Mauro ricostruisce l’attacco nel quale morì il capitano La Rosa

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“Il tentativo di inserire bombe a mano all’interno dei Lince è una strategia a cui nel giro di 24 ore le forze armate hanno saputo mostrare di trovare rimedio”. Lo ha detto il ministro della Difesa Mario Mauro, riferendosi al fallito attentato di ieri in Afghanistan. L’analogo attentato di sabato scorso costato la vita al capitano Giuseppe La Rosa  ”è stato il frutto di un’azione pianificata al punto che è stata riproposta secondo una logica di attentato che cerca di superare la stabilità dell’automezzo Lince”.
Il giovane ha lanciato una granata tentando di centrare la botola di un Lince nella quale era appostato il mitragliere da una distanza di circa 10 metri. Lancio fallito perché l’ordigno è rimbalzato sul blindato esplodendo a terra dove ha gerito leggermente alcuni civili. L’uomo è stato arrestato dalla polizia afghana e riconosciuto dai militari italiani come la stessa persona che ha ucciso sabato scorso il capitano La Rosa.  “L’attacco al convoglio italiano, in fase di rientro alla base – ha spiegato il ministro della Difesa – è “iniziato con il rallentamento in prossimità di un incrocio, all’interno del centro abitato, provocato, oltre che dalla conformazione stradale, da due Toyota e da un’autocisterna che procedeva in senso inverso. All’arrivo dei mezzi italiani, l’autocisterna si allontanava, mentre una delle due Toyota si portava in mezzo alla carreggiata fermandosi e provocando l’arresto del convoglio (immediatamente il conduttore scendeva e si allontanava) mentre la seconda agiva da blocco in coda al convoglio stesso”.

A questo punto l’attentatore “che stava parlando con un poliziotto al lato della strada, nei pressi di un assembramento di persone, è salito velocemente sul mezzo in testa al convoglio e ha lanciato attraverso la botola superiore un ordigno, dandosi poi alla fuga e confondendosi nella folla. La granata – ha proseguito Mauro – cadeva nella parte posteriore del veicolo occupato dal capitano La Rosa. L’ufficiale gridava tre volte “granata” e, valutata l’inutilità di evacuare il mezzo, si interponeva tra l’ordigno e i commilitoni per ridurre gli effetti dell’esplosione”.  Il ministro ha poi aggiunto in Parlamento (in un Aula semi vuota) che Il poliziotto che era stato visto nell’incrocio all’inizio del fatto, si è dileguato, nonostante fosse stato sollecitato a fornire supporto”.  Da quanto emerso sembra di capire che si sia trattato di un attentato che ha coinvolto parecchi insorti oltre all’attentatore, incluso un complice nella polizia, aspetto che potrebbe preludere ad altri attacchi mirati a colpire nello stesso modo i Lince, mezzo che in decine di occasioni ha protetto i militari al suo interno da mine e ordigni improvvisati ma che ha una sua vulnerabilità legata alla botola lasciata aperta per il mitragliere posizionato sulla “ralla”.

 

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