Interesse nazionale: pivot per intelligence, politica estera e difesa

 

L’arena geopolitica internazionale sta ridisegnando un nuovo ordine mondiale, ove gli Stati Uniti sono sempre più attratti ed in “rotta” per l’area Medio orientale ed il Mar Cinese Meridionale.

Inoltre l’esaurimento del ruolo della NATO nel confronto Est-Ovest e la revisione del ruolo della Unione Europea sono condizionati da un potente riarmo della Germania.

Nel passato abbiamo più volte auspicato il progresso dell’Unione Europea orientato verso uno Stato Federale o Confederale, tale da poter assumere il ruolo di autorevole interlocutore nell’arena internazionale al fine di tutelare i propri “Interessi vitali nazionali”, assommando ed armonizzando contestualmente quelli dei singoli membri in un “unicum”.

Ma cosa sono gli Interessi Vitali Nazionali? Secondo autorevoli think-tank si tratta di:

  • Il punto più alto della Sicurezza Nazionale, che investe direttamente l’incolumità e la vita dei cittadini, per prevenire attacchi nei loro confronti e tutelarne il benessere;
  • L’attività che uno Stato può realizzare, al fine di evitare un danno alla collettività: compete ai Governi definirne il contenuto. Una definizione in positivo implicherebbe l’esclusione a priori di talune determinazioni rispetto ad altre in funzione della mutevolezza delle situazioni internazionali e delle minacce;
  • L’insieme degli obiettivi, delle ambizioni e delle aspirazioni di uno Stato, definiti all’interno di un’area geografica – resi chiari, palesi ed espressi in modo inequivocabile – nelle 4 dimensioni: Politica, Culturale, Economica e Militare.

In teoria – o per meglio dire, in sostanza – il concetto tramite il quale ogni azione dello Stato, qualora necessaria per il bene dello Stato stesso, è legittima, indipendentemente dalla propria moralità.

Secondo il nostro parere occorre fare una distinzione fra Interesse Vitale Nazionale e Sicurezza Nazionale.

L’Interesse Vitale è da considerare uno stato di estrema necessità, una condizione indispensabile per l’esistenza individuabile caratterizzata da esigenze primarie necessarie per la riproduzione, la sopravvivenza, l’esigenza di Sicurezza, che ogni sistema sociale dovrebbe soddisfare.

Trattasi di enunciazioni teoriche che troviamo sancite in parte sebbene non esplicitamente nella nostra Costituzione.

In particolare:

  • salvaguardia del territorio (Art. 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione; Art. 5: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali ……);
  • sicurezza dei cittadini (gli Art.li 13 – 28 Rapporti Civili e 29 – 34 Rapporti Etico-Sociali delineano la quotidianità di una convivenza civile che la sicurezza è tenuta a garantire);
  • benessere economico (gli Art.li 35 – 47 Rapporti Economici, dettano l’insieme delle condizioni che permettono, ad ogni cittadino, di soddisfare i sempre crescenti bisogni elementari);
  • protezione delle infrastrutture cruciali, strumenti fondamentali per tutelare la quotidiana convivenza e conseguire il benessere economico.

In sintesi gli Interessi Vitali Nazionali sono:

  • condizionati da fattori immodificabili e costanti nel tempo quali la collocazione geografica di un Paese, la propria storia, la propria cultura – unitamente alla tradizione nazionale – la propria articolazione territoriale, le etnie che lo popolano ed i livelli di sviluppo sociale ed economico raggiunti;
  • configurabili nell’indipendenza di uno Stato, nell’integrità del proprio territorio, nella Sicurezza dei propri cittadini ed in quelle infrastrutture indispensabili per la libera circolazione, la convivenza ed il benessere degli stessi, oggi definite “cruciali”.

Tale configurazione teorica deve necessariamente essere ben definita e condivisa da tutte le espressioni politiche dello Stato poiché identifica l’ambiente o il contesto sul quale si fonda la Sicurezza Nazionale, nonché il “pivot” indispensabile per l’esercizio della politica estera, ai fini dell’approntamento delle Forze di Difesa ed inoltre degli obiettivi e delle priorità da fornire all’Intelligence affinché ne curi la salvaguardia.

L’Intelligence infatti è un efficace processo di raccolta e di elaborazione di informazioni (“data” e notizie) per rafforzare i processi decisionali dei massimi Vertici Politici, Militari ed Economici, destinati alla soluzione di problemi operativi, tutela degli Interessi Vitali del Paese e salvaguardia della Sicurezza Nazionale.

Il Decisore Politico – per poter sostenere le proprie scelte – non ha l’esigenza di conoscere ciò che è accaduto, ma quello che avverrà, in modo tale da intervenire per prevenire ed evitare e/o contrastare rischi e pericoli pregiudizievoli per i propri concittadini.

La precondizione dell’efficienza informativa è data dalle peculiari prescrizioni del Decisore politico: prescrizioni che consentono agli Operatori Intelligence di conoscere quali siano le esigenze informative del Decisore medesimo nonché le priorità da attribuire alle stesse.

Il punto essenziale, in conclusione, è costituito dalla formulazione delle esigenze informative degli utilizzatori, nella considerazione che il ruolo dell’Intelligence si incardina sulla tutela da qualsiasi pericolo o minaccia degli INTERESSI VITALI NAZIONALI in relazione ad indicazioni e priorità politicamente determinate.

La Sicurezza Nazionale rappresenta la definizione affidabile ad opera del Governo di tutte quelle misure da predisporre ed adempiere per la tutela di tali Interessi, ovviamente mutevoli in funzione di: tempo, alleanze strategico-politiche, complessità nonché evoluzione di situazioni internazionali, mutevolezza e ciclica evoluzione delle minacce.

Abbiamo già avuto modo di porre all’attenzione come gli Interessi Vitali Nazionali dell’Italia si inquadrino – in assenza di velleità ed aspirazioni da Grande Potenza – nel triangolo mediterraneo ove la nostra area geopolitica è delimitata da tre vertici: Nord Europa, Marocco e Medio Oriente.

La tutela di detti Interessi, necessari per l’edificazione di un Sistema Paese al fine di evitare di “andare a rimorchio” di influenze strategiche, instradate esclusivamente al perseguimento di Interessi Nazionali alieni e contestualmente prive di un equo spazio dedicato alla doverosa attenzione verso gli Interessi degli alleati/amici – presuppone senso di appartenenza e coesione sociale.

Il senso di appartenenza si raggiunge tramite la coesione sociale, cioè con comportamenti e legami di solidarietà – tra individui, finalizzati ad attenuare disparità derivanti da situazioni sociali, economiche, culturali, etniche, ecc. Infatti, il termine coesione deriva dal latino cohaesus, ovvero essere strettamente uniti.

Ne consegue che possiamo ricercare i nostri Interessi Vitali nazionali solo nel contesto dell’Unione Europea che dovrebbe farli propri armonizzandoli con quelli di tutti gli Stati membri.

Il Mediterraneo è stato per secoli il modello geopolitico di un “mare interno” circondato da spiagge ininterrotte che affacciavano su di esso e da terre note oltre le quali si delineavano regioni ignote.

«Mare interno» che delimitava lo spazio della “appropriata MISURA”, dell’”invalicabile LIMITE”, del “duraturo equilibrio tra gli estremi, ovvero della PROPORZIONE” e di una “manifesta ARMONIA”, valori ove si fondava la Civiltà greco-romana e si fonda oggi la Cultura Occidentale.

Abbiamo già provato a declinare i nostri Interessi nel contesto europeo, quando momenti di speranza ci dettero l’illusione che tale mito potesse essere realizzato purtroppo senza successo.

Nella fase attuale nel corso della quale – le aree medio orientali, asiatica e sud americana sono afflitte da convulsioni multidimensionali (contenziosi religiosi, aspirazioni orientate alla Costituzione di Califfati, ambizioni nucleari, crisi energetiche, ecc.) il Mediterraneo rappresenta ancora una volta il cuore degli Interessi Nazionali ed Europei.

Il quadro strategico ripropone la centralità della nostra Regione – quale ambiente di vitale importanza geopolitica – a fronte delle stupefacenti trasformazioni effettuate della più grande democrazia mondiale, gli USA e del suo attuale isolazionismo che:

  • fu osannata quale miglior metodo di Governo da Tocqueville, il quale comunque ne avvertì il rischio che si potesse trasformare in una tirannide della maggioranza”. Egli riteneva che la superficie della società americana ricoperta da uno strato di vernice democratica di tanto in tanto mostrava i vecchi colori aristocratici;
  • è stata idealizzata quale “Destino manifesto” (espressione coniata nel 1845 dal giornalista del Partito Democratico John L. O’Sullivan, per indicare la convinzione che gli Stati Uniti d’America avessero la missione di espandersi, diffondendo la propria forma di libertà e democrazia anche oltre gli Oceani) sponsorizzato inizialmente dai Presidenti democratici e poi anche da quelli repubblicani;
  • era ritenuta esportabile da G.W. Bush che nel 2004 – dopo gli attacchi dell’11 settembre del 2001 – riteneva opportuno avviare una risposta politica nell’area mediterranea allargata (il paradigma era la promozione di riforme democratiche ed economiche nei Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente) da affiancare alla reazione militare in Afghanistan ed Iraq;
  • è ora trasformata in una MAGA (Make America Great Again) per ammaliare il mondo intero.

Tutto ciò fa ritenere precario l’originario ruolo della NATO e considerare

irrinunciabile una UE che decida quale “cosa” intenda divenire: un coacervo di Paesi ancora divisi da contrastanti Interessi Nazionali oppure una Federazione incardinata su quattro pilastri fondamentali: moneta unica, politica estera comune, una peculiare economia ed una unanime difesa militare, ridefinendo la propria presenza regionale e delineando una Strategia di Sicurezza inclusiva di capitoli molto diversi tra loro.

In tale nuovo processo l’UE non potrà eludere il confronto dialettico con le Potenze esterne dotate di interessi nel Mediterraneo: Stati Uniti, Russia, Paesi del Golfo e Cina, ma l’assunzione di tale ruolo cruciale non può prescindere da un preventivo consolidamento ed una stabilizzazione del progetto europeo nel suo complesso nonché dalla definizione dei propri Interessi Vitali.

Occorre inoltre esorcizzare i fantasmi del passato che hanno condotto al 2° conflitto mondiale – ora paventati dal riarmo della Germania – per

stemperarne l’egemonia in un Governo Federale o Confederale nella considerazione che le attuali direttrici geopolitiche non consentono più che le crisi dell’area mediterranea siano gestite erigendo barriere o affidandole a “prime donne”. Al fine di mantenere il dialogo nell’area e tutelare gli Interessi Europei non sono affatto utili gli interventi di tipo neo-coloniale, anzi deleteri: occorre trovarne di più moderni e meno impositivi.

L’Italia ha sempre analizzato correttamente – come primo fattore delle proprie scelte politiche – le evoluzioni culturali, antropologiche e sociali

dell’area mediterranea, quali fattori essenziali in tutte le strategie, alle quali ha associato la ineludibile conoscenza di storia, religione, usi, abitudini e tradizioni nonché le informazioni politiche, economiche e quelle concernenti le vie di comunicazione.

Da siffatta disamina – sempre decisiva per il successo o il fallimento di tutte le strategie – il nostro Paese è stato ed è in grado di promuovere valori democratici sulle diverse sponde dell’area sud, embrioni che le giovani generazioni di quella stessa area sapranno autonomamente curare e sviluppare, per raggiungere valori democratici a fondamento di Stati nazionali stabili, favorendo un rapporto meno diseguale con l’Europa.

Il nostro Interesse è stabilire un approccio realistico con la poliedrica realtà mediterranea tramite una politica che ridefinisca il ruolo, la presenza e la capacità di intervento dell’Italia quale ponte dell’Unione Europea per dialogare con la sponda sud.

Foto: Difesa.it

 

Luciano Piacentini, Claudio MasciVedi tutti gli articoli

Luciano Piacentini: Incursore, già comandante del 9. Battaglione d'Assalto "Col Moschin" e Capo di Stato Maggiore della Brigata "Folgore", ha operato negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. --- Claudio Masci: Ufficiale dei Carabinieri già comandante di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali dove ha concluso la sua carriera militare.

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