L’ammiraglio Cavo Dragone delinea il perimetro operativo e le esigenze della Marina

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L’area del Mediterraneo allargato costituisce il primario interesse per la Marina Militare Italiana, per il numero di sfide e opportunità che presenta. Lo ha dichiarato ieri il capo di Stato maggiore della Marina militare, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, nel corso dell’audizione presso le Commissioni congiunte Difesa di Senato e Camera sulle linee programmatiche della Marina Militare.

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Rilevando il ruolo fondamentale delle Sea Lines of Communication (SLOC), Cavo Dragone ha messo in evidenza anche le misure prese nello scenario internazionale e del Mar Mediterraneo da altri paesi negli ultimi anni.

“Viviamo una fase storica di forte accentuazione della dimensione strategica del mare. Attori globali come Stati Uniti, Cina e Russia, e attori regionali come i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, l’Iran, l’Egitto, la Turchia sono oggi impegnati in una corsa per acquisire il controllo delle SLOC, indispensabile per la proiezione delle forze militari e degli interessi economici, nonchè per la deterrenza nei confronti di fenomeni di instabilità, quali pirateria, traffici illeciti, movimenti jihadisti e terrorismo in generale” ha spiegato l’ammiraglio.

“Sappiamo tutti – ha proseguito – che nel mondo l’80% circa delle merci si muove su nave. Anche il commercio di prodotti energetici non è da meno, ben oltre il 50% del greggio oggi viaggia attraverso rotte marittime, transitando giornalmente da stretti e canali che divengono elementi critici essenziali a causa delle possibili ripercussioni che il loro blocco, anche temporaneo, avrebbe sul mercato energetico e sull’economia globale”.

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Al centro del dibattito europeo e internazionale c’è la creazione di una governance del mare, una regia istituzionale per gli affari marittimi”, ha sottolineato Cavo Dragone, ricordando come Francia, Spagna, Portogallo e Grecia abbiano già intrapreso questo percorso.

“In Italia si è aperto il dibattito e la Marina militare è pronta a offrire la propria esperienza”, come quella maturata tramite il Dispositivo interministeriale integrato di sorveglianza marittima (Diism).

Circa la pressione migratoria dalla Libia, oggi molto ridimensionata rispetto al recente passato, l’ammiraglio ha ricordato che “nell’ambito dell’operazione Mare sicuro una nave militare italiana staziona in maniera permanente nel porto di Tripoli per dare assistenza alla guardia costiera libica e favorire la formazione del personale locale. Ricordo che da quando abbiamo iniziato abbiamo messo in mare ben 11 pattugliatori e motovedette della guardia costiera della marina libica, tutto questo col supporto di squadre tecniche che la Marina ha inviato presso la nostra nave ancorata a Tripoli”.

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Circa l’Operazione Sophia dell’Unione Europea l’ammiraglio ha detto che “non è stata depotenziata, ma cambiata nella sua conduzione, con un lavoro focalizzato sull’attività aerea e di ricognizione e su quella addestrativa” dopo che è emersa la necessità di una revisione della politica di redistribuzione e di bilanciamento dello sforzo di ricezione dei migranti sbarcati da parte di tutti i partner Ue.

L’Italia, “ha messo di fronte all’Europa determinate responsabilità” ha detto Cavo Dragone. I partner Ue hanno infatti ritirato le unità navali dall’Operazione Sophia dopo che il governo italiano ha preteso che i migranti raccolti venissero sbarcati negli Stati di appartenenza delle navi militari e non più tutti in Italia.

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Dunque “il destino di Sophia dipende dalla postura delle nazioni partecipanti nell’imminenza della scadenza” ha aggiunto Cavo Dragone, per il quale però il tema della chiusura e apertura dei porti “non riguarda la Difesa”. In questo contesto, riferendosi al decreto Sicurezza bis, il capo di stato maggiore ha rilevato che tutte le volte che un evento è ricaduto in ambito della giurisdizione italiana, “non ho notato scollamenti interni al governo, e i ministri interessati hanno preso le decisioni in comune senza discrepanze”.

Analizzando gli scenari militari marittimi “nel Mediterraneo e nell’area del Golfo Persico, senza voler volgere lo sguardo a quanto sta accadendo nel Pacifico, stiamo assistendo a un diffuso rafforzamento dello strumento navale, come non accadeva da molto tempo” ha affermato Cavo Dragone.

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“Francia, Spagna, Turchia, Algeria, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi – ha osservato Cavo Dragone – hanno programmato ed effettuato importanti investimenti nell’industria navale e subacquea della difesa. La legge navale del 2014 mantiene l’Italia allineata sul piano dello strumento militare a una tendenza oramai più che generalizzata nel cosiddetto Mediterraneo allargato. Tuttavia una Marina Militare all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte non può prescindere da alcune premesse che riguardano il suo funzionamento”.

L’obiettivo del raggiungimento di 26.800 unità per personale della Marina militare entro il 1° gennaio 2025 “è stato fissato in una fase storica diversa da quella attuale, ed oggi non appare realistico alla luce delle attuali esigenze della Marina e degli impegni in materia di sicurezza e stabilizzazione che l’Italia è chiamata a sostenere” ha aggiunto Cavo Dragone ricordando che la Marina Turca ha 44mila effettivi, la Royal Navy 39mila, la Marina Francese 35mila mentre quella spagnola, con 26mila effettivi statisticamente opera in un terzo dei teatri operativi che vedono impegnata la Marina Italiana.

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“Occorre assicurare la possibilità di un turnover sostenibile del personale, che già’ oggi effettua periodi di mare più lunghi del previsto, lontano dalle famiglie e con un trattamento economico non rispondente, onestamente, al sacrificio richiesto.

“La necessità che il servizio alla Patria richieda e giustifichi sacrifici connaturati allo stato giuridico di militare – trasferimenti ripetuti, disponibilità immediata – non è certamente in discussione. Ma non possiamo giungere a una compressione dei diritti soggettivi e ignorare che ciò rischia di indebolire la coesione morale della compagine militare.

Alla luce di tali considerazioni una riflessione è necessaria e urgente” ha osservato Cavo Dragone sostenendo che “le stime di circa 30mila militari” come effettivi per il personale della Marina “rappresentate anche dal mio predecessore, sono coerenti con il quadro descritto e da me pienamente condivise”.

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Circa le nuove capacità della Marina Militare l’ammiraglio ha evidenziato i vantaggi derivanti dalla piena disponibilità della Portaerei Cavour, da equipaggiare con i 15 F-35B previsti per la Marina Militare.

“Si tratta di una realtà operativa comune a gran parte dei Paesi alleati ed è quindi una componente fondamentale per assicurare l’integrazione e l’interoperabilità dello strumento navale nelle dinamiche atlantiche, nonché la difesa della flotta navale.

Gli F-35B sono un elemento indispensabile per il conseguimento della capacità operativa della Portaerei, che rappresenta una base operativa avanzata, disponibile sempre ed ovunque, un “aeroporto in mare aperto” dal quale proiettare capacità della Difesa ovunque sia necessario.

Ma essa è anche un centro di Comando flessibile ed efficace per intervenire con rapidità in caso di crisi internazionali e calamità. L’integrazione e l’interoperabilità nella cornice nazionale e con le marine dei Paesi amici ed alleati richiede la piena disponibilità di tali mezzi e l’autonoma capacità di gestirli.

E’ dunque un tassello operativo irrinunciabile perché qualifica il rango di una Marina e più in generale di una Difesa sul piano internazionale.

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Al riguardo – ha concluso Cavo Dragone – mi sento di condividere con voi la mia soddisfazione per il recente avvio di questa importante attività, la capacità Portaerei, con il prosieguo, in linea con le tempistiche, dei lavori di ricondizionamento del Cavour all’imbarco del F-35B e l’inizio dell’addestramento/ricondizionamento del primo nucleo di piloti e tecnici provenienti dalla linea STOVL AV8B”.

Nel rispondere alle domande dei parlamentari l’ammiraglio Cavo Dragone ha delineato nei dettagli le esigenze operative della Forza Armata nell’immediato futuro con l’urgenza di completare il finanziamento dei primi due sommergibili NFS (con l’opzione per la seconda serie di due battelli), anticipare le linee di finanziamento del Fondo per gli investimenti del Ministero dello Sviluppo Economico, pianificare le necessarie sostituzioni delle unità navali che andranno in disarmo entro il 2022 e opzionare 2 ulteriori PPA con uno spiccato assetto antisommergibile (ASW).

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La necessità di potenziare le capacità antisom della Marina emergono chiaramente dallo scenario operativo descritto dall’ammiraglio Cavo Dragone tenuto conto della necessità di proteggere lo SLOC, della dimensione subacquea del nuovo confronto con la Russia (sempre più massicciamente presente nel Mediterraneo) e dal generale potenziamento e ammodernamento delle flotte di sottomarini in tutti i mari di interesse per la Marina Militare Italiana.

L’esigenza di realizzare due nuove unità con caratteristiche ASW potrebbe far emergere la convenienza (in termini economici, progettuali e di tempistica) di costruire due ulteriori FREMM in versione antisommergibile nell’ambito di un programma che vede per ora 10 unità di cui 4 ASW e 6 multiruolo, piuttosto che sviluppare una eventuale versione ad hoc ASW dei Pattugliatori Polivalenti d’Altura.

Foto Marina Militare

 

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