Coordinamento Adriatico recupera gli archivi della miniera di Arsia

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All’inizio dell’amministrazione italiana (1918-1945) fu costituita la “Società Anonima Carbonifera Arsa” con sede a Trieste. In un primo periodo nella Società investono capitali diverse banche e singoli, per un breve lasso di tempo persino la FIAT, mantenendo la precedente società Trifailer pur sempre il 40% delle azioni.

L’archivio della Miniera di Arsia ricondizionato da Coordinamento Adriatico, Gruppo Historia Pordenone e Disma Treviso, contiene la documentazione delle opere di bonifica nella valle dell’Arsa e in quella di Carpano che rendono quindi possibile negli anni 1936-1937 la costruzione del nuovo abitato di Arsia nelle vicinanze dello omonimo pozzo. L’insediamento per circa 4.000 minatori è stato progettato dall’architetto triestino Gustavo Pulitzer Finali. La piazza cittadina con l’imponente chiesa di Santa Barbara, protettrice dei minatori, domina l’abitato fornito di tutte le strutture necessarie, persino di una piscina all’aperto di dimensioni olimpiche.

All’inizio degli anni Quaranta, nelle vicinanze del Pozzo Littorio, a Piedalbona sorge un nuovo abitato su disegno dell’architetto Eugenio Montuori. Si distinguono particolarmente la palazzina direzionale, la piazza e la chiesa di San Francesco.

Tutti questi successi furono offuscati da una parte, dalla grande tragedia del 28 febbraio 1940, quando nell’esplosione del grisou perirono in miniera 186 minatori e oltre un centinaio furono i feriti, e dall’altra parte, dallo scoppio della seconda guerra mondiale.

Nel 1942 la miniera riuscì ad ottenere la produzione record di 1.158.000 tonnellate, per poi scendere rapidamente, specie dal 1943 in poi in conseguenza degli avvenimenti bellici.

L’archivio di Arsia contiene, tra gli altri documenti, la documentazione della miniera del periodo italiano e della transizione alla Jugoslavia le S chede anagrafiche comprendenti gli anni dal 1935 al 1945 (periodo italiano e transizione), per complessivi 7 metri lineari ed una stima di oltre 8.680 pezzi e le  Schede  personali  comprendenti  gli  anni  dal  1919  al  1960 (periodo italiano e jugoslavo)  conservati  in  un  mobile  a  cinque  cassetti  comprendenti   ciascuno  tre  file  di  schede. La  stima  è  di  oltre 20.000 schede.

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