News da Mosca

Tu-160

 Ripresa della produzione dei Tu-160?
In occasione della visita ufficiale allo stabilimento Kazan Aircraft Production Association (KAPO), denominata S.P. Gorbunov e facente capo alla United Aircraft Corporation, il Ministro della Difesa russo generale Sergei Shoigu ha dichiarato che la Russia intende rilanciare la produzione del bombardiere strategico Tupolev Tu-160 (“Blacjack” per la NATO).

Accompagnato dal Presidente ad interim della Repubblica del Tatarstan Rustam Minnikhanov, dal Presidente di UAC Yuri Slyusarev e dal CEO di PJSC Tupolev Nikolai Savitskij, Shoigu ha visitato e ispezionato gli impianti e i siti produttivi che stanno attualmente procedendo alle opere di riparazione e modernizzazione degli bombardieri strategici Tu-22M3 e Tu-160. Ricordiamo infatti, come già ampiamente trattato da Analisi Difesa fin dal gennaio scorso, che il Ministero della Difesa russo, il bureau Tupolev e la società costruttrice Kazan Aircraft Production Association hanno sottoscritto un contratto del valore di 103 milioni di dollari per l’aggiornamento di tre bombardieri strategici Tupolev Tu-160 e che il termine per la consegna dei predetti sarà il 31 dicembre 2015.

La natura esatta degli aggiornamenti non è mai stata ufficialmente divulgata, tuttavia sono disponibili alcuni dettagli resi dalle società interessate: il Tu-160M è stato modernizzato con una nuova avionica, un cockpit provvisto di display multifunzione a colori e con una nuova generazione di computer di gestione del volo. È stato installato inoltre un data link digitale e i motori Kuznetsov NK-32 sono dotati di un nuovo FADEC.

Riguardo i miglioramenti in tema di armamenti viene ulteriormente incrementata la capacità nucleare del velivolo attraverso l’adozione dei nuovi missili Kh-101 (convenzionale) e Kh-102, quest’ultimo un sistema d’arma nucleare il cui potere è stimato in circa 180-200 kiloton, o ancora la capacità di trasportate fino a 12 missili da crociera a lungo raggio NPO Raduga Kh-555 (AS-15 Kent) e bombe guidate laser. Ulteriori aggiornamenti sono quelli che verranno realizzati dalla società Radio-Electronic Technologies KRET: oltre ad una numerosa panoplia di componenti elettroniche relative al controllo del pilotaggio, degli armamenti, dei sistemi di visualizzazione e di rifornimento, la KRET ha annunciato la sua disponibilità a iniziare la produzione di uno specifico sistema di navigazione inerziale vincolato del tipo BINS-SP nonché un sistema di guerra elettronica ad alte prestazioni con migliorate capacità tattiche e tecniche per superare i sistemi di difesa aerea. Dopo la visita allo stabilimento il Ministro della Difesa, Shoigu ha avviato una sessione di lavoro dove davanti ai presenti ha discusso la sua proposta:

“Oggi è più che mai necessario risolvere i problemi legati non soltanto alla manutenzione e alla modernizzazione della flotta a lungo raggio della nostra aviazione, ma anche alla ripresa della produzione del Tu-160. Si tratta di una macchina unica, moderna nella concezione, che ha avuto per diversi decenni un vantaggio tecnologico non indifferente e che finora non è stata sfruttata al massimo delle sue potenzialità. Nessuno ha prodotto finora un aereo supersonico migliore nella sua categoria. Certamente, – ha proseguito Shoigu –  al fine di risolvere questo problema è doveroso concentrare i nostri sforzi sulla ricostruzione e l’ammodernamento degli impianti di produzione che saranno coinvolti”.

Considerato che attualmente la VVS possiede una dozzina di Tu-160 in servizio, in virtù delle nuove esigenze strategiche militari della Russia e con un progetto per il futuro bombardiere PAK-DA sulla carta ancora da venire (il cui primo volo è previsto per il 2019 con consegne a partire dal 2023-2025), appare chiaro insomma che la ripresa della costruzione del Tu-160, al di là delle dichiarazioni rese da Shoigu tra l’altro confermate dal Ministero della Difesa, consentirebbe a Mosca di rafforzare il suo potenziale contro gli Stati Uniti in risposta alla recente decisione americana di riorganizzare le proprie capacità strategiche nucleari.

Con un carico bellico fino a 40.000 kg, un raggio (senza rifornimento) di 12.297 km e una velocità massima di 1.800 Km/h, il Tu-160 è certamente una delle armi più temibili della Russia. Progettato dall’ufficio di progettazione sovietica Tupolev tra gli anni ‘70 e ‘80, il bombardiere strategico Tu-160 (soprannominato “cigno bianco” in Russia) è il più grande e il più potente aereo supersonico militare con ali a geometria variabile nonché l’aereo da combattimento più pesante del mondo.

 Consegnati gli UAV Orlan-10 ai comandi operativi
Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che sono in via di distribuzione ai reparti operativi un numero imprecisato di UAV Orlan-10 prodotti dalla Special Technology Center (STC) di San Pietroburgo.

Come avevamo correttamente annunciato lo scorso febbraio, durante questi mesi si sono svolti i voli di prova con particolare riguardo all’utilizzo in ambiente artico. L’Orlan-10, un UAV ad elica del peso complessivo di 16 Kg dotato di fotocamera ad alta risoluzione, una telecamera e un imager IR, verrà dispiegato con le forze artiche del Distretto Militare Orientale russo in numerosi compiti che vanno dalla sorveglianza e il controllo delle acque territoriali russe fino alle operazioni di ricerca e salvataggio.

Secondo quanto dichiarato da fonti del settore l’UAV in oggetto possiede un’autonomia operativa di 16 ore volando ad una velocità di crociera tra i 90 e 150 Km/h con una tangenza massima di 5.000 metri. Il lancio dell’Orlan-10 avviene tramite un’apposita catapulta e il suo recupero con sistema a paracadute. Per la cronaca l’Orlan-10, che è progettato per volare in ambienti rigidi con temperature fino a -30°, fa parte di una serie di UAV che è stata realizzata nello specifico intento di operare nella regione artica come il ZALA 421-08 Strekoza (da 2,7 kg) e l’ENICS Eleron-3Sv (da 5,5 kg).

Nuovi dettagli tecnici sull’elicottero artico Mi-8 AMTSh-VA
Procede spedito lo sviluppo dell’elicottero Mi-8AMTSh-VA, variante da impiego artico del pluri-utilizzato elicottero russo Mil Mi-8. La società Ulan-Ude Aviation Plant (facente parte della holding Russian Helicopters) ha dichiarato agli organi di stampa nazionale che, ultimato il gruppo fusoliera e ricevuta la documentazione per l’installazione dei sistemi avionici specifici, l’elicottero è stato trasferito al laboratorio di assemblaggio finale ai primi di maggio; successivamente, quando questa notizia verrà pubblicata, sarà probabilmente già avviato ai test di volo e a terra, che dovranno completarsi entro il prossimo autunno.

La versione artica del Mi-8 differisce dalla versione base Mi-8AMTSh sotto numerosi aspetti; tra questi è degno di nota un sistema di navigazione inerziale in configurazione Strapdown sviluppato dalla KRET (Concern RadioElectronic Technologies).  Si tratta della prima applicazione specifica dedicata ad una piattaforma ad ala rotante che permetterà all’elicottero una navigazione ad alta precisione e in totale sicurezza anche in assenza del segnale GLONASS di cui la piattaforma è ovviamente dotata o in assenza di comunicazioni con i servizi terrestri.

Il sistema in questione, che secondo le specifiche fornite da KRET ha un ciclo di funzionamento garantita fino a 50.000 ore, riesce ad operare tranquillamente in condizione estreme di temperature comprese tra i -60 e i 55 gradi Celsius. “Tale sistema consentirà la navigazione nella regione artica in condizioni in cui altri sistemi di navigazione tradizionali potrebbero non funzionare; un sistema moderno ed affidabile – a detta della società KRET – che permetterà ai piloti di essere sempre in grado di determinare la posizione e la direzione, anche in caso di guasto parziale o totale dell’elettronica di bordo”. Altri nuovi dettagli tecnici, oltre quelli già descritti da Analisi Difesa a febbraio e settembre 2014, sono stati forniti dalla Ulan Ude Aviation Plant relativamente allo specifico vestiario dei piloti: speciali tute sono state progettate infatti per aiutare l’equipaggio a sopravvivere in caso di atterraggio di emergenza nella regione artica.

 

 Siglato l’accordo sino russo per lo sviluppo dell’ALH
Ne avevamo parlato a luglio dello scorso anno a proposito degli accordi sino-russi dell’estate passata anticipando le prime notizie sul progetto congiunto relativo ad un elicottero da trasporto pesante.

L’8 maggio è arrivata la conferma ufficiale dello sviluppo del nuovo progetto denominato AHL (Advanced Heavy-Lifter) in virtù dell’accordo firmato lo stesso giorno. Secondo il CEO di Russian Helicopter Alexander Mikheev, la Cina sarà il mercato principale dell’AHL con un potenziale ordine di 200 elicotteri di questa classe entro il 2040.

Il nuovo elicottero, il cui sviluppo è sostenuto in prima persona dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente cinese Xi Jinping, avrà un peso massimo al decollo di 38 tonnellate e sarà in grado, secondo le linee progettuali delineate tra i due partner, di trasportare 10 tonnellate di carico interno o fino a 15 tonnellate esternamente.

 

Centro MRO in Brasile per i Mil Mi-35M
In occasione del salone internazionale brasiliano LAAD Defence e Security 2015, il Vice Direttore Generale della Rosoboronexport Sergey Goreslavskiy ha dichiarato all’agenzia RIA Novosti che entro la fine del 2015 verrà istituito in Brasile un centro MRO (Maintenance, repair and operations) responsabile della manutenzione, riparazione e aggiornamento degli elicotteri Mi-35M in dotazione alla locale forza aerea.

Tale centro, secondo Goreslavskiy, opererà in particolar modo sulla motorizzazione e sulle fusoliere dei Mi-35M e si avvarrà della stretta collaborazione tra alcune imprese brasiliane e le società Russian Helicopters e Rosoboronexport. Ricordiamo che nel 2008 la Força Aérea Brasileira siglò un contratto con la Russia del valore di 150 milioni di dollari per l’acquisto di 12 elicotteri d’attacco Mi-35M (“Hind-E” per la NATO).

Secondo i media locali i Mi-35M operano in territorio nazionale prevalentemente per la sorveglianza terrestre nella zona settentrionale del paese; ovvero le regioni che confinano col Venezuela e con la Colombia e che sono considerate zone strategiche per l’intercettazione dei narcoterroristi e dei trafficanti di droga. Per dovere di cronaca riportiamo inoltre che Goreslavskiy ha successivamente commentato a tal proposito che sono in preparazione per il paese sudamericano i contratti per la consegna dei sistemi di difesa aerea Pantsir S-1 e dei sistemi portatili Igla-S.

 

 Consegnati i primi due Kamov Ka-31 aggiornati all’India
Dopo la recentissima approvazione da parte del Ministero della Difesa indiano per l’aggiornamento di sei Kamov Ka-28 della Indian Navy (di cui abbiamo parlato lo scorso mese) giungono in patria i primi due elicotteri Ka-31 revisionati da Russian Helicopters nello stabilimento della Kumertau Aviation Production Enterprise (KAPE).

Proprio nel 2004 la KAPE aveva fornito nove elicotteri Ka-31 in India (di cui quattro ordinati nel 1999 e cinque nel 2001); sei di questi esemplari sono stati inviati in Russia per una serie di riparazioni urgenti da effettuarsi prima della revisione programmata; i primi due sono stati appena consegnati mentre gli altri quattro giungeranno dalla Russia a breve. Con l’ultimo ordine di ulteriori cinque Ka-31 nel 2009 il totale di questi esemplari in servizio con la Marina indiana è giunto infine a 14 esemplari.

L’importanza riposta dai vertici militari indiani nei confronti di questa piattaforma è talmente elevato che alcuni anni fa venne realizzato un centro speciale sito a Goa ai fini della manutenzione ordinaria, dove ogni anno gli specialisti russi della KAPE si recano al fine di collaborare con i tecnici indiani al mantenimento delle cellule dei Ka-31. La valutazione positiva delle Forze Armate indiane nei confronti di questo velivolo è essenzialmente dovuto alla specificità del compito per cui è stato progettato: il Ka-31 infatti, si basa sulla versione Ka-29TB (a sua volta versione d’assalto del Ka-27, destinato soprattutto al sostegno delle operazioni anfibie della Marina russa). Originariamente il Ka-31 era conosciuto infatti come Ka-29RLD (Radiolokatsyonnogo Dozora), un elicottero speciale in versione AEW (Airborne Early Warning o velivolo da allerta precoce), ma sostanzialmente il suffisso 31 entrò al posto del 29 perché questa versione si rivelò totalmente differente dalla precedente da cui derivava.

La prima e più importante differenza risiede certamente nella grande antenna radar AEW rotante a matrice piana E-801m “OKO” (Occhio) posta a scomparsa sotto la fusoliera (ovvero piegata in posizione di riposo a 90°, parallela al piano di base della cellula) e che permette di individuare aerei da combattimento ad una distanza di 150 km e condividere in tempo reale le coordinate di 30/40 bersagli alle varie unità navali in mare, in volo o terrestri. Per questo scopo il carrello quadriciclo è dotato di gambe retrattili che durante la rotazione a 360° dalla grande piastra radar rettangolare di 6 mq spariscono visivamente al fine di evitare interferenze durante la ricerca.

Ulteriori differenze con il Ka-27/29 risiedono nella rimozione dell’ingombrante suite dei sensori elettroottici posti sotto il muso anteriore, una cabina di guida più larga, rimozione totale dei sensori ASW per la guerra ai sommergibili, due turbine più potenti (Klimov TV3-117VMAR al posto delle TV3-117BK), un’APU (unità di potenza ausiliaria) TA-8KA più prestante ai fini del funzionamento del radar stesso e dei mezzi di comando, controllo e comunicazione; e ancora una suite di navigazione satellitare Kronstadt Kabris 12 con mappatura digitale del terreno, avvisatore di prossimità del suolo e ostacoli, cockpit dotato di piastre di schermature contro le emissioni radar e un sistema di comunicazione digitale a 16 canali con una portata superiore ai 400 Km.In comunanza invece con i Ka-27/29, da tradizione costruttiva Kamov, anche il Ka-31 usa il classico sistema a due rotori coassiali controrotanti. Per la cronaca i Ka-31 indiani sono dispiegati sulla portaerei Viraat e sulle fregate lanciamissili classe Talwar, ma alcuni di essi operano anche da basi terrestri.

Autorizzata la produzione di Ka-226T in India
Il 13 maggio 2015 il Defence Acquisition Council (DAC) presieduto dal Ministro della Difesa indiano ha dato il via libera alla produzione locale dell’elicottero russo Kamov Ka-226T.

Avevamo delineato i contorni del programma a gennaio 2015 ma solo adesso la notizia è ufficiale: L’accordo iniziale prevede dunque la realizzazione di 200 elicotteri Ka-226T per un valore stimato di circa 700 milioni di dollari; tuttavia esistono grosse possibilità che si giunga ad una produzione di ulteriori 200 macchine per un totale di 400 esemplari.  Secondo fonti indiane tuttavia, nonostante i dettagli esatti della produzione locale siano ancora ufficiosi, è molto probabile che il contratto iniziale dei primi 200 Ka-226T possa essere risolto acquistandoli direttamente dagli stabilimenti russi, e dunque la produzione in India riguarderebbe a questo punto la seconda tranche dei 200 elicotteri.

Questo metterebbe in risalto l’estrema necessità indiana di rinnovare il parco elicotteri sempre più in via di invecchiamento. L’ingresso del Ka-226T nelle forze armate indiane consentirebbe infatti di avviare al più presto alla  dismissione i vecchi elicotteri Cheetah e Chetak (una variante rispettivamente dei SA315B ed SA316 Alouette III, entrambi elicotteri della Sud Aviation–Aérospatiale successivamente realizzati su licenza dalla locale Hindustan Aeronautics): ben 34 Cheetah sono ancora in servizio con l’Aeronautica Militare indiana e 48 con la Marina mentre sono 74 i Chetak in servizio sempre con l’Aviazione e 60 con l’Esercito indiano.Macchine progettate negli anni ’60 e giunte molto probabilmente alla fine della loro vita operativa dato che le autorità militare indiane avrebbero da tempo proposto la loro radiazione; secondo i media locali infatti, negli ultimi 20 anni ci sarebbero stati ben 191 incidenti con circa 300 vittime con i suddetti elicotteri.

 Nuovo ordine di Yak-130 per la Bielorussia?
Secondo l’agenzia di stampa BelTA (Belarusian Telegraph Agency) il Comandante dell’Aeronautica Militare bielorussa Oleg Dvigalev ha dichiarato che il suo paese starebbe procedendo all’acquisto di un ulteriore lotto di quattro addestratori avanzati Yakovlev Yak-130 (“Mitten” per la NATO).

“In buona sostanza abbiamo già definito i dettagli del nuovo contratto, che potrebbe essere firmato a breve; è nelle nostre intenzioni infatti – ha proseguito Dvigalev – sostituire i vecchi L-39 di fabbricazione ceca entro il 2020”. Secondo il Flightglobal non sarebbero più di 10 i velivoli Albatros da rimpiazzare. Per dovere di cronaca ricordiamo che i 4 Yak-130 ordinati dalla Bielorussia nel dicembre 2012 sono stati ufficialmente consegnati dalla russa Irkut Co. presso la 116^ Base aerea di Lida con una solenne cerimonia avvenuta lo scorso 27 aprile.

Foto: Aeronautica russa, Rosoboronexport, Russian Helicopters, Pravda e military-today

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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