Medio Oriente: l’annuncio di Trump fermerà davvero la guerra? – Gaiani a Liberti Media

Donald Trump parla di uno “storico accordo” per il disarmo di Hamas, ma la realtà potrebbe essere molto più complessa. Mentre IL presidente americano presenta l’intesa come un passo decisivo verso la pace, Hamas precisa che il disarmo arriverebbe soltanto dopo il ritiro delle truppe israeliane e l’avvio della ricostruzione di Gaza. Due versioni che sembrano difficili da conciliare.
Secondo Gianandrea Gaiani, siamo di fronte soprattutto a un annuncio politico. Trump, sostiene, avrebbe bisogno di dimostrare di saper chiudere le crisi internazionali, ma sul terreno le condizioni per una pace stabile appaiono ancora lontane. L’accordo, infatti, prevederebbe un percorso lungo, stimato tra gli otto mesi e quasi un anno, durante il quale potrebbero cambiare molti degli equilibri politici e militari.
Nel frattempo Israele continuerebbe a mantenere il controllo di oltre la metà della Striscia di Gaza, riducendo drasticamente gli spazi disponibili per la popolazione palestinese e isolando il territorio anche dal confine egiziano. Proprio questo rappresenterebbe il principale obiettivo strategico israeliano: impedire qualsiasi rifornimento militare ad Hamas, sigillando di fatto Gaza e rendendo impossibile il riarmo delle milizie.
Più difficile, invece, immaginare la nascita di un’amministrazione palestinese indipendente da Hamas. “A Gaza oggi non esiste praticamente nulla che non sia in qualche modo controllato dal movimento”, osserva il direttore di Analisi Difesa. Ma le incognite non finiscono qui. A garantire un eventuale accordo potrebbero essere Egitto e Turchia, anche se molto dipenderà anche dalle elezioni israeliane di ottobre e dagli equilibri politici negli Stati Uniti. Variabili che potrebbero modificare radicalmente il quadro prima ancora che l’intesa entri davvero in vigore.
Ma il passaggio più delicato riguarda forse il rischio di una saldatura tra il conflitto mediorientale e quello ucraino. L’attacco ucraino contro una nave iraniana nel Mar Caspio è l’ennesimo tentativo di Kiev di internazionalizzare ulteriormente la guerra contro la Russia. Non è un mistero che Zelensky punti da tempo ad allargare il conflitto per ottenere un sostegno ancora maggiore dagli alleati occidentali.
Anche il recente cambio di posizione americana sulla possibilità di autorizzare la produzione dei missili Patriot in Ucraina potrebbe essere collegato ai segnali inviati da Mosca dopo il bombardamento di uno stabilimento americano per la produzione di droni in territorio ucraino. In questo scenario, il pericolo di un’escalation non è affatto scomparso. Anzi.
Intervista realizzata il 1° agosto
Guarda il video qui sotto o sul Canale You Tube di Liberti Media
RedazioneVedi tutti gli articoli
La redazione di Analisi Difesa cura la selezione di notizie provenienti da agenzie, media e uffici stampa.








