Imminente il ritiro USA dalla Siria

Consiglieri militari occidentali con curdi a Mosul

Il presidente Donald Trump lo aveva preannunciato già un anno or sono raccogliendo il disappunto di Pentagono e Dipartimento di Stato, ma ieri ha ribadito che gli Stati Uniti stanno pianificando un “completo” e “rapido” ritiro delle loro forze militari dalla Siria.

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Lo ha anticipato la Cnn, citando “un funzionario della Difesa Usa”. La decisione di riportare a casa gli oltre 2 mila militari schierati nella Siria Orientale (per lo più appartenenti a forze speciali, artiglieria e unità elicotteristiche, è stata presa dal presidente Donald Trump.

Secondo il New York Times- il Dipartimento della Difesa, guidato dal segretario James Mattis, sta cercando di dissuadere il presidente poiché il Pentagono valuta che una tale decisione comporterebbe di fatto lasciare la Siria completamente in mano a Bashar Assad e all’influenza di Russia e Iran.

Allo stesso tempo, i vertici della Difesa ritengono che abbandonare gli alleati curdi delle Forze Democratiche Siriane (FDS) che operano a fianco delle truppe Usa in Siria, minerebbe gli sforzi futuri degli Stati Uniti di conquistare la fiducia dei combattenti locali, dall’ Afghanistan allo Yemen fino alla Somalia.

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La Casa Bianca ha reso noto per ora che è cominciato il ritiro americano dalla Siria ma i militari restano per il momento impegnati nella “campagna” militare contro lo Stato Islamico.

La portavoce Sarah Sanders, ha confermato la linea indicata dal presidente Donald Trump, precisando che “le vittorie sull’ Isis in Siria non segnano la fine della Coalizione  o della sue campagna. Abbiamo cominciato a riportare a casa le truppe americane dal momento che ci stiamo spostando sulla prossima fase della campagna”.

Pià esplicito il presidente Trump che su twitter ha scritto: “Dopo le storiche vittorie contro l’ Isis e’ tempo di riportare i nostri giovani a casa. Abbiamo vinto contro l’ Isis ed e’ tempo di tornare e subito. Questo e’ quello che noi vogliamo”.

Le forze curdo-siriane definiscono però una “pugnalata alla schiena” la decisione “improvvisa” americana di ritirarsi dal nord-est della Siria.

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Lo afferma una fonte militare delle FDS (che combattono le milizie dell’Isis con l’aiuto di forze militari statunitensi e francesi) e controllano di fatto arbitrariamente gran parte della Siria Orientale ricca di gas e petrolio che Damasco punta a riportare sotto il suo controllo.

Le forze americane in Siria hanno informato “all’ ultimo momento” quelle curdo-siriane della decisione di Washington di ritirarsi quanto prima dalla regione, secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per diritti umano (Ondus), che cita fonti militari delle FDS.

“E’ un tradimento del sangue versato da migliaia di combattenti”, aggiungono le fonti curde a commento della decisione del presidente americano, Donald Trump.

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“E’ una decisione Usa, Israele ne studierà i tempi, i modi, la sua realizzazione e anche le conseguenze per quanto ci concerne” ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu spiegando di aver parlato sabato scorso della questione con il presidente Trump e martedì con il segretario di stato Mike Pompeo.

Gli Stati Uniti “hanno chiarito – ha proseguito- di aver altri mezzi per esprimere la loro influenza in quell’area. In ogni caso provvederemo a difendere la sicurezza di Israele e a difenderci” da minacce provenienti dalla Siria.

Il ritiro delle forze USA (la cui presenza è illegale per il diritto internazionale perchè non richiesta né autorizzata dal legittimo governo di Damasco) metterà in difficoltà i curdi impegnati negli ultimi scontri vittoriosi contro lo Stato Islamico, fronte in cui è stata strappata in questi giorni al Califfato l’ultima roccaforte di Hajin, a circa 30 chilometri dal confine iracheno.

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Senza l’appoggio americano le FDS saranno in difficoltà anche a fronteggiare le minacce turche di scatenare nuove offensive a Manbji e a est dell’Eufrate lungo il confine.

Il 13 dicembre il Pentagono ha avvertito Ankara che “qualsiasi azione militare unilaterale nel nord della Siria sarebbe “inaccettabile” ma è evidente che la protezione statunitense verrebbe meno con il ritiro delle truppe da quel settore.

Al tempo stesso, forti dell’appoggio USA, i curdi siriani hanno respinto le proposte di Damasco che concedevano ampia autonomia alla regione curda in cambio della riconsegna degli ampi territori non abitati dall’etnia curda e strappati allo Stato Islamico nell’est del paese grazie all’aiuto degli USA e della Coalizione.

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Fiutando i cambiamenti in arrivo, Il governo siriano ha negato il 18 dicembre la presenza di un’entità curda autonoma nel nord-est del paese come ha dichiarato ha detto il ministro degli esteri Walid al Muallim parlando agli studenti dell’università di Damasco citato dall’agenzia di stampa governativa Sana.

E’ evidente che il ritiro USA favorirebbe la completa riconquista del territorio nazionale da parte delle forze di Assad e dei loro alleati russi e iraniani permettendo a Damasco di riprendere il controllo delle risorse petrolifere necessarie a finanziare la ricostruzione post bellica.

Uno scenario che completerebbe il successo militare conseguito da Mosca con il suo intervento bellico iniziato nel settembre 2015 e che porrebbe le basi per un’inedita condivisione di interessi tra Damasco e Ankara, entrambe determinate (per ragioni diverse) a ridimensionare le pretese dei curdi.

Foto: AFP, USMC, Reuters e AP

 

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