I “Five Eyes” per la prima volta in pubblico alla Cyber UK Conference

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Rappresentanti dei cinque Stati membri dell’alleanza anglofona di intelligence sharing – Usa, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda – si sono confrontati pubblicamente in un inedito panel della conferenza CyberUk, dove hanno discusso delle principali minacce alla sicurezza mondiale.

Riunitisi a Glasgow, in Scozia, gli 007 dei Paesi dell’alleanza creata nel lontano 194 hanno espresso una linea operativa condivisa contro le minacce informatiche, parlando anche di approcci alla gestione degli incidenti, condivisione dei dati e attribuzione degli attacchi. Tra i relatori c’era il direttore del Gchq (l’agenzia di intelligence britannica che si occupa di Sigint) Jeremy Fleming, il capo del National Cyber Security Centre Ciaran Martin, il consigliere per la sicurezza informatica della Nsa Rob Joyce e Scott Jones, leader del Canadian Centre for Cyber Security.

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Fleming ha iniziato il suo discorso sostenendo che la rivoluzione tecnologica “offre straordinarie opportunità, innovazione e progresso, ma ci espone, data la crescente complessità, ad incertezza e rischio”. Evidenziando i risultati del “Cyber Survey” per il Regno Unito, ha anche sottolineato che anche se “l’89% degli inglesi usa Internet per effettuare acquisti online (di cui il 24% quotidianamente), solo il 15% afferma di sapere come proteggersi online”.

Spazio anche per elencare i risultati positivi del Gchq, il quale, a detta del suo direttore, avrebbe contribuito a ridurre la quota di phishing contro Londra dal 5% al 2,4%. Il direttore dell’agenzia ha, infine, delineato tre modi in cui il Regno Unito può dimostrare di essere diventato una potenza informatica: in primo luogo, concentrandosi sulla salvaguardia della “salute” cyber dei propri cittadini, imprese e istituzioni; in seguito, concentrandosi su leggi e regolamenti che permettano alla cittadinanza di fidarsi maggiormente dei mezzi informatici; e, infine, garantendo la capacità di proiettare le proprie capacità cibernetiche non solo sulla difesa ma anche sul piano offensivo, al fine di sconfiggere gli avversari.

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David Lidington, il numero due del gabinetto della premier Theresa May, è intervenuto per parlare del discusso (soprattutto per quanto concerne il leak sul via libera a Huawei) tema delle prossime reti mobili ultraveloci, il 5G.

L’esponente politico ha affermato a proposito che il Regno Unito disporrebbe attualmente di “procedure rigorose e collaudate per gestire i rischi per la sicurezza nazionale”. Per quanto concerne i rischi legati all’implementazione della rete, ha rivelato invece che “il governo ha commissionato una revisione completa della catena di approvvigionamento delle telecomunicazioni” e che “prenderà tutte le misure necessarie per garantire il lancio sicuro di reti 5G”.

Tra i rischi principali alla sicurezza della rete vi è la questione che circonda Huawei, il colosso cinese delle telecomunicazioni considerato dagli Stati Uniti un potenziale veicolo della Repubblica Popolare per effettuare operazioni di spionaggio. In tal senso, Lidington ha assicurato che il Regno Unito non tollererà “fornitori ad alto rischio per quelle componenti della rete 5G che svolgono funzioni di sicurezza critiche”.

Fonte: Cyber Affairs

 

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