La Cina e la carta BRICS nella partita geostrategica sull’AI

 

 

I timori dei tecnici negli USA e in Cina

I timori espressi in Occidente sulle potenzialità ancora occulte delle tecnologie AI e dei rischi ai quali si sta andando incontro in assenza di concrete ed efficaci policy di sicurezza sono condivisi anche da numerosi scienziati cinesi di alto profilo.
Fra di essi spicca l’unico premio Turing del Paese, Andrew Chi-Chih Yao (Yao Qizhi), che ha messo in guardia sulla progressiva perdita di controllo sui modelli e sul rischio di erosione delle capacità cognitive umane. Già nel 2020, durante il discorso di apertura della World Artificial Intelligence Conference (WAIC) – intitolato “Nuove direzioni nella teoria dell’intelligenza artificiale” – ha introdotto concetti legati alla superintelligenza e alla necessità di mantenere il primato umano vincolando matematicamente i sistemi a venire. Nel 2024, è stato uno dei quattro firmatari – insieme a Stuart Russell, Yoshua Bengio e Ya-Qin Zhang – di una dichiarazione in cui si richiedeva la formazione di un’autorità internazionale per la supervisione dell’AI.

Il contesto è ampio e comprende anche Xue Lan, studioso di politiche tecnologiche alla Tsinghua, Yi Zeng, ricercatore dell’Accademia cinese delle scienze, Zhang Ya-Qin, professore alla Tsinghua ed esperto di AI e Gao Wen, informatico e direttore del Peng Cheng Laboratory. Le loro preoccupazioni non sono identiche, ma sono comunque allineate almeno su due temi: l’uso fuori controllo o inappropriato delle tecnologie e i rischi cognitivi per l’uomo.

Nel complesso, ciò che si sta affermando sempre più nettamente è la necessità di una lettura strategica del ruolo e dell’impatto dell’AI. Lettura che si sta costituendo simmetricamente nei Paesi occidentali e Cina, con basi e prospettive differenziate.

Agli allarmi sollevati dalle Big Tech e, fra di loro, da Anthropic con tempismo e veemenza maggiori, si contrappone una postura apparentemente più aperta e propositiva del governo di Pechino. Ad esempio, nel corso della conferenza stampa quotidiana del 14 settembre 2026, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha risposto a una domanda di Reuters sulle esortazioni di Dario Amodei, Sam Altman ed Elon Musk a rallentare lo sviluppo di tecnologie di frontiera. Guo ha affermato che l’AI è una tecnologia di fondamentale importanza per il benessere dell’umanità, ha auspicato un suo sviluppo aperto e inclusivo per il bene di tutti e ha affermato che diffondere paura e competere ferocemente non farà altro che ostacolare gli sforzi verso una solida governance globale dell’AI.

 

La sfida sulla governance globale dell’AI

Quello della governance globale è ormai il tema centrale. A luglio scorso la proposta è stata lanciata a distanza di pochi giorni, sia dal neuroscienziato Demis Hassabis che dal presidente Xi Jinping.

Il Premio Nobel per la chimica, co-fondatore di DeepMind, ha proposto l’istituzione di un organismo internazionale a guida USA, modellato sulla FINRA (Financial Industry Regulatory Authority), che stabilisca standard e valuti i modelli AI di frontiera. Hassabis ha scritto su X che l’AGI (Intelligenza Artificiale Generale) un sistema che esibisce tutte le capacità cognitive del cervello, sarà realizzato in pochi anni e invita a prendere tempestivamente i necessari provvedimenti di gestione e messa in sicurezza di una tecnologia che avrà un impatto dieci volte superiore a quello della Rivoluzione Industriale, ma con una velocità dieci volte maggiore. Resta da decifrare il significato del verbo “exhibit”. Varrà la pena ricordare che il suo utilizzo copre una gamma ambigua di azioni, che vanno da “mostrare” come si mettono in mostra e in scena opere d’arte e spettacoli teatrali, a “provare” nel senso di portare una testimonianza. In ogni caso, la sostanza di queste previsioni non cambia.

Il progetto prevede la creazione di un consiglio di amministrazione a maggioranza indipendente, composto da vincitori del Premio Turing, esperti qualificati e stakeholder dell’industria, del governo e dell’open-source. L’adesione ai test di sicurezza su rischi legati a minacce biologiche, nucleari, cybersicurezza, trasparenza e inganno autonomo (agentic deception) avverrebbe su base volontaria.

Il 17 luglio 2026, all’apertura della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale a Shanghai, Xi Jinping ha pronunciato un discorso intitolato “Unire le forze per costruire un sistema di governance globale dell’AI equo e giusto”. Il presidente, sostenendo che lo sviluppo dell’AI deve favorire il benessere comune, restare sotto controllo umano e essere regolato attraverso la cooperazione internazionale, ha articolato la proposta in quattro punti: apertura e cooperazione, sicurezza e controllo, inclusione culturale e, appunto, governance globale. L’idea dichiarata è quella di coordinare strategie, regole e standard tecnici, valorizzare il ruolo dell’ONU e aiutare i Paesi del Sud globale a ridurre il divario digitale.

La versione 3.0 del Framework di governance per la sicurezza dell’AI è stata presentata al China Cybersecurity Week 2026, inaugurata il 14 settembre a Jinan (capoluogo della provincia dello Shandong, nella Cina occidentale). L’evento è stato organizzato da diversi dipartimenti e organizzazioni governative, tra cui l’Amministrazione per il cyberspazio, il Ministero dell’industria e dell’informatica e il Ministero della pubblica sicurezza. Il Framework presenta somiglianze con la proposta di Hassabis: trasformare la gestione della sicurezza da controlli circoscritti a una supervisione continua e commisurata al rischio, senza presentarsi come una norma giuridica obbligatoria. Ma ha un respiro più ampio, poiché non è circoscritto ai modelli di frontiera.

In ogni caso, entrambe le proposte mirano a trainare una strategia globale, che si giocherà sul confronto fra il variegato panorama NATO e la galassia che ruota intorno ai Paesi BRICS, i cui esiti non sono affatto scontati.

 

La Cina, i BRICS e un convitato di pietra

Parlando al 18° vertice BRICS a Nuova Delhi (12 settembre 2026), Xi Jinping ha confermato che la Cina assumerà un ruolo guida nel promuovere la collaborazione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale tra i Paesi in via di sviluppo. Inoltre, si candida a essere pioniera nella creazione di una comunità open-source sull’AI in questo quadrante geopolitico, mettendo a sistema formazione sulle competenze digitali, scambio tecnologico e allineamento industriale.

Il 16 luglio 2026 – alla World Artificial Intelligence Conference (WAIC) di Shanghai -Algeria, Bielorussia, Brasile, Cambogia, Camerun, Cina, Congo, Cuba, Etiopia, Indonesia, Kazakistan, Kenya, Kirghizistan, Laos, Lesotho, Malesia, Mozambico, Myanmar, Nicaragua, Oman, Pakistan, Russia, Senegal, Serbia, Sudafrica, Tagikistan, Uzbekistan, Venezuela e Zambia hanno firmato l’accordo istitutivo della World Artificial Intelligence Cooperation Organization (WAICO), diventandone membri fondatori. La WAICO mira a promuovere la cooperazione internazionale e la governance globale dell’AI, con particolare attenzione al sostegno dei Paesi in via di sviluppo.

Al momento, per tutti i sottoscrittori si tratta dell’avvio di un progetto e non di una partecipazione attiva. Inoltre, soprattutto, resta da valutare la posizione di un convitato di pietra come l’India, che a febbraio 2026 ha preferito aderire alla coalizione Pax Silica, promossa dagli USA, a tutela della propria influenza tecnologica soprattutto in relazione all’industria dei semiconduttori e dei chip, alla progettazione, al calcolo, al cloud affidabile e alle supply chain resilienti.

Il panorama si presenta estremamente fluido e si prospettano progressivi assestamenti nei prossimi mesi.

 

TS-Intelligence

Le informazioni riportate sono l’esito del lavoro di raccolta e analisi svolto dagli specialisti del team Theat Intelligence & Response di Telsy con l’ausilio della piattaforma TS-Intelligence, una soluzione proprietaria, flessibile e personalizzabile, che fornisce alle organizzazioni un panorama di rischio dettagliato.

Si presenta come una piattaforma fruibile via web e full-API che può essere azionata all’interno dei sistemi e delle infrastrutture difensive dell’organizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la protezione nei confronti delle minacce cibernetiche complesse.

La costante attività di ricerca e analisi sui threat actors e sulle minacce emergenti in rete, sia in ambito APT che cyber crime, produce un continuo flusso informativo di natura esclusiva che viene messo a disposizione delle organizzazioni in real-time ed elaborato in report tecnici, strategici ed executive.

Scopri di più sui nostri servizi di Cyber Threat Intelligence.

 

 

Telsy Cyber Threat Intelligence TeamVedi tutti gli articoli

Il team "Cyber Threat Intelligence" di Telsy è formato da professionisti con oltre dieci anni di esperienza nel campo della sicurezza informatica. Al suo interno ci sono figure professionali con diverse capacità, acquisite in contesti come Red Team, Cyber Threat Intelligence, Incident Response, Malware Analysis, Threat Hunting. Il principale obiettivo del Team è la raccolta e l'analisi di informazioni al fine di caratterizzare possibili minacce cyber, in relazione a contesti operativi specifici. Tale attività consente di avere una knowledgebase degli avversari comprensiva delle loro Tecniche Tattiche e Procedure (TTP), dei loro principali target nonché l'impatto che potrebbero avere sul business dei clienti Telsy.

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password