C4I e Difesa Aerea: il Gulf Cooperation Council corre ai ripari

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I paesi del Golfo dovranno aggiornare e migliorare la connettività dei centri di Comando e Controllo, Comunicazioni, Computer e Intelligence (C4I) e l’interscambio dati tra i sistemi di Difesa Aerea delle rispettive Forze Armate. Questo è quanto scaturito dal recente incontro organizzato dal Belt of Cooperation (BoC), gruppo di lavoro voluto dal Gulf Cooperation Council (GCC), l’organizzazione intergovernativa regionale che dal 1981 riunisce Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Agli inizi di aprile il BoC ha stabilito che l’ipotesi di una escalation militare innescata dall’Iran costringerà i membri del GCC a rafforzare il tracciamento congiunto degli aeromobili e il coordinamento dei sistemi di difesa aerea. Al progetto saranno chiamati a partecipare le delegazioni e gli specialisti delle varie forze armate, un rappresentante del Segretariato generale per gli affari militari e un rappresentante del Comando militare unificato del Consiglio di Cooperazione.

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Durante gli incontri, che avranno cadenza annuale, le parti discuteranno i regolamenti esecutivi del Working Group e riesamineranno i risultati ottenuti in funzione delle raccomandazioni precedentemente emanate.

Il GCC ha avviato il funzionamento del sistema di identificazione e tracciamento degli aeromobili nel 2002; il protocollo, stabilito dal BoC, consente di monitorare congiuntamente i velivoli in transito nello spazio aereo di pertinenza e nello spazio aereo delle aeree circostanti, in modo da coordinare al meglio le attività difensive.

Il sistema di tracciamento degli aerei in dotazione agli Stati arabi del Golfo è conosciuto con il nome di Hizam Al-Taawn (HAT), una rete distribuita C4I sviluppata nel 2001 da Raytheon che collega i centri di difesa aerea delle nazioni inserite nel GCC.

Nel 2004, USAF ha inoltre assegnato all’azienda un contratto da 75,6 milioni di dollari per progettare e implementare un centro operativo di Difesa Aerea e Difesa Missilistica per il Qatar, l’Air Defense Operations Center (ADOC). Nato come primo ADOC di questo tipo nella regione, il centro è in grado di fornire capacità estese contro minacce anche molto sofisticate, integrare i sistemi esistenti e fornire un’esatta immagine della situazione, distribuendo altresì informazioni cruciali ai comandanti collegati.

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Il BoC ritiene che sia giunto il momento di pensare ad un aggiornamento tecnologico indirizzato al miglioramento del processo decisionale del sistema di Difesa, comprese e le capacità di preallarme dei paesi che si affacciano sulle sponde occidentali del Golfo.

L’esempio più lampante è la guerra civile in Yemen, con i ribelli Houthi sostenuti da Teheran che minacciano con l’uso di droni e missili balistici i siti militari e le strutture petrolifere saudite, compreso il terminal di distribuzione di prodotti petroliferi di Jizan, sul Mar Rosso.

Pericoli ricorrenti che, se connessi a quelli derivanti da un’escalation della crisi Iran-Israele, rendono necessario un piano di revisione delle capacità operative dei centri di comando e controllo di tutta la regione, un aggiornamento che non può non prendere in considerazione l’efficacia dei sistemi integrati di guerra elettronica (EW) e di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (ISR).

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In un articolo pubblicato dalla rivista specializzata Breaking Defense, l’esperto kuwaitiano Ali Al Hashim, sostiene che l’attuale situazione medio orientale richiede mosse radicali: data la vastità del territorio saudita, il paese dovrebbe schierare una rete di radar terrestri, optare per un adeguato sistema di sorveglianza aerea (AWACS) ed affidarsi al sistema a bassa quota Tethered Aerostat Radar System (TARS), basato su una serie di palloni ancorati a piattaforme terrestri mobili, che può operare a tempo pieno per la sorveglianza e il rilevamento di allerta precoce.

Prendere quindi esempio dal lavoro svolto dal Comando centrale degli Stati Uniti nella base di al-Udeid, in Qatar, dove i sistemi utilizzati vengono standardizzati e resi tra loro compatibili al fine di creare un ambiente C4ISR efficiente ed efficace.

Mohamed Al-Kenany, ricercatore militare e analista per la Difesa presso l’Arab Forum for Policy Analysis al Cairo, ritiene che per realizzare questo progetto dovranno essere costruiti un centro di comando centralizzato e un certo numero di centri operativi di regione basati su soluzioni C5I (Comando, controllo, comunicazioni, computer, collaborazione e intelligence).

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Inoltre, sarà fondamentale collegare i livelli decisionali alle stazioni early warning e ai sistemi di Difesa Aerea Patriot e THAAD, questo al fine di avviare, in caso di attacco, un rapido processo di identificazione e di eliminazione delle minacce ostili.

Un risultato che al-Kenany ritiene possibile solo grazie all’utilizzo di adeguate tecnologie militari e alla consapevolezza che, oltre ai missili balistici (l’Iran sta sviluppando lo Shehab-4/SLV e lo Shehab-5/SLV, sistemi d’arma a medio e lungo raggio che toccano un’altitudine 1.100 km e sviluppano una gittata di 3.500 e 5.300 km) e all’ampio arsenale di droni e di missili da crociera in circolazione, l’attuale concetto di minaccia comprende il settore della cyber warfare, un campo sul quale Teheran sembra voglia puntare.

Per far fronte alla minaccia iraniana, è quindi necessario combinare ed integrare i sistemi EW con quelli di Difesa Aerea, un fattore essenziale per la costituzione di una struttura multi strato capace di impedire l’accesso a qualsiasi agente esterno intenzionato a manipolare le informazioni e i canali di comunicazione dei centri C4I. (IT Log Defence)

Foto breakingdefense.comI paesi del Golfo dovranno aggiornare e migliorare la connettività dei centri di Comando e Controllo, Comunicazioni, Computer e Intelligence (C4I) e l’interscambio dati tra i sistemi di Difesa Aerea delle rispettive Forze Armate. Questo è quanto scaturito dal recente incontro organizzato dal Belt of Cooperation (BoC), gruppo di lavoro voluto dal Gulf Cooperation Council (GCC), l’organizzazione intergovernativa regionale che dal 1981 riunisce Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

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Agli inizi di aprile il BoC ha stabilito che l’ipotesi di una escalation militare innescata dall’Iran costringerà i membri del GCC a rafforzare il tracciamento congiunto degli aeromobili e il coordinamento dei sistemi di difesa aerea.

Al progetto saranno chiamati a partecipare le delegazioni e gli specialisti delle varie forze armate, un rappresentante del Segretariato generale per gli affari militari e un rappresentante del Comando militare unificato del Consiglio di Cooperazione.

Durante gli incontri, che avranno cadenza annuale, le parti discuteranno i regolamenti esecutivi del Working Group e riesamineranno i risultati ottenuti in funzione delle raccomandazioni precedentemente emanate.

Il GCC ha avviato il funzionamento del sistema di identificazione e tracciamento degli aeromobili nel 2002; il protocollo, stabilito dal BoC, consente di monitorare congiuntamente i velivoli in transito nello spazio aereo di pertinenza e nello spazio aereo delle aeree circostanti, in modo da coordinare al meglio le attività difensive.

Il sistema di tracciamento degli aerei in dotazione agli Stati arabi del Golfo è conosciuto con il nome di Hizam Al-Taawn (HAT), una rete distribuita C4I sviluppata nel 2001 da Raytheon che collega i centri di difesa aerea delle nazioni inserite nel GCC.

Nel 2004, USAF ha inoltre assegnato all’azienda un contratto da 75,6 milioni di dollari per progettare e implementare un centro operativo di Difesa Aerea e Difesa Missilistica per il Qatar, l’Air Defense Operations Center (ADOC). Nato come primo ADOC di questo tipo nella regione, il centro è in grado di fornire capacità estese contro minacce anche molto sofisticate, integrare i sistemi esistenti e fornire un’esatta immagine della situazione, distribuendo altresì informazioni cruciali ai comandanti collegati.

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Il BoC ritiene che sia giunto il momento di pensare ad un aggiornamento tecnologico indirizzato al miglioramento del processo decisionale del sistema di Difesa, comprese e le capacità di preallarme dei paesi che si affacciano sulle sponde occidentali del Golfo.

L’esempio più lampante è la guerra civile in Yemen, con i ribelli Houthi sostenuti da Teheran che minacciano con l’uso di droni e missili balistici i siti militari e le strutture petrolifere saudite, compreso il terminal di distribuzione di prodotti petroliferi di Jizan, sul Mar Rosso.

Pericoli ricorrenti che, se connessi a quelli derivanti da un’escalation della crisi Iran-Israele, rendono necessario un piano di revisione delle capacità operative dei centri di comando e controllo di tutta la regione, un aggiornamento che non può non prendere in considerazione l’efficacia dei sistemi integrati di guerra elettronica (EW) e di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (ISR).

In un articolo pubblicato dalla rivista specializzata Breaking Defense, l’esperto kuwaitiano Ali Al Hashim, sostiene che l’attuale situazione medio orientale richiede mosse radicali: data la vastità del territorio saudita, il paese dovrebbe schierare una rete di radar terrestri, optare per un adeguato sistema di sorveglianza aerea (AWACS) ed affidarsi al sistema a bassa quota Tethered Aerostat Radar System (TARS), basato su una serie di palloni ancorati a piattaforme terrestri mobili, che può operare a tempo pieno per la sorveglianza e il rilevamento di allerta precoce.

Prendere quindi esempio dal lavoro svolto dal Comando centrale degli Stati Uniti nella base di al-Udeid (nmella foto sotto), in Qatar, dove i sistemi utilizzati vengono standardizzati e resi tra loro compatibili al fine di creare un ambiente C4ISR efficiente ed efficace.

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Mohamed Al-Kenany, ricercatore militare e analista per la Difesa presso l’Arab Forum for Policy Analysis al Cairo, ritiene che per realizzare questo progetto dovranno essere costruiti un centro di comando centralizzato e un certo numero di centri operativi di regione basati su soluzioni C5I (Comando, controllo, comunicazioni, computer, collaborazione e intelligence).

Inoltre, sarà fondamentale collegare i livelli decisionali alle stazioni early warning e ai sistemi di Difesa Aerea Patriot e THAAD, questo al fine di avviare, in caso di attacco, un rapido processo di identificazione e di eliminazione delle minacce ostili. Un risultato che al-Kenany ritiene possibile solo grazie all’utilizzo di adeguate tecnologie militari e alla consapevolezza che, oltre ai missili balistici (l’Iran sta sviluppando lo Shehab-4/SLV e lo Shehab-5/SLV, sistemi d’arma a medio e lungo raggio che toccano un’altitudine 1.100 km e sviluppano una gittata di 3.500 e 5.300 km) e all’ampio arsenale di droni e di missili da crociera in circolazione, l’attuale concetto di minaccia comprende il settore della cyber warfare, un campo sul quale Teheran sembra voglia puntare.

Per far fronte alla minaccia iraniana, è quindi necessario combinare ed integrare i sistemi EW con quelli di Difesa Aerea, un fattore essenziale per la costituzione di una struttura multi strato capace di impedire l’accesso a qualsiasi agente esterno intenzionato a manipolare le informazioni e i canali di comunicazione dei centri C4I. (IT Log Defence)

Foto Raytheon, GCC,  Royal EAU Air Force, Royal Saudi Arabia Air Force, US DoD e  Leonardo

 

Eugenio Roscini VitaliVedi tutti gli articoli

Colonnello dell'Aeronautica Militare in congedo, ha conseguito un master di specializzazione in analisi di sistema e procedure all'Istituto Superiore di Telecomunicazioni. In ambito internazionale ha prestato servizio presso il Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa, la 5^ Forza Aerea Tattica Alleata e il Comando NATO di AFSOUTH. Tra il 1995 e il 2003 ha preso parte alle Operazioni NATO nei Balcani (IFOR/SFOR/KFOR). Gestisce il sito ITlogDefence.

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