La Bulgaria non invierà più armi all’Ucraina

 

 

Mentre a Tallin il vertice dei Paesi nordici e baltici esprime sostegno all’adesione dell’Ucraina “nel suo percorso irreversibile verso la piena integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione a UE e NATO il prima possibile”, in Mitteleuropa e Balcani aumentano gli stati membri di NATO e Unione Europea che si smarcano dalle forniture militari (equipaggiamento e stanziamenti finanziari) all’Ucraina.

Dopo Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca ieri la Bulgaria ha reso noto che non invierà’ altre armi a Kiev. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa bulgaro, Dimitar Stoyanov, in conferenza stampa. “La guerra in Ucraina non si risolverà sul campo di battaglia.  Assistiamo a una guerra di posizione e, per quanti armamenti si accumulino, l’unico risultato ottenuto è la perdita di vite umane”.

Secondo il ministro, “è tempo di sedersi al tavolo dei negoziati” e di cercare “una pace giusta“, che dovrà essere determinata dalle due parti coinvolte nel conflitto.

Stoyanov ha riconosciuto che il ruolo dell’Unione europea resta “estremamente importante“, ma ha aggiunto che sarebbe difficile attribuirle una funzione di mediazione, dal momento che l’UE ha sostenuto l’Ucraina nel corso della guerra. “L’Ucraina ha bisogno di più persone, non di più armi. Ha abbastanza armi, quindi non prevediamo di fornire altri armamenti all’Esercito ucraino“, ha dichiarato il ministro del governo guidato dal primo ministro Roumen Radev, che in passato, da presidente, si era opposto all’assistenza militare e tecnica all’Ucraina e aveva chiesto una “soluzione diplomatica” già prima di vincere le elezioni parlamentari dello scorso aprile.

Dall’inizio dell’invasione russa del 2022, Sofia aveva approvato 13 pacchetti di assistenza militare all’Ucraina che hanno incluso per lo più equipaggiamento di origine russo-sovietica.

In particolare missili terra-aria S-300 fuori uso ma ricondizionati in Ucraina, 14 aerei da attacco Sukhoi Su-35 radiati dalle forze aeree bulgare, decine di carri armati T-72, un centinaio di blindati ruotati trasporto truppe BTR-60, lanciarazzi campali BM-21 da 122mm, semoventi d’artiglieria da 122mm Gvozdika, obici da 152mm D-20, decine di mortai da 60 e 82mm, missili anticarro, lanciarazzi portatili RPG (ATGL-L e DRTG-73), oltre mille lanciagranate Bulspike AT, cannoni senza rinculo, 1,500 mitragliatrici, migliaia di proiettili per carri armati da 125mm, d’artiglieria da 60, 82, 122, 152 e 155mm e per armi leggere calibro 5,45 e 7,62mm, granate, razzi, bombe a mano  oltre a elmetti, giubbotti antiproiettile e altri capi di vestiario.

La defezione della Bulgaria dalla coalizione che sostiene militarmente Kiev è passata quasi inosservata sui media ma si inserisce in un contesto di generale calo dell’impegno di molti paesi europei nelle forniture all’Ucraina.

Poco spazio sugli organi d’informazione hanno trovato recentemente anche altre due notizie non certo irrilevanti a tal proposito. Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada hanno respinto il 25 maggio la proposta del segretario generale della NATO Mark Rutte che voleva imporre agli alleati di spendere lo 0,25 per cento del Pil in aiuti militari all’Ucraina.

Rutte sperava di far approvare la proposta al prossimo vertice annuale della NATO ad Ankara, a inizio giugno sostenuta però, a quanto sembra, solo da sette Stati membri tra cui Germania, stati baltici e scandinavi.

Anche dalla Coalizione per le munizioni d’artiglieria all’Ucraina, promossa da Praga, si sono sganciate in questi giorni ben nove nazioni europee, inclusa la Repubblica Ceca stessa.

Il numero di Paesi membri dell’Unione Europea che partecipano all’iniziativa volta a fornire milioni di proiettili all’Ucraina si è dimezzato da dicembre, passando da diciotto a nove.  Dal 2024, Praga ha coordinato la fornitura di oltre quattro milioni di proiettili d’artiglieria a Kiev per aiutare a ricostituire le scorte di munizioni ucraine in esaurimento.

Foto: Ministero Difesa Bulgaro, BNT e Pravda Ucraina.

 

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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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