Quali sono i confini del “Mediterraneo Allargato” ?

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L’espressione geopolitica di Mediterraneo Allargato ha incominciato a prendere piede nella letteratura strategica italiana alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. Pur essendo nata in ambiente marittimo (Istituto di Guerra Marittima, l’IGM di Livorno) probabilmente per la sua sinteticità l’espressione è stata da allora ampiamente usata anche nel mondo politico e diplomatico.

Già dal suo primo apparire la domanda che più frequentemente era posta ai conferenzieri che ne parlavano era quella dei “confini” di questo Mediterraneo Allargato, intesi non come vaghe zone di mare, ma come reali separazioni tra Stati.

La risposta era necessariamente imprecisa in considerazione che la stessa espressione geografica era di volta in volta legata a differenti visioni geopolitiche. Ancor oggi tentare di stabilire dei veri confini alla nostra zona strategica è estremamente complesso in quanto il cosiddetto “Mediterraneo Geografico” che abbiamo ampliato in “Allargato” è pur sempre quel lago dell’Europa Meridionale, che la separa dall’Africa, chiamato dai Latini Mare Nostrum.

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Quindi mentre i confini di questo lago sono geograficamente e politicamente chiari, il suo allargamento ci conduce in aree geografiche estranee alla chiara suddivisione europea.

Quando fu definita (e, ricordo, più a scopo didattico, che geopolitico) l’area in questione ci si limitò a dire che comprendeva quell’area marittima nota ai geografi come “Mediterraneo”, più i mari chiusi adiacenti, l’Adriatico ed il Mar Nero.

Dato il grande interesse del tempo per il Vicino Oriente, il nostro mare fu allargato anche all’intero Mar Rosso e al Golfo Arabo-persico. Oggi il concetto geopolitico della nostra espressione è perfettamente chiaro, ma certamente di difficile gestione unitaria. Né la NATO né l’UE hanno infatti potuto creare un comando unico per l’intera aerea e molti Paesi che vi si affacciano non sono per nulla soddisfatti del ruolo che la nostra espressione geopolitica sembra loro assegnare.

Nella realtà quindi ancor oggi a più di quaranta anni dalla nascita dell’idea di “Mediterraneo Allargato” i suoi reali confini non esistono, ma sono descritti di volta in volta a seconda delle situazioni politico-militari.

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Un esempio viene dal voler includere nella nostra area il Golfo di Guinea (nella foto a lato la fregata Martinengo dislocata in quell’area) , perché oggi fortemente minacciato da fenomeni di pirateria e quindi zona di costante impiego di mezzi di repressione occidentali. Questa variabilità occasionale dei confini comporta continue discussioni ed in parte ha impoverito l’idea geopolitica originale.

Solo per attivare una discussione in merito, chi scrive queste note propone di stabilire quali confini esterni a quelli naturali e nazionali del Mediterraneo Geografico una lunga linea tra il confine iraniano-pakistano ed il Corno d’Africa ad est e la congiungente Azzorre – Canarie ad ovest in modo che il Mediterraneo Allargato abbia una sua fisonomia storica e geografica costante vedendo eventuali occasionali ulteriori allargamenti come vere decisioni politiche governative.

In conclusione dobbiamo convenire che anche il “Mediterraneo Allargato”, come tutte le descrizioni geografiche, debba avere dei confini abbastanza precisi giustificanti l’idea che lo ha creato.

 

Pier Paolo RamoinoVedi tutti gli articoli

L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.

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