Agenzia Nova: i russi sbarcano mezzi a Tobruk per l’Africa Corps e l’esercito di Haftar

 

 

 

Il secondo dei due convogli russi entrati nel Mediterraneo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre ha raggiunto Tobruk, nella Libia orientale, trasportando con ogni probabilità veicoli corazzati e mezzi logistici.

Come ha spiegato il 15 settembre agenzia Nova, un’immagine satellitare Sentinel-2 acquisita il 13 settembre alle 10:55 ora italiana e analizzata dai gruppi di intelligence da fonti aperte (Osint) “Sonarrow” e “GeoInsider” mostra tre navi russe nell’area del porto della Cirenaica controllato dalle truppe dell’Esercito Nazionale Libico (ENL o LNA in lingua inglese) del feldmaresciallo Khalifa Haftar.

Il cargo Anastasiia si trovava all’interno dello specchio portuale, il mercantile Yuriy Arshenevskiy poco fuori dall’imboccatura e la nave da sbarco Aleksandr Shabalin, della classe Ropucha, più al largo.

L’immagine chiarisce la destinazione del convoglio che era rimasta incerta durante la traversata del Mediterraneo centrale. La natura del carico emerge da precedenti immagini ad alta risoluzione della costellazione di satelliti Pleiades Neo, acquisite il 13 agosto nella base navale russa di Baltiysk, nell’exclave di Kaliningrad. Sul Mar Baltico.

Le fotografie mostrano autocarri Ural sul ponte della Anastasiia e diversi mezzi corazzati trasporto truppe e MRAP (Mine-Resistant Ambush Protected) sul molo accanto al Yuriy Arshenevskiy.

Non sono emerse comunicazioni ufficiali da Mosca né dal governo della Cirenaica ma il convoglio era stato monitorato il 10 settembre nel Mediterraneo centrale da un velivolo da pattugliamento marittimo P-72A dell’Aeronautica militare italiana, secondo la ricostruzione del sito specializzato “Itamilradar”.

In quella fase tutte e tre le unità navali avevano spento il sistema di identificazione automatica (Automatic Identification System – AIS) dirigendosi verso la Cirenaica come hanno confermato tre giorni più tardi le immagini satellitari di Tobruk.

Il 14 settembre un aereo statunitense da intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) Bombardier Challenger 650 Artemis II, ha effettuato una serie prolungata di circuiti al largo di Tobruk. Il velivolo, identificato dal nominativo radio “BRIO66” e dalla registrazione N159L, era decollato dalla Romania ed è successivamente rientrato verso Costanza. Si tratta di un velivolo gestito dalla società statunitense Leidos, uno dei contractors statunitensi che effettuano rilievi ISR sul Mediterraneo e in Africa per conto dello US Africa Command americano.

Il velivolo dispone di apparati per la raccolta di informazioni elettroniche e comunicazioni e ha sorvegliato il settore marittimo davanti alla Cirenaica.

Per ora sono arrivate a Tobruk solo le navi citate ma un altro convoglio era salpato dalla Russia in precedenza per raggiungere la base di Tartus, in Siria, composto dal mercantile  Ro-Ro parta, dalla corvetta Admiral Levchenko e dai rifornitori General Skobelev e Akademik Pashin.

Un’immagine dei satelliti Pleiades acquisita l’8 settembre aveva mostrato Sparta e Akademik Pashin ormeggiate nello scalo siriano, con il cargo apparentemente scarico. Nova non esclude che questo convoglio possa successivamente proseguire verso la Libia dopo avere imbarcato a Tartus mezzi o altri assetti russi provenienti dalle installazioni siriane.

Dopo gli accordi col governo di Damasco i russi manterranno il controllo della base navale di Tartus e di quella aerea di Hmeymim/Latakya pur cedendo alcune aree alle amministrazioni civili siriane e occupandosi di addestrare le forze di Damasco. In ogni caso una parte rilevante delle ampie riserve di armi e mezzi schierati dai russi in Siria a sostegno del governo di Bashar Assafd sono state rimpatriate mentre altri carichi sono stati trasferiti in Libia e da lì nelle nazioni del Sahel dove operano contingenti russi e dell’Africa Corp di Mosca. in cui sono confluiti i contractor del Gruppo Wagner.

L’indicazione circolata sui social secondo cui anche questo convoglio sarebbe atteso a Tobruk appare quindi operativamente plausibile, ma non è ancora sostenuta da nuove immagini satellitari o da dati di tracciamento indipendenti, sottolinea Agenzia Nova.

Nell’aprile del 2024 navi russe avevano scaricato nel porto di Tobruk artiglieria trainata, veicoli corazzati, camion e sistemi lanciarazzi, per un carico stimato dalla stampa internazionale fino a 6 mila tonnellate. Nel gennaio scorso immagini satellitari avevano inoltre documentato la presenza nello scalo del cargo russo sanzionato Mys Zhelaniya, ritenuto impegnato in una nuova consegna di materiale militare.

Il 18 giugno 2024 due navi da guerra russe giunsero in visita nel porto di Tobruk; l’incrociatore missilistico Varyag della Classe Slava e la fregata Maresciallo Shaposhnikov della classe Udaloy ammodernata /nelle foto sopra e sotto).

Il comando delle forze navali dell’’ENL reso noto che la visita delle due navi russa aveva “lo scopo di migliorare la cooperazione e il coordinamento tra le marine libica e russe e mira a migliorare la formazione, la manutenzione, il supporto tecnico e logistico e le competenze in materia di sicurezza marittima”.

Secondo uno studio pubblicato a giugno da Tearline, iniziativa di analisi da fonti aperte promossa dalla National Geospatial-Intelligence Agency statunitense, nel febbraio del 2025 Haftar avrebbe raggiunto con Russia e Bielorussia un’intesa per l’utilizzo congiunto delle infrastrutture logistiche di Tobruk.

L’accordo concederebbe a Mosca e Minsk l’accesso a circa 11,7 chilometri quadrati di acque portuali e alle strutture adiacenti, oltre che alla base aerea Gamal Abdel Nasser, situata circa 32 chilometri a sud della città. Gli autori dello studio non avevano tuttavia rilevato, nelle immagini disponibili fino all’aprile del 2026, lavori infrastrutturali direttamente riconducibili alla Russia nella base aerea o nel porto

Russia e Bielorussia hanno del resto fornito diversi tipi di equipaggiamento militare all’ENL (i bielorussi anche aerei da combattimento) e ne addestrano diversi reparti, i piloti e gli ufficiali in base a un accordo di Cooperazione Militare siglato da Haftar nel gennaio 2017 (firmato a bordo della portaerei russa Admiral Kuznetsov al largo di Bengasi – nella foto sopra) e poi rinnovato nel maggio 2025 con la visita ufficiale a Mosca del feldmaresciallo Haftar dove è stato accolto dal vice ministro della Difesa generale Yunus-bek Yevkurov (nelle foto sotto), che sei occupa delle operazioni russe in Africa.

La presenza militare russa in Libia si concentra in almeno sei basi aeree e logistiche condivise tra le forze libiche dell’ENL e l’Africa Corps – struttura sottoposta a un controllo diretto del ministero della Difesa e dell’intelligence militare russi.

La rete comprende al-Khadim, nei pressi di Marj e Bengasi, al-Jufra, nel centro del Paese, al-Qardabiya, nei pressi di Sirte, Tamanhint, vicino a Sabha, Brak al-Shati, nel Fezzan; e Maaten al-Sarra, nell’estremo sud-est, vicino alle frontiere con Ciad e Sudan.

Tobruk rappresenterebbe quindi l’unica base navale ie una ulteriore base aerea e logistica in cui le immagini satellitari analizzate mostrano dal 2024 la costruzione o il ripristino di hangar, alloggiamenti, piazzali, collegamenti stradali e tratti delle piste aeronautiche.

A Maaten al-Sarra sono comparsi cinque nuovi hangar, decine di strutture utilizzabili per il personale e una pista nuovamente asfaltata. A Tamanhint sono stati rilevati lavori sulle vie di rullaggio e sulle aree destinate agli aeromobili, mentre ad al Khadim, al Jufra, al Qardabiya e Brak al Shati sono stati ricostruiti hangar e realizzate nuove strutture di supporto.

Nel maggio scorso, secondo quanto appreso da Agenzia Nova da fonti libiche, le attività russe nelle basi dell’est, del centro e del sud della Libia figuravano anche tra i dossier discussi durante la visita a Mosca di Saddam Haftar, comandante delle forze terrestri dell’ENL.

Un rapporto aggiornato ad aprile dal Congressional Research Service statunitense indica Repubblica Centrafricana, Libia e Mali come i Paesi che ospitano i maggiori contingenti russi in Africa, per un totale di diverse migliaia di uomini. Presenze più contenute sono state dispiegate anche in Burkina Faso, Niger ed Equatorial Guinea.

In Mali l’Africa Corps ha assunto il controllo delle attività precedentemente affidate al Gruppo Wagner, mentre in Niger personale e sistemi militari russi sono arrivati dopo il ritiro delle forze statunitensi. La rete libica consente di collegare il Mediterraneo ai Paesi del Sahel attraverso una combinazione di rotte navali, ponti aerei e collegamenti terrestri.

Al Jufra funziona da snodo centrale, Tamanhint e Brak al Shati permettono di raggiungere il Fezzan e le frontiere occidentali, mentre Maaten al Sarra si trova in posizione utile per sostenere movimenti verso Ciad, Sudan e, più a ovest, Niger, Mali e Burkina Faso. Nel gennaio del 2025 “Agenzia Nova” aveva riferito del trasferimento di uomini ed equipaggiamenti russi a Maaten al Sarra, riattivata con l’impiego anche di militari siriani fedeli al precedente regime di Damasco e destinata a sostenere le attività di Mosca nel Sahel.

Il collegamento con il Sudan è il più delicato. Le aree di Kufra e Maaten al Sarra e il triangolo di frontiera tra Libia, Egitto e Sudan costituiscono uno dei principali corridoi per il passaggio di uomini, carburante e armamenti verso il Darfur. Nell’ottobre del 2025 “Agenzia Nova” aveva ricostruito una rete di almeno 56 voli cargo provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e da Bosaso, in Somalia, diretti verso al Khadim, Kufra e Maaten al Sarra, con carichi successivamente inoltrati alle Forze di supporto rapido (RSF) sudanesi insoirte contro il governo.

Nel marzo scorso Le Monde, citando dati raccolti da Radio France Internationale, ha riferito che circa 600 voli avevano collegato Abu Dhabi a Kufra nel corso del 2025. Un successivo rapporto delle Nazioni Unite ha indicato nel battaglione libico Subul al Salam, legato alle forze dell’est, uno degli attori coinvolti nel trasferimento verso le RSF di carburante, armi e combattenti stranieri.

Le reti dirette verso le RSF sono associate soprattutto al sostegno degli Emirati Arabi Uniti, mentre Mosca ha progressivamente rafforzato i rapporti con le Forze armate governative sudanesi del generale Abdel Fattah al Burhan. Dopo gli iniziali legami del gruppo Wagner con le RSF e con il settore aurifero sudanese, la diplomazia russa ha offerto sostegno alle autorità di Khartoum in cambio della possibilità di realizzare una struttura logistica navale sul Mar Rosso.

Il progetto, basato su un accordo che consentirebbe la presenza contemporanea di quattro unità navali russe nel porto, era stato rilanciato nel febbraio del 2025, ma alla fine dello stesso anno l’ambasciatore russo in Sudan ne aveva confermato la sospensione a causa della guerra civile.

In Libia, sul versante opposto della Tripolitania, si moltiplicano le segnalazioni di una possibile presenza ucraina. Nei giorni scorsi la CNN, citando una fonte dell’intelligence militare ucraina (HIUR) e4 un operatore di droni navali, ha riferito che unità specializzate sarebbero presenti dalla fine dello scorso anno nella Libia nordoccidentale e utilizzerebbero la base di Misurata per operazioni contro la flotta ombra russa, fornendo in cambio addestramento alle forze locali.

Ad alimentare questa ricostruzione sono anche gli attacchi attribuiti a Kiev contro naviglio russo o sanzionato nel Mediterraneo, dal danneggiamento della metaniera Arctic Metagaz a marzo al più recente raid contro il cargo Lady Mariia.

Il 12 settembre il ministero della Difesa del Governo di Unità Nazionale ha smentito l’esistenza di qualsiasi accordo e negato che Misurata o altre installazioni libiche siano state messe a disposizione di soggetti stranieri per colpire navi russe.

(con fonte Agenzia Nova )

Foto: Africa Corps/Greydynamics, ELN, Guardia Costiera Libica, Guardia Costiera Maltese, Ministero Difesa Russo, Al Awsat e Sonarrow

 

 

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