Le nostre donne soldato? Meglio delle americane

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di Fausto Biloslavo da Il Giornale del 25 gennaio 2013

Il Pentagono ha deciso di mandare anche le ragazze in prima linea Ma le italiane hanno già combattuto. Alcune a carissimo prezzo. Una volta tanto abbiamo «battuto» gli americani. Il Pentagono ha appena deciso di mandare le donne sol­dato in prima linea. Le nostre stellette al femminile lo fanno già. Fra gli alleati della Nato sia­mo stati gli ultimi a reclutare il gentil sesso dal 2000. Però «ab­biamo deciso da subito che le donne vanno equiparate all’uo­mo ed impiegate in prima linea nelle missioni internazionali» spiega a il Giornale il generale Massimo Fogari, portavoce del­lo Stato maggiore della Difesa. Tutte si sentono allo stesso li­vello dei maschi, pronte a tirare il grilletto se necessario. In Iraq hanno tenuto duro ed una don­na carabinie­re è stata ferita nella strage di Nassiryah. In Libano sono sbarcate, assieme agli uomini, con il mi­to del «solda­to Jane », l’indi­menticabile film con Demi Moore. In Afg hanistan hanno com­battuto e tre donne solda­to sono rima­ste ferite. Monica Contraffatto, lo scorso anno, ha perso una gamba dal gi­noc­chio in giù durante un attacco talebano nella famigerata val­le del Gulistan. «Non c’è preclusione neppure per i corpi speciali ­spiega il generale Fogari – Per ora nessuna donna ha superato tutto l’addestramento. Solo le prove iniziali hanno delle soglie inferiori rispetto agli uomini, ma dopo è tutto uguale».  Le donne in divisa sono 9250. La parte del leone la fa l’esercito con 7200 unità. In Afghanistan sono state ferite anche Pamela Rendina, nel 2006 e Cristina Buonacucina saltata su una trappola esplosiva due anni do­po. «Ricordo un tonfo sordo e poi ho perso i sensi per una decina di secondi. Mi ha risvegliato la voce di Gianfranco, che era stato sbalzato fuori dal Lince dall’esplosione e urlava: Cristina! Cristina!» racconta il sottufficiale degli alpini. Il suo piede sinistro era girato all’inverso e vedeva la tibia uscita dalla carne. Per i due alpini davanti non c’era nulla da fare. In Afghanistan le donne soldato hanno partecipato a veri e propri combattimenti. «Poco prima di arrivare alla base siamo finiti sotto fuoco pesante. Sentivo le esplosioni dei razzi Rpg ed il fischio dei proiettili -ha raccontato il caporale Francesca Scarabello. Dentro il blindato Lince comunicavo via satellite con il comando e passavo le cassette di munizioni all’alpino che rispondeva al fuoco con la mitragliatrice pesante». Il suo reggimento, l’8˚ della brigata Julia, sta tornando ad Herat. Lo scorso dicembre si è lascia­ta p­er sempre alle spalle l’Afgha­nistan il caporal maggiore Cle­mentina Riva, 30 anni. A Bala Murghab la sua squadra ha lanciato 350 bombe da mortaio: «Ci vogliono quaranta secondi prima che arrivino sull’obiettivo. Di solito i talebani scappano quando sentono il tonfo del colpo in partenza ». La Marina ha 1098 donne solda­to, che solo nei sommergibili non vengono impiegate per motivi lo­gistici legati agli spazi an­gusti. Lucia Franzetti, 28 anni, è in mare dallo scorso novembre come pilota di elicotteri su nave San Marco, comando dell’operazione Nato contro i pirati somali. «Mi è capitato due volte di decollare per un allarme lanciato da mercantili sotto attacco ­ racconta al telefono dall’Oman – I barchini dei pirati si dileguano velocemente appena capiscono che stiamo arrivando. Grazie al nostro ‘mostrare la forza’ gli abbordaggi sono drasticamente diminuiti». L’Aeronautica schiera 952 donne compresa una trentina di piloti. Fra queste le Top gun, che per motivi di sicurezza non rivelano i cognomi. Ilaria, tenente pilota di un Eurofighter, ha partecipato alla guerra in Libia. «Molte sono le emozioni e i pensieri che passano nella testa a cominciare da quello che si dovrà affrontare una volta in volo ­ racconta. Durante la missione l’adrenalina è al massimo. La sensazione è di aver contribuito con una piccola tessera, al puzzle della storia». La prima donna generale dovrebbe venire nominata nel 2030.
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