Ucraina sviluppa un sistema C-UAS in grado di rilevare i droni in fibra ottica

Il polo di ricerca e sviluppo dell’azienda ucraina Octava Defence ha aggiornato il sistema di rilevamento acustico e tracciamento di minacce aeree e terresti FENEK, utilizzato da Kiev per contrastare gli attacchi russi che colpiscono i centri abitati e le infrastrutture critiche da oltre quattro anni.
Secondo quanto pubblicato dalla testata giornalistica Militarnyi – portale web indipendente dedicato a notizie, analisi e approfondimenti sul mondo della difesa e della tecnologia militare – i sistemi acustici FENEK sono ora in grado di intercettare un’ampia gamma di minacce: dai missili da crociera, siano essi lanciati da piattaforma aeree, navali o terresti, ai droni kamikaze, gli Shahed-136 di produzione iraniana e la versione russa Geran-2. Inoltre, FENEK riesce a localizzare e tracciare gli UAV comandati tramite cavi in fibra ottica, i micidiali “FPV a filo”, velivoli a controllo remoto che non emettono segnali radio e rimangono invisibili ai comuni sistemi radar e ai sistemi di rilevamento intelligence (ELINT) e guerra elettronica (EW).
La caratteristica principale del FENEK è il suo principio di funzionamento passivo che si limita ad “ascoltare” lo spazio circostante utilizzando la triangolazione TDOA (Time Difference of Arrival), la tecnica matematica e fisica utilizzata da molti sistemi di localizzazione per individuare la posizione esatta di una minaccia basandosi sul suono. Con il progredire della guerra, entrambe le parti sono state costrette a studiare contromisure sempre più sofisticate, azioni finalizzate a mimetizzare e contrastare le reciproche capacità di utilizzo e rilevamento elettronico.
In questa ottica il sistema FENEK si basa su uno dei principi cardine della guerra elettronica: l’ascolto passivo, unico modo efficace per individuare i droni FPV (First Person View) a filo in fibra ottica. Il sistema non emette nulla: nessun segnale radar, nessuna emissione di radiofrequenza, nessun output elettronico, niente che i sistemi di guerra elettronica possano rilevare, localizzare o sopprimere. In un contesto militare saturo di disturbi e intercettazioni di segnali, questa invisibilità non è una caratteristica secondaria, bensì il principale vantaggio operativo del sistema.

L’architettura alla base di FENEK è una rete di sensori acustici, ciascuno dotato di una serie di microfoni e di un modulo di elaborazione integrato che analizza il suono in arrivo, filtra il rumore ambientale e determina la direzione del segnale rilevato. Il metodo TDOA utilizzato misura i minuti di ritardo tra il momento in cui lo stesso suono raggiunge i diversi microfoni della rete e, poiché il suono si propaga a una velocità nota e ogni microfono si trova, rispetto agli altri, in una determinata posizione, queste differenze di tempo consentono al modulo di calcolare l’angolo di provenienza del suono.
Dato che un singolo sensore può determinare la direzione, ma non la posizione precisa, l’architettura di rete diventa quindi fondamentale.
Quando più sensori FENEK in una rete distribuita rilevano simultaneamente la stessa sorgente acustica, ognuno fornendo i propri dati direzionali, il sistema triangola le misurazioni sovrapposte e calcola le coordinate del bersaglio.
Il risultato non è semplicemente l’allerta per un un drone in arrivo, ma la possibilità di tracciarne la posizione in tempo reale, visualizzata sulla postazione destinata all’operatore con coordinate, traiettoria, direzione e velocità del velivolo. Inoltre, la postazione operatore non richiede una connessione Internet, un aspetto fondamentale per le unità dislocate in aree in cui la connettività è scarsa o assente.
Dal punto di vista operativo, le specifiche capacità evidenziate dal produttore collocano la rete di sensori FENEK in una finestra temporale significativa: un preavviso di tre chilometri per i droni di tipo Shahed e Geran-2 (arco di tempo sufficiente per allertare le squadre di terra o i sistemi di difesa aerea e per adottare le misure di protezione previste prima che l’arma raggiunga il bersaglio) e di cinque chilometri contro i missili da crociera (finestra di rilevamento più breve data la differente velocità, ma che fornisce un prezioso pre-allarme che va ad integrare i sistemi di rilevamento basati su radar.
Infine, viene posta particolare attenzione alla capacità di contrastare i droni controllati tramite un sottile cavo in fibra ottica, loitering munitions che non emettono alcuna radiofrequenza e sono invisibili ai sistemi di Intelligence che monitorano lo spettro radio ed immuni al disturbo delle radiofrequenze, principale contromisura elettronica utilizzata contro i droni convenzionali.
L’approccio acustico del FENEK aggira completamente la dimensione dei problemi legati appunto alle radiofrequenze: indipendentemente dal fatto che un drone utilizzi il radiocomando, il collegamento satellitare, la programmazione autonoma o un cavo in fibra ottica, produce comunque un suono, un rumore generato dai motori e dalle eliche che i sensori acustici sono comunque in grado di rilevare.
Il sistema acustico passivo che rileva la presenza fisica del drone attraverso la sua firma sonora è perciò la soluzione che, nel contesto ucraino, permette ai sensori di proteggere sia una postazione militare che un’infrastruttura critica o le aree civili circostanti.
L’introduzione della fibra ottica nei droni rappresenta una delle evoluzioni più significative e letali nel panorama tecnologico degli attuali conflitti, in particolare in Ucraina e, più recentemente, in Medio Oriente. Sebbene il termine “Shahed” sia solitamente associato ai grandi droni kamikaze a lungo raggio (guidati via GPS/Satellitare), l’integrazione della fibra ottica riguarda principalmente una nuova classe di droni tattici (spesso chiamati “FPV a filo”) che risolvono il problema principale della Electronic Warfare.
A differenza dei droni tradizionali che comunicano via onde radio, questi modelli srotolano durante il volo una sottilissima bobina di fibra ottica spesso lunga da10 a 20 km (test recenti estendono il range fino a 50 km).
Poiché i dati passano attraverso il cavo fisico, i sistemi di analisi e interpretazione dei segnali elettronici o di comunicazione SIGINT (Signal Intelligence) e gli stessi disturbatori di frequenza EW sono del tutto inefficaci. Inoltre, la fibra trasmette immagini ad altissima risoluzione, senza ritardi e fino all’istante dell’impatto, permettendo al pilota di colpire con estrema precisione.
Non emettendo segnali radio, il drone diventa invisibile e per i sistemi di difesa è praticamente impossibile localizzare il pilota tramite il segnale di controllo: anche se un carro armato è protetto da un sistema di disturbo, il FPV a filo continua a volare e a trasmettere immagini perfettamente nitide, fino a mettere l’operatore in condizione di colpire il punto più vulnerabile del mezzo.
Recentemente la Russia ha sviluppato modelli FPV a filo che legano la filosofia dei droni Shahed (raggio d’azione di circa 2000 km ed autonomia in volo di 12 ore) alle tecnologie di guida “man-in-the-loop”, concetto che lascia all’automazione il compito di eseguire gran parte del lavoro e demanda all’uomo il ruolo di anello finale della catena decisionale, mantenendo il controllo diretto nelle fasi critiche.
Questo tipo di droni tattici è diventato il simbolo dell’adozione della fibra ottica sul campo di battaglia. Il più conosciuto, il Knyaz Vandal Novgorodskiy (spesso abbreviato in Vandal o KVN), è nato dall’esigenza russa di superare la densa “bolla” di guerra elettronica prodotta dalle Forze armate Ucraine, un muro che rendeva quasi impossibile l’uso dei normali droni FPV radio-comandati in settori critici.
Apparso per la prima volta su vasta scala nell’agosto 2024, durante l’offensiva ucraina nella regione di Kursk, il Vandal è stato sviluppato e realizzato da KB Ushkuynik, istituto di ricerca specializzato in sistemi unmanned e guerra elettronica con sede a Veliky Novgorod.
Il cuore del sistema d’arma è il meccanismo di srotolamento della fibra, caratteristica che offre due grandi vantaggi: essendo collegato fisicamente tramite un cavo sottilissimo (simile a una lenza da pesca trasparente), non può essere disturbato da alcun jammer; la qualità video in 4K/HD, praticamente perfetta, permette all’operatore di ricevere l’immagine del bersaglio fino ad un millesimo di secondo prima dell’impatto. Il KVN-35 (Modello 2026), ha un range di 35 km ed è armato con una testata da 3 kg, ma esistono varianti che arrivano fino a 50-65 km.
Una delle capacità più letali del Vandal è la modalità Ambush (Imboscata): il drone può atterrare in una posizione strategica, ad esempio vicino a una strada, e spegnere i motori (dato che il collegamento è in fibra, può rimanere in attesa lasciando che il pilota monitori la zona per ore e in perfetto silenzio elettronico); nel momento in cui appare un bersaglio, il drone decolla istantaneamente e colpisce il bersaglio.
Nel cyberspazio del campo di battaglia questo tipo di droni sta segnando l’inizio di un’era, un nuovo modello in cui la “connessione fisica” torna a essere più sicura di quella wireless. Per questo, il sistema di rilevamento acustico FENEK rappresenta una prima risposta valida alla minaccia dei sistemi d’arma utilizzati nei moderni conflitti: un “orecchio” capace di distinguere tra un rumore ambientale e un’intrusione umana o meccanica, anche se invisibile ai più conosciuti sistemi di difesa. (IT Log Defence)
Foto: Octava Defence/Militarnyi
Eugenio Roscini VitaliVedi tutti gli articoli
Colonnello dell'Aeronautica Militare in congedo, ha conseguito un master di specializzazione in analisi di sistema e procedure all'Istituto Superiore di Telecomunicazioni. In ambito internazionale ha prestato servizio presso il Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa, la 5^ Forza Aerea Tattica Alleata e il Comando NATO di AFSOUTH. Tra il 1995 e il 2003 ha preso parte alle Operazioni NATO nei Balcani (IFOR/SFOR/KFOR). Gestisce il sito ITlogDefence.








