L’allarme di Confindustria per l’impatto di guerra e gas

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“Lo scenario vira al ribasso” e “la resilienza dell’industria è alle corde”. Anche Confindustria vede nero sulle prospettive per l’economia italiana fra prezzi insostenibili e carenza di gas, inflazione alle stelle e tassi d’interesse al rialzo. E lo scenario – che Fitch ha definito una “tempesta perfetta” per l’economia europea – rischia di scompaginare i conti della Nadef, togliendo margini di bilancio proprio quando occorrerà attutire l’impatto dei rincari su famiglie e imprese. L’agenzia di rating il 15 settembre aveva stimato un -0,7% per il Pil italiano nel 2023.

Dopo Confartigianato e Confcommercio è ora Confindustria a lanciare l’allarme. Con uno studio che pone in evidenza due simulazioni per il prezzo del gas, rispettivamente a 235 euro/megawattora da qui a fine 2023 e ai 298 euro indicati dai futures. Conclusione: “L’impatto per l’economia italiana (rispetto a uno scenario di base in cui il prezzo del gas è tenuto fermo alla media dei primi 6 mesi del 2022: 99 euro) è stimato in una minore crescita del Pil del 2,2% e del 3,2% cumulati nel biennio 2022-2023, nei due scenari, e in 383mila e 582mila occupati in meno”.

Nel conto vanno messe anche le avvisaglie, partite dal salvataggio di Stato della tedesca Uniper, di un possibile terremoto finanziario per le utilities, che fronteggiano potenziali crisi di liquidità di fronte a garanzie sempre più alte sui contratti derivati con si assicurano contro la volatilità dei prezzi. Secondo ‘Congiuntura Flash’ del Centro studi di Viale dell’Astronomia, se i flussi da Russia si fermassero del tutto “l’Italia e gli altri paesi europei potrebbero avere problemi anche sui volumi”.

Una carenza di gas molto inferiore a quanto stimato prima dell’estate ma comunque “significativa” e pari a 10,9 miliardi di metri cubi tra quarto trimestre 2022 e primo trimestre 2023. Usando la riserva strategica si arriverebbe a un gap di 6,4 mmc, comunque in grado di “avere un impatto rilevante su parti dell’industria italiana” e causare “chiusure e calo del valore aggiunto”. Sarà d’aiuto la riduzione dei consumi di energia per raffreddamento e riscaldamento negli edifici che “potrebbe quasi annullare la carenza di gas”. Ma è anche la Bce a prevedere recessione nello scenario di un blocco totale del gas dalla Russia. E la Nadef in arrivo a fine mese non potrà non tenerne conto.

Il ministro dell’Economia Daniele Franco ha pronosticato che anche a dicembre, dopo la copertura di ottobre-novembre col decreto ‘Aiuti ter’, al prossimo Governo sarà possibile reperire gli oltre quattro miliardi necessari a estendere ulteriormente i crediti d’imposta per le imprese a compensazione del caro-energia.

Ma ha riconosciuto che simili prezzi del gas alla lunga sono “insostenibili”. La stima di crescita per il 2023 della Nadef, già limata nel Def la scorsa primavera dal 2,6 al 2,3% dopo lo scoppio della guerra, sembra ora un miraggio. Un quadro complicato dal rialzo dei tassi Bce: dopo la presidente Christine Lagarde, che ha promosso una linea della fermezza per evitare “assolutamente” una spirale prezzi-salari, oggi il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha preannunciato che i tassi hanno “ancora un bel po’ di strada da fare” verso l’alto.

In uno scenario di recessione la necessità di maggiori uscite per sostenere l’economia si scontrerebbe con minori entrate fiscali, mettendo a rischio l’obiettivo del Def di un calo del deficit al 3,9% del Pil. Per mettere il debito in una traiettoria discendente – ha avvertito Fitch – serviranno “sforzi di consolidamento fiscale da parte del prossimo governo”.

Perché con una recessione il debito tornerebbe a salire dirigendosi verso il 157% del Pil nel 2031. Tutt’altro che la discesa sotto il 150% già nel 2023 prevista dal Def. Una grossa sfida per il prossimo esecutivo, che prenderà forma mentre le agenzie di rating si apprestano a rivedere il loro giudizio sull’Italia: il calendario vede cerchiato in rosso il 30 settembre (Moody’s), il 21 ottobre (S&P) e infine il 18 novembre, quando toccherà proprio a Fitch che ha già avvertito come il mix di gas, tassi Bce e incertezza politica mettono “sotto pressione” il merito di credito dell’Italia.

(con fonte ANSA)

 

 

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