Sui migranti illegali continuano gli annunci bluff del governo

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Come avevamo anticipato il fantomatico accordo europeo per la ridistribuzione nei paesi Ue dei migranti illegali sbarcati in Italia e a Malta si è rivelato un bluff.

Solo tre paesi (Irlanda, Portogallo e Lussemburgo) hanno dato disponibilità ad accogliere migranti in numero non precisato mentre il ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer, ha sottolineato che l’eventuale meccanismo temporaneo di ricollocamento dei migranti salvati in mare sarà condiviso solo se gli sbarchi saranno nell’ ordine delle centinaia, “ma se diventassero “migliaia, possiamo dichiarare terminato il meccanismo di emergenza”.

DOI2309201919-e1569303796340Di fatto lo pseudo accordo di Malta è già affondato nell’indifferenza dei nostri partner Ue mentre nell’ultimo mese sono giunti in Italia il 30% dei quasi 8mila clandestini sbarcati nell’intero anno.

Gli annunci del governo Conte 2 di clamorose quanto inesistenti svolte nella gestione dell’immigrazione clandestina hanno probabilmente l’obiettivo di oscurare l’incremento degli sbarchi e l’effetto attrattivo per clandestini e trafficanti della tanto annunciata “discontinuità” rispetto alla politica dei “porti chiusi” del ministro Salvini.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha espresso più volte preoccupazione per annunci e iniziative che possano attrarre nuovi flussi illegali verso l’Italia e ha dichiarato di voler chiudere i porti alle Ong, misura che certo troverebbe un forte contrasto tra le altre forze politiche che sostengono il governo.

L’ultima “svolta-bluff” riguarda i rimpatri dei migranti illegali giunti in Italia l’ha annunciata nei giorni scorsi proprio Di Maio rendebdo nota la lista dei 12 paesi “sicuri” i cui cittadini non potranno più chiedere asilo all’Italia.

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Si tratta di Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Montenegro, Macedonia del nord, Senegal, Ucraina e Serbia. Secondo il ministro degli Esteri, “sui circa 7.000 arrivi di quest’ anno, oltre un terzo viene da uno di questi Paesi”.

Per rendere più rapidi i rimpatri, il ministro della Giustizia Bonafede (M5S), ha annunciato un piano che prevede il “dimezzamento” dei tempi per le l’esame delle domande di protezione internazionale, che spetta alle Commissioni territoriali e alle sezioni specializzate dei tribunali.

Circa questi annunci è inevitabile una premessa politica. E’ ovvio che quelle annunciate siano misure già da tempo in cantiere con il governo Lega-M5S, che non sono certo state messe a punto nelle ultime due settimane.

Meglio ricordare che da quasi un anno si attendeva dalla Farnesina (responsabile per i rimpatri) la lista dei “paesi sicuri”, sulla quale il ministero guidato da Enzo Moavero ha dato l’impressione di fare a lungo “melina”.

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Facile intuirne la ragione: non offrire un ulteriore strumento a Matteo Salvini, il cui contrasto sembra ancor oggi costituire l’unico collante del governo Conte 2 e uno dei pochi argomenti utilizzati in ogni dichiarazione da quasi tutti i ministri in carica.

Le stesse valutazioni si possono fare circa il provvedimento annunciato da Alfonso Bonafede e a questo proposito sarà interessante vedere nelle prossime settimane se altre intese sul tema immigrazione messe in cantiere da tempo dal ministero della Giustizia insieme al Viminale vedranno la luce dopo essere state a lungo in un cassetto.

Del resto col governo Lega-M5S le richieste di asilo erano calate del 42% rispetto al 2018 e le istanze pendenti del 57%,

Dall’inizio dell’anno al 6 settembre lo status di rifugiato è stato riconosciuto solo a 7.467 migranti (11%), la Protezione Sussidiaria a 4.559 (7%), l’accoglienza per motivi Umanitari a 965 (1%) mentre i provvedimenti di diniego hanno riguardato 47.853 domande, pari al 72%.

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Venendo invece agli aspetti concreti va innanzitutto rilevato che i due provvedimenti annunciati da Di Maio e Bonafede non influiranno sui rimpatri dei migranti illegali.

Certo chi giunge dai “paesi sicuri” non potrà chiedere asilo ma sarà comunque difficile rimpatriarlo in assenza di accordi bilaterali con i paesi di origine.

Accordi che esistono e sono efficaci con Tunisia e Marocco, meno con Egitto e soprattutto con la Nigeria con cui esiste solo un accordo a livello di vertici di polizia per il rimpatrio di criminali.

Da tempo, grazie ad accordi a livello di Unione Europea, con i paesi balcanici e l’Ucraina non esistono difficoltà a rimpatriare i clandestini mentre gli africani provenienti da Senegal, Ghana, Capo Verde e Algeria rischiano di ricevere il classico foglio di espulsione a cui non daranno seguito o, nella migliore delle ipotesi, di venire reclusi in uno dei soli 6 CPR (Centri per il Rimpatrio) presenti a oggi a Palazzo San Gervasio (Potenza), Ponte Galeria (Roma), Torino, Caltanissetta, Brindisi e Bari per una capienza complessiva di circa 2.200 persone.

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L’incremento dei CPR era una priorità per il Viminale già col ministro Salvini ma è osteggiato dalla scarsa disponibilità degli enti locali ad accogliere sul proprio territorio strutture del genere in cui peraltro l’impatto è zero considerato che i migranti illegali vengono tenuti reclusi.

Il ministro Di Maio ha enunciato venerdì numeri di sbarchi e percentuali non proprio esatti.

I clandestini giunti in Italia dal mare sono al 4 ottobre quasi 8mila (un terzo nell’ultimo mese, la metà da quando è iniziata la crisi del governo Lega-M5S l’8 agosto scorso, tenuto conto che a quella data gli sbarchi erano stati appena 4.042).

Di questi meno di un terzo giungono da Tunisia (2.232) e Marocco (150) mentre altri 5.500 vengono soprattutto da Pakistan, Bangladesh, Costa d’Avorio, Iraq, Iran, Sudan, Algeria e Guinea: paesi che sono in gran parte al di fuori della lista dei “paesi sicuri” e dagli accordi bilaterali per i rimpatri.

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Dei 23.370 clandestini sbarcati l’anno scorso meno di un quarto giungevano da paesi con i quali abbiano accordi di rimpatrio. Dei 119.310 migranti illegali sbarcati nel 2017 poco più del 10 per cento provenivano da Tunisia, Marocco ed Egitto mentre degli oltre 18mila nigeriani è stato possibile rimpatriarne solo qualche decina.

Al di là del colore dei governi, il numero di rimpatri è stato infatti più o meno lo stesso. Nel 2017 furono 6.514, l’anno scorso 6.820 grazie anche a un incremento dei rimpatri volontari assistiti e quest’anno, a inizio ottobre, siano a quota 5.261 migranti per lo più tunisini, marocchini, egiziani, albanesi, peruviani e nigeriani.

Un trend vicino quindi ai risultati degli anni precedenti anche se nel 2019 l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) ha rinunciato a cooperare con il governo italiano (quello precedente) per i rimpatri volontari assistiti facendoli scendere a soli 200 quest’anno contro i 1.161 del 2018 ed i 969 del 20171.

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Che i migranti illegali possano chiedere asilo o meno o che anche una tale richiesta venga esaminata in 4 mesi invece che in 2 anni il problema resta lo stesso: senza accordi bilaterali non si riesce a rimpatriarli in numero ragguardevole nei loro paesi di origine.

Stato afroasiatici che incassano troppo denaro dalle rimesse dei loro concittadini in Italia per rinunciarvi, come ha sottolineato il capo della Polizia, il prefetto Franco Gabrielli, che pur dicendosi contrario alle multe alle navi delle Ong ha ricordato l’impatto della presenza di immigrati stranieri sulla sicurezza.

A fronte di un calo dei reati negli ultimi 10 anni, nel 2016 gli stranieri erano il 29,2 per cento delle persone arrestate, nel 2017 il 29,8, nel 2018 arrivarono al 32 per cento, la stessa tendenza di quest’anno.

Se gli stranieri presenti in Italia, legali e illegali, rappresentano circa il 12 per cento della popolazione “questo dà la misura del problema” ha detto Gabrielli.

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Di Maio ha quindi ragione nell’affermare che occorre impedire ai clandestini di partire ma tale affermazione ha almeno due elementi critici.

Innanzitutto è in palese contrasto con gli annunci di “inversione di tendenza”, “discontinuità rispetto a Salvini” e “ridistribuzione in Europa” attuati dal governo di cui fa oggi parte M5S, annunci che come i dati dimostrano in modo inoppugnabile hanno incoraggiato i flussi galvanizzando clandestini, trafficanti e Ong.

Inoltre una politica di stop ai flussi illegali può essere attuata solo con metodici e costanti respingimenti dei clandestini in arrivo, siano essi a bordo di gommoni e barchini o di navi delle Ong. Respingimenti che la Ue ha sempre escluso e condannato.

Al tempo stesso per stabilire accordi di rimpatrio occorre usare la mano pesante coi paesi afroasiatici, minacciando blocchi commerciali alle loro merci sui mercati europei ed esercitando forti pressioni politiche e diplomatiche. Qualcuno riesce a immaginare che simili iniziative vengano assunte dal governo Conte 2 ?

@GianandreaGaian

Foto: Frontex, Marina Militare e Ministero Interno

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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