Guerra e politica: le opinioni degli italiani

 

 

 

Cosa pensano veramente gli italiani dell’estrema destra tedesca, del proseguire o meno l’aiuto militare all’Ucraina e quali sono i leader maggiormente responsabili delle guerre nel mondo?

Ogni settimana “Termometro Politico” fotografa il pensiero degli italiani su temi di attualità e questa settimana il “focus” è stata la questione degli aiuti militari all’Ucraina. Continuando in una linea di tendenza che cresce lentamente ma continuamente di mese in mese, la maggioranza assoluta degli intervistati (2600 interviste realizzate con il metodo CAWI) conferma il proprio “no” ad aiuti militari a Kiev con solo il 14,8% del campione che vorrebbe incrementare gli aiuti all’Ucraina e il 24 % che ritiene come si dovrebbe mantenere lo status quo e quindi di non dover aderire ai fondi europei SAFE per coprire altre spese militari.

Il sondaggio di Termometro Politico conferma i risultati di altri Istituti demoscopici sottolineando che questa problematica sta diventando addirittura una delle ragioni principali del voto a Vannacci.

E’ molto interessante vedere infatti come si spalmano i contrari agli aiuti a Kiev su tutto l’arco politico scoprendo che il no è praticamente trasversale e che nella stessa area di governo il 50% degli elettori è comunque contrario a questo specifico punto della linea governativa. I dati incrociati – questa volta anche degli istituti Ipsos, Euroskopia e Ixè – sono molto simili, con il 75/82 % degli elettori del M5S contrari agli aiuti militari, il 70/75% in AVS, percentuale che raggiunge l’85% per chi vota Vannacci. Scende al 58/63 % tra gli elettori della Lega, 45/48% tra gli elettori di FdI con la punta più bassa che viene rilevata tra gli elettori di Forza Italia che sono contrari agli aiuti militari solo per il 38/42% e quindi in maggioranza favorevoli.

Resta il mondo del PD dove solo il 30/35% degli intervistati è contrario agli aiuti, percentuale che raggiungono in Azione e Italia Viva il loro minimo assoluto tra 20 e il 25% ovvero rappresentando elettori che in larga parte vorrebbero continuare ad aiutare Kiev militarmente ed anzi aumentare questi aiuti.

In sintesi il 55,4% è quindi contrario a continuare negli aiuti militari, i favorevoli sono il 38,8 % e concentrati maggiormente nell’area centrista e soprattutto di centro-sinistra.

Ne viene che lo scivolamento dei voti di elettori governativi verso Vannacci nasce proprio anche da questa tematica.

Fossimo la Meloni ragioneremmo molto su questi numeri (e probabilmente anche la premier lo sta facendo) perché – se da una parte continuità e coerenza sono virtù – dall’altra è evidente che se più o meno la metà dei suoi elettori non condividono l’appoggio a Kiev la sirena Vannacci continuerà ad attrarre consensi.

Forse una mediazione, condizionando gli aiuti a maggiore trasparenza, verifiche, impegni concreti di Kiev per la pace sarebbero la scelta più logica di un governo che deve prendere atto della “stanchezza” degli italiani verso Kiev.

Non è un caso che anche la fiducia nell’Europa sia in costante diminuzione e sia scesa globalmente intorno al 43%, che Trump rappresenti il più pericoloso responsabile per le guerre in atto (55,8%) perfino più di Putin (40,6%) e di Netanyahu (33,8%).

A sottolineare la potenza dei media il problema “guerre” viene comunque valutato il più grave solo dal 38,2% degli italiani, mentre le questioni climatiche sono ora balzate al 45,3% (rispetto al 24,4% di aprile).

Fermiamoci con i numeri per qualche riflessione: innanzitutto che le informazioni dei media sono quindi fondamentali e lo si vede anche per la questione climatica, ma – e questo è veramente anomalo – il “rigetto” verso l’Ucraina di Zelensky avviene nonostante che praticamente tutte le fonti giornalistiche siano a lui favorevoli e non siano certo schierate con Putin.

Logoramento dell’immagine, problemi di corruzione, stanchezza del conflitto: sta di fatto che questo è il “sentiment” complessivo, con una buona parte degli italiani che sostengono che per raggiungere la pace l’Ucraina dovrà comunque fare sacrifici territoriali e con l’80% che ritiene che la cosa più importante sia “comunque” raggiungere un cessate il fuoco subito, pur lasciando (60%) alla Russia i territori fino ad ora conquistati.

Dall’Ucraina alla Germania: come è vista AfD? Anche in Italia crescono le motivazioni del voto non solo per Vannacci, ma anche l’indice di “comprensione” verso la AfD tedesca che – e questo è significativo – se in qualche modo si riproducesse qui da noi – soprattutto in senso anti UE, anti Euro e anti-Schengen – avrebbe un potenziale di votanti intorno al 10% (quindi più o meno come Vannacci) e questo perché è soprattutto l’uscita dall’Euro che non convince.

Piuttosto ci sono opinioni molto diverse su “cosa” sia questo nuovo movimento tedesco.

“L’allarme democratico”, potentemente sottolineato dai media, coinvolge soprattutto gli elettori di sinistra arrivando al 50% degli intervistati, ma il 40-45% degli elettori (gli altri si astengono) non esprime alcun timore verso questo partito considerandolo comunque una formula di dissenso democratico.

Legato al tema è, in conclusione, il giudizio sull’obiettività dei media; il 45/50% degli italiani ritiene che i nostri media siano sufficientemente obiettivi, ma praticamente altrettanti sono convinti del contrario: voi che ne dite?

Intanto l’Europarlamento ha votato una legge per impedire le “fake news”. Resta un problema: chi stabilisce quando una notizia sia vera o falsa? Mi metto tra gli italiani scettici su quanto ci viene raccontato.

Foto: https://depositphotos.com/

 

 

Marco ZaccheraVedi tutti gli articoli

Laureato in Economia Aziendale all'Università Luigi Bocconi e in Storia delle Civiltà all'Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, è giornalista pubblicista e dottore commercialista. La lunga carriera politica in Alleanza Nazionale e Popolo delle Libertà lo ha portato a ricoprire diversi incarichi tra i quali consigliere regionale in Piemonte, membro della Camera dei deputati in cui ha fatto parte della commissione Esteri e Difesa, presidente della delegazione italiana alla UEO di Parigi e componente del Consiglio d'Europa a Strasburgo, e sindaco di Verbania. Autore di numerose opere tra cui Diario Romano (2008) e Integrazione (im)possibile? Quello che non ci dicono su Africa, Islam e immigrazione (2018). Impegnato nelle associazioni di volontariato e per la cooperazione internazionale, nel 1981 ha fondato i Verbania Centers, attivi in diversi paesi dell'Africa ed in America del Sud.

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