I curdi si ritirano. le truppe di Baghdad occupano Kirkuk

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La Coalizione e soprattutto gli Stati Uniti, “protettori” della causa curda in Iraq e Siria, restano neutrali nello scontro che oppone Baghdad a Erbil per il controllo della città petrolifera di Kirkuk costringendo i peshmerga a ritirarsi.

Sembra infatti esserci proprio l’abbandono da parte di Washington dietro la decisione delle autorità del Kurdistan iracheno di rinunciare a combattere e ritirare le proprie forze da Kirkuk lasciando la città e i tre importanti siti petroliferi alle truppe irachene e alle milizie scite.

Dopo una mattinata di scontri di cui Analisi Difesa ha dato conto con molti aggiornamenti, ieri l’esercito iracheno ha preso il controllo totale della città in mano ai peshmerga dal giugno 2014, quando le truppe irachene fuggirono di fronte all’avanzata dello Stato Islamico.

La resistenza dei curdi è stata minima e il primo bilancio ufficiale riferiva di dieci morti tra i peshmerga e 27 feriti anche se dozzine di combattenti curdi risultano “dispersi” e almeno dieci sarebbero stati decapitati dalle milizie scite secondo la tv curda Rudaw.59e46ffefc7e93ce0c8b4567

In poche ore le truppe regolari e le Unità di Mobilitazione Popolare filo-iraniane sono riuscite a prendere il controllo dell’aeroporto civile e militare mentre i reparti anti-terrorismo della polizia federale si sono poi spinte fino a conquistare i giacimenti di petrolio e gas, la centrale di polizia, la centrale elettrica e il depuratore. Nel pomeriggio i soldati hanno occupato anche il centro città prendendo la sede del governatorato provinciale.

Decine di migliaia i cittadini curdi (che rappresentano oltre 300 mila degli 850 mila abitanti della città) che hanno lasciato la città fuggendo verso Erbil e Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno.

Il governo curdo di Masud Barzani ha accusato il premier iracheno, Haidar al-Abadi, di essersi rivolto ai Guardiani della rivoluzione iraniani per portare avanti “l’attacco militare di ampia portata” e ha accusato il partito dell’Unione nazionale curda, rivale di Barzani nella galassia curda, di aver tradito la causa aprendo le porte ai soldati iracheni con il ritiro dei propri combattenti dagli avamposti a sud di Kirkuk fin dalle prime ore del mattino di ieri.

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Fuggito in Kurdistan anche il governatore provinciale, Najmuldin Karim, membro dell’Unione patriottica del Kurdistan (Upk), che aveva fatto innalzare le bandiere curde accanto a quelle irachene sugli edifici pubblici dopo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan stravinto dai sì il 25 settembre scorso ma considerato illegittimo da Baghdad.

Il comando centrale dei peshmerga ha promesso “di fare pagare un caro prezzo a Baghdad” per l’invasione aggiungendo che l’attacco a Kirkuk, “condotto da forze irachene e milizie addestrate dall’Iran equivale a una dichiarazione di guerra contro il Kurdistan. Siamo rattristati dal fatto che alcuni ufficiali dell’Unione patriottica del Kurdistan (Puk) abbiano collaborato in questo complotto e tradito il Kurdistan abbandonando i check-point”.

In appoggio a Baghdad, la Turchia ha chiuso lo spazio aereo a tutti i voli da e per Erbil e il Kurdistan “D’ora in poi nessun aereo potrà volare verso gli aeroporti del governo regionale del nord dell’Iraq e da lì nessun aereo potrà usare lo spazio aereo turco”, ha detto il vice premier e portavoce del governo di Ankara, Bekir Bozdag.

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Le forze curde si sono ritirate di fatto senza opporre alcuna resistenza benchè nei giorni scorsi avessero fatto affluire 6mila rinforzi con unità corazzate. Ieri mattina le autorità di Erbil si erano riunite con esponenti della Coalizione sperando evidentemente in un intervento (politico se non militare) di Washington e dell’Occidente.

La Coalizione internazionale a guida Usa impegnata a combattere lo Stato Islamico ha preso però le distanze annunciando la propria neutralità. ”Le forze della Coalizione e i suoi consiglieri non stanno sostenendo le attività del governo dell’Iraq o del governo regionale del Kurdistan vicino a Kirkuk, ma sono consapevoli di un limitato scontro a fuoco prima dell’alba del 16 ottobre”, si legge in un comunicato.

Non si è trattato di ”attacchi”, ma di ”malintesi”, prosegue il comunicato che cerca ovviamente di minimizzare gli scontri e la crisi interna all’Iraq

”La Coalizione sta monitorando i movimento dei veicoli militari e del personale nelle vicinanze di Kirkuk. Questi movimenti di veicoli militari sono, finora, movimenti coordinati e non attacchi”, si legge nel documento.

Iraqi forces drive towards Kurdish peshmerga positions on October 15, 2017, on the southern outskirts of Kirkuk. The presidents of Iraq and Iraqi Kurdistan held talks to defuse an escalating crisis, after a deadline for Kurdish forces to withdraw from disputed positions was extended by 24 hours. / AFP PHOTO / AHMAD AL-RUBAYE (Photo credit should read AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)

La Coalizione ha poi chiesto con forza alle parti coinvolte di evitare un’escalation. ”Continuiamo ad auspicare il dialogo tra le autorità irachena e curda. Tutte le parti devono restare concentrare sulla sconfitta del nostro comune nemico, lo Stato Islamico in Iraq”, prosegue il comunicato.

Nel pomeriggio di ieri anche Donald Trump ha precisato la posizione di Washington affermando che gli Usa non si stanno occupando della crisi tra i curdi e il governo di Baghdad per il controllo della provincia irachena di Kirkuk. “Non siamo coinvolti ma non ci piace il fatto che si stanno confrontando”, ha detto il presidente degli Stati Uniti in una conferenza stampa improvvisata nei giardini della Casa Bianca.

Foto AFP, Getty Images, AP e Reuters

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