L’attacco massiccio e l’attacco di gruppo nella dottrina militare russa

 

 

di Lukas Fontana

In questi ultimi 4 anni probabilmente a qualcuno è già capitato o capita tuttora di leggere uno dei bollettini giornalieri pubblicato dal Ministero della Difesa russo. Leggendo uno di questi bollettini vi si trovano alcune frasi standard periodicamente ripetute di settimana in settimana.

Ad esempio: “le Forze Armate della Federazione Russa hanno effettuato un attacco massiccio e 15 attacchi di gruppo con armi terrestri, aeree e marittime ad alta precisione a lungo raggio”. Ma quali sono concretamente il significato e la distinzione tra un attacco massiccio ed un attacco di gruppo?

La distinzione tra “attacco massiccio” (Massirovannyy udar) e “attacco di gruppo” (Gruppovoy udar) nei bollettini del Ministero della Difesa russo non è casuale. Riflette categorie precise e formalizzate integrate nella strategia militare russa, nella dottrina del RUK (Razvedyvatel’no-Udarnyj Kompleks – Sistema di ricognizione ed attacco) e nella teoria delle operazioni militari ancora di eredità sovietica. Nella dottrina russa, l’impiego di missili e di artiglieria è strettamente classificato in base alla portata della missione, al volume di munizioni assegnate e al livello strategico o operativo degli obiettivi.

 

Attacco massiccio (Massirovannyy udar)

Un attacco massiccio rappresenta il livello più alto di impegno convenzionale ed in senso assoluto è preceduto per importanza unicamente da un massiccio lancio nucleare.

È per definizione un attacco combinato e interforze, altamente coordinato, eseguito in una breve finestra temporale su un intero teatro o sotto-teatro operativo. Sincronizza nello stesso momento vettori con caratteristiche diverse: forze aerospaziali strategiche (missili da crociera, missili ipersonici), marina russa (missili da crociera) e sistemi missilistici schierati a terra (missili balistici coadiuvati da sciami di droni kamikaze).

Implica un volume di fuoco quantificabile in centinaia di munizioni missilistiche (da un minimo di cento ad oltre 300). Può svilupparsi in più ondate successive e prolungarsi per ore o persino per giorni interi.

Derivato dalla teoria sovietica della “battaglia in profondità” (Glubokij boj), l’obiettivo strategico di un attacco massiccio è tentare di disabilitare l’intera rete infrastrutturale ed energetica di un Paese, l’intera base industriale che rifornisce la difesa nemica, le reti di comando a livello di teatro operativo o per colpire simultaneamente dozzine di aeroporti e complessi militari dislocati in diverse regioni.

Può anche essere usato quale strumento di “punizione coercitiva” su scala nazionale.

Secondo analisi come quella del CSIS “The strategy of coercion by salvo”, questi attacchi solitamente sopraffanno le difese aeree utilizzando salve miste di missili balistici, missili da crociera e centinaia di munizioni vaganti come i droni pesanti Geran nelle sue diverse varianti.

 

Attacco di gruppo (Gruppovoy udar)

Nella scala che classifica il livello di impegno convenzionale, un attacco di gruppo si colloca direttamente al di sotto dell’attacco massiccio e persegue obiettivi operativi o tattici, locali e mirati a breve termine, piuttosto che strategici.

Si tratta di un attacco coordinato e localizzato condotto da uno specifico gruppo di unità (2/3 velivoli, una sola nave o un singolo sistema missilistico costiero/terrestre) o da una distinta formazione operativa.

Implica un volume di fuoco quantificabile in una decina di munizioni missilistiche.

Gli attacchi di gruppo si inseriscono nel livello operativo-tattico del RUK (sistema di ricognizione ed attacco – verrà spiegato maggiormente in dettaglio più sotto). Utilizzano informazioni quasi in tempo reale per colpire nodi di alto valore senza impegnare risorse strategiche per l’intero teatro.

Sebbene vengano ancora impiegate armi ad alta precisione (ad esempio missili Kalibr o i Kinzhal), queste vengono utilizzate in volumi inferiori per colpire settori geografici definiti.

Esempi di obiettivi: una rete infrastrutturale portuale specifica, un singolo hub logistico, un deposito di munizioni, una nave cargo in un porto, un centro di comando locale.

 

Singolo attacco (Odinchnyy Udar)

Per completezza di informazione si segnala nella dottrina militare russa l’esistenza anche del singolo attacco (Odinchnyy Udar). Poichè ciò implica il lancio di una o due munizioni di precisione ad un unico bersaglio di alto valore quale può essere un posto di comando specifico o il radar di una unità di difesa aerea, è il tipo d’attacco condotto più frequentemente nell’arco di una stessa giornata, ed avviene con una tale frequenza da non dover venire nemmeno menzionato o specificato.

Il Ministero della Difesa russo aderisce rigorosamente ad una terminologia formalizzata per mostrare un senso di precisione dottrinale, controllo, legalità militare nei confronti di platee ed interlocutori sia interni che stranieri.

L’uso e la combinazione di attacchi massicci e attacchi di gruppo da parte delle forze russe hanno subito una profonda evoluzione tattica e strategica dall’inizio del conflitto.

I principali cambiamenti nel corso del tempo evidenziano trend ben definiti:

  1. Esplosione della scala e della frequenza (2022-2025)
  • All’inizio del conflitto (2022): Gli attacchi massicci erano eventi distanziati, lanciati circa una volta al mese, con pacchetti di attacco che contavano mediamente circa 100 munizioni tra missili e droni. Il loro scopo principale era infliggere danni psicologici o coercitivi mirati.
  • La normalizzazione (2025): Secondo le analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS) la media delle munizioni impiegate in un singolo attacco combinato è quasi triplicata, raggiungendo il numero di circa 370 per salva, con frequenze elevatissime (fino a un attacco massiccio ogni 8 giorni) volte a esaurire gli intercettori della difesa contraerea ucraina.

 

2 – Il passaggio dai droni lenti ai missili balistici e ai droni a reazione (2026).

  • Superamento dei droni a pistoni: I classici droni kamikaze Shahed/Geran-2 con motore a pistoni hanno visto calare la loro efficacia a causa della presenza dei sistemi di difesa aerea ucraini. Per i raid in profondità, la Russia ha ridotto l’uso di questi droni tradizionali, preferendo “attacchi di gruppo” o selettivi concentrandosi su veloci droni a reazione (Geran-4 e Geran-5), molto più difficili da intercettare.
  • Dominio dei missili balistici e ipersonici: Nei bollettini recenti si registra una netta preferenza per attacchi a forte trazione balistica o ipersonica (Iskander-M, S-400 modificati, Zircon e Kinzhal). Le forze russe sfruttano la drammatica scarsità o assenza di sistemi di difesa specifici (come i Patriot) per massimizzare l’efficacia dei colpi a scapito dell’impiego dii missili da crociera.

 

  1. Mutamento dei tempi: dagli attacchi notturni ai raid diurni
  • Inizialmente la dottrina russa concentrava la quasi totalità degli attacchi massicci e di gruppo nella finestra notturna (tra le 2:00 e le 4:00 del mattino) per nascondere i missili alla vista dei team di osservatori della difesa aerea (veri e propri testimoni oculari del passaggio di questi missili).
  • I comandi russi hanno progressivamente integrato frequenti attacchi missilistici diurni. L’obiettivo di questa variazione temporale è generare un effetto sorpresa, riducendo i tempi di reazione e di allarme per le forze di difesa aerea ucraine ormai abituate ai ritmi notturni.

 

RUK e ROK, il sistema di ricognizione ed attacco 

La dottrina militare russa, concepita originariamente dai teorici sovietici negli anni ’70 e ’80, prevede l’integrazione in tempo reale tra i sistemi di individuazione ed intelligence e le piattaforme per il fuoco ad elevata precisione. A seconda del livello operativo, i russi utilizzano due parole distinte:

  • RUK (РУК – Разведывательно-ударный комплекс) sistema di ricognizione e attacco: opera a livello operativo-strategico (quindi con una profondità d’azione maggiore), impiegando solitamente l’aviazione d’attacco, i bombardieri strategici o i sistemi missilistici a lungo raggio integrati con satelliti e droni da ricognizione.
  • ROK (РОК – Разведывательно-огневой комплекс): Tradotto invece come “sistema di ricognizione e fuoco”, rappresenta l’equivalente a livello tattico. Collega direttamente i dati dei droni o dei radar sul campo con l’artiglieria pesante o i mortai, per colpire i bersagli in pochissimi minuti.

L’applicazione pratica dei concetti sovietici di RUK e ROK è diventata centrale anche nella strategia militare russa. La combinazione tra sensori d’intelligence senza pilota (droni) e sistemi di fuoco a lungo o corto raggio viene sfruttata per ridurre i tempi di reazione sul campo.

Il RUK

Quando si passa a livello operativo e strategico entra in gioco il RUK (Sistema di ricognizione e attacco) che intende colpire la logistica e i centri nevralgici nelle retrovie profonde.

  • Caccia ai bersagli di alto valore: Droni a lungo raggio o sistemi satellitari monitorano aeroporti, depositi di munizioni, linee ferroviarie, sistemi di difesa aerea nemici, caserme, alloggiamenti.
  • Ingaggio del bersaglio con armi balistiche: Una volta confermato l’obiettivo, i dati di puntamento vengono inseriti direttamente nei computer di tiro dei sistemi missilistici terra-terra ad alta precisione come l’Iskander-M (balistico) o l’Iskander-K (da crociera).
  • Finestra temporale ridotta: Fonti sul campo evidenziano che la catena RUK russa è in grado di identificare un obiettivo mobile ad alta priorità nelle retrovie e colpirlo con un missile Iskander in una finestra temporale inferiore ai 20 minuti.

Il ROK

Il ROK è costituito ad esempio dai droni Orlan/Zala  che interagiscono con l’artiglieria ed i droni Lancet. A livello tattico, le forze armate russe impiegano il ROK (sistema di ricognizione e fuoco) per colpire obiettivi a breve e medio raggio.

  • Rilevamento continuo: Droni da ricognizione ad ala fissa come l’Orlan-10 o i più sofisticati Zala e Supercam pattugliano costantemente i cieli. Dotati di telecamere termiche, sensori ottici avanzati e sistemi per l’intercettazione delle frequenze radio, individuano i movimenti nemici fino a diverse decine di chilometri oltre la linea del fronte.
  • Abbinamento con munizioni circuitanti: I droni Zala lavorano in coppia con le munizioni a guida autonoma (chiamate anche kamikaze) Lancet. Il drone Zala individua il bersaglio (es. pezzi d’artiglieria, radar, mezzi blindati) e trasmette le coordinate in tempo reale al Lancet, che viene lanciato per impattare sul bersaglio. Le tattiche più recenti vedono i Lancet operare in silenzio radio completo per eludere i sistemi di rilevamento elettronico ucraini fino all’istante dell’impatto.
  • Velocità di esecuzione: Rispetto al passato, l’integrazione digitale tramite sistemi di gestione del campo di battaglia (come il software Strelets) consente di passare dall’avvistamento del drone al bombardamento di artiglieria nel giro di pochissimi minuti, azzerando la burocrazia della catena di comando.

 

Fonti:

  • La definizione formale e legale di questi termini si trova nel Dizionario Enciclopedico Militare (Военный энциклопедический словарь), pubblicato periodicamente dal Ministero della Difesa russo. L’edizione fondamentale moderna è curata dall’Istituto di Storia Militare dello Stato Maggiore.
  • CSIS

 

Foto TASS/Ministero Difesa Russo

 

 

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