Cento miliardi di costi per le famiglie: l’Europa paga la guerra che Merz applaudiva

 

 

Il costo della guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran scatenata da Israele e Stati Uniti sull’Europa? Più di 100 miliardi di euro negli ultimi otto mesi. La stima è del cancelliere tedesco Friederich Merz, il quale ha affermato che «questo conflitto ha un impatto enorme sull’Europa. Stiamo già sostenendo costi ingenti: solo per i prezzi più alti dell’energia, le perdite dell’Europa negli ultimi otto mesi hanno superato i 100 miliardi di euro». Secondo il Cancelliere, la cifra rappresenta quanto imprese e consumatori europei hanno pagato in più a causa dell’aumento dei prezzi energetici provocato dal conflitto.

Le parole del leader tedesco sono arrivate durante la visita in Corea del Sud, dove, Merz ha ribadito l’appello a una soluzione diplomatica nel Golfo Persico, mentre circolano ipotesi di un nuovo, possibile attacco firmato da Usa-Israele dopo le elezioni di midterm.

Il Cancelliere ha inoltre sottolineato che l’Europa ha un interesse economico diretto a porre fine alla guerra, come se i cittadini del Vecchio continente non se ne fossero già accorti alla pompa di benzina o a fare la spesa….

L’appello alla pace di Merz, corretto nella sostanza, oltre ad essere decisamente fuori tempo massimo, stride – e parecchio – con ciò che ha detto (e fatto) il cancelliere da quando è stato eletto. E non serve nemmeno andare troppo a ritroso nel tempo.

Nel giugno 2025, all’indomani dei primi raid israeliani sull’Iran, dichiarò in un’intervista alla ZDF che Israele stava facendo «il lavoro sporco» per tutti gli europei. Una presa di posizione che legittimava di fatto l’azione bellica, e che oggi, davanti a un conto da oltre 100 miliardi di euro pagato da famiglie e imprese europee (per sua stessa ammissione), appare piuttosto difficile da conciliare con l’appello ai negoziati.

Nello stesso periodo, dopo gli attacchi israeliani alle installazioni iraniane, Merz sottolineò: «Israele ha il diritto di difendere la propria esistenza e la sicurezza dei propri cittadini». Prima del G7 aggiunse che il programma nucleare iraniano è una «minaccia esistenziale» per Israele, sposando la narrazione di Tel Aviv e di Benjamin Netanyahu.

«Senza l’Iran – disse Merz il 24 giugno – gli eventi del 7 ottobre 2023 in Israele non sarebbero stati possibili. Hamas, Hezbollah e i ribelli Houthi sono organizzazioni terroristiche finanziate e armate dall’Iran. La leadership iraniana destabilizza l’intero Medio Oriente da decenni. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, un organismo indipendente ha pubblicato un altro allarmante rapporto che evidenzia i pericoli del programma nucleare iraniano.

Per la Germania e per la comunità internazionale di Stati rappresentata da queste organizzazioni, il principio guida rimane invariato: l’Iran non deve possedere armi nucleari».. Parole perfettamente sovrapponibili a quelle di Netanyahu. D’altronde è lo stesso Merz a rivendicare la sintonia di Berlino con Washington e Tel Aviv sugli obiettivi da perseguire contro il programma nucleare e missilistico di Teheran.

Praticamente un sostegno incondizionato. Quando ha cominciato a cambiare idea Merz? Proprio quando Teheran ha dimostrato una resilienza tale da rinchiudere Stati Uniti e Israele in un cul de sac strategico dal quale non sono ancora usciti.

Il 27 aprile 2026, durante una visita a una scuola a Marsberg, il leader tedesco dichiarò che gli iraniani stavano negoziando «molto abilmente – o meglio, molto abilmente non negoziando», con gli Stati Uniti, e che «un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, soprattutto da quelle che chiamano Guardie della Rivoluzione».

Aggiunse che gli Usa erano entrati in guerra «senza alcuna strategia» e che non vedeva una chiara via d’uscita, richiamando Afghanistan e Iraq.

Ma se con Trump i rapporti sono stati tiepidi, Merz non ha mai fatto mancare il suo supporto – economico e militare – a Israele. Tra gennaio e giugno 2026, infatti, il governo di Berlino ha approvato esportazioni di materiale bellico verso Israele pari a circa 799 milioni di euro. Una cifra piuttosto significativa, dato che rappresenta circa quattro volte il totale dell’intero 2025.

Come riporta Der Spiegel, il grosso del valore è legato al programma dei sottomarini tedeschi TKMS, in particolare l’INS Drakon; Berlino ha spiegato che circa un terzo dei costi del Drakon e di una futura classe Dakar è finanziato dalla Germania. E anche dopo l’inizio della guerra Usa-Israele-Iran del 28 febbraio 2026 Merz non ha mai sospeso il canale industriale-militare, continuato ad autorizzare forniture belliche a Israele. Perché in questo caso il concetto dell’aggressore-aggredito evocato in Ucraina non funziona.

Il conto lo pagano famiglie e imprese europee mentre Berlino, a parole, scopre la diplomazia dopo aver armato, finanziato e giustificato dal punto di vista diplomatico una guerra che oggi dice di voler fermare.

Non c’è dunque da sorprendersi se, secondo i sondaggi, la percentuale di tedeschi soddisfatti del lavoro di Merz come cancelliere è di appena il 10%, con l’88% di insoddisfatti. Un disastro su tutti i fronti. Probabilmente l’ex presidente del consiglio di sorveglianza di Blackrock in Germania intende infrangere ogni record e diventare il più impopolare cancelliere della storia – recente e non – tedesca. A quanto pare è sulla buona strada per riuscirci.

Foto: Casa Bianca e Merz/X

 

Roberto VivaldelliVedi tutti gli articoli

Giornalista, dal 2014 e collabora con IlGiornale.it, Gli Occhi della Guerra e il quotidiano L'Adige. Esperto di comunicazione e relazioni internazionali, è caporedattore del progetto editoriale Oltre la Linea ed è autore del saggio Fake News. Manipolazione e propaganda mediatica dalla guerra in Siria al Russiagate pubblicato per La Vela. I suoi articoli sono tradotti in varie lingue e pubblicati su siti internazionali come LobeLo.

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