Il comando della missione NATO in Kosovo torna all’Italia

 

 

Il 14 ottobre a Pristina, alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto, il generale di divisione Roberto Vergori ha assunto il comando di Kfor, subentrando al turco Özkan Ulutas. È il quindicesimo mandato italiano alla testa della forza multinazionale, schierata dal 1999 in attuazione della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Vergori, già comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, ha una lunga esperienza operativa maturata in Afghanistan, Libia e Libano, dove tra marzo e aprile 2016 è stato assistente militare del capo della missione UNIFIL, e poi comandante della Joint Task Force-Lebanon Sector West (Jtf-L Sw) dal 2 febbraio al primo agosto 2023.

L’Italia ha assunto nuovamente la guida della missione Nato Kfor “in una fase delicata per il Kosovo, in un quadro di sicurezza stabile, ma fragile”, ha detto il ministro Crosetto. “Il compito sarà garantire un ambiente sicuro e la libertà di movimento, tutelando tutte le comunità e guidando l’evoluzione della postura di Kfor verso una presenza più flessibile, meno statica e concentrata nelle aree sensibili”.

Il ritorno dell’Italia alla guida della missione NATO in Kosovo avviene mentre l’Alleanza valuta una progressiva riduzione del dispositivo, oggi composto da circa 4.600 militari di 31 Paesi, con l’Italia primo contributore con 900 militari

“La riorganizzazione sarà graduale e comunque reversibile”, ha precisato Crosetto, subordinando ogni riduzione all’effettiva situazione sul terreno e alla possibilità di ripristinare tempestivamente le capacità necessarie.

La riduzione della presenza militare NATO resta infatti condizionata alla tenuta dei rapporti tra Belgrado e Pristina, tuttora segnati da profonde divergenze politiche e dalle violenze esplose nel nord nel 2023.  In questo contesto, Vergori eredita un mandato che richiede equilibrio tra deterrenza, mobilità operativa e interlocuzione con le comunità locali.

I problemi non riguardano solo il confronto tra serbi e albanesi ma sono radicati anche all’interno della maggioranza albanese.

La settimana scorsa a Pristina si sono verificati disordini per contestare le pesanti condanne per crimini di guerra inflitte dai giudici all’ex presidente Hashim Thaçi e ad altri leader storici dell’Uck (l’esercito di liberazione del Kosovo), figure considerate eroi nazionali dalla popolazione locale.

Alla cerimonia ha partecipato anche la neoeletta presidente del Kosovo, Justina Shiroka Pula, che ha sottolineato quanto la “partnership con gli alleati” sia una “parte importante” nella storia del suo Paese. “Nel corso degli anni, con gli alleati abbiamo rafforzato le nostre istituzioni di sicurezza. (…) Le istituzioni del Kosovo hanno fatto passi avanti in termini di professionalità e nella nostra architettura di sicurezza la Kfor ha un significato particolare”. Oltre al capo dello Stato, Pristina è stata rappresentata anche dal primo ministro, Albin Kurti,mentre per la NATO è intervenuto l’ammiraglio George M. Wikoff, a capo del Joint Force Command di Napoli

 

 

I piani dell’Italia

“Per noi i Balcani rappresentano un punto di riferimento per la nostra sicurezza”, ha dichiarato, Crosetto prospettando l’installazione di sistemi radar capaci di contribuire alla difesa dei Paesi ospitanti e dell’Italia dalle minacce missilistiche emergenti. Un’ipotesi, non ancora un programma operativo definito, che riflette l’esigenza di estendere la sorveglianza avanzata e rafforzare l’allerta precoce attraverso la cooperazione regionale.

“Proseguiremo anche quando Kfor diminuirà il suo impegno in Kosovo per mettere in sicurezza i Balcani, utilizzarli anche in futuro pensando di installare qui radar che ci consentano di difendere sia questi Paesi sia il nostro, per prevenire minacce”, ha detto il ministro.

“Se si considera che i missili che hanno colpito gli aeroporti in Arabia Saudita erano costruiti dagli Houthi, quindi non da raffinati ingegneri, e hanno raggiunto la velocità di 8.500 chilometri all’ora – aggiunge Crosetto – si comprende quali sono le minacce che tutti i Paesi hanno di fronte per il futuro e quanto sia importante presidiare anche i Paesi di confine, quelli amici, proprio per instaurare con loro una copertura da queste minacce, affinché le possano prevenire in futuro”.

I radar che l’Italia ha a disposizione sono tecnologicamente tra i più avanzati al mondo: dal Kronos al velivolo CAEW, recentemente rientrato dall’impiego in Arabia Saudita.

Il ministro ha fatto riferimento anche al futuro della missione dell’ONU in Libano.

“Stiamo spingendo anche noi la missione europea in Libano, proprio per prevenire qualunque cosa possa succedere sul futuro di Unifil, che ci auguriamo però possa proseguire, proprio perché c’è bisogno di una missione soprattutto in questo momento – ha ribadito Crosetto.

“Se non sarà possibile farla attraverso le Nazioni Unite, come è stata Unifil, si penserà di farla in altri modi, multilaterali sempre, e l’Europa è uno degli strumenti con cui si può agire in quella zona. Ma tutto possiamo fare tranne che abbandonare aree che sembrano lontane ma sono vicinissime a noi, rendendo ancora più instabile una situazione che mi pare lo sia già abbastanza”.

Foto NATO

 

 

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