giornalistica anziché militare o professionale. Il terzo è l’ampio ricorso alla memorialistica per mettere al centro delle vicende esposte nomi, cognomi, sensazioni. Per fare questo Molteni ha scorso con attenzione i numerosi volumi e articoli pubblicati con ritmo proporzionale all’estinguersi della generazione degli ex combattenti e protagonisti di quella guerra. Ne esce fuori un racconto “dal basso”, molto vicino alla realtà operativa e dunque diverso dall’anonimato imposto agli autori precedenti dalla mancanza di fonti o dalla presunta inopportunità di soffermarsi sui singoli in una guerra che fu di organizzazioni e di masse. Talvolta questo può diventare un limite, come nei casi nei quali le testimonianze manchino (si pensi all’epopea del trasporto aereo, inesistente nel 1940 e cresciuto nel 1943 a stormi interi e a diversi decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare) oppure quando sui ricordi tardivamente raccolti si sovrappongano interpretazioni non sempre di prima mano sedimentatesi negli anni. In ultima analisi, quello che la scelta memorialistica permette di aggiungere nel senso del “clima” e della autorappresentazione rischia però di togliere sulle questioni di fondo che a essa meno si attagliano. È il caso delle interminabili vicende dei concorsi nei quali, in piena guerra, i vertici si impantanarono senza riuscire a decidere di mettere in produzione non gli inesistenti aerei perfetti ma più semplicemente quelli pronti e idonei. Esemplare la storia dei caccia della cosiddetta “serie 5”: quasi due anni buttati per non prendere atto del ritardo del Fiat G.55, vincitore predestinato di una surreale gara da tempo di pace, e della follia di disperdere i pochi motori Daimler Benz DB605 su tre diversi tipi di velivoli anziché concentrarli sull’unico che era possibile mettere in produzione immediatamente (per la cronaca: il Macchi C.205V). Lo zelo con il quale Molteni ha affrontato le operazioni dal punto di vista dei combattenti dimostra tuttavia che il tempo è maturo per affrontare questi argomenti cruciali per completare la narrazione con l’altra metà della vicenda. Sino a quel momento, in queste pagine è possibile riascoltare le voci dei protagonisti per comprendere l’impatto sulle loro vite di scelte non fatte o troppo a lungo rinviate.

 

Ufficio

Mirko Molteni, Nato a Desio nel 1974 e giornalista per vari quotidiani nazionali (La Padania, Libero, Italia Oggi), collabora con varie testate specializzate di aeronautica e cose militari (Volare, Ali antiche, RID), oltre che con il Museo dell’Aviazione Volandia, presso Malpensa.

Mirko Molteni
L’Aviazione italiana 1940-1945
Azioni belliche e scelte operative

Prefazione di Gregory Alegi
Odoya editore
Luglio 2012
648 pagine
28 Euro

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