Rutte fa carriera: da segretario generale della NATO a segretario di Trump

 

 

Cosa non farebbe e non direbbe Mark Rutte per tenere i membri europei della NATO al guinzaglio di “Daddy” Trump.

In un’intervista a Fox News, storica rete televisivo trumpiana, il Segretario Generale della NATO ha compiuto lo sforzo massimo per apparire devoto fino quasi alla genuflessione al presidente degli Stati Uniti, o “paparino” (daddy) come lo stesso Rutte aveva in passato chiamato Trump.

Nel tentativo di apparire fedele, anzi il più fedele all’inquilino della Casa Bianca, Rutte è andato molto sopra le righe ma ancor di più fuori dai binari , specie tenendo conto che rappresenta l’Alleanza Atlantica con tutti i suoi 32 membri.

Il segretario (termine che nell’intervista appare assumere un senso mai così compiuto) è sembrato al servizio di Trump più che della NATO in diversi passaggi. Ha elogiato le azioni di Trump nella guerra all’Iran, definendole necessarie per garantire la sicurezza degli alleati della NATO. Ma quella guerra è fuori dall’area di competenza dell’Alleanza, che non vi ha preso parte e quindi non si comprende perché Rutte ne parli, specie con toni elogiativi verso l’iniziativa bellica di USA e Israele.  

“Credo che il Presidente stia facendo esattamente ciò che è necessario, ovvero indebolire la capacità nucleare dell’Iran”, ha dichiarato Rutte martedì al programma Special Report condotto da Bret Baier.

“Riuscite a immaginare cosa accadrebbe se l’Iran riuscisse a mettere le mani su un’arma nucleare?”, ha continuato. “È un esportatore di caos. È un esportatore di terrorismo. Sarebbe devastante per la regione. Sarebbe devastante per il mondo intero”.

Potremmo fermarci qui: ce n’è già abbastanza per chiedere le dimissioni del prono Rutte dall’incarico di segretario generale o per uscire dalla NATO immediatamente per non essere associati a pericolose e fuorvianti posizioni politiche e militari che sono (o dovrebbero essere) estranee all’Alleanza.

Le affermazioni di Rutte appaiono fuori luogo per tantissime ragioni. Innanzitutto perché pongono tutti i 32 Paesi aderenti alla NATO in una contrapposizione ostile (quasi belligerante) con l’Iran nonostante nessuno Stato membro (a parte ovviamente gli Stati Uniti) si sia mai esposto in tal senso.

Risultano discutibili le dichiarazioni circa terrorismo e programma nucleare militare di Teheran che sono soprattutto fuori tempo massimo, considerato che la guerra è finita e, come sostengono molti analisti anche negli Stati Unii, a vincerla è stato l’Iran, non gli USA né Israele che pure l’avevano scatenata.

Ciò nonostante, Rutte sembra aver cercato di emulare il segretario alla Guerra Pete Hegseth nell’incensare con lodi sperticate il presidente, sottolineando il successo delle azioni della Casa Bianca con Iran, incluso lo “storico accordo di pace” (come lo ha definito Trump) di cui in realtà non si vedono ancora le prospettive mentre l’esame dei punti dell’accordo non induce certo a ritenere che i “pericolosi terroristi nucleari iraniani” (per semplificare i concetti espressi da Rutte) siano stati debellati.

Per il segretario il presidente ha fatto “esattamente ciò che era necessario” e ha persino espresso comprensione per la delusione di Trump per la mancanza di sostegno bellico da parte degli alleati della NATO.

Anzi, ha detto di “comprendere totalmente” la delusione di Trump, pur affermando che gli alleati hanno fornito supporto militare agli Stati Uniti durante il conflitto con l’Iran.

“Per quanto riguarda la NATO, so che c’è delusione ma consideriamo anche che si tratta di casi isolati, perché c’è dell’altro. Paese dopo Paese, alleato dopo alleato, ha messo a disposizione le proprie basi per l’operazione Epic Fury”.

Nel citare un paio esempi (presi a caso?) Rutte ha riferito che “dall’Italia sono decollati 500 aerei americani dalle basi degli Stati Uniti presenti nel Paese per sostenere l’operazione Epic Fury”, mentre ” la Romania ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto di Bucarest veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne statunitensi”. Il tutto in un quadro che ha visto tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo statunitensi dalle basi in Europa.

Ovviamente, ricordando con questi esempi il sostegno offerto dagli alleati agli USA impegnati nella guerra all’Iran, Rutte ne ha attribuito il merito alla guida politica della Casa Bianca, concludendo che “tutto questo è stato possibile grazie alla sua leadership”, cioè a Trump.

L’affermazione un po’ confusa di Rutte sul numero di voli statunitensi dalle basi nella Penisola ha suscitato in Italia forti reazioni da parte dell’opposizione. Difficile credere che 500 aerei statunitensi abbiano usato le basi americane in Italia di Sigonella e Aviano per colpire l’Iran; più corretto ed equilibrato sarebbe forse affermare che queste basi hanno registrato 500 atterraggi e decolli di velivoli statunitensi, per lo più cargo, coinvolti nell’operazione fin dalle fasi preparatorie.

Difficile anche credere che Rutte abbia citato casualmente l’Italia, non solo perché Fox News ha illustrato in quel punto l’intervista con una foto di Trump insieme a Giorgia Meloni ma anche perché non occorre fare eccessivi sforzi di malizia per intuire che con quelle parole Rutte ha (inconsapevolmente?) alimentato la ripresa del confronto tra Casa Bianca e Palazzo Chigi, fornendo munizioni politiche all’opposizione italiana per accusare il governo di aver mentito circa i limiti posti agli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi.

Scoppiata la bagarre un funzionario NATO ha chiarito che “il segretario generale ha sottolineato come gli Alleati, tra cui l’Italia, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di basi militari e sorvoli”. Il ministero della Difesa italiano, in una nota, ha aggiunto come le dichiarazioni di Rutte abbiano dato adito a “interpretazioni errate” mentre la precisazione NATO chiarisce che le parole del segretario generale non facciano riferimento a “voli cinetici o impiegati in operazioni di attacco contro l’Iran”.

Per provare ad apparire attento agli interessi di tutti i membri, Rutte ha affermato che gli alleati continuano ad assistere gli Stati Uniti nella difesa dello Stretto di Hormuz. “Ora si vedono importanti alleati europei che pre-posizionano le proprie risorse vicino allo Stretto per poter fornire aiuto, ad esempio, nelle operazioni di sminamento”, ha dichiarato uscendo ancora una volta dai binari definiti dal suo incarico.

Non esiste infatti nessuna missione NATO che assista gli USA a Hormuz e le nazioni europee coinvolte nell’ipotetica operazione di sminamento si muoveranno eventualmente al di fuori dal contesto dell’Alleanza Atlantica, quindi fuori dalla giurisdizione di Rutte.

Inoltre, parliamoci chiaro: i cacciamine italiani, francesi, britannici e tedeschi non sono stati invitati da nessuno a schierarsi nello Stretto, i governi europei coinvolti attendono condizioni di sicurezza che nessun può al momento assicurare e, soprattutto, sono gli iraniani a controllare oggi quelle acque strategiche e a disporre della capacità di minarle e sminarle autonomamente.

Rutte si è dichiarato “completamente a favore” della strategia di Trump sull’Iran, confermandosi l’unico al mondo a non accorgersi che è stata fallimentare, per poi attribuire al presidente USA il merito di aver reso la NATO “più forte” per aver incoraggiato gli alleati a investire maggiormente nella difesa.

Forse a causa della posizione prona assunta, a Rutte è sfuggito che i continui dissidi uniti al distacco di Washington dagli alleati europei sta intonando il de profundis della NATO, ma pure che l’elevatissimo quanto vano consumo di munizioni missilistiche pregiate da parte degli Stati Uniti contro l’Iran ha indebolito militarmente non solo le forze statunitensi in tutto il mondo ma anche tutti i suoi alleati dall’Europa al Medio ed Estremo Oriente.

“Se si guardano le cifre degli investimenti che i paesi della NATO stanno effettuando nella propria difesa, sono sbalorditive”, ha affermato Rutte sottolineando i termini finanziari di un riarmo costosissimo che in Europa comincia in realtà a dare segni di stanchezza, specie nelle nazioni i cui governi sono sempre più deboli e instabili.

Il rapporto annuale della NATO mostra un aumento del 20 per cento della spesa per la difesa rispetto al 2024 e, per la prima volta, tutti gli alleati hanno dichiarato una spesa pari o superiore all’obiettivo del 2 per cento del Pil fissato nel 2014.

Nel timore di non apparire sufficientemente allineato, Rutte ha aggiunto che “quando si tratta di posti di lavoro nel settore della difesa, quando si tratta di incrementare la produzione industriale della difesa, quando si tratta di aumentare la spesa per la difesa, [Trump] sta davvero incoraggiando tutti a farlo e i risultati si vedono”.

Curioso che Rutte definisca “incoraggiamento” il diktat di Trump agli lleati per il 5 per cento del PIL da dedicare alla difesa e l’obbligo di comprare armi ed equipaggiamenti prodotti negli Stati Uniti sotto la minaccia dei dazi.

Rutte, che ha definito il presidente statunitense “il leader del mondo libero”, sembra voler quindi voler improntare il prossimo vertice della NATO di Ankara al consolidamento della leadership di Washington. Un compito arduo considerando gli atteggiamenti ostili di Trump nei confronti degli alleati europei ma per sostenerlo Rutte sembra essere pronto a tutto.

Anche ad affermare che l’Ucraina “sta andando bene sul campo di battaglia” e che le sue forze stanno uccidendo o ferendo gravemente “tra 30mila e 35mila russi al mese”, che per Zelensky sono nel frattempo saliti a oltre 40 mila.

Foto NATO, Casa Bianca e ABC News

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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