La Marina Giapponese avrà di nuovo le portaerei

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Dopo settanta anni dalla loro sparizione  dagli oceani e dalla scomparsa della sua famosa ed efficiente Aviazione Navale, la Marina Giapponese (Japan Maritime Self Defence Forces) ha deciso di dotarsi nuovamente di portaerei. Lo sta facendo con la sua tradizionale politica a basso profilo, in cui i silenzi si mischiano a brevi e sintetiche comunicazioni, soprattutto se si tratta di questioni militari.

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Questa volta ci sono voluti degli anni e si è proceduto in due tempi successivi: il primo tempo è stato caratterizzato dall’annuncio nel Novembre del 2009 dell’impostazione di due nuovi “cacciatorpediniere” dalle dimensioni inconsuete designati tipo “22DDH” o classe Izumo; quindi nel Dicembre del 2018 il Governo di Tokyo ha dichiarato di voler acquistare un certo numero di caccia F35 nella versione “B” ossia in grado di decolli ed atterraggi verticali, questi velivoli saranno imbarcati sulle unità navali predette.

Chiamare “cacciatorpediniere” gli Izumo lascia tutti i cultori di strategia marittima molto perplessi. Si tratta infatti di navi lunghe 248 metri, larghe 38 e dislocanti 19.500 tonnellate scariche (ben 27.000 a pieno carico) e dotate di un ponte di volo continuo da poppa a prua con una “isola” abbastanza grande posta sul lato dritto della nave.

 

Una configurazione quindi più da portaerei leggera (CVL) che da caccia portaelicotteri (DDH) anche se per ora non sembra prevista la costruzione di uno “Ski-jump” per facilitare il decollo dei velivoli STOVL (short take-off vertical landing). L’ampiezza del ponte di volo consente comunque la piena operatività del velivoli F35B Lightning II e probabilmente anche dei V22 Osprey dando a queste unità una particolare valenza nel sostegno di forze anfibie.

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L’autodifesa di queste unità è affidata a due complessi CIWS “Phalanx” ed a due sistemi missilistici a corta portata “SeaRAM”, ma dobbiamo considerare che gli Izumo faranno parte di gruppi d’impiego precostituiti, i cosiddetti Escort Squadron, in cui sono presenti caccia missilistici della classe Hatakaze dotati dei più performanti sistemi missilistici antiaerei (AAW) e antisommergibile (e ASuW) in dotazione alle forze navali giapponesi.

Dotate di un apparto motore COGAG su due assi queste navi possono raggiungere la velocità di 30 nodi, non è noto il dato di autonomia, ma si può ipotizzare che questa non sia troppo inferiore alle 10.000 miglia a velocità economica e che con l’impiego di rifornitori nazionali e/o alleati gran parte del Pacifico Settentrionale sia la possibile area operativa per queste grandi unità.

Dopo questa breve descrizione degli Izumo possiamo addentrarci con un po’ di fantasia strategica alla logica che ha portato a sviluppare un tale tipo di mezzo nel quadro della politica del Giappone. Certamente preoccupati degli sviluppi della Marina Cinese e del riprendere delle attività operative di quella Russa, i governanti di Tokyo hanno capito che investire capitali nel potenziamento delle loro forze navali può garantire una maggior sicurezza non solo ai traffici marittimi nipponici, ma anche al ruolo di importante potenza economica in Asia e nel mondo.

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Queste nuove portaerei possono svolgere un fondamentale compito di “presenza navale” non solo nelle acque costiere, ma anche in aree geografiche molto ampie in cui gli interessi giapponesi possono svilupparsi. Dotare poi queste unità di mezzi aerei performanti e dello stesso tipo di quelli adottati dagli alleati americani consente una più facile integrazione in gruppi d’impiego misti e facilitare l’eventuale scambio di velivoli in particolari situazioni operative.

Riprendere inoltre per l’Aviazione Navale nipponica una capacità offensivo- difensiva in aggiunta a quella quasi esclusivamente antisom finora sviluppata, pur se non raggiungerà i fasti delle antiche tradizioni consentirà alle forze armate giapponesi di svolgere un ruolo internazionale più consono al Paese del Sol Levante, che per economia, demografia e cultura rappresenta una delle grandi Potenze mondiali.

Probabile quindi che si avvicini il superamento dei condizionamenti che la Costituzione pacifista ha imposto negli ultimi cinquant’anni al Giappone e le “portaerei” possono essere funzionali a questo mutamento.

Foto JMSDF e L9ckheed Martin

 

Pier Paolo RamoinoVedi tutti gli articoli

L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.

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