La dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea

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L’approccio operativo ai conflitti presenti e futuri non può prescindere dallo studio e dalla comprensione della dottrina militare russa contemporanea, sia che Mosca si palesi quale tradizionale avversario dell’Occidente, sia che ne diventi un potenziale alleato in chiave anti-jihadista. In questa prospettiva il gen. Gerasimov, capo di Stato maggiore della Difesa russo, ha espresso una serie di idee e postulato una serie di argomenti relativi alle modalità della guerra moderna, che assurgono a guida della strategia militare all’epoca di Putin.

Il testo, elaborato a seguito di un meticoloso lavoro di OSINT, si pone come un’analisi del pensiero di Gerasimov, teorico di una rilettura della tradizionale “maskirovka” in una prospettiva che tiene conto delle peculiarità della guerra non convenzionale, con tutti i suoi aspetti legati al dominio delle informazioni, all’uso spregiudicato della tecnologia, all’inganno e all’impiego massiccio di forze paramilitari e reparti speciali. Le forze armate russe hanno letteralmente attuato quanto teorizzato da Gerasimov nel Donbass, in Crimea e, in forma diversa, anche in Siria. Hanno, in pratica, applicato la nuova dottrina in base agli ordini ricevuti, realizzando il “pensiero” del loro comandante supremo, nel quadro di una strategia di più largo respiro adottata dal presidente Putin.

 

PREMESSA

Al giorno d’oggi ha ancora senso parlare di eserciti in senso tradizionale, intesi come forze militari di grande entità numerica per l’impiego terrestre in operazioni belliche su vasta scala?

Alla luce dei conflitti scoppiati o protrattisi nell’ultimo decennio tale concezione appare quantomeno anacronistica. Osservando l’impiego delle forze terrestri delle nazioni che combattono nei diversi teatri operativi

contemporanei, non vediamo Divisioni, Brigate o Reggimenti che manovrano fronteggiandosi per la conquista e l’occupazione di un territorio o per la sua difesa. Se i Peshmerga curdi ancora indossano delle uniformi e combattono inquadrati in unità regolari che, nonostante le divisioni interne, li rendono assimilabili ad un esercito, lo stesso non si può dire dei loro nemici diretti, i combattenti dell’Isis. Questi, infatti, pur essendo in gran parte veterani dell’esercito iracheno dopo il suo scioglimento, inglobano foreign fighters provenienti da diverse aree del mondo e combattono con un misto di sistemi d’armamento e procedure tecnico-tattiche estremamente variegati, secondo i canoni della “guerra asimmetrica”.

Lo stesso concetto di “guerra asimmetrica”, allo stato attuale, appare superato. Se le dottrine del “Patto di Varsavia” e della NATO per la guerra convenzionale appartengono alla preistoria, la “guerra asimmetrica” può essere considerata ormai storia. Asimmetrici erano i conflitti della decolonizzazione in Africa, le campagne dei Viet-Cong in Indocina, le azioni delle organizzazioni terroristiche palestinesi contro le forze di sicurezza israeliane, gli attentati dei Talebani e dei gruppi affiliati ad Al Qaeda contro la coalizione schierata in Afghanistan …

Per indicare i conflitti contemporanei appare più appropriato parlare di “guerra ambigua”, “nonlineare”, “ibrida”, ossia di guerre combattute a livelli diversi e prevalenti sulle modalità di scontro sul terreno tra le forze contrapposte.

Ecco allora l’attualità del pensiero del Gen. V. Gerasimov, alto ufficiale russo che supera il modello “asimmetrico” elaborando una dottrina che prevede di attaccare l’avversario sul piano economico, cognitivo e fisico facendo largo ricorso a procedure non convenzionali.

In particolare, nella prospettiva dello schieramento di forze idonee ad operare su un campo di battaglia post-moderno, alle tradizionali unità di manovra e di supporto logistico è preferibile sostituire piccole unità flessibili sotto il profilo dell’impiego, estremamente mobili, rapide nell’azione e, magari, prive di insegne e distintivi che possano ricondurre alla loro appartenenza e nazionalità. Parliamo, naturalmente, di Forze Speciali.

Se di per sé questo aspetto già costituisce un elemento peculiare della “guerra ambigua”, tale definizione diventa più comprensibile se si considerano gli altri attori che costituiscono la compagine “militare” sui teatri bellici attuali, quali la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e, estremamente rappresentativa, l’Ucraina, con gli eventi della Crimea e della regione del Donbass.

Infatti, accanto alle Forze Speciali provenienti da Paesi diversi dalle aree di operazione ed interessati al controllo delle politiche e delle risorse di tali aree, agiscono gruppi paramilitari locali, mercenari, gruppi di civili leali all’una od all’altra parte in causa su base etnica e, non ultime, le organizzazioni criminali interessate a lucrare sui traffici legati al conflitto.

In tale quadro, già sufficientemente confuso, non bisogna trascurare il ruolo sempre più cogente degli hackers, i “signori della cyberwar” che con le loro capacità e gli strumenti sempre più sofisticati di cui dispongono, rappresentano l’avanguardia dell’infowar. Appartiene a loro il dominio della propaganda “bianca”, grigia” o “nera”che sia e loro è la capacità di colpire in modo devastante i centri nevralgici dell’economia, della società, della politica di uno Stato, attraverso la compromissione o la neutralizzazione delle reti informatiche.

Sarà sempre più difficile stabilire “chi è chi” e tale premessa lascia presagire un’ulteriore evoluzione della guerra futura in una forma incontrollabile di “Total Chaos Warfare”.

E’ difficile per una cultura quale quella Occidentale che, almeno in apparenza, si basa su principi di trasparenza e democrazia, o che, aprioristicamente, ripudia la guerra di aggressione nei propri dettami costituzionali, concepire un siffatto approccio alle operazioni belliche. Ma soprattutto, è difficile vincere contro avversari che fanno proprie queste dottrine e queste tattiche.

 

Il Ten. Col. Nicola Cristadoro è un Ufficiale dei Bersaglieri. Per molti anni ha lavorato nel settore dell’Intelligence e Sicurezza, approfondendo studi in materia di terrorismo e, in ambito più strettamente militare, focalizzando il proprio lavoro sulla dottrina e sull’organizzazione delle Forze Armate Russe. E’ esperto, inoltre, in materia di Information Operations e PsyOps. Ha pubblicato diversi articoli sulla “Rassegna dell’Esercito” (periodico allegato alla “Rivista Militare”), su Rivista Italiana Difesa (RID) e su Analisi Difesa ed è autore di diversi libri tra cui Spetsnaz e corpi paramilitari dei servizi di sicurezza russi. Il contro-terrorismo sui campi di battaglia”, Il Maglio Edizioni – 2018. (Prefazione a cura del Gen. C.A. (aus.) Marco Bertolini)

Dell’autore leggi su Analisi Difesa l’articolo  La propaganda a sostegno delle Forze Armate in Russia

 

La dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea

Nicola Cristadoro

Editore: Libellula Edizioni

Data di Pubblicazione: 2018

EAN: 9788867354436

ISBN: 8867354434

Pagine: 238

Euro 19

 

 

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