F-35: “road map” a ostacoli

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Intervista al Segretario Generale della Difesa, generale di Squadra Aerea Claudio Debertolis

 

Una volta usciti dalle catene di montaggio di Cameri, all’inizio del 2015 i primi 3 caccia “stealth” Lockheed Martin F-35A CTOL a decollo convenzionale per l’Italia (60 quelli previsti), appartenenti al lotto di produzione “a basso rateo” n.6,  saranno inviati presso il centro di addestramento negli Stati Uniti per iniziare la formazione dei piloti e degli specialisti. Nel 2016 saranno seguiti dai primi 2 di un successivo gruppo di 3 esemplari, sempre CTOL, del lotto n.7. Il primo F-35A si schiererà sulla base di Amendola dell’Aeronautica Militare nel marzo 2016, mentre il primo F-35B STOVL a decollo corto e atterraggio verticale (30 fra Marina e Aeronautica), il cui contratto d’acquisto è previsto nel 2015, comincerà ad operare dalla base di Grottaglie a partire dalla seconda metà del 2018. Intanto sono già state ordinate alcune componenti degli aerei per i successivi lotti n.7 (3, come s’è detto) e n.8 (da 4 a 6), aerei che saranno contrattualizzati in via definitiva rispettivamente nel 2013 e 2014 e consegnati all’Italia nel 2016 e 2017. Questo, dopo il taglio di 41 esemplari deciso a febbraio dal Governo, il nuovo programma di acquisto del Joint Strike Figher come l’ha illustrato in un’intervista ad “Analisi Difesa” il capo del Segretariato Generale della Difesa (e Direzione Nazionale Armamenti) del Ministero della Difesa generale Claudio Debertolis. Il quale, affrontando il nodo dei costi, ha chiarito la questione degli 80 milioni di dollari al pezzo dei primi 3 F-35A annunciati in Parlamento, apparsi subito troppo irrealistici. Quel costo, ha riconosciuto, si riferiva a una pianificazione ormai superata dalle vicende del programma e verteva sul solo aereo “nudo”. Aggiornando i prezzi e aggiungendo tutte le altre voci di spesa, il costo di questi primi JSF italiani in realtà sarà più del doppio.

Impegnato in prima persona in quella che ha definito una “continua battaglia” con Lockheed Martin, il Capo di Segredifesa ha ammesso le criticità del fronte industriale del programma. L’impianto Final Assembly and Check-Out (FACO) sulla base aerea novarese partirà a regime ridotto, con inevitabili aggravi di costo cui si aggiunge per il Governo – che li ha spesi – l’onere di recuperare i circa 800 milioni di euro investiti per realizzare la struttura. Più ottimistiche invece per Debertolis le prospettive di partecipazione al programma delle altre aziende, Finmeccanica e non, cui finora dagli USA sono arrivati contratti di fornitura per quasi 650 milioni di dollari a fronte della previsione di un ritorno industriale complessivo entro il 2026 (ma senza alcuna garanzia da parte americana) di circa 13 miliardi di dollari, pari al 77% del nostro impegno finanziario globale nel programma.

Non mancheranno tuttavia di avere conseguenze almeno indirette sul nostro Paese i nuovi contrasti fra Pentagono e Lockheed sulla conduzione complessiva del programma, con una sovrapposizione di attività che porta a risultati negativi sul piano del costo-efficacia. In 11 anni il costo de programma JSF è aumentato a una media giornaliera di 40 milioni di dollari. L’Italia comincerà ad acquistare  la versione STOVL quando – secondo le previsioni del bilancio della Difesa 2013 dalla Casa Bianca – il costo medio dell’aereo “nudo” (in gergo “Recurrent Fly-away Cost”) sarà di 137,1 milioni di dollari, per scendere poi a 125,1 nel 2016 e a 118.8 nel 2017.

Il Pentagono è preoccupato fra l’altro per le difficoltà di sviluppo del software dell’aereo, la non corretta pianificazione de collaudi, la vulnerabiltà ai “cyberattack” del sistema logistico integrato, e da ultimo, dopo la distruzione in Afghanistan di 8 Harrier schierati su una base avanzata da parte di una pattuglia appiedata di Talebani, per le prospettive operative della versione “expeditionary” STOVL.

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Silvio Lora LamiaVedi tutti gli articoli

Nato a Mlano nel 1951, è giornalista professionista dal 1986. Dal 1973 al 1982 ha curato presso la Fabbri Editori la redazione di opere enciclopediche a carattere storico-militare (Storia dell'Aviazione, Storia della Marina, Stororia dei mezzi corazzati, La Seconda Guerra Mondiale di Enzo Biagi). Varie collaborazioni con riviste specializzate. Dal 1983 al 2010 ha lavorato al mensile Volare, che ha anche diretto per qualche tempo. Pubblicati "Monografie Aeree, Aermacchi MB.326" (Intergest) e con altri autori "Il respiro del cielo" (Aero Club d'Italia). Continua a occuparsi di Aviazione e Difesa.

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