L’Indonesia rinuncia ai Sukhoi Su-35

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Il piano di acquisto di hardware per le esigenze dell’Aeronautica Militare indonesiana (TNI-AU) fino al 2024 non include il caccia russo Sukhoi Su-35 russo per il quale, tra l’altro, era stato firmato un contratto nel 2018.

La TNI-AU ha rivelato la pianificazione dell’acquisto entro quell’anno di piattaforme analoghe di “generazione 4++” tra cui il Dassault Rafale, l’Eurofighter Typhoon e l’F-15 di fabbricazione statunitense, il tutto come parte di un piano strategico per aumentare la capacità di difesa aerea dell’Indonesia

«A partire dal 2021 e fino al 2024 – ha dichiarato lo scorso mese il maresciallo Fajar Prasetyo, Capo di stato maggiore della Forza Aerea indonesiana all’annuale Air Force Leadership Meeting della TNI-AU – realizzeremo l’acquisizione di vari moderni sistemi di difesa aerea in più fasi. Ma dobbiamo ammettere che tale piano è stato soggetto a frequenti cambiamenti a causa delle condizioni globali e delle capacità economiche del paese. Anche se abbiamo in mente un piano strategico per una forza minima essenziale – ha proseguito Prasetyo – l’implementazione finale ed esecutiva dipende da vari fattori e da condizioni che continuano a cambiare e ad evolversi.»

La mancata menzione del Su-35 è vista dunque come un segno evidente dell’abbandono di Jakarta degli accordi stipulati a suo tempo con Mosca e frutto di colloqui che risalgono al 2015, principalmente per paura di attirare le famigerate sanzioni americane per chi acquista prodotti militari russi.

Gli stessi Stati Uniti hanno offerto i propri F-15 usati (ma aggiornati) nel momento in cui il paese asiatico ha invece mostrato un forte interesse verso gli Eurofighter di prima generazione dell’Austria, paese quest’ultimo che dal canto suo non ha mai nascosto l’ambizione di sbarazzarsene, oggi ancor di più se potesse avere l’occasione di farlo monetizzando (si parla di 600 milioni di euro per l’intera flotta di 15 Typhoon di seconda mano).

D’altra parte, com’è noto, il rapporto tra il consorzio Eurofighter e Vienna è stato un fallimento sin dalle origini per numerosi motivi: accuse di corruzione, costi di gestione elevati e capacità limitate del velivolo poiché si tratta di caccia della prima serie Tranche 1).

Difficile piuttosto è capire la convenienza dell’operazione dato che si tratta di velivoli con circa 14 anni di vita alle spalle senza contare inoltre le necessarie autorizzazioni alla vendita da parte del consorzio quadrinazionale e persino degli Stati Uniti vista la presenza di componenti americani.

Un altro motivo infine per mantenere le distanze dai Sukhoi Su-35 potrebbe essere anche un imminente confronto con la Cina nel Mar Cinese Meridionale: nel contenimento della superiorità militare di Pechino, Jakarta preferirebbe operare su una linea da caccia in grado di essere interoperabile con i paesi amici e rivali di Pechino, quali USA, Francia e Australia.

Tutte le parti interessate compreso il ministero della Difesa e i vertici della TNI AU stanno adesso mettendo a punto un piano per risolvere le questioni relative all’approvvigionamento dei sistemi di difesa aerea tanto che già da quest’anno dovrebbe iniziare anche l’operazione di ammodernamento di parte dei sistemi esistenti.

L’Aeronautica Militare indonesiana starebbe infine valutando anche l’acquisto di aerocisterne e aerei da trasporto Hercules C-130J, aerei AEW e velivoli da combattimento senza pilota (UCAV) con capacità di lunga durata a media altitudine (MALE) e altri sistemi di difesa aerea.

Considerando che Jakarta voleva pagare a suo tempo parte dell’acquisto degli 11 Sukhoi Su-35 con prodotti e materie prime chissà se anche i produttori occidentali accetteranno questa forma di compenso.

Foto Sukhoi

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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