Nagorno Karabakh: difficile valutare le perdite in battaglia

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Il governo armeno ha ritirato ieri il suo ambasciatore da Tel Aviv, accusando Israele di vendere armi all’Azerbaijan con forniture giunte a Baku anche negli ultimi 5 giorni, da quando cioè è iniziata l’offensiva azera nella regione del Nagorno Karabakh.

Dall’inizio delle ostilità Armenia e Azerbaijan comunicano solo bilanci parziali sulle vittime, impossibili da verificare. Erevan ha annunciato la morte di 104 soldati e di 8 civili; Baku ha reso nota l’uccisione di 18 civili ma tace sulle vittime militari.

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Secondo il portavoce armeno il 1° ottobre sono stati uccisi almeno 350 soldati azeri e diversi aerei ed elicotteri sono stati abbattuti.

L’Armenia sostiene di aver ucciso finora almeno 800 militari azeri mentre l’Azerbaijan rivendica la morte di 1900 soldati armeni e la distruzione di una parte sostanziale delle infrastrutture militari armene nel Nagorno-Karabakh.

Quanto ai mezzi nemici al 30 settembre il comando armeno rivendicava la distrizione di 82 carri armati e mezzi corazzati, 7 lanciarazzi multipli,  7 elicotteri e 50 UAV di vaio tipo.

Il consigliere per la politica estera del presidente azero, Hikmet Hajiyev, ha affermato che “l’Azerbaigian ha distrutto la maggior parte delle infrastrutture militari armene nei territori occupati. Anche i depositi di munizioni sono stati distrutti. La resistenza delle forze armate armate si è notevolmente indebolita di conseguenza.

L’Armenia ha costruito fortificazioni di difesa sui territori occupati negli ultimi 30 anni e l’Azerbaigian sta rapidamente disabilitando queste infrastrutture militari per mezzo di alte tecnologie, droni e raid chirurgici” riporta l’agenzia di stampa russa Interfax.

A mezzanotte del 2 ottobre il comando azero rivendicava la distruzione dei seguenti mezzi nemici: oltre 230 carri armati e veicoli corazzati, 250 pezzi d’artiglieria inclusi mortai e lanciarazzi campoali,  39 sistemi di difesa antiaerea missilistici (inclusa una batteria di S-300), 130 veicoli oltre a 10 centri di comanmdo e controllo e 7 depositi di munizioni.

Quanto al supporto turco a Baku, detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ribadito che “saremo al fianco dell’Azerbaigian in ogni evenienza, fino alla fine della occupazione armena. L’Azerbaigian non si fermerà’ fino a quando questo problema non sarà risolto e l’Armenia non ritirerà le proprie truppe”, ha aggiunto il presidente turco.

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Posizione ribadita ieri dal ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu, il quale in conferenza stampa con Luigi Di Maio alla Farnesina, ha detto che “l’Azerbaigian finora non ha chiesto supporto alla Turchia per risolvere la crisi nel Nagormo Karabakh, ma se la situazione non si risolvesse noi daremmo il nostro appoggio e nessuno potrebbe dire nulla. La Turchia vuole risolvere la crisi sotto l’egida dell’Onu, ma nel rispetto dell’unità territoriale azera. L’Armenia deve ritirarsi dalla regione”, ha sottolineato Cavusoglu.

Nei giorni scorsi, Francia e Russia hanno confermato la presenza di miliziani jihadisti che con l’aiuto della Turchia sono giunti nel Nagorno Karabakh per combattere affianco degli azeri.

Il presidente russo, Vladimir Putin, ed il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, hanno espresso “grave preoccupazione” per le notizie sulla partecipazione di miliziani arrivati dal Medio Oriente ai combattimenti. L’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) ritiene che siano almeno 28 i combattenti siriani filoturchi uccisi negli scontri.

Foto: Ministero Difesa Armeno

 

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