Pace nel Golfo: il Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran – AGGIORNATO

 

 

(Aggiornato alle ore 23,59)

L’accordo tra Washington e Teheran questa volta sembra giungere in porto. L’Iran conferma la finalizzazione dell’accordo che “pone fine alla guerra”. Il viceministro degli Esteri, Kazem Ghribabadi ha annunciato ieri sera la fine immediata e definitiva della guerra e delle operazioni militari su più fronti, incluso il Libano.

Ha aggiunto che i negoziati per un accordo definitivo tra Teheran e Washington si svolgeranno nell’arco di 60 giorni. “Il testo del memorandum d’intesa sarà pubblicato a breve e il pubblico potrà prendere visione dei risultati e degli impegni assunti dall’Iran”, ha affermato. “I nostri impegni non sono paragonabili ai nostri successi”.
“Con l’apertura dello Stretto di Hormuz, alla firma dell’accordo venerdì per consentire le operazioni di sminamento, il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio della regione e del resto del mondo” ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth.

“Questo grande accordo porterà pace e sicurezza a tutta la regione. Molti presidenti hanno cercato di fare la pace con l’Iran, tutti hanno fallito prima di me. I leader della regione hanno, per la prima volta, trovato un presidente che possa aiutarli a raggiungere una vera pace”.

Dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto, il Comando Centrale delle Forze Armate iraniane ha affermato che la volontà della nazione iraniana è stata imposta con successo ai nemici. “Con la grazia di Dio Onnipotente e sotto il comando della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, il popolo iraniano e i suoi combattenti hanno dimostrato che i vili nemici americani e sionisti non hanno altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi”, si legge in una dichiarazione diffusa da Press Tv.

Il Comando Centrale Khatam al-Anbiya ha inoltre sottolineato che la “volontà divina e d’acciaio” della nazione iraniana si erge ora come una “barriera invalicabile” contro ogni forma di aggressione, dimostrando che la via della resistenza rimane l’unica via per la vittoria. La dichiarazione è giunta poco dopo che il Ministero degli Esteri iraniano aveva annunciato che era stato raggiunto un memorandum d’intesa (MoU) tra Iran e Stati Uniti, che sarà firmato ufficialmente venerdì in Svizzera.

L’agenzia di stampa iraniana ha pubblicato i 14 punti dell’intesa.

  1. Cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano.
    2. Impegno degli Stati Uniti alla non interferenza negli affari interni dell’Iran e al rispetto della sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran.
    3. Completa revoca del blocco navale entro 30 giorni
    4. Impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dall’Iran
    5. Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni secondo gli accordi iraniani
    6. Sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie.
    7. La necessità per gli Stati Uniti e i loro alleati di presentare piani di ricostruzione per l’Iran per un ammontare di almeno 300 miliardi di dollari
    8. 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e la completa revoca delle sanzioni primarie, secondarie, statunitensi e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del Consiglio dei Governatori dell’AIEA
    9. Reiterazione dell’impegno dell’Iran, ai sensi del trattato TNP, a non produrre armi nucleari
    10. Durante il periodo dei negoziati, gli Stati Uniti si sono impegnati a non aggiungere forze nella regione e a non imporre nuove sanzioni.
    11. Sblocco di 24 miliardi di dollari dei fondi bloccati dell’Iran durante i 60 giorni dei negoziati finali. La metà di questa somma dovrà essere messa a disposizione dell’Iran prima dell’inizio dei negoziati.
    12. Formazione di un meccanismo di supervisione per l’attuazione dell’accordo.
    13. L’accordo finale sarà approvato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
    14. I negoziati finali non inizieranno prima del rilascio della metà dei fondi bloccati dell’Iran, della sospensione delle sanzioni petrolifere iraniane e della revoca del blocco navale, e l’accordo finale riguarderà solo il destino dei materiali arricchiti e dell’arricchimento, la revoca delle sanzioni e il piano di ricostruzione economica dell’Iran. Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza vengono definitivamente rimosse dall’agenda.

I punti resi noti dall’agenzia iraniana Mehr differiscono in parte da quanto annunciato da Donald Trump che include l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz “senza pedaggi” e la “rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti”. In un post successivo, secondo Axios, Trump ha precisato che l’apertura dello stretto avverrà “alla firma dell’accordo venerdì, ai fini della rimozione delle mine”, aggiungendo che il petrolio tornerà a scorrere “per la regione e per il mondo”.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, ha precisato che nello Stretto di Hormuz “abbiamo sempre detto che non intendiamo imporre pedaggi, ma che in cambio dei servizi che forniremo, ovvero servizi di navigazione, protezione ambientale, eventualmente assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, i costi necessari saranno definiti e riscossi”.

L’agenzia Fars ha rivelato che l’Iran ha aggiunto all’ultimo minuto una clausola ai negoziati con gli Stati Uniti che prevede il pagamento di tariffe per i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz. “Negli ultimi istanti dei negoziati, il testo del memorandum d’intesa è stato modificato, evidenziando in modo chiaro ed esplicito la questione della sovranità iraniano-omanita sullo Stretto di Hormuz”, riferisce Fars, citando una fonte anonima “L’uso del termine ‘servizi marittimi’ significa che gli Stati Uniti hanno acconsentito al pagamento di una tariffa all’Iran”.

Sul nucleare, Trump ha presentato l’intesa come l’opposto dell’accordo del 2015, sostenendo che costituisce “un muro contro l’arma nucleare”. Ha scritto che gli iraniani “non vogliono più un’arma nucleare” e che “non l’avranno”. CBS riporta inoltre che, secondo Trump, gli Stati uniti recupereranno e distruggeranno materiale nucleare quando la situazione si sarà calmata. Trump ha anche negato che sia previsto un rilascio immediato di denaro. Sabato ha scritto che “non passerà denaro di mano”. La linea dell’amministrazione Usa, riportata da CBS, è che l’accordo sia legato all’adempimento degli impegni iraniani e che “nessun fondo” venga rilasciato all’Iran finché Teheran non rispetterà le condizioni.

Il comandante della Forza Quds dei Guardiani della rivoluzione iraniani, Esmail Qaani, ha affermato che la guerra contro l’Iran ha “screditato completamente” gli Stati Uniti e accelerato il “collasso del regime criminale israeliano”.

In un’intervista ai media iraniani, Qaani ha sostenuto che nessun gruppo della cosiddetta “resistenza” abbia abbandonato il campo nonostante le forti pressioni militari, e ha sostenuto che questa resistenza abbia allarmato i nemici dell’Iran. Secondo il generale, i gruppi armati alleati nella regione avrebbero deciso autonomamente di sostenere Teheran contro gli Stati Uniti, senza ricevere istruzioni dirette da parte dell’Iran.

Qaani ha inoltre dichiarato che il partito militante libanese Hezbollah non puo’ essere smantellato, sostenendo che il movimento rappresenta gran parte della comunita’ sciita e una parte significativa di quella non sciita in Libano. L’ufficiale ha aggiunto che le capacita’ effettive del gruppo libanese sarebbero molto superiori a quelle mostrate finora.

Il comandante ha poi indicato lo stretto di Bab el Mandeb come uno dei principali punti di forza dell’asse della resistenza, affermando che le forze yemenite di Ansar Allah e gli alleati regionali sarebbero in grado di influenzare il traffico marittimo nell’area e che le navi da guerra statunitensi avrebbero evitato di attraversarlo. Infine, Qaani ha elogiato i negoziatori iraniani per la gestione dei contatti diplomatici, sostenendo che l’azione sul campo e quella diplomatica abbiano operato in modo coordinato a favore della strategia della resistenza.

 

L’incognita Israele

Al di là delle “sfumature” che differenziano le versioni di Iran e Stati Uniti la vera minaccia all’accordo di pace resta Israele.

“L’accordo con l’Iran è stato concluso da Trump ed è una sua decisione, noi abbiamo i nostri interessi particolari”, ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, stasera in conferenza stampa. Il primo ministro ha affermato che l’esercito israeliano resterà nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria “per tutto il tempo necessario. Abbiamo istituito ampie zone di sicurezza attorno a Israele. Lo abbiamo fatto a Gaza, in Libano e in Siria. Voglio essere molto chiaro: resteremo in queste zone di sicurezza per tutto il tempo necessario a proteggere il nostro Paese”.

In mattinata il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, aveva ammonito che “Israele non si ritirerà dai territori che ha conquistato in Libano e, se l’Iran attaccherà Israele a causa degli avvenimenti in Libano, Israele risponderà”,

Per il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, l’accordo tra USA e Iran “non è vincolante” per Israele, che “non è  subordinato agli Stati Uniti. Noi siamo una nazione indipendente e sovrana! Il nostro dovere è verso i cittadini di Israele, i militari delle Forze di difesa israeliane e il popolo ebraico. Il nostro dovere storico verso gli ebrei perseguitati e assassinati in migliaia di anni di esilio è quello di garantire la sicurezza nella terra d’Israele”, ha affermato Ben Gvir.

“Ogni volta che ci siamo arresi alla pressione internazionale a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo in sangue con gli interessi. Lo è stato negli Accordi di Oslo, lo è stato nell’accordo in Libano nel 2006, e lo è stato in tutto il periodo di contenimento a Gaza, che ci è esploso in faccia”, ha aggiunto il ministro israeliano.

“Noi amiamo gli Stati Uniti e siamo grati al presidente Trump. Tuttavia, lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane. Dico queste cose al primo ministro da tanto tempo, e le ripeto nelle stanze chiuse in ogni crocevia di decisioni storiche importanti: nei momenti storici bisogna prendere una decisione storica. La mia posizione è chiara: non siamo parte di questo accordo che non tutela la nostra sicurezza, e non ci vincola in alcun modo”, ha affermato Ben Gvir.

“Non dobbiamo trovare un compromesso su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele”, ha spiegato il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano.

“Dobbiamo chiarire che ogni lancio di drone o missile verso Israele dal Libano porterà a un attacco israeliano su Dahieh (il sobborgo meridionale di Beirut a maggioranza sciita, considerato roccaforte di Hezbollah – NdR).  Questo era l’equilibrio della deterrenza solo pochi mesi fa e non dobbiamo rinunciarvi in alcun modo”, ha avvertito Ben Gvir.

“E soprattutto dobbiamo chiarire a tutti: il popolo di Israele è un popolo di 3.000 anni, il popolo eterno che non teme una strada lunga, abbiamo fede nel Creatore del mondo, siamo un popolo forte e orgoglioso, che è tornato alla sua terra natia orgoglioso e forte, e non ha più intenzione di abbassare lo sguardo di fronte ai nemici. Sono finiti i giorni in cui l’ebreo subiva colpi e taceva. Mai più!”

Del resto anche diversi media israeliani hanno criticato l’intesa tra USA e Iran sostenendo che Washington ha incassato ben poco mentre l’Iran ha ottenuto un successo senza precedenti.

Secondo i24NEWS l’accordo riflette una situazione in cui “Trump sta dando molto agli iraniani senza ottenere nulla in cambio” mentre Canale 14 ha descritto la condotta di Trump come “talmente pessima da risultare persino inspiegabile”. Le polemiche in Israele risultano amplificate dal fatto che l’intesa tra Washington e Teheran di fatto lega le mani a Israele in Libano, prevedendo la fine delle ostilità anche nel Paese dei Cedri.

Non a caso, prima dell’annuncio dell’accordo, i24NEWS aveva riferito che il governo israeliano era frustrato dai tentativi falliti di non includere nell’accordo il fronte libanese.

Numerosi attacchi israeliani sono stati registrati questa mattina in diverse parti del Libano meridionale secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nazionale libanese (NNA). Le forze israeliane hanno condotto due raid su Khiam e un attacco con drone contro un’auto nella città di Kfar Tebnit.

Secondo la NNA, gli attacchi hanno causato il ferimento di alcune persone. Le città di Kfar Tebnit e Nabatieh al-Fawqa sono state anche oggetto di bombardamenti di artiglieria israeliani. NNA ha inoltre riferito che l’esercito israeliano ha fatto esplodere un veicolo corazzato M113 telecomandato e minato sulla strada Haris-Tibnin, che conduce alla città meridionale di Tiro.

Un alto funzionario statunitense ha dichiarato che il memorandum d’intesa con l’Iran non è subordinato al ritiro di Israele dal Libano. Tuttavia, secondo lo stesso funzionario, l’accordo prevede comunque un cessate-il-fuoco che riguarda sia il Libano sia l’Iran. “L’accordo prevede un cessate-il-fuoco, ma non sarà un cessate-il-fuoco a senso unico. Se l’Iran non sarà in grado di controllare Hezbollah e se quest’ultimo attaccherà posizioni israeliane o città israeliane, Israele avrà il diritto di difendersi e di rispondere”, ha affermato il funzionario durante un briefing con i giornalisti.

“Il primo punto del memorandum afferma che l’Iran e i suoi alleati, così come l’America e i suoi alleati, intendono mettere fine alle ostilità e, auspicabilmente, raggiungere una pace definitiva che includa anche molti di questi gruppi alleati o per procura”, ha spiegato. “Ci auguriamo che questo possa aiutarci a realizzare correttamente la normalizzazione dei rapporti e la pace tra Israele e Libano”, ha concluso.

In un messaggio rivolto ai militari, il capo di stato maggiore dell’Aeronautica israeliana, generale Omer Tischler, ha confermato che una vasta ondata di attacchi pianificata contro l’Iran è stata annullata durante il recente confronto militare. Tischler ha affermato che, nel pomeriggio dell’8 giugno, “l’intera Aeronautica era pronta al decollo per una vasta missione d’attacco”, che avrebbe incluso bombardamenti contro “centinaia di obiettivi nel cuore dell’Iran”.

Tuttavia, secondo quanto riferisce il giornale Times of Israel, “l’attacco è stato fermato mentre stavamo tenendo il briefing negli squadroni, appena un’ora prima della partenza della missione”. Secondo quanto riportato, l’operazione sarebbe stata annullata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump gli avrebbe chiesto di non intensificare il conflitto con l’Iran.

 

Dubbi negli Stati Uniti

Il trionfalismo di Trump non convince media e osservatori statunitensi. Per gli analisti del Washington Post il presidente americano celebrava quello che a ben vedere è un ritorno alla normalità del 27 febbraio, il giorno prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran, un risultato ben lontano dagli obiettivi originari di uno sforzo bellico iniziato con la promessa di venire in aiuto dei manifestanti iraniani scesi in piazza per denunciare il regime.

Dopo l’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei, Trump aveva esortato gli iraniani a riprendersi il paese. In Iran però non c’è stata alcuna rivolta, e nei quasi quattro mesi trascorsi da allora, la leadership ha dimostrato la capacità di resistere agli attacchi devastanti del più potente esercito della storia, di bloccare lo Stretto di Hormuz, di paralizzare i mercati energetici globali e di creare una spaccatura così profonda tra Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu che il leader statunitense ha trascorso parte del suo 80° compleanno, ieri, a inveire contro la controparte israeliana parlando con i giornalisti.

L’approccio di Trump è cambiato, sottolinea il quotidiano americano: invece di esortare gli iraniani a rovesciare la loro leadership repressiva, l’attenzione si concentra ora sulla negoziazione con il regime. Il presidente ha scelto di mettere fine alle azioni militari che potrebbero mettere a repentaglio la pace, come ha fatto ieri con Netanyahu. “Per quanto riguarda il cambio di regime, non mi è mai importato”, ha dichiarato al Wall Street Journal ieri. L’attuale leadership iraniana è “il terzo gruppo con cui abbiamo avuto a che fare, ed è il gruppo più razionale finora”.

I negoziatori dovranno ora discutere una moratoria sull’ulteriore arricchimento del combustibile nucleare, nonché il destino delle attuali scorte di uranio arricchito dell’Iran, sviluppate da Teheran dopo il ritiro di Trump dall’accordo sul nucleare dell’era Obama nel 2018.

“L’Iran sa come prolungare questi negoziati e cercare di ottenere concessioni lungo il percorso”, ha scritto su X Dan Shapiro, che si è occupato di questioni iraniane durante l’amministrazione Biden ed era ambasciatore degli Stati Uniti in Israele quando l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 ha preso forma. “È possibile che non si raggiunga alcun accordo, ed è molto probabile che, se ne raggiungerà uno, sarà peggiore di quello che avremmo potuto ottenere attraverso la diplomazia prima della guerra”.

L’eredità dell’accordo di domenica sarà probabilmente più limitata, ha affermato Shapiro, e conterrà una lezione per l’Iran che potrebbe voler utilizzare in futuro. “L’apertura dello Stretto di Hormuz è il risultato più importante di questo accordo”, ha concluso. “L’Iran ha trasformato un potenziale strumento di pressione teorico in uno molto concreto e potente, imponendo costi all’economia globale e mettendo in difficoltà il presidente Trump.

Un editoriale sul New York Times  valuta che “il presidente Trump ha perso questa guerra, l’accordo con l’Iran è il “benvenuto ma porta con sé delle verità dure”.  Gli Stati Uniti emergono dal conflitto “indeboliti militarmente, diplomaticamente ed economicamente e ne pagheranno le conseguenze strategiche per anni”.

I dettagli dell’accordo non sono ancora chiari ma Donald Trump sembra aver ottenuto “ben poco. Per lui è un ridimensionamento umiliante. Ha accettato un accordo di pace che il mondo intero riconosce come una sconfitta per lui. E’ un passo indietro anche per l’America”.

Non stupisce che media filo-democratici e osservatori legati all’Amministrazione Biden esprimano dure critiche all’accordo raggiunto da Trump. Ciò detto molti dubbi e interrogativi restano aperti. Il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe riferito al presidente Usa, Donald Trump e ad altri alti funzionari che le prove raccolte dalle agenzie di intelligence statunitensi sollevano seri dubbi sulla volontà dell’Iran di fare le concessioni sul nucleare che gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in un eventuale accordo finale.

Lo riferisce Axios, citando tre fonti a conoscenza della questione. “Le informazioni dell’intelligence indicano che le intenzioni iraniane non sono in linea con gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo”, ha affermato una fonte. Ratcliffe non è l’unico scettico nel team di Trump.

Secondo il sito di informazione, nel corso di discussioni interne, sia il Segretario di Stato Marco Rubio sia il Segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbero espresso preoccupazioni e sollevato dubbi sul memorandum d’intesa annunciato domenica, mentre il vicepresidente Vance e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner lo avrebbero sostenuto, secondo due delle fonti.

Infine, CNN ha posto tre domande riprese in Italia dall’agenzia Adnkronos:

  • L’apertura dello Stretto e la fine del blocco indicano solo un ritorno allo status quo prebellico, dato che la cruciale questione nucleare è ancora irrisolta?
  • Trump è più vicino a raggiungere un accordo sul nucleare superiore al patto internazionale, sostenuto e monitorato, negoziato dall’amministrazione Obama, al quale l’Iran si atteneva fino a quando Trump non lo ha stracciato durante il suo primo mandato?
  • Al di là di un ridimensionamento delle capacità militari convenzionali dell’Iran, una guerra che la maggioranza degli americani non voleva e che ha scatenato enormi sofferenze a livello globale ha raggiunto risultati tali da giustificarne il costo?

Foto: Agenzia Mehr, Fars, Casa Bianca e IDF

 

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: