Gli incrociatori cinesi Type 055

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Da qualche anno l’attenzione di alcuni esperti “navalisti”, che si occupano dello sviluppo eccezionale della Marina della Repubblica Popolare Cinese (PLAN), si è concentrata sull’entrata in servizio delle quattro unità Type 055, note anche con la designazione NATO di classe “Renhai”e stimate di un dislocamento tra le 10.000 e le 13.000 tonnellate.

Pur potendo considerare queste navi con l’ultimo sviluppo della lunga serie di cacciatorpediniere, che Pechino ha costruito in questo ultimo decennio, non sono mancati studiosi che vedono nel Type 055 un vero e proprio “incrociatore”, il primo nella compagine marittima del Celeste Impero ed una delle più grandi unità militari costruite in Estremo Oriente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Questa seconda classificazione, pur discutibile, ci convince di più trattandosi di unità molto simili ai “Ticonderoga” della U.S. Navy ed agli “Slava/Moskva” della Marina Russa. Le prime foto satellitari divulgate sui mass-media e la realizzazione di un simulacro a grandezza naturale della sovrastruttura di queste unità presso un centro di studi di architettura navale cinese hanno confermato l’interesse degli specialisti per questa nuova unità maggiore.

La stessa stampa cinese ha chiaramente riconosciuto che le dimensioni ne giustificano la classificazione quale incrociatore indicando in questo tipo di mezzi un sistema d’arma che consente alla Cina di “cambiare le regole del gioco”.

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Il ruolo dei Type 055 nella nuova Marina di una “potenza marittima” in rapido sviluppo ci sembra abbastanza chiaro. Innanzi tutto appare logico dal punto di vista della cosiddetta strategia dei mezzi che una Marina che si è dotata di portaerei pensi anche alla loro protezione in modo da costituire dei “gruppi da battaglia” equilibrati e potenti. Imitando gli americani che destinano almeno un loro incrociatore (CG) ad ogni Carrier Battle Group è probabile che gli ammiragli cinesi abbaino pensato a qualcosa di simile per poter inviare le loro portaerei in giro per gli oceani con buone probabilità di sopravvivenza.

La costruzione di queste prime quattro unità è stata affidata, per due coppie ciascuno, a due dei più rinomati cantieri della Repubblica Popolare, il Jiangnan Shipyard di Shanghai e il Dalian Shipbuilding, che hanno acquisito in questi ultimi anni ottime esperienze nell’allestimento dei nuovi caccia moderni e quindi possono essere considerati fornitori di prodotti altamente affidabili ed all’altezza dei tempi.

La caratteristica più significativa di queste navi è comunque il loro potentissimo e differenziato armamento, che consente loro non solo di assicurare una buona protezione ad una grande unità scortata, appunto una portaerei od una grande unità anfibia, ma anche operando in Task Forces di minor consistenza rappresentare un elemento formidabile di potenza e deterrenza.

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Infatti accanto ad una tradizionale componente artiglieresca, basata su una torre prodiera da 130 mm (il noto pezzo H/PJ-38) e CIWS da 30 mm (H/Pj-11), il 055 è dotato di due depositi/lanciatori (VLS- Vertical Launching System) per missili antiaerei, antinave, antisom e contro costa ciascuno con 64 pozzi sistemati uno a prora ed uno verso poppa, che portano la dotazione di telearmi a ben 128 mezzi, a cui si aggiunge un sistema missilistico antiaereo/antimissile a corto raggio da 24 celle sistemato nel settore poppiero.

E’ anche probabile la dotazione di armi antisommergibili convenzionali (siluri) e forse anche, in futuro, di armi laser. Le relative attrezzature elettroniche appaiono soprattutto dedicate alla difesa aerea con radar sia in banda X che in banda S, ma è anche probabile che queste navi siano dotate di nuovi apparati per la sorveglianza subacquea con ecogoniometri a profondità variabile, che integrano quello sistemato a prora e sistemi attivi di difesa antisiluro.

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Le antenne TLC e ESM appaiono concentrate in un torrione posto sopra l’ampia plancia, anche se alcuni disegni preliminari ci fanno intravedere anche una grossa struttura trapezioidale posta a centro nave in corrispondenza del secondo fumaiolo.

Non sono state divulgate notizie sui loro sistemi di propulsione, ma considerando la sagoma, che appare oggi nelle varie “impressioni artistiche”, possiamo pensare ad un apparato motore COGAG, su quattro turbine a gas operanti su due assi, che potrebbe consentire velocità ed autonomie simili a quelle degli incrociatori americani (oltre 30 nodi di velocità massima e oltre 6.000 miglia di autonomia a 20 nodi).

Qualche fonte indica che le future unità della classe potrebbero essere propulse da “sistemi elettrici integrati” (IEPS) e perfino da reattori nucleari. E’ anche probabile che la gestione dei molti sistemi d’arma di bordo richieda equipaggi piuttosto numerosi (almeno 300 persone), che comunque su un’unità lunga circa 175 m e larga 19/20 dovrebbero avere sistemazioni logistiche sufficientemente confortevoli anche per operazioni piuttosto lontane dalle basi nazionali.

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A nostro parere, concludendo, avere in inventario degli “incrociatori” rappresenta un nuovo ed importante passo in avanti per la PLAN, mettendo questa forza armata in condizione di rispondere meglio alla nuova politica militare cinese con la possibilità di effettuare missioni di “presenza navale” in aree di interesse anche non consuete per la Marina di Pechino, quali quelle sudamericane e quelle africane, con possibili puntate anche fuori degli Oceani Indiano e Pacifico, dove oggi le flotte cinesi composte ormai da una trentina di moderni caccia e di grandi rifornitori di squadra possono esercitare una pressione marittima in linea con gli obiettivi di politica estera del grande paese.

Potrebbe non essere quindi una visione fantastrategica vedere in un futuro non molto lontano un incrociatore cinese anche in Mediterraneo.

Foto: PLAN, Qanzhan e Airbus Satellite Imagery

Pier Paolo RamoinoVedi tutti gli articoli

L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.

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