Missili russi sulla cattedrale di Kiev: cosa raccontano le immagini disponibili

 

 

Nella notte del 14 giugno, Kiev è stata interessata da un intenso attacco missilistico e droni. Tra le immagini diffuse nelle ore successive vi sono quelle della storica Cattedrale della Dormizione, visibilmente interessata da fumo e da un incendio nella zona del tetto.

La vicenda è stata accompagnata da interpretazioni differenti. Alcune letture attribuiscono il danno a un attacco diretto contro l’edificio, mentre altre lo collegano a possibili effetti associati alle attività di difesa aerea. Prima di trarre conclusioni, può essere utile limitarsi a descrivere gli elementi osservabili nelle immagini disponibili.

Nel corso della mia carriera, ho insegnato proprio il Battle Damage Assessment (BDA) in ambito NATO, ossia le procedure per un’analisi degli effetti prodotti dalla diversa tipologia di armi e munizionamenti su obiettivi colpiti.

È una disciplina che serve a determinare se un obiettivo sia stato distrutto, degradato o rimanga illeso dal punto di vista fisico e funzionale. Per farlo, occorre conoscere i meccanismi del danno causato dai diversi tipi di munizionamento conosciuti.

In questo caso, mi sono concentrato sull’analizzare se gli effetti osservati sulla cattedrale della Dormizione di Kiev fossero in qualche modo compatibili con la narrativa di diverse fonti ucraine ed occidentali. Ed ebbene, emergono alcuni elementi che meritano una riflessione tecnica. Dalle riprese diffuse nelle ore successive si possono osservare alcuni aspetti.

Tanto per cominciare, l’incendio sembra interessare principalmente la copertura della cattedrale. Nelle immagini disponibili, le pareti perimetrali e le principali cupole appaiono ancora riconoscibili.

Non risultano immediatamente evidenti crolli strutturali estesi né un cratere chiaramente identifica ed in perfetto stato. Un missile balistico Iskander-M può trasportare una testata compresa tra circa 480 e 700 kg di esplosivo. Un missile Zircon dispone di una testata di massa inferiore e raggiunge velocità molto elevate.

Dalle immagini disponibili della Cattedrale della Dormizione, non si osservano alcuni degli indicatori normalmente associati all’impatto diretto di un missile dotato di significativa carica esplosiva. Nel particolare: l’area circostante appare priva di evidenti campi di detriti (debris), segni diffusi di bruciatura, frammentazione strutturale o danni radiali agli edifici adiacenti.

Proprio questi sono gli indicatori normalmente osservabili in caso di detonazione interna o semi-interna di una qualsiasi testata missilistica: ci si aspetta un’espulsione violenta di materiale dovuta dalla detonazione e conseguente sovrappressione (overpressure) generata, con conseguente espulsione di detriti verso l’esterno delle strutture (residuati cementizi, ma soprattutto parti della struttura meno resistenti come porte/finestre) e danni più estesi alla struttura. Sulla base delle immagini disponibili, gli effetti osservabili non sono compatibili con quelli normalmente causati da impatto diretto di sistemi d’arma come Iskander-M o Zircon.

Dal punto di vista descrittivo, le immagini mostrano un incendio che interessa la copertura dell’edificio.

Purtroppo, le immagini da sole non consentono di determinare con certezza quale sia stata l’origine dell’incendio sul tetto, né quale meccanismo abbia causato il danno osservabile. Tra le possibilità teoricamente compatibili con quanto visibile potrebbero esserci frammenti di un missile intercettato, parti di un intercettore della difesa aerea, detriti ad alta temperatura provenienti da un evento avvenuto sopra la città, frammentazione secondaria prodotta da esplosione in quota, o altre cause non identificabili attraverso le sole immagini disponibili.

Esiste un aspetto rilevante nel contesto delle operazioni aeree sopra aree urbane; quando missili, droni o intercettori operano sopra zone densamente abitate, possono generarsi detriti che ricadono al suolo. La presenza di tali detriti è un fenomeno documentato in diversi contesti operativi. Questa non è una certezza, ma le immagini della cattedrale non escludono l’ipotesi che eventuale materiale ricaduto abbia avuto un ruolo nel danno osservato.

Le stesse immagini non sembrano fornire, da sole, elementi sufficienti per determinare se la cattedrale sia stata o meno un obiettivo intenzionale, né per capire chiaramente il tipo di evento che ha causato il danno: è possibile determinare ci sia stato un incendio e osservare danni alla copertura, mentre l’origine precisa di tali danni rimane indeterminata.

Per questo motivo, qualsiasi interpretazione dovrebbe essere considerata subordinata alla disponibilità di ulteriori dati verificabili e coerente con ciò che è effettivamente osservabile nelle immagini. In sostanza, occorre prudenza prima della narrativa.

Resta infine una curiosità giornalistica: mentre analisti e tecnici restano al momento pieni di dubbi e legittimamente si chiedono cosa abbia effettivamente provocato l’incendio, alcuni professionisti fact-checker sembrano aver già capito tutto: il colpevole è stato identificato ancor prima che venissero pubblicati rilievi tecnici, fotografie ravvicinate o analisi forensi.

E per non perdere tempo (ed enfatizzare i danni), hanno persino illustrato la vicenda utilizzando immagini che nessuna attinenza hanno rispetto all’area della Cattedrale della Dormizione.

Dopotutto, verificare che una fotografia corrisponda realmente all’oggetto dell’articolo richiede tempo. Scrivere “sono stati i russi” molto meno.

(Tratto da un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano)

 

Francesco FerranteVedi tutti gli articoli

Nato a Roma nel 1973, è stato un ufficiale dell'Esercito Italiano con una lunga esperienza operativa e di pianificazione interforze. Dopo oltre tre decenni di servizio, dal gennaio 2025 lavora nel settore privato per una società specializzata in difesa e sicurezza, continuando ad insegnare pianificazione operativa e targeting e a mettere a frutto le proprie competenze strategiche e analitiche. Ha ricoperto ruoli chiave nella pianificazione operativa presso l'ITA-JFHQ del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), e si è affermato a livello internazionale come istruttore certificato NATO di Joint Targeting, incarico ricoperto durante il suo periodo come Direttore Corsi e Istruttore presso la NATO SCHOOL di Oberammergau (Germania). Ha partecipato a numerose missioni operative in teatri complessi, tra i quali Iraq, Afghanistan, Libia, Libano, Bosnia, Repubblica Centrafricana, Burkina Faso e Mozambico. È laureato in Scienze Organizzative e Gestionali, e ha conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. Collabora regolarmente con riviste e pubblicazioni specializzate nel settore Difesa e Sicurezza.

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