Ritardi cronici per l’AMCA: l’India torna a valutare il Sukhoi Su-57E

Il panorama dell’aviazione da combattimento indiana sta attraversando una fase di profonda ridefinizione strategica determinata dal fallimento cronico dei tempi previsti per il programma nazionale AMCA (Advanced Multirole Combat Aircraft). Non dimentichiamo a tal proposito la recente e clamorosa esclusione del colosso industriale nazionale HAL dal suddetto programma, di cui Analisi Difesa ha dato notizia lo scorso mese.
Nonostante le ambizioni iniziali puntassero a un primo volo nel 2028 e all’entrata in servizio nel 2034, l’assenza di prototipi concreti e le evidenti difficoltà tecnologiche dell’industria aerospaziale locale rendono improbabile la comparsa di un caccia di quinta generazione nazionale prima degli anni Quaranta.
Va notato che anche programmi indiani meno ambiziosi affrontano costanti ritardi, come il tormentato caccia Tejas di quarta generazione. Ecco perché l’insieme di questi “fallimenti” ha portato a previsioni estremamente pessimistiche sulla comparsa di un caccia indiano di quinta generazione operativo nei prossimi 15 anni.

L’ex consulente finanziario del Ministero delle Finanze, Amit Cowshish, aveva ipotizzato nel 2022 che lo sviluppo dell’AMCA avrebbe richiesto molto più tempo del previsto e le ragioni risiedono nella portata limitata della ricerca e sviluppo (R&S) in India e nell’insufficiente livello tecnologico della base industriale del Paese. Ricordiamo a titolo d’esempio citando ancora il suddetto Tejas, che questo caccia ha effettuato il primo volo nel gennaio 2001 dopo decenni di sviluppo, mentre i primi aerei sono stati messi in servizio solo 18 anni dopo.
La forte dipendenza dall’avionica israeliana e dai motori americani ha fatto sì che, al 2025, il costo di un singolo aereo ammonti – secondo alcune stime -a 60 milioni di dollari a velivolo, una cifra di poco inferiore a quella di caccia più avanzati e potenti come il Sukhoi Su-30MKI, che costituisce da anni oramai la spina dorsale della flotta indiana.
Questa lacuna operativa è resa critica dalla rapida ascesa della flotta cinese di J-20 e dalle recenti evidenze del conflitto indo-pakistano, dove i sistemi attualmente in dotazione hanno mostrato limiti preoccupanti.
A proposito dell’ingombrante rivale e vicino, bisogna menzionare poi le previsioni degli analisti militari secondo cui Pechino potrebbe schierare ben 1.500 caccia J-20 di quinta generazione entro il 2035.

In questo scenario, il Su-57 russo emerge come l’unica alternativa realistica per Nuova Delhi, superando la concorrenza dell’F-35 americano a causa di invalicabili ostacoli politici, tecnologici e industriali.
Mentre Washington nega la produzione locale e impone rigidi controlli sull’autonomia del software, Mosca ha offerto il pieno accesso ai codici sorgente e la possibilità di una produzione su licenza presso gli stabilimenti HAL di Nashik, permettendo all’India una personalizzazione nazionale dell’avionica e degli armamenti.
I negoziati per il caccia russo di cui si parla oramai da diversi anni e che risale addirittura a quasi 20 anni fa, quando Mosca e Nuova Delhi avevano ipotizzato la costruzione congiunta del Su-57 nel famigerato programma FGFA (e da cui gli stessi indiani si ritirarono nel 2018), si troverebbero oggi in una fase tecnica avanzata e prevedrebbero un primo lotto di circa 40 unità per un valore stimato di 7 miliardi di dollari, con la prospettiva a lungo termine di raggiungere i 250 esemplari qualora i ritardi dell’AMCA dovessero persistere.
La versione proposta, il Su-57E integra tecnologie all’avanguardia come i motori di secondo stadio AL-51 per la supercrociera e il complesso radar N036 “Belka” con antenne distribuite per una copertura a 360 gradi.

Tuttavia, la strategia indiana non si limita alla direttrice russa ma si sviluppa anche in questo caso su un” triplo binario” per garantire la massima resilienza tecnologica: parallelamente all’opzione russa e ai tentativi di coinvolgere il settore privato nazionale come Tata e Larsen & Toubro per accelerare l’AMCA, l’India sta consolidando i rapporti con la Francia attraverso il programma FCAS di prossima generazione e l’acquisizione di 114 Rafale con un altissimo tasso di localizzazione produttiva.
Questa strategia serve a risolvere simultaneamente due problemi: coprire subito la mancanza di aerei pronti al combattimento e garantire all’India, in un futuro che ad onor del vero al momento non appare a portata di mano, la capacità di costruire i propri jet senza dipendere da altri Paesi.
Foto UAC e Rosoboronexport
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








