L’accordo tra Mosca e Damasco per le basi russe in Siria – AGGIORNATO

(aggiornato alle ore 17.55)
Siria e Russia hanno firmato un memorandum d’intesa sul futuro delle basi militari russe nella Repubblica Araba, ha dichiarato il dipartimento relazioni pubbliche del Ministero degli Esteri siriano.
“Dopo un anno e mezzo di negoziati, il futuro delle basi militari russe di Hmeimim e Tartus è stato finalmente definito, con la firma del relativo memorandum da parte delle parti”, si legge nel comunicato, secondo quanto riportato dall’agenzia SANA.
Il ministero ha espresso la speranza che il documento “apra un nuovo capitolo nelle relazioni tra Russia e Siria”.

Il destino delle due basi militari russe in Siria era rimasto in forse dopo la caduta a Damasco del precedente governo del presidente Bashar Assad, riparato con la famiglia n Russia.
La base aerea di Hmeimim, a Latakia, e la base logistica e navale di Tartus (a lato nella foto), resteranno operative per le forze militari di Mosca ma vengono convertite “in centri militari congiunti di riabilitazione e di addestramento, nel quadro di nuovi accordi di tutela degli interessi reciproci” definiti dai due ministeri.
A quanto sembra quindi, Mosca manterrà le basi che supportano la presenza militare in Medio Oriente e nel Mediterraneo ma contribuirà ad addestrare le forze militari siriane in fase di riorganizzazione dopo la caduta di Assad e l’insediamento a Damasco della presidenza di Ahmed al-Sharaa (noto anche come al-Jolani) e la vittoria delle milizie degli insorti sostenute dalla Turchia.
“Per quanto riguarda le basi e le strutture militari, le parti hanno concordato di rivederne le funzioni in modo che vengano trasformate da basi militari in centri congiunti di addestramento e formazione, nell’ambito di nuovi accordi che garantiscano interessi reciproci”, scrive l’agenzia statale siriana SANA.
Il memorandum prevede il passaggio sotto il controllo delle autorità locali delle strutture ad uso civile dell’aeroporto di Hmeimim (nella foto sotto) e del molo commerciale numero 4 del porto mediterraneo di Tartus.
Dopo la firma dell’accordo, il ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani ha visitato l’aeroporto di Latakia e al porto di Tartus, durante la quale hanno ispezionato le strutture e gli impianti previsti dal memorandum d’intesa,

Mosca non ha commentato ufficialmente la notizia ma secondo la TASS gli analisti militari, la Russia probabilmente manterrà un certo controllo militare, ma la sua libertà d’azione sarà limitata.
Al Jazeera, in un reportage da Damasco, osserva che “nelle prossime settimane diventerà più chiaro quale tipo di presenza militare russa rimarrà in Siria”.
“Il governo di Damasco sta inviando un segnale chiaro: il governo centrale controlla tutti i beni appartenenti alla Siria e facenti parte del territorio siriano”, sottolinea il reportage. “Damasco conferma che la sua sovranità nazionale non è negoziabile”.

La Russia e le nuove autorità siriane hanno avviato negoziati sul destino delle installazioni militari russe dopo il rovesciamento del regime di Assad alla fine del 2024.
Durante l’ultima visita a Mosca del nuovo leader siriano, Ahmed al-Shara’a, a gennaio, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che “molto è stato fatto per ripristinare le nostre relazioni interstatali” e ha elogiato le nuove autorità di Damasco per i loro sforzi volti a “ripristinare l’integrità territoriale della Siria”. Al-Shara’a, a sua volta, ha elogiato il “ruolo storico” della Russia in Siria e in Medio Oriente.
Gli esperti sottolineano che i nuovi partner occidentali di Damasco stanno subordinando la completa cessazione della presenza militare russa in Siria all’avvio di aiuti finanziari ed economici, e la questione del mantenimento delle basi russe nel Paese arabo rimane all’ordine del giorno.
L’intesa presenta aspetti vantaggiosi per entrambi firmatari. La Russia conferma la disponibilità delle basi indispensabili ad assicurare una presenza costante nel Mediterraneo e in Medio Oriente mentre Damasco rinnova con l’attuale governo le intese con i russi per la formazione del proprio personale militare, compiti che peraltro Mosca già espletava a vantaggio delle forze armate di Bashar Assad.

L’intesa sembra risultare gradita anche alla Turchia (nella foto sopra al-Shara con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan), grande sponsor di Damasco.
La presenza russa, anche se ridimensionata, costituisce un deterrente nei confronti delle operazioni israeliane contro Damasco dopo che le truppe di Tel Aviv hanno assunto il controllo di un’ampia area nel sud della regione drusa. Ankara però non può rafforzare la presenza militare in Siria senza allarmare Israele con cu è i ferri corti dall’inizio della crisi di Gaza.
Al-Shara sta tentando di stabilizzare la Sira risolvendo le questioni interne. Oggi l’amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale a guida curda ha accettato di sciogliersi entro la prossima settimana, mentre le Forze democratiche siriane (FDS), milizie arabe unite alla Forze di Protezione Popolare curde (YPG) saranno integrate nell’esercito siriano.
“Il ruolo delle FDS è terminato”, ha affermato Sipan Hamo, che ricopre attualmente l’incarico di viceministro della Difesa per i territori orientali della Siria. “Nei prossimi giorni sarà’ annunciato ufficialmente lo scioglimento delle FDS e dell’Amministrazione autonoma, che saranno pienamente integrate nelle istituzioni statali”, ha aggiunto Hamo.
“Non possono esistere due amministrazioni all’interno di un unico Stato e sarà il governo siriano ad assumere la gestione degli affari della regione”. Alcuni account su X collegati all’organizzazione curda hanno riferito che “il comandante delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi, ha accettato di annunciare molto presto lo scioglimento delle FDS”.
Foto: Ministero Difesa russo e Maxar
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