Trump voleva dare a Kiev la licenza per produrre i Patriot. Putin gli ha fatto cambiare idea?

Sembrava tutto fatto. Zelensky esultava per il via libera di Washington alla produzione di missili Patriot in Ucraina nonostante le riserve espresse dalle aziende americane che temono la corruzione e il traffico di armi endemici in Ucraina oltre ai bombardamenti russi sugli stabilimenti dediti alla produzione bellica.
Dopo l’incontro alla Casa Bianca il presidente ucraino era apparso ottimista, sostenendo che Trump avesse accettato di concedere le licenze necessarie. “Ho avuto un incontro con i rappresentanti della produzione. Spero che potremo realizzare una coproduzione. E’ molto importante“.
Fino al 30 luglio Zelensky riferiva della necessità di ricevere di almeno 300 Patriot prima dell’inverno e oggi lamenta che nell’ultimo attacco notturno russo condotto da 8 missili da crociera, 27 missili balistici e 185 droni di diverse tipologie le forze di Kiev hanno potuto intercettare solo un missile semplicemente perché non ci sono intercettori per i sistemi Patriot.

Il 31 luglio però Trump ha gelato gli entusiasmi ucraini e, come spesso gli accade, ha cambiato idea o almeno così sembra. “Non abbiamo ancora acconsentito a concedere all’Ucraina la licenza per i missili Patriot, Ne stiamo discutendo, ma è difficile cedere quel tipo di tecnologia. Non credo che ciò accadrà mai, ma sapete, le persone a cui si cede quella tecnologia potrebbero un giorno rivoltarsi contro di noi. E’ già successo un paio di volte nel corso degli anni, giusto? Quindi dobbiamo stare molto attenti”, ha detto Intervistato dal Financial Times.
Cosa può aver fatto cambiare idea a Trump? I timori di Lockheed Martin e RTX? Quelli del Pentagono oppure solo la mancanza di fiducia nell’Ucraina? Tutto può essere ma c’è un elemento di cui non si sente parlare ma che potrebbe aver avuto un ruolo decisivo nel far tornare Trump sui suoi passi.
Qualche giorno prima che Trump esprimesse le sue perplessità circa la cessione delle licenze di produzione dei Patriot a Kiev, un missile russo ha colpito per la prima volta in Ucraina uno stabilimento di proprietà di un’azienda statunitense.
Non è chiaro che tipo di ordigno abbia colpito le infrastrutture della società Terminal Autonomy che produceva in Ucraina droni d’attacco con sistemi di guida resistenti ai segnali di disturbo russi, secondo una fonte citata dal quotidiano britannico The Guardian.

La società registrata in Delaware nel 2023, è di fatto la prima azienda statunitense bombardata dalle forze di Mosca nel conflitto, almeno per quanto è stato reso noto. Lo stabilimento colpito rappresentava la branca ucraina di Teminal Autonomy che produce droni d’attacco AQ 400 Scythe, AQ 100 Bayonet e RQ-108 Scout impiegati dalle truppe di Kiev.
Domenica scorsa, citando come fonte il ministero della Difesa di Mosca, l’agenzia russa TASS aveva riferito di un attacco nel quale era stata colpita a Kiev “una fabbrica che produce fino a mille droni di vario tipo al mese con la partecipazione di specialisti di una società ucraina-americana”.

Gli Stati Uniti hanno diverse aziende e molti consulenti e contractors impegnati in Ucraina, finora non bersagliati dalle forze di Mosca. Questa volta è possibile che Putin abbia voluto lanciare un avvertimento a Trump .
Foto: Casa Bianca, TASS. Lockheed Martin e Terminal Autonomy
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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








