F-35: Segredifesa “scarica” l’industria?

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Martedì 29 ottobre si è svolta una nuova audizione del Segretariato Generale della Difesa /Direzione Nazionale Armamenti alla Commissione Difesa della Camera nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sui sistemi d’arma. A confrontarsi con i commissari è stato il nuovo responsabile, generale Enzo Stefanini, già a capo per otto anni dell’Aviazione dell’Esercito. Anche a Stefanini i deputati hanno rivolto alcune domande sul programma Lockheed Martin F-35, il tema centrale dell’indagine parlamentare ma su cui il nuovo capo di Segredifesa ha onestamente riconosciuto di poter riportare al momento solo “impressioni oggettive”, risultate comunque talora in contraddizione con quanto Segredifesa/DNA ha sempre dichiarato in Parlamento. Per esempio, a chi gli chiedeva conto dell’entità dei finanziamenti resisi necessari per la costruzione della FACO di Cameri e dei margini di produttività di quegli impianti, il generale Stefanini ha risposto di non avere a disposizione dati particolari, anche perché le ricadute industriali “riguardano l’industria”.

“Partecipare al programma”, ha spiegato, “non significa avere automaticamente ricadute economiche dalla produzione di questi aerei”. Nella registrazione televisiva dell’audizione non s’è visto, ma qualche deputato sarà saltato sulla sedia sentendo affermare che il buon funzionamento o meno delle infrastrutture di Cameri e i ritorni economici connessi “non sono questioni che riguardino la Difesa ma piuttosto l’industria”.  A questo proposito però due aspetti sono arcinoti:
1) l’adesione al programma F-35 è stata imposta all’industria con la promessa di un salto di qualità da questa non richiesto (accettare la sfida della competitività globale senza la certezza di ritorni economici);
2) la FACO è stata voluta proprio dalla Difesa e a sovraintendere, almeno nella fase di avvio, le attività produttive sulla base guarda caso sarà la stessa Segredifesa.
Inoltre la FACO è a tutti gli effetti un arsenale militare, impostoci dagli americani e mai gradito da Finmeccanica (vedi le audizioni del suo amministratore delegato) costruito coi soldi dei cittadini-contribuenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Deludente poi l’affermazione di Stefanini secondo cui il tema delle ricadute tecnologiche “è un po’ riservato” e sorprendente quella sulla garanzia di poter controllare le caratteristiche del caccia americano che ci deriva dalla partecipazione del programma e non già da un semplice acquisto dei velivoli – magari più in là negli anni, quando costeranno meno – quando la completa conoscenza e la conseguente sovranità tecnica e operativa del sistema d’arma americano sono questioni ancora aperte.
Il generale Stefanini ha accennato all’eventualità che la Gran Bretagna voglia far costruire i suoi F-35 STOVL in Italia (“Stiamo spingendo per montare gli aerei inglesi”), aggiungendo che l’ “Olanda sta valutando se assemblare a Cameri o negli Stati Uniti i suoi esemplari”. La prima eventualità almeno oggettivamente è assai remota, mentre la seconda fino al giorno precedente l’audizione era in realtà una certezza, visto oltretutto che a settembre rappresentanti dei ministeri della Difesa italiano e olandese incontratisi sulla base aerea di Woensdrecht si sono accordati sui primi step della produzione in Italia degli F-35 dei Paesi Bassi e della manutenzione dei motori di quelli italiani sulla stessa base olandese.

Non consolano poi né la Difesa né Finmeccanica le ultime notizie da Israele, che secondo quanto riportato dal settimanale britannico Flight International avrebbe ottenuto dagli USA di poter effettuare in casa propria (ma sotto sorveglianza americana) le operazioni di manutenzione, riparazione e modifica dei propri F-35A.
Il nuovo Capo di Segredifesa ha poi confermato un concetto già espresso dal suo predecessore, generale Claudio Debertolis e dal capo di Armaereo Generale Domenico Esposito: quella di Cameri “è una avventura imprenditoriale e in quanto tale è impossibile dire se avrà successo”. Ai deputati che gli chiedevano lumi sui contratti di acquisizione dei primi aerei il generale Stefanini ha risposto in modo esemplificativo che l’acquisto di questi sistemi d’arma non è concettualmente molto diverso da quello di una casa: “Prima si firma una caparra compromissoria e si versa la relativa somma – leggi l’acquisto in anticipo dei “long-lead items” -, poi si va al rogito. Se si rinuncia all’aereo-casa, non ci sono penali ma si perdono gli anticipi versati, mentre se si prosegue negli impegni presi dando la caparra, questi diventano definitivi con la firma del rogito – leggi finalizzazione del contratto di acquisto”.

Il generale Stefanini ha poi dato una notizia importante riguardo i velivoli a pilotaggio remoto. Segredifesa si è proposta quale ente certificatore europeo a Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna, che hanno di recente discusso assieme al nostro Paese il problema della necessità di certificare gli UAV impiegati non in missioni militari (per le quali sono previste rotte di volo “segregate”) ma per compiti civili, come ad esempio l’operazione “Mare Nostrum” .

Silvio Lora LamiaVedi tutti gli articoli

Nato a Mlano nel 1951, è giornalista professionista dal 1986. Dal 1973 al 1982 ha curato presso la Fabbri Editori la redazione di opere enciclopediche a carattere storico-militare (Storia dell'Aviazione, Storia della Marina, Stororia dei mezzi corazzati, La Seconda Guerra Mondiale di Enzo Biagi). Varie collaborazioni con riviste specializzate. Dal 1983 al 2010 ha lavorato al mensile Volare, che ha anche diretto per qualche tempo. Pubblicati "Monografie Aeree, Aermacchi MB.326" (Intergest) e con altri autori "Il respiro del cielo" (Aero Club d'Italia). Continua a occuparsi di Aviazione e Difesa.

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