In Mali i francesi perdono 13 militari e 2 elicotteri in un incidente

ALAT-Mali

Tredici soldati francesi impegnati nell’operazione anti-terrorismo Barkhane sono morti il 25 novembre in Mali nella collisione tra due elicotteri, un Tiger da combattimento e un Cougar da trasporto (qui i dettagli), durante un’operazione contro milizie jihadiste nel Nord del paese.

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“Tredici dei nostri militari sono morti in Mali. Erano impegnati in un’operazione di combattimento contro dei terroristi. Questi tredici eroi avevano un solo obiettivo: proteggerci. Mi inchino dinanzi al dolore dei loro cari e dei loro compagni” ha scritto su Twitter il presidente francese Emmanuel Macron.

Il generale François Lecointre, calpo di stato maggiore delle forze armate francesi, ha smentito che l’incidente sia avvenuto mentre gli elicotteri si trovavano sotto il fuoco dei miliziani jihadysti, come sostenuto invece dalla rivendicazione giunta dall’Islamic State in West Africa Province (ISWAP).

Con questo nuovo pesante tributo di sangue salgono a 41 i militari francesi morti nell’Operazione Barkhane attiva con 4.500 militari nel Sahel dal 2014, quando sostituì l’operazione Serval avviata da Parigi in Malì due anni prima.

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I 13 militari appartenevano 2 all’equipaggio del Tiger 5e Régiment d’hélicoptères de combat (5e RHC), 5 si trovavano  bordo del Cougar dello stesso reggimento, 4 erano membri delle forze speciali appartenenti al Groupement commandos montagne (GCM) del 4e Régiment de chasseurs (4e RCH) e altri due appartenevano ai  GCM del 93e Régiment d’artillerie de montagne (93e RAM) e del 2e Régiment étranger du génie (2e REG) della Legione Straniera.

Nonostante gli sforzi della Francia e della comunità internazionale, a cominciare dalle missioni dell’ONU e addestrative della Ue, la situazione resta ancora molto fragile e a Parigi, diverse voci, come quella dei deputati della France Insoumise, invocano una “via d’uscita” dall’intervento militare.

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Il premier Edouard Philippe ha ribadito il 26 novembre che la “sola dimensione militare non permette di ottenere la vittoria definitiva”, ma resta comunque “indispensabile” mentre il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha dichiarato che oggi ad essere “in lutto è l’intera Europa, perché in Mali, come altrove, è l’esercito francese a difendere l’onore e la sicurezza del continente”.

Il 27 novembre il ministro della Difesa, Florence Parly, si è recata a Gao (Mali) a rendere omaggio ai 13 caduti accolta dal comandante dell’Operazione Barlhane, il generale Pascal Facon.

Secondo Jeremy Keenan, specialista del Sahel presso la Queen Mary University di Londra, “dall’ inizio dell’impegno francese nella regione non ci sono stati progressi, ma la situazione è andata peggiorando. Il che dimostra che la soluzione non è militare”. Per lui, questo incidente “farà forse realizzare ai francesi che così non funziona e che la situazione è sempre più simile all’ Afghanistan”.

A dire il vero il dibattito sul ritiro delle truppe dal Sahel ha in comune con il teatro afghano soprattutto la manifesta incapacità europea, anche di una potenza militare come la Framcia, di sostenere nel tempo lo schieramento di truppe in aree di guerra anche a bassa intensità.

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I 41 caduti francesi includono anche le vittime di incidenti e, spalmati sui 6 anni di Operazione Barkhane rappresentano una media teoricamente ben più che accettabile in una missione di combattimento di 7 caduti all’anno.

A fronte dell’impegno francese e delle richieste di Parigi in tal senso va inoltre sottolineato che ben pochi partner Ue hanno assegnato reparti da combattimento all’Operazione Barkhane. Per l’esercito di Parigi i caduti nell’incidente aereo in Mali rappresentano la più pesante perdita di uomini dall’ attentato di Drakkar, in Libano, nel1983, in cui morirono 58 militari francesi.

Foto Ministero Difesa Francese

 

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