LA LIBIA E’ ORMAI IN MANO AD AL-QAEDA

MoD

(aggiornato ore 23,30) Dopo l’intervento francese in Mali che ha costretto molti miliziani di al-Qaeda a lasciare il Paese africano, la Libia è diventata la principale base dell’organizzazione terroristica nella regione. E’ quanto ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence libica al Daily Beast. “La Libia è diventato il quartier generale di Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi)”, ha detto la fonte, riferendo di tre nuovi campi dei terroristi aperti nelle ultime settimane nel sud del Paese. Fonti occidentali non hanno voluto commentare la minaccia posta dai jihadisti, sottolinea oggi il quotidiano Usa, ricordando però come la scorsa settimana sia stato invece il Presidente del Ciad, Idriss Deby, a denunciare l’inerzia del governo di Tripoli contro i combattenti, accusati di usare la Libia come terreno di addestramento delle nuove reclute, minacciando così la sicurezza della regione. Accuse respinte dal governo libico, che ha smentito l’arrivo dal Mali dei jihadisti. Sempre secondo una fonte dell’intelligence libica, dopo l’attacco dello scorso settembre al consolato Usa di Bengasi, un numero crescente di jihadisti libici sarebbe passato proprio sotto il comando di Aqmi. Secondo la fonte, lo stesso attacco contro il consolato americano non sarebbe stato ordinato o progettato direttamente da Aqmi, ma l’organizzazione terroristica avrebbe avuto un ruolo nella decisione di colpire l’obiettivo statunitense. Decisione presa da un comitato di leader jihadisti egiziani e libici e che ha visto coinvolte “cellule radicali di diverse milizie rivoluzionarie di Bengasi”.
Il Paese nordafricano è del resto in preda al caos. Cirenaica e Fezzan sono da tempo fuori controllo e anche la Tripolitania è in mano alle milizie tribali che da settimane assediano il Parlamento e i più importanti ministeri. La vicenda, che si protrae da settimane, era collegata all’approvazione della legge che sancisce l’esclusione dalla vita politica dei dirigenti che abbiano avuto ruoli di responsabilità nel regime del defunto rais Muammar Gheddafi. Ma, nonostante la legge sia stata approvata domenica, gli ex ribelli hanno continuato l’assedio, chiedendo le dimissioni del premier Ali Zeidan. Questa mattina erano arrivate le dimissioni delministro della Difesa Mohamed al-Barghati (nella foto) che poi, accettando il forte invito del premier a rimanere al suo posto, le ha ritirate. Le motivazioni del gesto le aveva spiegate lo stesso al-Barghati, quando si era detto costretto, nonostante il parere contrario dei suoi colleghi di governo, alle dimissioni. Quel che appare evidente è la resa dello Stato alle milizie. Cosa testimoniata dalle parole dello stesso ministro della Giustizia, Salah al-Marghani, che rivela come ancora questa mattina due pick-up dei miliziani, con tanto di cannoni antiaerei puntati contro le finestre, erano nel cortile interno del palazzo che ospita gli uffici del guardasigilli. E le sue parole sono l’ennesima conferma di una impotenza evidente: ”Se questa situazione continuerà, saremo costretti a studiare la possibilità di spostarci in un altro quartiere, forse anche in un’altra città più sicura”.

(Con fonti TMNews e Ansa)

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