L’Europa sta facendo marcia indietro sul riarmo? Gaiani a Liberti Media

 

 

Mentre Bruxelles continua a ribadire la necessità di rafforzare la difesa europea e sostenere Kiev, nei principali Paesi dell’Unione Europea, tra cui il nostro, stanno emergendo segnali sempre più evidenti di una frenata. Il motivo è semplice: il costo del riarmo rischia di diventare insostenibile per economie già alle prese con crescita debole, debito elevato e rincari energetici. Anche l’Italia sembra orientata a rivedere i propri impegni.

Il governo valuta infatti una riduzione dell’adesione al fondo SAFE, il programma europeo pensato per finanziare investimenti nel settore della difesa.

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni e Antonio Tajani indicano una linea prudente: rispettare gli impegni internazionali, ma senza sacrificare le risorse necessarie per famiglie e imprese. Il problema non riguarda però soltanto Roma. In diversi Paesi cresce la resistenza verso nuovi stanziamenti militari. Alcuni governi hanno già respinto la proposta della NATO di destinare una quota aggiuntiva del PIL agli aiuti militari per l’Ucraina, mentre si moltiplicano le perplessità sui programmi di finanziamento destinati a Kiev.

Anche la cosiddetta “coalizione delle munizioni”, promossa dalla Repubblica Ceca per garantire forniture costanti all’esercito ucraino (stanziando lo 0,25% del Pil), sta registrando un calo significativo delle adesioni. Un segnale che riflette le difficoltà economiche e politiche che attraversano il continente. Sul tavolo pesa inoltre il fattore elettorale.

In molti Paesi europei avanzano forze politiche critiche verso il sostegno militare all’Ucraina e favorevoli a destinare maggiori risorse alle emergenze interne. Energia, inflazione, competitività industriale e welfare sono temi che per una parte crescente dell’opinione pubblica appaiono oggi più urgenti del riarmo. Già in passato ci siamo chiesti più volte quanto a lungo l’Europa fosse disposta a sostenere il riarmo e la guerra in Ucraina.

Ora sembra che, finalmente, il tema sia diventato centrale anche nei palazzi del potere a Bruxelles. Anche perché il conflitto in Ucraina non è l’unico ad avere serie ripercussioni sull’Europa che deve fare i conti anche con quello che sta accadendo nel Golfo Persico.

Scenari complessi che si intrecciano e che vanno affrontati senza schemi preconfezionati e con i giusti antidoti contro il pensiero unico proprio come fa il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, in questa puntata speciale di Guerra e Pace 2.0 dal palco dell’Alter Festival di Cerea.

Guarda il video qui scritto o sul Canale You Tube di Liberti Media

 

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