Kostyantynivka è la chiave per l’accerchiamento delle ultime roccaforti ucraina. Boni a Il Contesto

 

Mentre i droni ucraini continuano a colpire infrastrutture energetiche in Russia e il G-7 concorda la prosecuzione del “sostegno incondizionato” a Kiev, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov dichiara in una recente intervista che «non aspettiamo che gli accordi di Anchorage vengano attuati; aspettiamo la vittoria.

Aspettiamo che i nostri obiettivi vengano raggiunti». Per valutare accuratamente la situazione, ha aggiunto Ushakov, i Paesi occidentali farebbero bene a «osservare attentamente ciò che accade sul campo di battaglia e sulla linea di contatto». Il riferimento è chiaramente diretto a Kostyantynivka, una delle ultime roccaforti controllate dagli ucraini attualmente sottoposta alla pressione crescente delle forze armate russe.

L’eventuale caduta della città porrebbe i russi nelle condizioni di inquadrare nel mirino le tre fortezze di Slovyansk, Kramatorsk e Druzhkivka. Parallelamente, in un articolo intitolato Ucraina, Europa e sicurezza globale, scritto per la testata «Politico» ma per qualche ragione ignota non pubblicato, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l’architettura di sicurezza europea costruita in base a quanto stabilito dall’Atto Finale di Helsinki del 1975, è stata irreparabilmente distrutta dalle azioni riconducibili agli stessi leader europei. «Non ci sarà un ritorno a questo sistema», ha sottolineato Lavrov.

A suo avviso, è necessario procedere alla creazione in Eurasia di una nuova architettura di sicurezza che rifletta le «realtà multipolari della modernità», basata sul principio di sicurezza uguale e indivisibile «calpestato nelle strutture euroatlantiche».

L’Europa, ha aggiunto Lavrov, potrà unirsi a questo sistema «quando le condizioni saranno mature». Nell’ottica di Lavrov, i negoziati tra Russia ed Unione Europea di cui si continua a parlare rappresentano un inganno, poiché «il vero obiettivo dei leader europei è rafforzare il regime di Zelensky e preserCon questo obiettivo in mente, i leader europei si affannano per ottenere un cessate il fuoco il più rapidamente possibile e per un’unica ragione: impedire il collasso delle forze armate ucraine sul campo di battaglia».

Per Bezrukov, il conflitto russo-ucraino e quello che sta ancora oggi sconvolgendo il Golfo Persico e il Levante costituiscono parti integranti di una grande guerra globale incentrata sul continente eurasiatico e la cui posta in gioco è la definizione dei rapporti di forza globali nel futuro. Ne parliamo assieme a Maurizio Boni, generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore di «Analisi Difesa» e de «Il Fatto Quotidiano».

Guada il video qui sotto o sul Canale You Tube “Il Contesto”

 

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