Il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”

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“L’obiettivo principale dell’azione è rappresentato da un casolare, nei cui pressi le forze avversarie hanno costituito un posto comando e trasmissioni, difeso da numerosi elementi armati. Per la sua distruzione impiegheremo due pattuglie, Alpha e Bravo, costituite da 12 uomini ciascuna, che si infiltreranno nel territorio controllato dal nemico rispettivamente via mare, con battelli che si simula rilasciati da un’imbarcazione principale, e a mezzo elicottero. Le due pattuglie si riuniranno in un determinato punto di rendez-vous per una prima azione offensiva di imboscata contro un convoglio avversario e successivamente procederanno verso il target primario”.

Chi parla è un giovane maresciallo dei Carabinieri, frequentatore del corso di “Carabiniere Paracadutista Esploratore” presso il Reparto Addestrativo del 1° Reggimento “Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, reparto di élite ad altissima specializzazione dell’Arma.

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I 24 allievi impegnati nell’esercitazione descritta stanno per affrontare un’attività continuativa sul terreno di 8 giorni che costituisce la pattuglia finale del modulo addestrativo “pattugliatore”. Siamo a circa 7 mesi dall’inizio del Corso Esploratore, riservato a tutti i componenti del reggimento, e questi elementi sono i superstiti degli originali 48 che avevano iniziato l’iter formativo, aspiranti a loro volta già scrupolosamente selezionati su un numero ben più ampio di volontari.

Le asprezze del corso, che prosegue ininterrottamente per circa 10 mesi con la sola pausa dei fine settimane, hanno comportato, fino a questo punto, il dimezzamento del loro numero, destinato peraltro con ogni probabilità a diminuire ulteriormente nelle settimane successive.

Tra gli allievi sono presenti un ufficiale e tre marescialli, le cui doti di comando e leadership saranno scrupolosamente seguite e verificate dagli istruttori, anche se nel corso delle 8 settimane complessive dedicate al modulo pattugliatore i ruoli di comando vengono comunque affidati a rotazione a tutti i frequentatori.

 

Preparazione scrupolosa

L’esercitazione che sta per iniziare è stata preceduta da due giorni di scrupolosa pianificazione che ha coinvolto tutti gli allievi che, tenuti in isolamento in un’apposita area della Caserma Vannucci di Livorno, hanno approfondito tecniche, tattiche e procedure dell’operazione.

A seconda dell’incarico ricoperto all’interno delle pattuglie (comandante, vice comandante, addetto all’attività informativa o alle operazioni, incaricato alle trasmissioni, alla logistica o agli aspetti sanitari, navigatore, conta-passi, scout, tiratore scelto) i militari espongono agli istruttori le funzioni loro assegnate, le procedure adottate, le decisioni assunte, gli aspetti operativi esaminati.

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Moltissimi i parametri di cui tener conto: l’acquisizione ed analisi delle informazioni tattiche disponibili sull’obiettivo e le unità che lo difendono, la pianificazione complessiva dell’operazione, l’attenta preparazione topografica, la predisposizione della maglia radio e le procedure per i collegamenti e le trasmissioni, le precauzioni sanitarie, la preparazione logistica e le procedure per richiedere ed ottenere avio rifornimenti.

E ancora le modalità per il ricongiungimento delle due pattuglie, le tecniche e tattiche di imboscata e di assalto per l’azione diretta, il corretto posizionamento degli elementi incaricati di fornire sicurezza e copertura, l’elaborazione dei piani alternativi di contingenza che tengano conto dei mille potenziali imprevisti e consentano il ripiegamento della pattuglia nei diversi punti di rendez-vous stabiliti e la sua successiva esfiltrazione verso una zona sicura per il suo successivo recupero.

Nessun particolare, anche apparentemente banale, deve essere trascurato. Ad esempio il peso di ogni operatore completamente equipaggiato e comprensivo di zaino (32-35 kg), armi e buffetterie, deve essere verificato esattamente (siamo su valori dell’ordine dei 130-140 kg complessivi a testa) per determinare il piano di caricamento degli elicotteri e di conseguenza calcolare la quantità di carburante necessaria per l’infiltrazione della pattuglia e l’autonomia di volo disponibile.

L’impressione è di grande professionalità, motivazione e determinazione, oltre ad un elevato grado di preparazione raggiunto al termine di un moduolo monotematico, quello di pattugliatore, nel quale i frequentatori hanno posto in essere in sequenza numerose attività continuative di durata e complessità crescente. Si è partiti da semplici esercitazione che coprivano due archi notturni ed uno diurno per passare progressivamente a pattuglie caratterizzate da maggiore complessità e da una fase di pianificazione sempre più ampia ed approfondita.

 

Il Tuscania

Il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” è l’erede diretto della prima unità organica delle aviotruppe italiane, quel 1° Battaglione Paracadutisti Carabinieri Reali costituito a Roma il 1° luglio 1940 e confluito successivamente nella Divisione Paracadutisti “Folgore”.

Addestrato all’aviolancio a Tarquinia, viene inviato in Libia ed impegnato nella sanguinosa battaglia di Eluet el-Asel, in cui resiste per giorni alle forze corazzate britanniche, sacrificandosi quasi al completo. Per tali fatti d’armi la bandiera dell’Arma venne decorata con la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

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Nel dopoguerra l’unità si ricostituisce nel 1951 nell’ambito del Centro Militare di Paracadutismo di Viterbo come Reparto e successivamente Compagnia, per divenire nuovamente Battaglione nel 1963, inserito nella rinata Brigata “Folgore”.

E’ di questi anni la partecipazione dei Carabinieri Paracadutisti alla Compagnia Speciale Antiterrorismo costituita per fronteggiare l’emergenza creatasi con il proliferare degli attentati terroristici in Alto Adige.

Tale reparto, forte di 150 uomini, era composto da personale tratto, oltre che dai Paracadutisti dell’Arma, dal Battaglione Sabotatori Paracadutisti, dagli Alpini, dalla Guardia di Finanza e dal Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Ne era comandante il Capitano dei CC paracadutisti Francesco Gentile, perito tragicamente nel 1967 nel vile attentato di Cima Vallona e Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Con la ristrutturazione dell’Esercito del 1975 il reparto riceve la denominazione di 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, coniugando compiti e missioni tipici delle aviotruppe con le funzioni di polizia, soprattutto per operazioni ad alto rischio finalizzate al contrasto della criminalità organizzata ed in attività di antiterrorismo.

Nel 1982 il battaglione partecipa massicciamente alle operazioni in Libano, dove garantisce la sicurezza dei campi palestinesi alla periferia di Beirut. Tra 1992 e 1994 è ancora una volta chiamato ad operare in Somalia nel quadro della missione “Restore Hope”, assicurando al nostro contingente un apporto costante e qualificato, distinguendosi in numerose azioni di combattimento che gli varranno la Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito alla Bandiera.

Nel 1996 il reparto riceve una terza compagnia operativa e viene elevato al rango reggimentale, assumendo l’attuale denominazione, con la quale sarà presente nelle successive missioni di stabilizzazione nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan ed in tutti i principali teatri operativi in cui sono intervenute le Forze Armate italiane.

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Per questi preziosi contributi la Bandiera di Guerra del Reggimento è stata decorata nuovamente nel 2016 con la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia dal Presidente della Repubblica.

Il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” ricopre un ruolo di spicco nell’organigramma dell’Arma, che ne ha sempre affidato il comando ad ufficiali di altissimo profilo professionale. Non fa eccezione l’attuale comandante, il colonnello Francesco Marra, Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito per i combattimenti al check-point “Pasta” a Mogadiscio e di Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito per le missioni Ifor e Sfor in Bosnia Herzegovina.

Di stanza nella caserma “Vannucci” di Livorno, il reparto è oggi inserito nella 2° Brigata Mobile dei Carabinieri (a sua volta alle dipendenze della Divisione Unità Mobili del Comando Unità Mobili e Specializzate “Palidoro”) insieme con altri due reggimenti, il 7° “Trentino Alto Adige” ed il 13° “Friuli Venezia Giulia”, e con il Gruppo di Intervento Speciale, peraltro formato in gran parte da personale proveniente dai Carabinieri Paracadutisti.

 

Doppia anima

Il “Tuscania”si caratterizza oggi più che mai per una doppia anima, da un lato la veste di corpo di polizia di pronto impiego per missioni ad alto rischio, dall’altro quella di unità militare aviolanciabile di élite, con forti vincoli affettivi ed addestrativi che permangono, anche dopo l’elevazione al rango di Forza Armata dell’Arma dei Carabinieri, con la Brigata Paracadutisti “Folgore”. Si tratta pertanto di un reparto estremamente duttile, dotato di una straordinaria flessibilità di impiego ed in grado di operare con efficacia nella vasta zona grigia compresa tra le funzioni di polizia e quelle militari, un ambito di impiego di grande attualità nei moderni scenari internazionali.

Gli impieghi in entrambi i ruoli sono intensissimi e continui. Elementi del reggimento assicurano i servizi di scorta e protezione nelle sedi diplomatiche a alto rischio, come Libia, Iraq (Erbil e Baghdad), Afghanistan, Somalia e Libano, mentre suo personale altamente qualificato garantisce l’addestramento e l’assistenza in contesti non permissivi a Forze di Polizia di paesi destabilizzati come Iraq, Palestina e Gibuti.

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Nell’ambito delle attività di antiterrorismo in Patria il reggimento fornisce supporto tattico al Gruppo di Intervento Speciale in operazioni speciali di polizia, essendo inserito nei dispositivi UnIS (Unità d’Intervento Speciale) del Ministero dell’Interno.

Dopo gli attentati di Parigi e di Bruxelles, che hanno visto l’insorgere di una minaccia diffusa ed imprevedibile in tutto il continente europeo, il “Tuscania” è stato inoltre chiamato dal Comando Generale dell’Arma a costituire, assieme ad elementi del GIS, delle apposite Task Unit Antiterrorismo (TUAT) di alto profilo qualitativo schierate in punti sensibili ed in occasione di eventi particolari.

Le TUAT sono in grado di affrontare la nuova minaccia rappresentata da attentatori suicidi pronti a colpire obiettivi civili in situazioni di combattimento urbano e di supportare il GIS anche nelle azioni dirette di liberazione ostaggi.

Sempre nella veste di unità specializzata di polizia i Carabinieri Paracadutisti possono essere impiegati in operazioni a supporto dell’Arma Territoriale per il controllo di zone impervie e la ricerca di  pericolosi latitanti, anche con l’apporto di tiratori scelti e di nuclei di sicurezza e bonifica in occasione di grandi eventi o manifestazioni. A questo si aggiunge il compito di fornire l’addestramento specifico ai militari dell’Arma destinati ad operare in missioni all’estero caratterizzate da un livello di rischio particolarmente elevato.

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Nel versante più prettamente militare il reggimento è in grado di svolgere i compiti tipici delle aviotruppe, quali l’occupazione preventiva di punti sensibili in territorio ostile o in contesti non permissivi, l’interdizione e la contro interdizione d’area, la attività di controguerriglia e di contro insurrezione in scenari ibridi ed in missioni di stabilizzazione.

Caratterizzato da elevata mobilità, spiccata capacità di combattimento, accentuata autonomia operativa e grande versatilità di impiego, il “Tuscania” partecipa pertanto ad esercitazioni ed operazioni in Italia ed all’estero che prevedano l’impiego di truppe paracadutiste in situazioni ad elevato rischio operativo, concorre ad operazioni di reazione immediata per la tutela tempestiva degli interessi nazionali e per l’evacuazione di nostri connazionali da Paesi a rischio o da zone di guerra.

Nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale e più in generale nell’esecuzione delle missioni più complesse e riservate affidate al nostro strumento militare, il 1° Reggimento può essere infine impiegato, in virtù delle professionalità acquisite, a supporto delle Forze Speciali in missioni di ricognizione, azione diretta, assistenza militare e controterrorismo, sfruttando le capacità esprimibili nel settore delle Forze per Operazioni Speciali già intrinsecamente possedute e destinate, come vedremo, ad essere potenziate nel prossimo futuro.

 

La struttura

La struttura ordinativa del reggimento prevede un Comando, con le tradizionali Sezioni Personale, OAI (Operazioni Addestramento Informazioni), Logistica, Amministrazione e Sanità, dal quale dipendono il Reparto Addestrativo, il Reparto Supporti ed il  Battaglione Carabinieri Paracadutisti, pedina operativa del reparto su tre compagnie. Va comunque precisato che per molti compiti ed operazioni pressoché tutto il personale del “Tuscania”, circa 500 effettivi, è considerato operativo e viene più o meno regolarmente inviato in missione a rotazione.

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Il Comando di Battaglione dispone ora di una limitata capacità autonoma di pianificazione a livello tattico, grazie alla presenza di un Nucleo Comando Tattico e Pianificazione, di un Nucleo Addestramento Specialistico e di una Sezione Supporto di aderenza, incaricata della gestione dell’armeria e del parco veicoli.

Le tre Compagnie Carabinieri Paracadutisti comprendono ciascuna un piccolo elemento comando e tre Plotoni CC Paracadutisti, a loro volta costituiti da 8 squadre di 4 elementi, un brick secondo la terminologia anglosassone, l’unità basica di impiego particolarmente idonea ad operare nei contesti urbani ed in gradi di essere trasportata da un VTLM “Lince”, il veicolo tattico di utilizzo corrente nelle missioni internazionali.

Il rapporto di inquadramento delle minori unità è particolarmente elevato. In ciascun plotone infatti una squadra è comandata da un ufficiale (tenente) o da un maresciallo esperto, che funge anche da comandante di plotone, mentre le altre sono comunque affidate a sottufficiali: marescialli più giovani, brigadieri o vice-brigadieri.

Ne risulta una struttura dei plotoni altamente modulare e flessibile, al cui interno due o più squadre possono agevolmente raggrupparsi, agli ordini del più alto in grado, per dare vita ad elementi operativi attagliati alle necessità specifiche della missione o per operare autonomamente in compiti particolari, quali scorte, assistenza e cooperazione, sorveglianza e sicurezza.

Per quanto possibile nella pianificazione operativa delle missioni si cerca di mantenere la struttura organica delle squadre e dei plotoni, al fine di sfruttarne le sinergie e gli automatismi che derivano da un lungo operare congiunto. Purtroppo non sempre ciò risulta possibile, soprattutto perché alcune specializzazioni pregiate possono essere richieste con maggiore frequenza ed i relativi operatori essere “cooptati” anche al di fuori del proprio reparto di appartenenza.

Montagna

Le compagnie operano nelle tre dimensioni poiché i plotoni che le compongono, oltre ad una capacità basica relativa ai vari contesti ambientali, sono orientati ad agire in via preferenziale in ambienti operativi diversi: anfibio, montagna e aria.

Un plotone è infatti in grado di muovere in ambito costiero ed in operazioni anfibie con l’utilizzo di battelli pneumatici e gommoni a scafo rigido con motori fuoribordo, un secondo raggruppa il personale con maggiore esperienza specifica nelle operazioni in montagna e che ha frequentato corsi sci e roccia, il terzo è costituito da militari in possesso del brevetto TCL di paracadutismo in caduta libera ad apertura comandata.

All’interno di ciascun plotone sono inoltre presenti elementi specializzati e con qualifiche particolari, organici nelle varie squadre. Tra questi spiccano gli addetti alla bonifica di ordigni esplosivi EOD di 1° e 2° livello e IEDD, il FAC/JTAC (Joint-Terminal-Attack Controller) per il coordinamento degli attacchi aerei di precisione. operatori al designatore laser dei bersagli, tiratori scelti e Soccorritori Militari qualificati presso l’Ospedale Militare del Celio di Roma.

Il Reparto Addestrativo, comandato al pari del battaglione da un ufficiale superiore, garantisce innanzi tutto la selezione e la formazione del personale destinato al reggimento: Ufficiali, Marescialli, Appuntati e Carabinieri. Ciò garantisce una formazione di base omogenea, comune ed aggiornata per far acquisire le capacità e le conoscenze necessarie per agire in un reparto ad alta specializzazione e versatilità operativa, anche in compiti di supporto al GIS, la Forza Speciale dell’Arma. Ciò avviene tramite un processo duro e selettivo lungo 10 mesi e completato con successo in media solo dal 25% circa di chi lo aveva iniziato.

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Al termine i frequentatori divengono paracadutisti militari, conseguono la specializzazione di Esploratore e transitano nella componente operativa, presso la quale risultano immediatamente impiegabili.

Altri corsi specifici sono destinati, come vedremo, al personale destinato agli Squadroni Eliportati Cacciatori, o sono rivolti a giornalisti, funzionari delle Nazioni Unite o dell’Unione Europea ed a diplomatici destinati ad operare in aree ad alto rischio (corsi HEAT/SSAFE).

Il Reparto Supporti, recente trasformazione della precedente Compagnia Comando e Servizi, è anch’esso affidato ad un ufficiale superiore, anche se la sua struttura e l’organico complessivo non sono, almeno al momento, sostanzialmente mutati.

 

Selezione e formazione

Il “Tuscania” seleziona il proprio personale, Ufficiali, Sottufficiali e Carabinieri tutti effettivi e volontari, sia direttamente presso Scuole ed Istituti di formazione (la maggior parte) che da altre Organizzazioni dell’Arma.

Team di dimostratori illustrano il reparto nelle scuole allo scopo di individuare precocemente il personale interessato tra gli elementi più giovani, all’inizio della loro vita nella Forza Armata, allo scopo di abbassare l’età media delle reclute e garantire una permanenza media nei ranghi del reggimento maggiore (attualmente dell’ordine dei 15 anni).

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I volontari che richiedono di accedere alla selezione vengono sottoposti a prove fisiche preliminari da parte degli istruttori del Reparto Addestrativo direttamente presso le scuole. Si tratta innanzi tutto di due test di sbarramento: 35 piegamenti sulle braccia in un minuto e 10 saltelli a corpo teso indietro con distacco da terra (denominati flessioni con lo schiaffo).

Superato questo primo scoglio seguono cinque prove a punteggio crescente, calcolato sulla base della prestazione ottenuta, e riguardanti piegamenti sulle parallele, trazioni alla sbarra, flessioni addominali, salto in alto e corsa piana di 1500 metri.

Per ciascuna prova è fissato un valore minimo, cui corrisponde un punteggio al candidato pari a zero e che comporta l’immediata esclusione dalla selezione, ed un punteggio medio orientativo. La somma dei punteggi medi dei cinque test dà un totale di 1237 punti, il minimo formalmente necessario per il superamento della selezione, superamento possibile anche in presenza di prestazioni di eccellenza in talune prove che compensino deficienze in altre, purché in nessuna si sia ottenuto uno zero.

I valori minimi e medi sono comunque impegnativi e paragonabili a quelli richiesti per l’accesso alle Forze Speciali dell’Esercito. Ad esempio con meno di cinque trazioni alla sbarra si è esclusi, ma il valore medio è di otto, mentre nella corsa si totalizzano zero punti al di sopra dei 6 minuti e 30 secondi, con una media di 5 e 50 di tutto rispetto.

Tuttavia il raggiungimento del valore medio complessivo richiesto di 1237 punti risulta all’atto pratico del tutto insufficiente a garantire il successo del candidato. Infatti i posti da ricoprire in ciascun corso annuale per Carabiniere Paracadutista Esploratore sono molto limitati ed il numero degli spiranti relativamente elevato. Viene pertanto stilata una graduatoria di merito tra gli idonei e di norma per accedere alla formazione risultano necessari circa 1800 punti, un valore molto selettivo e di assoluta eccellenza.

Aviolancio

Il personale così prescelto transita quindi presso il Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento per essere sottoposto a visite mediche, prove attitudinali, test psicometrici e colloqui.

Superato anche questo ulteriore vaglio i candidati raggiungono la sede del reggimento a Livorno dove dovranno ripetere nuovamente le stesse prove fisiche viste in precedenza, con l’aggiunta, tra quelle di sbarramento, di tre test di nuoto: 25 metri a stile libero, 25 a rana e 4 minuti di galleggiamento da fermo in posizione verticale.

A questo punto inizia, a cura degli istruttori del Reparto Addestrativo e all’occorrenza con il concorso di elementi tratti dall’intero reggimento, il corso vero e proprio, suddiviso in due fasi rispettivamente di 11 e 30 settimane.

La prima fase include sette pacchetti monotematici valutativi della durata di una settimana, dedicati ad altrettanti argomenti specifici e che terminano con un esame di sbarramento finale ciascuno.  Sono destinati rispettivamente all’addestramento individuale al combattimento, ai lavori sul campo di battaglia, all’addestramento basico di tiro con armi individuali e di reparto, all’addestramento avanzato di tiro con armi di polizia, all’impiego operativo di corde, alla medicina di urgenza secondo le modalità del Combat Life Saver ed agli atti tattici elementari di complesso minore.

Due ulteriori argomenti formativi, composti da 42 periodi di attività fisica e difesa personale e da 8 periodi di cenni sulle trasmissioni, sono inoltre ripartiti in modo modulate all’interno degli altri pacchetti.

Le prime due settimane in particolare hanno carattere continuativo, sono caratterizzate da un’attività fisica molto intensa e costituiscono un primo essenziale banco di prova delle qualità morali e di saldezza psicologica, prima ancora che fisica, dei candidati ed una accurata verifica delle loro motivazioni.

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Nella seconda, quinta e sesta settimana sono inoltre inserite tre ulteriori prove di sbarramento, il cui mancato superamento comporta la dimissione dal corso. Si tratta di una marcia zavorrata di 10 chilometri con zaino di 10 chilogrammi, da portarsi a termine in meno di un’ora e dieci minuti, il completamento del percorso di guerra C.A.G.S.M. a tempo ed una seconda zavorrata, di 15 km con 15 kg, da concludersi entro 1 ora e 55 minuti.

A questi primi pacchetti monotematici segue il Corso di Addestramento all’Aviolancio con Fune di Vincolo presso il CAPAR di Pisa per ulteriori 4 settimane.

Preceduta dalle prove di ammissione, poco più di una formalità per questi selezionatissimi Carabinieri, la permanenza al Centro sancisce il conseguimento della qualifica di paracadutista con un totale di tre lanci senza equipaggiamento. La specializzazione di paracadutista militare, che richiede due ulteriori lanci con equipaggiamento ed armamento individuale, sarà invece ottenuta successivamente.

 

La Fase 2

La seconda fase del programma di formazione segue immediatamente la prima e comporta un totale di 19 ulteriori pacchetti monotematici valutativi di durata variabile, per un totale di 150 giornate addestrative. Come nella fase precedente al termine di ogni pacchetto è previsto un accertamento teorico-pratico, il cui superamento condiziona il passaggio all’argomento formativo successivo.

Una prima settimana approfondisce le procedure avanzate delle trasmissioni, tre sono dedicate alla topografia, orientamento e navigazione terrestre, una all’elitrasporto, due alle tecniche di sopravvivenza e resistenza agli interrogatori, una alla difesa CBRN e ben otto sono destinate alla formazione del pattugliatore esplorante, elemento caratterizzante della qualifica finale. Sono apprese le tecniche, tattiche e procedure della pattuglia esplorante e da combattimento ed è inclusa una prima formazione basica alle operazioni anfibie. In questo pacchetto, che termina con l’esercitazione continuativa illustrata all’inizio dell’articolo, è inoltre inserita, quale prova valutativa ma non selettiva, una zavorrata di 20 km con zaino da 20 kg.

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Seguono quindi una settimana destinata all’abilitazione alla guida di veicoli, una di approfondimento sugli equipaggiamenti e materiali speciali in dotazione al reggimento, due dedicate all’addestramento avanzato di tiro con armi individuali e di reparto e tre settimane di pattugliamento nei centri abitati, procedure di C-IED per riconoscimento ordigni esplosivi e combattimento in ambienti compartimentali.

In questo pacchetto sono incluse tecniche di combattimento ravvicinato in centri abitati (Close Quarter Battle), di MOUT – Military Operations on Urbanized Terrain, di FIBUA – Fight up in Building Area e di FIWAF – Fight in Wood and Forest. Si tratta di un primo approccio a tematiche fondamentali che saranno approfondite durante la successiva permanenza al reggimento.

La seconda fase prosegue quindi con ulteriori pacchetti monotematici: una settimana destinata all’attività HUMINT di raccolta informativa tattica, una alle tecniche di Polizia Militare, una all’impiego in unità e comandi multinazionali di stabilizzazione quali MSU, le Unità Multinazionali Specializzate impiegate in Bosnia Kosovo e Iraq, e le loro evoluzioni concepite dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea e denominate Stability Police Unit e Integrated Police Unit. In questo pacchetto sono comprese anche le procedure di ordine pubblico.

Fanno seguito due settimane dedicate ai servizi di protezione e scorta in ambienti non permissivi ed una all’addestramento avanzato al tiro, suddivisa in cinque giornate di esercizi complessi a fuoco distribuite in modo modulare secondo necessità.

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Come nella prima fase anche nella seconda sono compresi due ulteriori argomenti inseriti in modo modulare all’interno degli altri pacchetti monotematici. Si tratta di 10 ore settimanali di tecniche di difesa personale e lotta corpo a corpo con tutto l’equipaggiamento indossato, secondo le modalità del Metodo di Combattimento Militare, e di 4 ore settimanali di attività fisica.

Compatibilmente con lo svolgimento di questo complesso ed articolato iter addestrativo viene inoltre conseguita la specializzazione di “paracadutista militare” con l’esecuzione di ulteriori due lanci con equipaggiamento ed armamento individuale.

La seconda fase formativa si conclude quindi con una settimana di valutazioni teorico-pratiche ed accertamenti finali che, se superati felicemente, portano alla conquista dell’agognato basco amaranto con la fiamma argentata dell’Arma, al conseguimento della qualifica di Carabiniere Paracadutista Esploratore ed al successivo transito nel Battaglione.

 

Un iter costantemente aggioirnato

Va notato che i contenuti generali del corso sono spesso soggetti ad aggiustamenti e modifiche, dettate dalle esperienze operative riscontrate. Esiste infatti una continua osmosi tra la componente operativa e quella addestrativa, che può pertanto mantenere aggiornato il syllabus formativo secondo le esigenze concrete delle missioni in corso.

A tale riguardo già dal 2009 tutti i corsisti hanno frequentato moduli per il controllo del fuoco di supporto secondo le modalità E-CAS (Emergency Close Air Support), un corso di procedure di contrasto alla minaccia IED ed uno di contrasto alla guerriglia insurrezionale (COIN). Grande cura viene posta nelle tecniche di tiro, costantemente aggiornate, mentre la sempre maggiore complessità e diversificazione del parco automezzi fa propendere invece per uno spostamento alla fase di specializzazione del conseguimento delle relative patenti di guida.

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Per quanto possibile nell’ambito del pacchetto esploratore viene poi impartita agli allievi una prima formazione basica iniziale sulle tecniche di arrampicata e di movimento in montagna, destinata ad essere approfondita in seguito ed estesa all’ambiente innevato.

Il superamento del corso di Paracadutista Esploratore costituisce inoltre pre-requisito essenziale per l’accesso all’altro reparto di élite dei Carabinieri, il Gruppo di Intervento Speciale.

Anche se oggi l’ingresso in questa prestigiosa unità non richiede più una permanenza minima di alcuni anni presso il “Tuscania”, tutti i volontari che aspirano al ruolo di Incursori dell’Arma debbono aver preventivamente superato con successo il Corso Esploratore prima di poter frequentare  il corso basico di operatore del GIS, un modulo avanzato di sei mesi incentrato, tra l’altro, sulle tecniche di tiro operativo ravvicinato in presenza di ostaggi, di lotta corpo a corpo, maneggio esplosivi e servizi di protezione e scorta.

Tradizionalmente la prima fase della formazione di Carabiniere Paracadutista Esploratore iniziava in settembre e terminava, con il corso di paracadutismo, a ridosso delle festività natalizie, mentre la seconda seguiva immediatamente all’inizio del nuovo anno, per terminare a fine luglio.

Il mutamento dei calendari scolastici degli enti addestrativi ha costretto il reggimento a spostare in avanti anche la propria programmazione, con la prima fase che si estende ora dai primi di novembre agli inizi di febbraio (con l’interruzione delle vacanze natalizie) e la seconda che termina alla fine di agosto. Ciò provoca diverse difficoltà nella programmazione delle ferie e dei turni di riposo e recupero degli istruttori del Reparto Addestrativo, un problema non certo di poco conto che potrà trovare una soluzione soddisfacente solo con un adeguato incremento del loro numero, provvedimento quanto mai necessario ma di ardua realizzazione, stante il perdurante ritmo frenetico di impiego del personale del “Tuscania”.

 

Impiego e formazione continua

La formazione dell’Esploratore non termina certamente con il conseguimento della qualifica, ma   prosegue costantemente, compatibilmente con gli impegni operativi sempre più pressanti ed estesi.

Sulla base delle esigenze organiche e delle doti e predisposizioni dei singoli durante la permanenza al reparto gli operatori vengono infatti inviati presso enti addestrativi e centri di alta formazione, sia nazionali che esteri, per ricevere nell’arco di 1-3 mesi ulteriori qualifiche e specializzazioni, sia individuali, per ricoprire incarichi specifici, che ambientali, per essere inseriti all’interno dei singoli plotoni, orientati ad agire in ambienti operativi specifici.

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Tra le molte specializzazioni previste spiccano per importanza quelle sanitarie. Oltre alla figura del Soccorritore Militare già citata, figurano quelle più approfondite di Special Medic First Responder e di Combat Medic, conseguite presso l’ISTC della NATO di Pfullendorf. Di grande rilievo anche le specializzazioni legate alle tematiche degli ordigni esplosivi improvvisati che prevedono le successive qualifiche di artificiere EOD di 1° e 2° livello, artificiere IEDD ed istruttore C-IED.

Grande attenzione viene dedicata al tiro di precisione, da sempre eccellenza del reggimento, con corsi di Tiratore Scelto e di Combat Sniper/Sharp Shooter, mentre nell’ambito della cooperazione aerea vengono formati vari team JTAC che fanno capo ad un operatore qualificato FAC, il controllore aereo avanzato, e ad un Laser Operator per la designazione dei bersagli.

Singoli elementi frequentano poi l’arduo corso di sopravvivenza operativa e resistenza agli interrogatori di Pfullendorf, dove sono inviati anche i quadri del reparto per il corso SOTG Ops Plan sulla pianificazione delle operazioni a livello di cellula di comando di Task Group.

Altri corsi specialistici seguiti in Italia sono quelli della branca informazioni (operatore Humint, analista di interlligence, specialista Osint sull’analisi delle fonti aperte ed interrogatore di personale catturato), quelli legati al paracadutismo (corsi TCL per lanci ad apertura comandata, di istruttore di paracadutismo sia con Fune di Vincolo che TLC e di Direttore di Lancio), e quelli relativi alla difesa CBRN.

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Presso il Centro di Addestramento Alpino dell’Arma si svolgono poi corsi di rocciatore e sciatore, suddivisi su tre livelli, basico intermedio ed avanzato, di quattro settimane ciascuno e destinati soprattutto al personale appartenente ai plotoni “montagna” delle compagnie.

L’ultima specializzazione che si è aggiunta recentemente a questo lungo elenco è quella di pilota di aeromobili a pilotaggio remoto, visto l’impiego ormai generalizzato dei droni di sorveglianza.

Durante tutta la permanenza presso il reggimento il personale prosegue l’attività didattica con cicli periodici di addestramento di mantenimento per consolidare, approfondire ed incrementare il bagaglio professionale a disposizione del reparto.

Tale processo continuo si attua a livello individuale, con corsi di durata variabile per l’aggiornamento di qualifiche e specializzazioni dei singoli operatori, e di reparto, secondo un programma addestrativo settimanale finalizzato al mantenimento delle capacità di base e di settore, con esercitazioni di durata compresa tra 1 e 5 giorni.

A questo si aggiunge un programma addestrativo pianificato su base annuale di pacchetti monotematici complessi, volti al mantenimento, aggiornamento ed implementazione delle capacità di settore.

Tali pacchetti, della durata variabile tra 5 e 30 giorni, possono riguardare, a titolo esemplificativo, i servizi di protezione in ambiente non permissivo, corsi avanzati CQB/SFAUC (Special Forces Advanced Urban Combat), approfondimenti sul Sistema Militare di Combattimento Corpo a Corpo, tecniche di pattuglia da combattimento impegnata in operazioni di interdizione e contro interdizione d’area, mobilità anfibia di superficie e con gommoni e battelli, corsi sci e roccia di mobilità in ambiente montano estivo ed invernale.

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E ancora addestramento avanzato al tiro, pianificazione operativa con il metodo MDMP – Military Decision Making Process, Combat Sniping, corsi di guida per veicoli tattici e speciali (primo tra tutti il VTLM Lince), approfondimenti sanitari di Combat Life Saver, addestramento congiunto con il GIS per il supporto tattico alle FS dell’Arma in scenari complessi di controterrorismo, corsi di lingua inglese, francese o arabo, corsi approfonditi di difesa CBRN e per operazioni in ambiente contaminato. A suggello di questo continuo processo il reggimento partecipa frequentemente ad esercitazioni complesse in ambito NATO, Unione Europea, Nazioni Unite, Multinazionali o interforze.

Come accennato in precedenza gli istruttori del “Tuscania” provvedono anche alla selezione e formazione del personale dell’Arma assegnato agli Squadroni Carabinieri Eliportati Cacciatori di Calabria, Sardegna, Sicilia e Puglia. Gli allievi, tutti volontari, sono inizialmente sottoposti ai test ed alle prove fisiche previste per le nostre aviotruppe e successivamente avviati a frequentare un corso formativo di otto settimane incentrato su tattiche di pattuglia, procedure di sorveglianza, tecniche di tiro operativo, combattimento corpo a corpo ed elitrasporto.

 

Armi ed equipaggiamenti

Per svolgere i propri variegati compiti sia militari che di polizia Il “Tuscania” dispone di numerosi equipaggiamenti speciali e di un’armeria di battaglione particolarmente ben fornita.

Nell’impiego militare l’arma lunga utilizzata, con piena soddisfazione degli operatori, è la carabina M-4 calibro 5,56 mm nella versione prodotta dalla Bushmaster, caratterizzata dal mirino anteriore abbattibile, ed a cui viene spesso agganciato il lanciagranate da 40 mm M203 a colpo singolo.  Il fucile Beretta SCP-70/90 è invece relegato esclusivamente alle attività di formazione iniziale dei nuovi allievi.

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Secondo la tipologia della missione alla carabina M-4 possono essere applicate differenti ottiche di tiro ed ausili al puntamento. Per il combattimento ravvicinato e situazioni di CQB sono in genere preferiti i visori olografici EOTech, concepiti in particolar modo per il tiro a breve distanza e che consentono un’acquisizione immediata ed istintiva del bersaglio con entrambi gli occhi aperti.

Per impieghi più generali l’ottica di riferimento è rappresentata dal robustissimo ed eccellente Trijicon ACOG 4×32, di norma accoppiato ad un piccolo mirino reflex montato superiormente ed utilizzato per il puntamento alle distanze più brevi. Come marcatore e per l’utilizzo notturno con NVG all’arma viene aggiunto anche un puntatore laser AN/PEQ-2 che si affianca alle torce elettrice a luce bianca, estesamente impiegate in tutte le situazioni.

E’ poi in corso di acquisizione il visore israeliano MEPRO MOR che racchiude in un unico apparato un’ottica reflex, un puntatore laser visibile per impiego urbano ed uno IR per utilizzo notturno e operazioni covert, con sensibili risparmi di peso e maggiore compattezza.

Il mirino olografico EOTech o il nuovo MEPRO sono utilizzati anche sulle pistole mitragliatrici calibro 9 mm Parabellum della gamma HK MP-5, tuttora estesamente impiegate, anche nella versione silenziata, nelle missioni di controterrorismo in ambito nazionale.

A tale riguardo da segnalare la recente acquisizione di un buon numero di pistole mitragliatrici ottenute con la conversione delle carabine M-4 al calibro 9 mm.

La modifica, realizzata dalla Nuova Jager di Basaluzzo, consente di impiegare per compiti di polizia un’arma che presenta le stesse caratteristiche e modalità di impiego del fucile d’assalto, consentendo quindi all’operatore di mantenere gli automatismi e la memoria muscolare già acquisiti.

Per restare al 9 mm segnaliamo che tra le armi corte, accanto alla Beretta 92 SB di dotazione standard, il reparto utilizza le Glock 17 e le più compatte Glock 19.

Per compiti di supporto sono presenti le ben note mitragliatrici leggere Minimi in versione Para con calcio retrattile, sia in calibro 5,56 che 7,62 mm, quest’ultima molto apprezzata per la maggiore potenza della munizione, in grado di perforare molte protezioni ed ostacoli insuperabili per il calibro minore.

Per il tiro di precisione la preferenza del reggimento ricade sul fucile a ripetizione ordinaria della britannica Accuracy in calibro .308, mentre le armi installate sui Lince, veicoli che hanno completamente rimpiazzato le blindo Puma per l’impiego tattico in aree ad alto rischio, comprendono le intramontabili mitragliatrici MG-42/59 e Browning M2, rispettivamente nei calibri 7,62 e 12,7 mm.

A queste si aggiunge il lanciagranate automatico GMG da 40 mm della Heckler & Koch. Anche per queste armi sono previsti moderni sistemi di puntamento ed illuminazione, per incrementare la precisione e la selettività del tiro. Nel settore controcarro le capacità del reparto sono al momento affidate essenzialmente al Panzerfaust 3 e, ad esaurimento, all’Apilas, in attesa forse di sistemi più evoluti.

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Degna di nota la sperimentazione in corso della Nj-15 della Nuova Jager, sostanzialmente un clone della famiglia M-4 nel nuovo calibro .300 Aac/Blackout dotata di moderatore di suono incorporato e mirino a punto rosso Aimpoint Micro T-2, un’ottica particolarmente resistente del peso di soli 100 grammi.

Le prime risultanze sarebbero estremamente positive, anche se va sottolineato che l’arma non è destinata a rimpiazzare il calibro 5,56 e le carabine M-4,  ma sarebbe impiegata in situazioni particolari e compiti specifici, ad esempio quale seconda dotazione dei tiratori scelti, da utilizzarsi  soprattutto in ambiente urbano.

Gli equipaggiamenti individuali degli operatori rappresentano lo stato dell’arte del settore, con porta piastre modulari di produzione SOD e Tasmanian Tiger, molto versatili e dotati, oltre che delle fettucce del sistema Molle per l’aggancio degli accessori, anche di tasche stretch per porta caricatori.

Per la protezione del capo gli elmetti balistici per aviolancio LBA modello Mach III stanno rimpiazzando gradualmente i precedenti Mach II.

Realizzato in fibra aramidica con taglio alto che consente una più agevole integrazione delle cuffie della MSA utilizzate per le comunicazioni e la compressione dei rumori eccessivi, il Mach III presenta l’aggancio anteriore per sistemi di visione notturna e slitte laterali di tipo Picatinny per il montaggio di ulteriori accessori, quali mini torce, luci di identificazione tattica e microcamere.

Completa la dotazione individuale l’eccellente radio multi banda AN/PRC148, ricaricabile ed utilizzabile anche da bordo dei mezzi grazie ad un apposito integratore veicolare. Disponibile in gran numero, viene assegnata abitualmente a tutti gli operatori, là dove altri reparti, anche molto blasonati, debbono invece affiancarla alle Motorola o alle PRR. Per comunicazioni a lunga distanza sono presenti le abituali Thales TRC-3700 portatili, operanti nella banda HF.

 

Conclusioni

L’eccellenza della formazione del personale e la modernità di armi e dotazioni dovrebbero facilitare il programmato ingresso del Reggimento nel novero delle Forze per Operazioni Speciali.

Nel prossimo futuro infatti l’impegno del “Tuscania” a supporto delle Operazioni Speciali dovrebbe aumentare sensibilmente e non essere più limitato alla sola cooperazione con il GIS in ambito Forza Armata.

La prevista trasformazione in Forze Speciali degli attuali due reggimenti di Forze per Operazioni Speciali dell’Esercito (4° Reggimento Alpini Paracadutisti e 185° RRAO) fa sorgere la necessità, anche nell’ottica di un potenziamento complessivo del settore, di individuare nuovi reparti in grado di svolgere compiti di supporto alle Forze Speciali in ambito interforze e sotto il comando operativo del COFS, , il Comando Interforze  delle Operazioni delle Forze Speciali.

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A tale riguardo il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti dovrebbe rendere disponibile per questa tipologia di impiego, dopo opportuna validazione da parte del COFS, un complesso minore di livello compagnia, fornito a rotazione dal battaglione.

Nonostante l’onerosità del compito, che si aggiunge ad un carnet di impegni già molto vasto e articolato, il “Tuscania” possiede indubbiamente le professionalità necessarie ad affrontarlo nel migliore dei modi.

Qualche ritocco dovrebbe essere apportato al corso di Carabiniere Paracadutista Esploratore, per rendere i nuovi operatori immediatamente impiegabili anche nel nuovo ruolo.

La prima parte rimarrebbe immutata, mentre la seconda verrebbe incrementata a 40 settimane, con maggiore enfasi, anche dottrinale, posta sulle Operazioni Speciali e sui temi relativi all’impiego più prettamente militare e di combattimento, soprattutto in ambito urbano. Ulteriori pacchetti addestrativi riguarderebbero poi le operazioni anfibie, le trasmissioni e l’impiego degli esplosivi. Tali modifiche porterebbero ogni corso annuale ad accavallarsi per alcune settimane con il successivo, una problematica forse gestibile con un’accurata pianificazione degli impegni addestrativi.

 

Nonostante che il Reggimento continui a far fronte ad ogni impegno con grande professionalità ed abnegazione da parte dei suoi componenti, il ritmo di impiego del reparto, soggetto ad un’attività operativa frenetica e costante, appare oltremodo logorante. Mediamente circa un terzo degli effettivi risulta assente, inviato in missioni della durata anche di 4-6 mesi, mentre non sono rari i casi di elementi che transitano, quasi senza soluzione di continuità, da un teatro operativo all’altro.

Ciò rende difficile la corretta programmazione dell’attività addestrativa di mantenimento e soprattutto incide pesantemente nella vita personale, familiare ed affettiva dei singoli.

Un incremento della consistenza numerica del “Tuscania” si rende pertanto quanto mai necessario ed urgente. Certo i potenziali aspiranti non mancherebbero in un bacino, quello dell’Arma, vasto e variegato. La creazione di una quarta compagnia operativa o addirittura di un secondo battaglione nell’ambito reggimentale appaiono obiettivi non irrealizzabili, soprattutto il primo, che potrebbe realizzarsi in tempi brevi e con aggravi assai limitati.

Foto Arma dei Carabinieri, 1° Reggimento Tuscania e Alberto Sxarpitta

 

Alberto ScarpittaVedi tutti gli articoli

Nato a Padova nel 1955, ex ufficiale dei Lagunari, collabora da molti anni a riviste specializzate nel settore militare, tra cui ANALISI DIFESA, di cui è assiduo collaboratore sin dalla nascita della pubblicazione, distinguendosi per l’estrema professionalità ed il rigore tecnico dei suoi lavori. Si occupa prevalentemente di equipaggiamenti, tecniche e tattiche dei reparti di fanteria ed è uno dei giornalisti italiani maggiormente esperti nel difficile settore delle Forze Speciali. Ha realizzato alcuni volumi a carattere militare ed è coautore di importanti pubblicazioni sulle Forze Speciali italiane ed internazionali.

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