Fuga dal Golfo? Ci pensano i Contractor!  

 

 

Da quando Israele e Stati Uniti hanno dato il via al loro attacco congiunto contro la Repubblica Islamica dell’Iran – “Epic Fury” (Furia Epica) per Washington e “Lion’s Roar” (Ruggito del Leone) per Tel Aviv – il 28 febbraio, l’ira degli Ayatollah non ha tardato ad abbattersi su diversi Paesi, rei di ospitare basi americane e/o di supportare l’operazione militare in corso.

Droni e missili iraniani, oltre ad Israele, hanno colpito tutte le Monarchie del Golfo – Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita e Oman – provocando la chiusura dello spazio aereo della regione, con la cancellazione di circa 6.000 voli in tutto il mondo e grossi ritardi per altri 30.000.

Particolarmente preoccupante, sia per l’entità degli attacchi che per la gran quantità di stranieri presenti – da comuni turisti ai numerosi VIP, è la situazione degli Emirati Arabi Uniti, con Dubai in testa. Quello che negli ultimi anni è diventato un paradiso di lusso, in poche ore si è trasformato in un inferno da cui tutti vogliono scappare.

L’unica via di fuga – o quasi, per i pochi che possono permettersi di spendere cifre esorbitanti per raggiungerla, è attraverso l’aeroporto di Riad, Arabia Saudita; uno dei pochi rimasti in funzione in Medio Oriente.

Diverse Compagnie Militari e di Sicurezza Private hanno, così, colto l’occasione di offrire un servizio di evacuazione con SUV e Jet privati a clienti facoltosi desiderosi di lasciare la regione. Una tipologia di servizio, questa, non nuova per i contractor, ma che negli ultimi anni, complice la crescente instabilità internazionale, si sta considerevolmente espandendo.

Mentre i governi ed istituzioni arrancano nell’organizzare assistenza per i propri cittadini, sono sempre i contractor ad offrire soluzioni tempestive e concrete; certo, a prezzi non proprio convenienti…

Fuga da Dubai

Nell’attuale escalation di attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo, tra i più colpiti sono gli Emirati Arabi Uniti; in particolare Dubai.

Secondo il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti in poco più di 48 ore sono stati lanciati dall’Iran 174 missili balistici, 8 da crociera e 689 droni verso il Paese. La maggior parte è stata intercettata, tranne 44 droni che sono caduti in territorio emiratino.

A Dubai sono stati colpiti luoghi iconici come il Fairmont Hotel a “The Palm” e il Burj Al Arab alias “La vela”, ma anche il Terminal 3 dell’aeroporto internazionale e il porto di Jebel Ali. Attacchi che hanno causato complessivamente la morte di almeno tre civili – tutti lavoratori stranieri – e il ferimento di altri 58.

Da lussuoso paradiso, il noto emirato in cui sono rimasti bloccati moltissimi connazionali e, fino a poche ora fa, anche il nostro Ministro della Difesa, Guido Crosetto si è improvvisamente trasformato in un inferno da cui tutti vogliono scappare.

Direzione Riad!

In questi giorni Riad, capitale dell’Arabia Saudita, si è trasformata nell’unica – o quasi – via di fuga dagli Emirati Arabi Uniti ed altri Paesi del Golfo Persico per importanti e facoltosi businessmen, top manager, residenti e turisti.

Per lasciare in sicurezza la regione, quindi, è necessario affrontare un viaggio di anche più di 10 ore di auto attraverso il deserto e raggiungere l’aeroporto internazionale King Khalid, localizzato a circa 35 km da Riad. Lì è possibile imbarcarsi su aerei di linea che partono regolarmente per Europa, America, Asia, Medio Oriente e Africa o, anche, su jet privati.

Già dalle prime ore, per questi trasferimenti ed evacuazioni, si sono attivate una serie di PM&SC (Private Military & Security Companies) che hanno reso disponibili convogli di lussuosi SUV blindati, supporto logistico, team di sicurezza ed un coordinamento con broker di aviazione privata.

Ian McCaul, direttore della britannica Alma Risk, ha dichiarato al sito Semafor: “Siamo stati contattati da una varietà di clienti, tra cui famiglie, singoli e aziende che vogliono lasciare la regione perché temono per la propria sicurezza o per motivi di lavoro, semplicemente perché hanno bisogno di poter viaggiare”.

Vista l’impennata della domanda, i prezzi per il noleggio di SUV e jet privati sono schizzati alle stelle. Basti pensare che un volo di sola andata in jet privato da Riad all’Europa che a gennaio costava tra i 43.000-130.000 euro a seconda delle dimensioni dell’aeromobile, nei giorni scorsi è arrivato fino a 300.000 euro, ha dichiarato sempre a Semafor Ameerh Naran, amministratore delegato della società ​​Vimana Private.

In un primo momento, le Compagnie Militari e di Sicurezza Private optavano per l’Oman, ma da quando l’Iran ha colpito una petroliera nello Stretto di Hormuz e le infrastrutture del porto omanita di Duqm, questa via di fuga è stata ritenuta impraticabile e poco sicura, preferendogli, quindi, Riad.

Complice anche un allentamento dei requisiti per i visti da parte dell’Arabia Saudita, data l’emergenza, in modo che i cittadini di molti Paesi possano ottenere un visto all’arrivo, anziché doverlo richiedere con settimane di anticipo.

 

I precedenti

Quello di offrire evacuazioni private da aree di crisi è un servizio che i contractor hanno sempre fornito. Tuttavia, complice la crescente instabilità globale, nelle crisi internazionali degli ultimi anni abbiamo assistito sempre più ad una loro espansione.

A fine marzo 2020, con il Mondo fermo per la Pandemia, 144 turisti americani e canadesi sono stati evacuati dall’isola di Roatan, in Honduras con un aereo MD-80 della società di sicurezza privata Global Guardian di McLean, Virginia.

Collaborando con il Governo honduregno, l’ambasciata statunitense e la FAA (Federal Aviation Administration), un gruppo di ex militari, agenti delle forze dell’ordine e dei servizi segreti hanno riportato a casa i turisti come una qualsiasi compagnia aerea.

L’amministratore di Global Guardian, ex Berretto Verde dell’Esercito americano Dale Buckner, ha dichiarato che la sua società lavorava in genere con clienti aziendali e famiglie “ad alto reddito”, evacuando circa 2.000 persone, alcune per via aerea e altre via terra, nelle ultime settimane.

Global Guardian ha chiesto 1.324 dollari a passeggero; prezzo leggermente superiore a quello classico per un volo commerciale di sola andata dall’Honduras agli Stati Uniti, ma inferiore a quello che il Dipartimento di Stato applicava per i suoi voli di rimpatrio, per esempio, dal Marocco.

Nel caos imperante in Afghanistan alla vigilia del completamento del ritiro della NATO nell’agosto del 2021, Erik Prince, controverso fondatore e amministratore delegato di Blackwater, offriva la possibilità di lasciare il Paese a bordo di un charter privato.

La tariffa base era di 6.500 dollari a persona, più eventuali extra come una scorta armata dalla propria abitazione fino all’aeroporto di Kabul. Un servizio, visto i prezzi elevati per gli standard locali, rivolto principalmente ad afghani facoltosi.

E ancora, società di contractor hanno provveduto ad evacuare civili anche dall’Ucraina durante l’Operazione Militare Speciale lanciata da Putin il 24 febbraio 2022.

Katrin Rezykova, ex dipendente Apple, ha ringraziato pubblicamente l’azienda e l’amministratore delegato, Tim Cook per aver aiutato la nonna ed altri a lasciare la città di Kharkiv. Nel suo post su X ha raccontato di come la società americana abbia incaricato personale addetto alla sicurezza per evacuare le persone e dell’elevato livello di coordinamento sul campo ed online, con traduttori ed autisti.

Tra le altre aziende che hanno evacuato civili dall’Ucraina, troviamo di nuovo Global Guardian che ha dichiarato al Financial Times di aver evacuato “oltre 4.000” dipendenti di importanti società statunitensi ed europee nel 2022.

Per quanto riguarda gli italiani, in Ucraina ha operato anche la STAM di Giampiero Spinelli che ha organizzato l’evacuazione di oltre quaranta tra dipendenti e loro familiari, per conto di una società che collaborava con un Governo straniero.

Tornando a Apple, un altro dipendente ha confermato che l’azienda assisteva regolarmente i dipendenti e loro famiglie in caso di emergenze su larga scala; per esempio durante alcuni uragani in Florida e Texas.

Apple aveva appositamente incaricato “una squadra speciale di far evacuare un signore che lavorava da casa ed era disabile. Hanno assunto una squadra appositamente per andarlo a prendere e portarlo via dalla Florida prima che l’uragano colpisse” e avevano pagato il suo soggiorno in un altro Stato e, infine, “lo avevano riportato a casa dopo” che l’emergenza era passata.

 

Alcune considerazioni

Questo ruolo di Riad come “posto sicuro” segna una notevole inversione di tendenza nella percezione del rischio nella regione. In passato, infatti, la capitale saudita aveva destato forti preoccupazioni per gli attacchi transfrontalieri dei ribelli Houthi che hanno portato alla chiusura dello spazio aereo intorno alla città a giugno del 2020.

Per non parlare dei precedenti periodi di instabilità in occasione della Primavera araba del 2011-2012, della Guerra dei 12 giorni tra Stati Uniti e Iran dello scorso giugno o, persino, degli attacchi alle raffinerie della Aramco a Abqaiq e Khurais ad opera di droni – iraniani? – misteriosi. A quelle saudite, quindi, molti stranieri hanno sempre preferito altre città del Golfo come luoghi di transito, residenza e turismo.

Nonostante ospiti diverse basi militari e al centro di un’annosa rivalità con Teheran, l’Arabia Saudita è stata colpita con minore intensità rispetto ai Paesi circostanti. Il Ministero della Difesa saudita ha dichiarato di aver intercettato diversi droni diretti sulla capitale, alcuni dei quali anche contro l’aeroporto.

Due sono riusciti, comunque, a colpire l’ambasciata americana, causando danni minori. Tuttavia, la vita quotidiana a Riad è proseguita con una maggior normalità rispetto ad altre città del Golfo che hanno subito attacchi diretti. Lo spazio aereo è rimasto aperto e il Paese è risultato una via d’uscita logica e sicura dalla regione. Sicuramente, tutto ciò gioca a favore di Mohammed bin Salman e del piano di sdoganamento del suo Paese!

Per quanto riguarda i contractor, dalla casistica precedentemente riportata – abbreviata per non risultare pedante, questi hanno dato prova di esperienza e successo nell’organizzazione di evacuazioni private. Per ovvie ragioni, però, tali servigi sono quasi sempre risultati molto costosi.

A fronte di ritardi nella fornitura di soluzioni ed assistenza da parte istituzionale, come lamentato da molti connazionali via social o sulle principali testate giornalistiche – se persino un ministro della Difesa è colto di sorpresa dagli eventi ed un ministro degli Esteri non ne sa nulla! –  sarebbe sicuramente opportuno valutare una maggior collaborazione con queste realtà private che si dimostrano sempre più sul pezzo ed imprescindibili; perlomeno negli altri Paesi.

In Italia, invece, il tentativo di affrontare seriamente un’istituzione o legalizzazione delle Compagnie Militari e di Sicurezza Private che era partito con un certo entusiasmo, seppur già in estremo ritardo, nel 2019, sembra essersi definitivamente arenato.

Foto: Anadolu, Ministero Difesa Emirati Arabi Uniti, Ministero Difesa Ucraino, ISW e TASS

 

Nato nel 1983 a Brescia, ha conseguito la laurea specialistica con lode in Management Internazionale presso l'Università Cattolica effettuando un tirocinio alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite in materia di terrorismo, crimine organizzato e traffico di droga. Giornalista, ha frequentato il Corso di Analista in Relazioni Internazionali presso ASERI e si occupa di tematiche storico-militari seguendo in modo particolare la realtà delle Private Military Companies.

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