Europa in crisi: ora pace in Ucraina – Gaiani a Liberti Media

Mentre i droni ucraini colpiscono sempre più spesso infrastrutture strategiche in territorio russo, dalle raffinerie ai depositi di carburante, l’ipotesi di una possibile svolta diplomatica appare ancora lontana. Negli ultimi mesi il conflitto ha assunto i contorni di una guerra di logoramento sempre più intensa, con entrambe le parti impegnate a infliggere danni economici e militari all’avversario.
A rilanciare il dibattito è stata la politologa russa Ekaterina Schulmann, secondo cui una parte crescente della popolazione e delle élite di Mosca sarebbe stanca della guerra e favorevole a un congelamento del conflitto. Una lettura che però non convince diversi analisti militari.
Tra questi Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, che giudica poco credibile l’ipotesi di una semplice sospensione delle ostilità. Secondo Gaiani, infatti, la Russia non avrebbe interesse a congelare una guerra che, sul piano militare, continua a registrare progressi territoriali. Più che una tregua sul modello coreano, l’obiettivo del Cremlino sarebbe arrivare a una conclusione del conflitto che consolidi i risultati ottenuti sul campo.
Gli attacchi ucraini in profondità rappresentano certamente un problema per Mosca, creando difficoltà logistiche e costringendo la Russia a destinare ulteriori risorse alla difesa del proprio territorio. Tuttavia, al momento non sono sufficienti a modificare la strategia complessiva del Cremlino.
Anche sul piano diplomatico gli spazi restano limitati. L’Unione Europea ha prorogato le sanzioni contro Mosca e continua a sostenere Kiev, ma in diversi Paesi europei cresce lo scetticismo sull’efficacia di un sostegno illimitato all’Ucraina. Pesano i costi economici, la stanchezza dell’opinione pubblica e le polemiche legate ai casi di corruzione emersi negli ultimi anni. Paradossalmente, oggi una pace negoziata sembra interessare più all’Europa che alla Russia.
Se Mosca ritiene di poter migliorare ulteriormente la propria posizione sul campo, difficilmente avrà incentivi ad accettare un congelamento del fronte. Nei prossimi mesi, dunque, lo scenario più probabile resta quello di una prosecuzione delle ostilità, con il rischio di una nuova escalation militare prima di qualsiasi serio negoziato.
Video realizzato il 22 giugno
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